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BarbieroOdwalla

D. Massimo volevo intanto sapere come mai hai cominciato a suonare la marimba. E’ uno strumento che prima o poi i batteristi prendono in esame o tu l’ hai eletta a tuo strumento?
B. “Non credo: non è che ne conosco tanti che suonano la marimba. Di solito si suona il vibrafono, anche per motivi economici, la marimba costa molto di più del vibrafono. Io l’ho scoperta subito, ma c’è un disco famoso, “Conference of the bird”, di Dave Holland, in cui nel brano che da il titolo al disco Barry Altschul suona il tema principale proprio con la marimba: forse quello è il disco in cui me ne sono innamorato. C’è da dire che quando suoni il vibrafono cominci a suonare anche la marimba. La differenza sta nell’ affinità che hai tu, musicista, più con il legno o più con il metallo”.


D. Ecco allora dobbiamo cominciare proprio dall’ inizio. La marimba è uno strumento idiofono… [ [comp. di idio- e -fono]. – Termine usato, per lo più al plurale, per indicare tutti gli strumenti musicali il cui suono è producibile unicamente mediante la messa in vibrazione del materiale da cui è costituito lo strumento stesso, senza l’ausilio di superfici o parti poste in tensione (corde, membrane, ecc.); gli strumenti idiofoni si suddividono in sei categorie principali: a percussione, a scuotimento, a pizzico, ad aria, a raschiamento e a frizione. ] (fonte Treccani)

Yamaha 5100 5 ottave

Yamaha 5100 5 ottave

B. “E’ uno strumento temperato, con le altezze tonali definite e con cui si fa musica classica da quasi due secoli. Mentre il vibrafono è parente del ghender asiatico, la marimba discende dal balafon africano. La differenza essenzialmente è che la prima è in legno e l’altro in metallo. E’ formata infatti da “tasti” corrispondenti a quelli bianchi e neri del . Quella più in uso è a 4 ottave, questa che vedi davanti a te è a 5 ottave, imponente. Il vibrafono lo trovi solo a tre ottave. Ne esistono modelli a 4 ottave ma il vibrafono per definizione, è 3 ottave. Negli ultimi anni tutti i più grandi vibrafonisti finiscono per usare anche la marimba, ma tendenzialmente in una serata eseguono tre pezzi sulla marimba rispetto ai 20 che hanno in scaletta”.

Balafon

Balafon

Vibrafono

Vibrafono

D.Quindi il vibrafonista suona anche la marimba, come un contrabbassista lo vediamo suonare il elettrico…
B. “Si, però sono strumenti diversi, non si possono suonare con lo stesso atteggiamento, anche per questioni tecniche. Ad esempio il tremolo che usi sui tasti della marimba sul vibrafono lo usi molto meno, perché non ha lo stesso effetto. Sul vibrafono usi il pedale e puoi dunque ottenere una nota lunga, mentre sulla marimba le note lunghe le puoi ottenere solo con il tremolo. L’importante, al di là dei dettagli tecnici e delle singole impostazioni, è proprio che la marimba è in legno, il vibrafono è in metallo. L’approccio è completamente diverso, è diversa la scelta dei battenti. I battenti sono le “bacchette” con cui si percuote lo strumento”.

D. Sotto i tasti vedo che c’è una cassa di risonanza: ovvero le canne…
B. “Si, le canne sono le casse di risonanza esattamente come ci sono in un organo, o come nel balano originale che come casse di risonanza aveva le zucche vuote”.

D. Quindi praticamente amplificano. Vedo poi una fila di tasti che hanno una certa distanza fra di loro…
B. “Si: sono quelli che corrispondono ai tasti bianchi del pianoforte. I tasti sopra invece sono quelli che nel pianoforte identifichiamo come “tasti neri”, i diesis, per intenderci. In pratica la marimba è un pianoforte di legno”.

D. E’ uno strumento dunque ad accordatura fissa…
B. “Esatto è uno strumento temperato. Intonato sul nostro sistema scalare. Disposizione dei tasti simile al pianoforte ma con una grande differenza: non la puoi accordare. Come puoi vedere, in questa stanza ho un deumidificatore, che tengo sempre acceso: se ci fosse troppa umidità e il tasto di legno dovesse scendere, butterei via uno strumento che costa 18000 euro. Puoi provare a lavorarci sopra, ma se un tasto marcisce o l’umidità lo danneggia, hai chiuso. Questo in particolare (Yamaha 5100) è uno strumento di grande livello, quindi ad altissima resistenza, ma in ogni caso lo devi tenere in una stanza in cui ci sia un igrometro che regoli l’ umidità al giusto livello. Beninteso, io sono un batterista. Anche la batteria soffrirebbe se ci fosse troppa umidità; ma con il legno a posto io produco note “in tono”. Se il tasto si danneggia, l’intonazione scende, e questo diventa un grande problema in se e soprattutto quando suoni con altri. Qualche anno fa ebbi un incidente qui in casa, scese tantissima umidità e la marimba si abbassò di un tono. A quel punto non potei far altro che buttarla”.


D. Dunque i tasti non sono sostituibili?
B. “Si sono sostituibili ma non è una cosa consigliabile sostituirne uno o alcuni. Uno strumento come questo è nato da un unico ceppo, magari non da un unico tronco di legno, ma è tarata con legno identico, ad una stagionatura precisa che è cominciata e finita in un unico lasso di tempo. Faccio fatica a immaginare che ci sia un tasto diverso da quelli originari che sono in blocco. Non è come cambiare la corda a una chitarra”.


D. Di quale legno sono fatti i tasti?
B. “Gli strumenti più pregiati hanno i tasti in palissandro. Le migliori marimbe in questo momento credo che siano la Adams, che è una marca olandese, e poi la Yamaha. Come al solito i giapponesi fanno strumenti per tutte le fasce. Non ho mai amato molto la Yamaha, ma questa che vedi della Yamaha è lo strumento principe. Io la trovo bellissima. Come tutti gli strumenti di fascia alta la Yamaha ne affida la costruzione a privati che sono le eccellenze del settore in Giappone: il legno di cui sono fatti proviene da un isola particolare la cui capacità di resistere ad umidità od altro stress ambientale è estremamente più alta”.

D. Le canne invece di che metallo sono?
B. “Quasi certamente alluminio”.

D. La marimba si suona con le bacchette?
B. “Sì, e ce n’è una grande varietà. Si chiamano battenti, e il tipo che scegli dipende da che genere di musica fai e da che tipo di suono tu voglia ottenere. Ad esempio prendiamo questa marimba, che come dicevamo è a 5 ottave. E’ talmente tesa che a me piace suonare con dei battenti morbidi. Ma con questi ottengo i bassi belli e non posso andare negli acuti: con i battenti morbidi sulle note acute non si produce alcun suono. I tasti che producono le note acute sono quelli piccoli: più i tasti diventano piccoli, brevi di lunghezza, più diventano spessi. I tasti che producono i suoni gravi sono più grandi e di spessore più sottile. Ecco perché i suoni gravi vanno suonati con un battente morbido e gli acuti con uno duro. La scelta comunque non è semplice, dipende dal contesto. Se suoni da solista, probabilmente sarai più sulle note acute, per evidenziare una potenziale parte melodica: allora userai battenti più duri. Se invece accompagni, usi quelli soft o medium soft: i modelli variano moltissimo. La marimba, così come il vibrafono, presuppone (data la fissità dei tasti) che il musicista trovi il suono scegliendo il battente che più si avvicini alla sua idea musicale. I primi anni in cui Matteo Cigna suonava con noi, lui che veniva dalla musica classica, mi diceva “non ti sento! cambia i battenti”. Io rispondevo che no, non li avrei cambiati. Avevo trovato quelli che corrispondevano alla mia idea di suono, non ne volevo altri. Allora eravamo tutti più giovani e ancora c’erano queste querelle. Adesso è più naturale venirsi incontro. Scelgo il battente in funzione del pezzo che sto per suonare, naturalmente: per un percussionista il battente sul gong o sulla batteria condiziona il suono, e io suono in gruppo ma devo fare anche i miei soli. Cerco dunque come un qualunque solista di tirare fuori la mia poetica, ho bisogno che il suono sia quello giusto. Ma vengo anche incontro al suono complessivo. C’è bisogno di un buon compromesso. Oramai sono quindici anni che suono quasi solo con questi, che sono dei musster. Devo dire che quasi tutti suonano con battenti più duri: a me l’attacco “nervoso” non piace. Io preferisco il suono morbido. Se anche volessi suonare più forte il suono comunque esce, ma amo che ci sia sempre l’ attacco morbido”.

Battenti

Battenti

D. La ricerca del proprio personalissimo suono di ognuno l’ho trovata in tutti i musicisti che mi hanno spiegato il proprio strumento: Gabriele Mirabassi cerca l’ancia giusta per il suo clarinetto, Fabrizio Bosso cerca il bocchino giusto per la propria tromba, c’è proprio una specie di travaglio interiore…
B. “E si! Perché se non suoni le congas (sulle quali poni le tue mani) o non sei un cantante tu hai bisogno del mezzo per arrivare allo strumento, e devi trovare quello giusto, che è il tuo prolungamento. Io insegno ai bambini, e quando devo scegliere le bacchette per loro guardo come sono di corporatura. Inizialmente posso fare per loro solo quella scelta, le bacchette devono allungare il loro corpo nella maniera giusta. Poi se continueranno saranno loro a cercare ciò che risponderà al loro suono interiore, quello che hanno in mente”.

D. E’ una parte del tuo corpo, dunque: tutti mi avete detto questo.
B. “Si: è come annullare la distanza tra te e lo strumento, per quanto riguarda la marimba, ma anche per la batteria, ad esempio”.

D. Quindi qui il suono “tuo” è deciso dai battenti che scegli. I tasti sono fissi, per di più la marimba non è accordabile, la differenza la fanno i battenti
B. “Si certo. Poi naturalmente ci sono il tuo tocco, il tuo peso, lo studio”.

D. Ma anche, immagino, il luogo in cui suoni, l’ acustica del posto, con quanti altri strumenti suoni…
B. “Si assolutamente. Per uno strumento come questo, come per altri. Ad esempio mi ricordo “Musica sulle bocche” in Sardegna. Non sapevamo assolutamente che ne sarebbe uscito un disco o un dvd, ma eravamo sul palco, al mare, c’ era il vento. C’erano proprio tutte le condizioni che enfatizzano tutte le qualità della marimba. Altre volte invece sei chiuso in una sala in cui il suono è ovattato e non ti piace. Come qui in casa mia, prima che io rivestissi questa stanza tutta in legno. La stanza di prima si stava mangiando metà delle frequenze. Non uscivano gli armonici, non uscivano i bassi, che invece in questo Yamaha sono fantastici. C’è sia un attacco molto netto che un sustain molto intenso”.

D. Il sustain se non sbaglio è una nota che vibra più a lungo ed è quindi più durevole
B. “Si. Anche in questo caso dipende dal tuo tocco. Se ti fermi una frazione di secondo di più sul tasto blocchi il suono. Vale lo stesso discorso che vale per qualsiasi tamburo piatto. Devi liberare la forza quasi immediatamente, se non lo fai impedisci la vibrazione. Devi quasi rimbalzare sul tasto per ottenere il sustain, a meno che tu non voglia un suono espressivamente o volutamente diverso.
Il problema è che per ottenere tutto questo devi sapere da prima quale sia il tuo suono, in qualche parte della tua testa, ammesso che tu ne abbia uno, il che non è nemmeno detto: alcuni infatti idealizzano un musicista e cercano di copiarlo. Sulla batteria ad esempio questo è evidente: ci sono musicisti che si comprano le pelli come quello o quell’altro artista, i piatti vintage per avere il suono come tizio o caio… io penso che bisogna invece lavorare per avere il proprio suono. Con la marimba è un po’ più difficile, sempre per il fatto dei tasti ad accordatura fissa.
Tutto questo, per inciso, nel vibrafono è ancora più agghiacciante: nove vibrafonisti su dieci suonano tendenzialmente tutti uguali, perché il vibrafono jazz è stato molto condizionato da una serie di musicisti importanti a partire da Gary Burton. Quindi tu ascolti gente che suona tutta allo stesso modo: al punto che si crede che il vibrafono suoni solo in quel modo. In realtà il vibrafono non è uno strumento nato SOLO per fare il jazz. Sulla marimba invece hai più libertà, perché è stato usata meno nel jazz. E’ più facile dare la tua impronta. Da Bobby Hutcherson, a Jason David Freedman, la hanno usata in molti in senso solo Jazzistico. Poi c’è l’ altro lato musicale, quello in cui si rischia di scivolare, ovvero quello etnico: anche quello secondo me è un limite perché rischi di diventare un po’ una caricatura. “Ah quelli fanno musica etnica”. Che poi è un po’ un controsenso fare musica “etnica” (che di solito è basata su sistemi scalari diversi) con la marimba che è uno strumento temperato…”.

Massimo Barbiero (foto Daniela Crevena)

D. Però che la marimba è temperata quando è stato deciso, essendo uno strumento che proviene dall’Africa, in cui prevalgono scale che per convenzione definiamo pentatoniche?
B. “E’ stato deciso all’ inizio del secolo, in Africa c’è un sistema definito da noi occidentali pentatonico, ma anche qui chi come dicevi tu questa è una affermazione abbastanza teorica, perché parliamo di toni, che come unità di misura fanno parte in realtà del nostro sistema scalare. In India hanno i quarti di tono. Secondo me bisognerebbe usare lo strumento secondo le potenzialità che ha, ma anche essendo consci dei suoi limiti. Ad esempio uno dei primi che ho visto suonare dal vivo la marimba è stato Thurman Barker con Cecyl Taylor. Puoi immaginare cosa diavolo facessero, era free totale. Avrò avuto 21 anni, ma mi sono fatto l’ idea fin da quel giorno che la marimba poteva suonare una melodia oltre che fare il free. Puoi pensarla con diversi modelli mentali: se sei percussionista classico e l’ hai studiata perché dovevi montare o una trascrizione oppure suonare che ne so Pierre Boulez, anche in quel caso ne puoi avere un’ idea molto limitata”.


D. Cosa è la marimba contrabbassa? La si suona da sola o la si deve associare alla marimba?
B. “Nella marimba contrabbassa ci sono i tasti che riproducono una scala pentatonale. Volendo ti compri tutti e 12 i tasti. Noi in Odwalla li usiamo come se fossero dei tamburi bassi”.


D. Dunque voi in Odwalla la usate come contrabbasso. Riproducendone sia linee melodiche che armoniche: qualche accordo lo fai, giusto?
B. “Certo che fai gli accordi, se no non useresti 4 battenti . Io passo le mattine a studiare proprio gli accordi o gli arpeggi tutto ciò che farebbe un chitarrista o un pianista, ne più ne meno. Voglio dire, suono come suonerebbe il pianista: magari con meno possibilità, perché con i battenti puoi prendere quattro note e non dieci. Tolto Gary Burton che a volte suona addirittura con sei battenti. Ma poiché tendenzialmente la mia preparazione armonica non è di quel tipo e non è così elevata, io sono più preoccupato di tenere degli ostinati o comunque di usare gli accordi per mediare un input di timing con un pedale che può esser modale o con qualche accordo in più… ma mi interessa che si senta di più l’ elemento ritmico. Per me è fondamentale che ci sia il pedale su cui sto suonando. Devo immaginarmi degli accordi sotto. In fondo siamo occidentali: come il cristianesimo, ce lo possiamo anche scrollare di dosso, ma siamo fatti di quella roba li”.

D. La disposizione tasti bianchi tasti neri ovviamente anche questa non è originale…
B. “Certo è un’ interpretazione occidentale”.

D. Quindi questo è uno strumento che magari uno pensa più esotico di quanto sia in realtà!

B. “Non lo è per niente!”.

D. Espressivamente come ti rapporti a questo strano strumento?
B. “Guarda, come ti dicevo, io non voglio suonare pensando che Gary Burton sia la perfezione. Gary Burton è la massima autorità su questo strumento e nel vibrafono perché è quello che lo ha scientificamente definito. Ne ha pensato e codificato il metodo. Ad esempio Burton in gioventù affermava che Lionel Hampton non sapeva suonare, intendendo che, nonostante fosse funambolico, non ne aveva definito un metodo di studio e non ne aveva definita una vera e propria tecnica”.

D. Questo è legno, palissandro. Se percuoti un pezzo di legno è impensabile che esca un suono così tondo e morbido…
B. “Perché il tasto è amplificato dalle canne, e questo è il legno più bello che esista. Questa che vedi è una marimba tra le più care sul mercato. Ce ne sono anche diverse, fatte persino con impiallacciato, materiale veramente brutto. Le Yamaha da studio sono tremende. Oppure ci sono quelle con i tasti kelon, sintetici. Diciamo che è uno strumento che non puoi permetterti di fare di fascia bassa. La marimba è uno strumento che per suonare bene ha dei costi elevati”.

D. ll costo?
B. “Tra i 14 e i 18mila euro. Il vibrafono costa sempre un po’ meno, perché i tasti in metallo, al di là della lega in metallo, non hanno la stessa lavorazione. 
Il 90% del suono di uno strumento come questo sono i tasti, non puoi risparmiare sui tasti. Il legno deve essere pregiato. Il palissandro è il migliore, è un problema di liuteria. Da poco ho suonato la Adams, quella olandese, al Jazz di Torino, era quella del Teatro Regio, esattamente la “gran concerto”. Ecco mi sembra che questa Yamaha abbia un suono più corposo. Ma sono talmente tanti i modi di suonare questo strumento e di pensarlo che forse anche il mio è uno schema mentale. Davvero questo è uno strumento ancora tutto da scoprire e da togliere dalle sue costringenti “scatole mentali””.

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