Teatro Comunale di Monfalcone, mercoledì 29 aprile 2015

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Steve Kuhn Marina 1

di Marina Tuni – Ancora un da incorniciare nel cartellone della stagione musicale di ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Euritmica e Comune di Monfalcone.

Mercoledì 29 aprile è salito sul palcoscenico del Teatro Comunale della città dei cantieri il del pianista Steve Kuhn, un musicista che si associa immediatamente all’immaginario mitico della storia del jazz internazionale per le sue innumerevoli collaborazioni con alcuni tra i più celebrati numi tutelari di questo genere musicale – e parliamo di Kenny Dorham, Stan Getz, Art Farmer e, per un periodo seppur breve, John Coltrane – tra i quali, meritatamente, siede anch’egli.

Kuhn sta girando in questi giorni l’Europa con il suo fantastico trio, formato dal contrabbassista Buster Williams (Art Blakey, Chet Baker, Chick Corea, Dexter Gordon, Herbie Hancock) e dal drummer Billy Drummond, nomen est omen (anche il padre è un batterista!), tra i migliori in circolazione, presente in oltre 300 album, già con Sonny Rollins, Horace Silver e Pat Metheny.

Il settantasettene pianista americano, nato a Brooklyn da una famiglia di origine ungherese, inizia la sua performance con uno standard del corposo american songbook: “You Stepped out of a dream” di Nacio Herb Brown, introducendo lentamente la dolce melodia con fantasiose punteggiature, pause e stacchi repentini e sfoderando immediatamente la sua brillante tecnica pianistica, su cui non si è minimamente posato neppure un granello della polvere dell’età!

Kuhn è un bandleader davvero generoso, lo dimostra durante tutto il corso del concerto, concedendo ampi spazi di visibilità ai compagni di palco. Come in “Angela”, di Jobim (già inserito nello splendido album datato 1990 “Oceans in the Sky” registrato con Miroslav Vitous e Aldo Romano), dove il contrabbasso di Williams divaga in piena libertà estetica!

Il pianista è molto comunicativo, dialoga con il pubblico, presenta i pezzi e ringrazia più volte gli spettatori per “sostenere la musica” – dice – “alla quale abbiamo dedicato la nostra intera esistenza”.

Il pianoforte di Kuhn introduce le note morbide di “Chalet”, prima delle composizioni firmate dallo stesso pianista, proposte nella serata monfalconese, nonché prima traccia dell’album “Wisteria”, ed è subito invenzione… una miniera di raffinate sfumature, dinamiche ed espressive; dietro a lui il tocco leggero di Drummond, preciso e veloce come il battito d’ali di un colibrì, mai un colpo fuori posto!

È la volta del gioioso “Magic ”, un pezzo scritto da Williams, che parte con il ritmo del più tradizionale e su cui s’innestano le articolate trame narrative dell’improvvisazione jazzistica.

Williams, tuttavia, non sembra essere nella sua forma migliore, infatti, non sempre convincono i lunghi dialoghi del suo contrabbasso.

Steve Kuhn trio 2

La ballad “Born to be blue” è un tributo a Mel “Velvet Fog” Tormé, con un assolo-capolavoro di Kuhn che porta ad un’esplosione finale in un crescendo ritmico bluesy.

Verso la fine del concerto, sorrido, riconoscendo il famosissimo tema di “Lujon” (conosciuta anche come “Slow Hot Wind”), che Henry Mancini scrisse per una serie tv americana degli anni ’50 ma che è impresso nella mia memoria in quanto facente parte della colonna sonora di uno dei film che più amo: “Il grande Lebowski. In qualunque versione lo si suoni, rimane sempre un pezzo da leggenda!

Ancora un paio di composizioni originali di Kuhn, dove egli riunisce in una sorta di medley “Trance” e “Oceans in the Sky”, che termina con una funambolica performance di drumming di Billy Drummond che impressiona, specie per uno strepitoso lavoro sui piatti.

Come bis, riceviamo in dono una chicca inaspettata: Steve Kuhn si rimette al piano e canta! Si tratta di “The zoo”, una canzoncina di cui lui stesso ha scritto testo e musica e che un tempo s’intitolava “Pearlie’s Swine”.

All’apparenza, sembra solo un divertente gioco di parole ma alla fine si intuisce che si tratta di una metafora della libertà. Gli uccelli, dall’ alto, guardano gli esseri umani e gli animali, rinchiusi in piccole o grandi gabbie, fisiche o mentali, chiedendosi: “perché?”. Già, Mr. Kuhn… perché?

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