Javier Girotto 4tet “Al Rededores de la Ausencia”

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Javier Girotto, soprano
Natalio Mangalavite, pianoforte
Luca Bulgarelli, contrabbasso
Emanuele Smimmo,

Ritmo, energia, fluidità, compattezza, affiatamento. E, soprattutto, sentimento. Non sentimentalismo: sentimento. Il concerto di questo quartetto ha acceso la piazza con questi semplici ma fondamentali ingredienti e con un repertorio che ha spaziato tra brani originali, brani tradizionali argentini, canzoni struggenti, allegre digressioni folkloristiche. Ma in tutto questo c’è , come denominatore comune, sempre e comunque il Jazz. Il Jazz emerge nel serrato, bellissimo scambio tra la batteria di Smimmo e il pianoforte di Mangalavite, che creano uno spessore sonoro emozionante, sul quale il sax di Girotto svetta cantando, improvvisando, intrecciandosi con il basso di Bulgarelli che è tutt’ altro che soltanto un necessario complemento all’ andamento melodico armonico della musica. E’ invece propositivo, sa essere ipnotico nel proporre ostinati e lirico negli assolo, tiene sempre alta la comunicazione con il resto del gruppo e sa come passare dal sostegno armonico, a quello melodico, a quello ritmico.
Ci sono brani in cui i fraseggi di Girotto sono melodia ma anche ritmo, per gli accenti e le dinamiche che questo artista sa imprimere ad ogni tema, che non è mai scelto senza un pensiero retrostante che lo abbia generato: una storia, la nostalgia, un sentire profondo, o – come è il titolo del progetto – una assenza. Quando il repertorio è scelto partendo da questo, la musica si colora di qualcosa che va al di là della esecuzione, e la comunicazione tra artista e pubblico diventa palpabile, viva, continua.
Questa è la cifra del quartetto di Girotto.
Natalio Mangalavite canta, anche, e quando  canta brani come “CRIOLLITA SANTIAGUEÑA”non si può non emozionarsi davanti a quel canto struggente, e romantico, nel senso più nobile del termine, perché Mangalavite canta con sentimento, canta perché quel brano è un brano prima di tutto interiore e dell’ anima. E suona il pianoforte appassionandosi ed appassionando, facendo emergere le melodie da un possente e continuo substrato di accordi pieni e di ritmi che travolgono anche nelle canzoni più dolci.
C’è l’ Argentina, si, ma in questo concerto, in cui per metà i musicisti sono argentini e per metà italiani, la forma è quella magnifica della musica argentina, con il tango, un po’ di samba, i ritmi innegabilmente sudamericani (che Smimmo ha nelle bacchette come se fosse di  Buenos Aires, e che canta con la batteria come si canterebbe un tango), ma l’ essenza è quella universale di sensazioni e sentimenti dell’ uomo in se, espressi con la musica, con la tecnica ed il linguaggio espressivo di quattro bravissimi musicisti. E che arriva ad una platea variegata con la potenza e la bellezza di un linguaggio accessibile a tutti poiché a tutti parla, e non solo dell’ Argentina.  E a tutti arriva, nella forma di gioia, divertimento, tristezza, nostalgia, tenerezza e mille altre cose della vita.

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