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EP tommy Flanagan Overseas sessions 2

Lo confesso. È la passione per la musica, i dischi e il collezionismo a orientare i miei spostamenti e decidere delle mie vacanze. Così seguendo il flusso migratorio del vinile pregiato mi sono ritrovato nella Svezia centrale tra boschi e laghi, a metà strada tra Göteborg e Stoccolma, per la fiera più freak del mondo. Ogni anno a giugno, in occasione del solstizio, come per celebrare un rito pagano, venditori e collezionisti di tutto il mondo si radunano in riva a un lago, montano le tende e, approfittando delle ventiquattro ore di luce al giorno, comprano e vendono ininterrottamente LP, 45 giri e in generale qualsiasi cosa che possa riprodurre un suono. I prezzi vanno su e giù a seconda del tasso alcolico del momento e l’affare lo fa chi regge meglio il mix tra birra e vodka.
In questo contesto fuori dal mondo e dal tempo, mentre cercavo di accaparrarmi qualche raritá che arricchisse la mia collezione, improvvisamente mi sono accorto di Tommy Flanagan che mi sorrideva. Era un ragazzo giovane un po’ stempiato, in giacca e cravatta, con barba e baffi e l’occhio vispo di chi ha giá capito tutto della vita. Flanagan mi guardava dalla copertina di due dei tre rarissimi extended play (dischi 7″ a 45 giri multi traccia) editi dall’etichetta svedese Metronome. Nel terzo EP, che completa la serie, il pianista è invece immerso nei suoi pensieri, con un filo di fumo che sale dalla sigaretta tenuta elegantemente tra indice e medio della mano destra. Foto non posate ma rubate per strada da Bengt H. Malmquist, fotografo ufficiale della Metronome, il cui vero sogno era quello di diventare un chitarrista . Il suo contributo alla storia della musica, invece, lo avrebbe dato attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, tramandandoci i visi felici degli artisti americani di passaggio in Svezia, così come quelli dei grandi jazzisti svedesi, da Lars Gullin ad Arne Domnerus, da Bergt Hallberg a Rolf Eriksson.

Marco Giorgi
per www.red-ki.com

L’etichetta a cui Malmquivst prestava il suo talento era stata fondata nel 1949 dal batterista Andrers Burman e da suo fratello Lars. Prima di convertirsi alla musica pop e rock, aprire una filiale in Danimarca e poi in Germania, la Metronome registrò circa cinquecento EP jazz alcuni dei quali raggiungono quotazioni elevatissime come quelli di Dizzy Reece e di Tommy Potter. Se un artista americano transitava per la Svezia, la Metronome non si lasciava scappare l’occasione di registrare qualche traccia. La sua attivitá discografica è stata certamente fondamentale per la storia del jazz svedese ed europeo in quanto, negli anni Cinquanta la Svezia era, ancor di più’ della Francia, il polo principale del jazz in Europa, con il club Nalen di Stoccolma tempio indiscusso della musica afro-americana oltre oceano.
Nell’estate del 1957 i fratelli Burman, approfittando della tournée di J.J. Johnson, ebbero un’intuizione, proponendo di incidere alcune tracce alla ritmica del trombonista statunitense. Il 15 agosto 1957, Tommy Flanagan al , Wilbur Little al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria registrarono a Stoccolma quelle che sarebbero passate alla storia come “Overseas sessions”, oggi considerate leggendarie.
A quel tempo Flanagan non poteva più considerarsi solamente un’artista emergente. Proveniva dall’ondata di nuovi musicisti attivi sulla scena di Detroit che si erano messi in mostra all’inizio degli anni Cinquanta e che comprendeva, tra gli altri il chitarrista Kenny Burrell, il baritonista Pepper Adams, il contrabbassista Paul Chambers e il batterista Kenny Clarke. Nel 1955 Flanagan aveva deciso di tentare il grande salto e si era trasferito a New York. La decisone si rivelò azzeccata e in breve il pianista si era ritrovato a far parte di registrazioni importanti, suonando in Collector’s Item di Miles Davis e Saxophone Colossus di Sonny Rollins, mettendosi in luce in brani come In Your Own Sweet Way e Vierd Blues. Flanagan si era inoltre esibito a fianco di Ella Fitzgerald al Newport Jazz Festival del 1956, prologo di quello che sarebbe stato un leit motive della sua carriera. “È stato lui a farmi veramente cantare quello che sentivo dentro e che volevo esprimere” avrebbe detto di lui la regina del jazz nel 1983.
Ma nelle Overseas Sessions, suo esordio da leader, del Flanagan maestro nella sublime arte dell’accompagnamento non c’è traccia. Quello che incontriamo è un granitico pianista che si esprime essenzialmente nello stile di Bud Powell, che brucia implacabilmente la tastiera ma che evidenzia contemporaneamente un’inclinazione al lirismo che con il tempo avrebbe sempre di più preso il sopravvento nella sua musica.
Il primo EP (numero di catalogo MEP 311) si apre con due composizioni originali di Flanagan.
Verandi è dedicato all’organizzazione sponsor della tourneé svedese di J.J. Johnson ed è dominato dall’assolo con le spazzole di Jones, mentre Dalarna prende ispirazione dalla splendida regione della Svezia centrale che si estende sino al confine con la Norvegia. Quest’area, tra boschi, fiumi e montagne è nota per gli splendidi scenari naturali. Il brano scritto da Flanagan rende tributo con eleganza alla bellezza di questa zona. Le parti iniziale e finale sono disegnate ad acquarello dal pianoforte di Flanagan, mentre l’assolo collocato al centro del brano, è veloce e contrasta l’atmosfera pastorale delle due estremitá della composizione.
Willow Weep For Me conclude il primo EP una nota di blues.
Il secondo EP (MEP 312) si apre con Relaxin’ at the Camarillo. Flanagan lo propone in ricordo dei disturbi psichici che Charlie Parker, autore del brano, aveva patito tra il 1946 e 1947 prima del ricovero (il relax) nell’ospedale di igiene mentale californiano. Flanagan utilizza l’introduzione e la conclusione della versione originale di Parker, prima di lanciarsi in una lunga improvvisazione sostenuta da una ritmica superba. Wilbur Little suona con precisione su tempi velocissimi mentre Elvin Jones, forse dimentico di avere in mano le spazzole e non le bacchette, spezza il ritmo con incredibile energia. La successiva Chelsea Bridge, tributo a , è uno dei capolavori di questa session. Dolce, delicata, sognante, sino ad un’inaspettata velocizzazione del ritmo su cui si gioca l’improvvisazione di Flanagan, torna in chiusura all’onirica atmosfera iniziale.
Eclypso, è un brano originale del pianista di Detroit. Dopo un’apertura dal sapore latino (Eclipse + Calypso = Eclypso) il brano assume una tinta bop, una sorta di powelliana John’s Abbey eseguita però al rallentatore. Wilbur Little ed Elvin Jones l’arricchiscono con brucianti break solistici e, quando il brano sembra ormai concluso, Flanagan lo riapre con un breve assolo che posticipa la chiusura.
L’ultimo EP (MEP 313) è inaugurato da Beat’s up, un brano swing fatto apposta per lanciare gli assoli del trio. Jones, sempre alle spazzole, in quindici secondi riesce a realizzare quello per cui altri batteristi avrebbero impiegato quindici minuti. Il secondo break, infatti, è un concentrato di idee e di virtuosismo. La massa sonora si gonfia improvvisamente e sembra letteralmente esplodere. Il successivo assolo di Little è elegantissimo e riporta il brano su un clima più rilassato.
PSkol Brothers (letteralmente “compagni di brindisi” e quindi probabilmente traducibile come “compagni di sbronze”) è un blues a tempo medio ed è, forse, il brano più ordinario di tutta la session.
Al contrario Little Rock è un brano superbo che si apre con l’astratta introduzione di Little alla cui conclusione Flanagan fa seguire un’improvvisazione non basata su alcun tema. Si ha quindi l’impressione di un brano nato in maniera estemporanea su un groove materializzatosi dal nulla dal contrabbasso di Little. Alcune incertezze di Jones sembrano suggerire l’idea che di preordinato ci sia molto poco, anche se i mugulii di Flanagan, che il microfono riesce a catturare in sottofondo, dimostrano la gioia del pianista nell’eseguire il brano. Ancora due assoli, uno del granitico Little (è lui la “piccola roccia” del titolo e non la capitale dell’Arkansas) e uno di Jones e il brano si esaurisce.
L’eco suscitato dalla pubblicazione da questi tre 45 giri non rimase limitato alla Svezia. Pochi anni dopo la Prestige pubblicò, per la prima volta in LP negli Stati Uniti “Trio Overseas”, mutando però la scaletta originale, aprendo con Relaxin’ At The Camarillo a cui seguiva Chelsea Bridge, proseguendo poi con la sequenza originale dei brani.
In realtá l’alterazione della scaletta non si esaurisce solamente nel mero cambio di ordine di ascolto dei brani, ma muta completamente la prospettiva di ascolto. La Prestige utilizzò i due brani di maggiore impatto per “catturare” l’attenzione dell’ascoltatore, secondo le regole classiche della discografia ma l’equilibrio generale della session ne risulta alterato. L’effetto “onda” originale creato da una partenza lenta, un crescendo e poi un descrescendo, capace di rendere l’ascolto estremamente gradevole risulta vanificato. Consigliamo quindi gli appassionati di attenersi alla scaletta originale per non perdere nulla di questa splendida pagina di jazz.In tempi recenti le Overseas Session sono state ristampate, in diverse edizioni in Giappone e con diverse copertine, sia in vinile che in CD. Possono essere ascoltate anche nel disco Tommy Flanagan in
Sweden pubblicato dalla svedese Dragon. Per chi amasse il formato Ep segnaliamo l’edizione giapponese in cinque 45 giri, arricchita dagli altenate take, in veritá ben poco diversi dalle versioni poi scelte per la pubblicazione.

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