Festeggiati degnamente i venticinque anni della rassegna

Tempo di lettura stimato: 11 minuti

udinejazz-2015

Come più volte sottolineato, il mondo del vive molte situazioni paradossali tra cui l’abbondanza di festival; in effetti, nonostante la pesante crisi economica e il conseguente taglio delle risorse pubbliche, le manifestazioni estive dedicate alla musica afro-americana sono ancora molte, moltissime…forse troppe. E sì, perché, a questo punto, ci sarebbe forse da chiedersi a cosa serva oggi un festival del jazz; a nostro avviso le maga-vetrine in cui si raccolgono una serie di grossi nomi con il solo intento di richiamare quanto più pubblico è possibile hanno fatto il loro tempo e ci appaiono assolutamente inutili. Diverso il discorso quando una manifestazione è fortemente radicata nel territorio per cui si caratterizza anche – se non soprattutto – per lo spazio dedicato ai musicisti locali i quali hanno così la possibilità di farsi conoscere dinnanzi a platee di appassionati e addetti ai lavori più ampie del normale.
In questa seconda categoria rientra “Udin&Jazz” che, per festeggiare il suo venticinquesimo anniversario, ha adottato, come titolo dell’ edizione 2015, “Argento vivo”. Così, anche questa volta, grazie alla lungimiranza del direttore artistico nonché vera e propria anima della manifestazione, Giancarlo Velliscig, abbiamo potuto conoscere molti musicisti friulani che meritano di essere ascoltati con la massima attenzione. Senza trascurare il lato spettacolare con la presenza di artisti di assoluto livello quali Kurt Rosenwinkel, Ron Carter, Carl Verheyen, Hiromi, Enrico Pieranunzi con Bruno Canino, Caetano Veloso & Gilberto Gil, Stefano Bollani e Chick Corea cui è affidata la chiusura il 31 prossimo.
Come nelle precedenti edizioni, il Festival ha interessato non solo la città di Udine ma anche alcuni centri vicini quali Cervignano del Friuli, Palmanova e Codropo per un arco di tempo abbastanza lungo, dal 24 giugno al 31 luglio.
Personalmente siamo stati a Udine dal 29 giugno al 3 luglio assistendo così ad una decina di concerti di cui qui di seguito vi diamo conto, non senza aver sottolineato – per dovere di cronaca – come il vostro cronista sia stato impegnato a presentare ed intervistare brevemente quasi tutti i musicisti sì da rendere più intellegibile la musica che si sarebbe ascoltata.
Lunedì 29 giugno, nel tardo pomeriggio presso la Corte di Palazzo Morpurgo (uno splendido spazio al centro della città) di scena il trio del pianista Renato Strukely (con Simone Serafini al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria) con Maurizio Giammarco quale ospite d’onore. Renato Strukely è musicista abituato a frequentare territori assai diversificati: nato a Tarvisio (Ud), si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine nel 1990, sotto la guida della Prof. Maria Grazia Cabai, dopo di che ha intrapreso un’attività concertistica; parallelamente a questo percorso si è anche rivolto al jazz e alla musica moderna, studiando dapprima come autodidatta e successivamente con Glauco Venier. Nel novembre del 2012 Strukely si è incontrato con Maurizio Giammarco ed è nata immediatamente un’intesa che ha portato ad una intensa collaborazione culminata nella registrazione dell’album “Giammai” uscito a luglio 2014 per l’ etichetta Artesuono di Stefano Amerio. Ed è proprio sul repertorio di questo CD che si è incentrato il concerto di Udine, repertorio basato in massima parte su composizioni originali dei due leader cui si affiancano rielaborazioni di alcuni standard. L’esibizione del quartetto è risultata più che positiva sia per la bellezza dei temi sia per la loro esecuzione. In effetti Strukely è musicista oramai maturo in grado di scrivere musica ben strutturata in cui la carica ritmica è coniugata egregiamente con linee melodiche di ampio respiro. Se a ciò si aggiungono le capacità di Maurizio Giammarco di fine arrangiatore, compositore e di straordinario sassofonista si capisce assai bene come il suo contributo alla buona riuscita della performance udinese sia stato determinante. Questo, ovviamente, senza alcunché togliere all’arte pianistica di Strukely dal tocco raffinato e dal linguaggio assolutamente originale; una menzione a parte merita la sezione ritmica: Simone Serafini e Luca Colussi suonano assieme da parecchio tempo e hanno sviluppato un’intesa tale da affrontare qualunque situazione, anche la più complessa, con estrema naturalezza… insomma basta un cenno d’intesa e i due sanno perfettamente come adeguarsi alle indicazioni del leader di turno.
Alle 21,15, sempre nella stessa giornata di lunedì 29 giugno e sempre presso la Corte di Palazzo Morpurgo , puntuale come un orologio svizzero, ecco presentarsi il grande contrabbassista Ron Carter, pronto (si fa per dire) a rispondere alle domande preparate dal vostro cronista. Senonché dopo pochi minuti ci si rende perfettamente conto che Carter ha tanta voglia di suonare e pochissima voglia di parlare…quindi stringiamo al massimo l’intervista e lasciamo il palco al “Ron Carter Foursight” completato da Donald Vega al piano, Payton Crossley alla batteria e Rolando Morales-Matos alle percussioni. E a questo punto sembra di assistere ad un concerto d’altri tempi: sul palco salgono quattro distinti signori, in elegantissimi smoking neri, che eseguono una musica assai gradevole anche se, tutto sommato, poco emozionante. Il programma, interamente dedicato a Miles Davis, prevede in rapida successione “595” e “Mr. Bow Tie” di Ron Carter, “Seven Steps To Heaven” di Victor Feldman, “Flamenco Sketches” di Miles Davis, “ De Orpheus” di Luis Bonfa, una medley con “My Funny Valentine” e “Butterfly Waltz” rispettivamente di Rodgers & Hart e di Donald Vega, “You & The Night & The Music” di Dietz & Hart. Tutti i pezzi, grazie soprattutto all’apporto del percussionista, assumono un sapore latineggiante ma il gruppo sembra piuttosto frenato, tutto teso ad evidenziare le straordinarie qualità solistiche del leader tanto è vero che il pianista, sicuramente in possesso di numeri eccellenti, si scioglie parzialmente solo nell’esecuzione di “My funny Valentine”. La verità è che Ron Carter è stato da sempre un incredibile contrabbassista ma non un leader tanto è vero che le sue migliori performance e registrazioni lo hanno visto sempre come sideman. E questo lo si è avvertito anche a Udine.

Ron Carter

Il giorno dopo, quindi Martedì 30 giugno, sempre nel pomeriggio e sempre presso la Corte di Palazzo Morpurgo, altro concerto di grande interesse; protagonisti ancora musicisti friulani: Massimo De Mattia ai flauti, Luza Grizzo alla voce e percussioni e Alessandro Turchet al contrabbasso, ovvero uno degli organici guidati dal flautista nel corso di questi anni, con cui ha registrato per Caligola il doppio album “Skin”. De Mattia è uno dei migliori esponenti dell’area improvvisativa europea e lo ha dimostrato ampiamente anche a Udine con un concerto di rara intensità e di grande logicità pur nell’imponderabile di una musica che nel corso della sua esecuzione trova solo pochi punti di riferimento. Quindi un’improvvisazione che a tratti ha entusiasmato i numerosi spettatori: De Mattia ha guidato con grande autorevolezza il combo impreziosito dagli interventi vocali di Luca Grizzo il quale impiega i suoi mezzi vocali in maniera del tutto originale, prevalentemente senza articolare verbo alcuno … per non parlare del modo in cui utilizza il corpo. Insomma musica materica, ricca di contenuti, porta in maniera assolutamente spontanea dai tre artisti che a tratti raggiungono davvero livelli di assoluta eccellenza, con De Mattia che evidenzia una assoluta padronanza strumentale e la capacità di guidare il discorso collettivo in ogni momento della performance.
In serata, presso il Piazzale del Castello, tre set; apre la Jimi Barbiani’s Band che ha presentato un tipo di musica francamente assai lontana dai gusti del vostro recensore: musica piuttosto scontata che si è ravvivata solo quando sulla scena è apparso l’ottimo armonicista Gianni Massarutto.
A seguire la vocalist e chitarrista svizzera Bettina Schelker, sicuramente dotata di buoni mezzi vocali ma, per quanto ci riguarda, non proprio coinvolgente.
Chiude la serata l’ottimo chitarrista Carl Verheyen a Udine per l’unica tappa italiana del tour europeo. Il chitarrista inglese, che tutti ricordano con i Supertramp, accompagnato nell’occasione da Dave Marotta al basso e John Mader alla batteria, ha evidenziato una tecnica ed una musicalità ancora sopraffine anche se la musica proposta appariva piuttosto datata. Ma, in questo caso, la sagacia strumentale dei tre era fuori discussione: in effetti se circa la bravura di Verheyen non si nutriva dubbio alcuno, è stata una bella sorpresa ascoltare al suo fianco una sezione ritmica di grande livello.

Massimo De Mattia

Bettina Schelker

 

Carl Verheyen

Carl Verheyen

Nel pomeriggio del primo luglio, eccoci ancora alla Corte di Palazzo Morpurgo per applaudire un altro straordinario musicista udinese, il sassofonista Nevio Zaninotto in trio con Renato Chicco all’organo Hammond e Andy Watson alla batteria. Il trio ha sostanzialmente presentato i contenuti del recente “Walking on the cool side” edito da Artesuono. L’ album raccoglie una nuova produzione di brani originali che –spiega lo stesso Zaninotto – “sono stati ispirati dalla consueta pratica musicale in formazione di organ trio e da una serie di collaborazioni con il mio amico e collega Renato Chicco”. Come si accennava, la formazione è completata dal sontuoso batterista americano Andy Watson il cui apporto al progetto risulta particolarmente importante. In effetti , data la struttura del trio, occorre che tutti gli artisti siano particolarmente dotati per produrre musica di qualità… e non c’è dubbio che questi ascoltati a Udine di classe ne abbiano da vendere. Il trio si muove con grande agilità su terreni mainstream tutt’altro che banali e Zaninotto, specie al sax soprano, sfoggia una sonorità tanto affascinante quanto personale.
La sera eccoci al Piazzale di Castello per l’attesa performance della pianista Hiromi con Anthony Jackson alla chitarra basso e Simon Phillips alla batteria. L’artista giapponese è oramai considerata una stella di primissimo piano nel firmamento pianistico internazionale; ed in effetti possiede un bagaglio tecnico incredibile: una perfetta indipendenza delle due mani, un controllo assoluto su tutte le ottave dello strumento, una digitazione che può raggiungere velocità inattese… tutto ciò la porta ad affrontare qualsivoglia difficoltà tecnica senza batter ciglio, con la massima naturalezza… e questo, indubbiamente, manda in visibilio gli spettatori. E ad onor del vero aveva mandato in visibilio anche il vostro cronista la prima volta che l’aveva ascoltata live qualche anno fa. Solo che il giudizio si è, man mano, modificato…e non in meglio. Nel senso che Hiromi resta una grandissima pianista solo che sembra essersi sempre più spostata verso il mero tecnicismo trascurando il lato emozionale, comunicativo. A Udine ha quindi suonato come suo solito, al meglio delle possibilità tecniche ben sostenuta dal batterista mentre piuttosto sacrificato ci è parso Anthony Jackson la cui splendida sonorità abbiamo potuto apprezzare solo a tratti.

Nevio Zaninotto

Nevio Zaninotto

Hiromi

Hiromi

Giovedì 2 luglio , due concerti presso la Corte di Palazzo Morpurgo. Nel pomeriggio una straordinaria sorpresa, i “Barabba’s” in “Una voce racconta i suoni… poi i suoni raccontano la voce”. I “Barabba” sono Clarissa Durizzotto al sax alto, Giorgio Pacorig al Fender Rhodes, Romano Tedesco al basso, Alessandro Mansutti alla batteria, con la partecipazione della bravissima Alda Talliente voce recitante. Il gruppo, come forse il nome scelto potrebbe già anticipare, affronta tematiche molto scabrose come la guerra e la situazione dei malati di mente e, una tantum, la musica aderisce perfettamente ai contenuti enunciati. Il tutto impreziosito dalla splendida performance dell’attrice che presenta, con perfetta scelta di tempo e felicissime intuizioni interpretative, testi di Pasolini, Elliot, Ginsberg Merini, Saramago, Gualtieri riuscendo a mantenere la dimensione drammaturgica per tutta la durata del concerto . Dal canto suo il gruppo appare in forma smagliante, perfettamente a suo agio nelle atmosfere free disegnate dalla leader con rare incursioni in un jazz più canonico. E non c’è dubbio che l’anima del gruppo sia proprio Clarissa Durizzotto; in possesso di una carica straordinaria, l’altista si esprime con grande visceralità innestando una palpabile tensione tra gli spettatori che seguono il tutto in religioso silenzio. Il grido di denuncia è forte ed arriva ben chiaro anche a chi ha poca voglia di ascoltare… e a questo punto dobbiamo confessarvi che in certi momenti il solismo torrenziale, sfrenato eppure mai caotico o senza senso della Durizzotto ci ha riportato alla mente certi lunghi interventi solistici di Massimo Urbani…e a questo punto non ci sembra il caso di aggiungere altro.
La sera un’operazione culturale e artistica che giustifica appieno quanto si diceva all’inizio circa il radicamento del Festival nel territorio: “Aiar di tuessin 2.0” in “Dis musichis par dis poetis” e detta così poco o nulla significa per la maggior parte dei lettori, per cui ecco la dovuta spiegazione. Il progetto, già portato sulle scene una ventina di anni fa, consiste nel proporre in chiave jazz i versi di dieci celebri poeti friulani (Pier Paolo Pasolini, Nico Naldini, Beno Frignon, Novella Cantarutti, Bepi Mariuz, Elio Bartolini, Amedeo Giacomini, Siro Angeli, Leonardo Zanier e Galliano Zof) su musiche composte da Giancarlo Velliscig e arrangiate da Claudio Cojaniz. Il gruppo, allora come oggi, è composto da Nevio Zaninotto ai sax, Romano Todesco al contrabbasso e alla fisarmonica, UT Gandhi alla batteria, Claudio Cojaniz al pianoforte con l’aggiunta delle voci di Alessandra Kersevan e Giancarlo Velliscig, tra i fondatori del “Canzoniere di Aiello”. Il tutto presentato e raccordato da interventi narrativi di Fabio Turchini. Evidentemente il vostro cronista poco o nulla ha capito dei versi recitati in friulano (ha dovuto far ricorso al libretto distribuito dagli organizzatori) ma ciononostante era coinvolgente da una canto apprezzare la musicalità di questa lingua, dall’altro notare con quanta straordinaria partecipazione i musicisti interpretassero queste liriche rivestite dalla splendida musiche di Velliscig. Insomma un progetto davvero ben riuscito che fa onore a quanti hanno avuto la felicissima idea di riproporlo a tanti anni di distanza.

Barabba

Barabba

Aiar di tuessin 2.0

Aiar di tuessin 2.0

Venerdì 3 luglio forse la migliore giornata del Festival. Nel pomeriggio ancora alla Corte di Palazzo Morpurgo per ascoltare un altro eccellente gruppo friulano: i “Malkuth” ovvero Filippo Orefice al sax tenore, Mirko Cisilino alla tromba, Filippo Vignato al , Mattia Magatelli al contrabbasso e Alessandro Mansutti alla batteria. Il quintetto presenta un repertorio basato quasi esclusivamente sull’omonimo album; e sempre come riferimento discografico va segnalato che un loro brano è stato inserito nella raccolta “Jazz in Friuli Venezia Giulia Vol.2” edita da Artesuono e curata con passione e competenza da Flavio Massarutto. Il gruppo ascoltato a Udine merita appieno questi riconoscimenti: la loro è una musica che pur essendo ancorata alle tradizioni del jazz, appare comunque nuova, fresca, a tratti assai coinvolgente, in un mirabile equilibrio tra pagina scritta e improvvisazione. Anche se è proprio quest’ultima che si appalesa come il terreno preferito dai cinque: Orefice e compagni si muovono speditamente su un terreno non facile; i vecchi schemi sono abbandonati per cui il tema non è più elemento preponderante… certo esiste ma si esplicita non necessariamente quando ce l’aspettiamo; l’improvvisazione collettiva si sviluppa su piccole cellule tematiche o ritmiche in un’alternanza di situazioni difficile da controllare se non si ha la perfetta padronanza del cammino intrapreso. Il tutto impreziosito da una sonorità personale e da una front-line di assoluto livello con sax, tromba e che dialogano magnificamente intrecciando linee polifoniche cui di questi tempi non si è più molto abituati.
In serata tutti al Castello per uno dei concerti più raffinati ed interessanti che abbiamo avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi. Sul palco due giganti della tastiere: Enrico Pieranunzi e Bruno Canino, l’uno tra i migliori esponenti del piano-jazz a livello internazionale che non disdegna incursioni sul territorio “colto” come dimostra l’eccellente lavoro su Scarlatti , l’altro tra i massimi esponenti del pianismo “colto”, accomunati dalla passione per la musica del primo Novecento e per Gershwin cui è dedicata l’intera performance. Ed eccoli lì a dialogare fittamente, a compenetrare due mondi che spesso pretestuosamente si vogliono lontani se non addirittura contrapposti. E invece la realtà è ben diversa se a interpretarla sono due artisti che non conoscono frontiere con Pieranunzi al quale più che divertire il pubblico con frizzi e lazzi interessa coinvolgerlo e farlo partecipe di quello straordinario universo che si chiama Musica, indipendentemente dalla etichette, e Canino che non disdegna di misurarsi con partiture scritte da un “collega” jazzista. Perché in effetti le musiche che abbiamo ascoltato erano delle trascrizioni per due pianoforti da rulli di pianola, canzoni e rag effettuate proprio da Enrico Pieranunzi: ecco quindi, tra l’altro, due dei sette preludi scritti dal compositore americano , “I Got Rhythm” eseguito per la prima volta da due pianoforte così come l’immortale “Un americano a Parigi” assieme a due composizioni di autori diversi, “Scaramouche” di Darius Milhaud e “Duke’s dream” dello stesso Pieranunzi. Il risultato prodotto dai due strumenti è superbo: l’intesa è perfetta tanto che alle volte si ha l’impressione di ascoltare un solo strumento o tutt’intera un’orchestra tale e tanta è la pienezza del suono. Il progetto sarà registrato tra poco e sicuramente ne scaturirà un album di prestigio.

Malkuth

Malkuth

Enrico Pieranunzi e Bruno Canino

Enrico Pieranunzi e Bruno Canino

Il festival prevede ancora quattro concerti di richiamo: il 19 Caetano Veloso e Gilberto Gil, il 20 Stefano Bollani in quartetto e il 21 il piano solo di Chick Corea…,ma a nostro avviso il meglio l’ha già prodotto nella settimana su cui vi abbiamo riferito, evidenziando l’eccellente livello raggiunto dai musicisti friulani che hanno offerto alcuni dei momenti più significativi ed interessati dell’intera rassegna.

Articoli scelti per te:

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

Commenti

commenti