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Peter Ind

Ricordo come fosse ieri che la prima volta che misi sul piatto il primo album di Lennie Tristano rimasi strabiliato da ‘Line Up’ per il tempo incredibilmente veloce dell’introduzione di contrabbasso. Quello che mi stupiva, prima ancora delle sovraincisioni che avevano fatto passare alla storia il brano, era l’incredibile pulizia del suono, la precisione con cui le note venivano pronunciate nonostante la velocità quasi disumana del tempo. Leggendo le note di copertina scoprii che al contrabbasso c’era un certo Peter Ind, il cui nome non mi diceva assolutamente niente. Appresi in seguito che si trattava di uno degli allievi di Tristano. Per qualche anno questa notizia bastò ad appagare la mia curiosità. Ogni volta che però ascoltavo disco del pianista italo americano mi imbattevo quasi inevitabilmente in Ind il cui approccio allo strumento era, alle mie orecchie, di una originalità non comune.

Anni più tardi mi capitò di acquistare un disco di Ind intitolato “Improvisation”, in cui il contrabbassista suonava in perfetta solitudine, sviluppando le sue improvvisazioni su una base di basso incisa in precedenza. L’album era meraviglioso e mi indusse a fare delle ricerche su quel musicista e a mettermi a caccia di altre sue incisioni.
Inevitabilmente, come spesso accade nel jazz, quando si comincia a scavare sotto la superficie, si scoprono mondi sconosciuti e ci si imbatte in quei cosiddetti “personaggi minori” che di minore, rispetto ai “grandi”, hanno solamente la notorietà. Peter Ind appartiene a questa categoria e deve la sua collocazione “eccentrica” nella storia del jazz, a precise scelte artistiche che gli hanno impedito di scendere a compromessi. Ind ha scelto di privilegiare la musica e l’improvvisazione e per questo si è avventurato sulla strada impervia dell’arte a tutti i costi.

Proprio per questo, la sua vita, i suoi incontri musicali, la sua intera vicenda artistica ci sembrano di particolare interesse e degni di essere raccontati.

Peter Indr pimo piano

Gli inizi
Peter Ind è nato in Inghilterra, a Uxbridge, il 20 luglio 1928. Sin dall’infanzia apprese i rudimenti del e del violino. All’età di quattordici anni lasciò la scuola per lavorare in un ufficio, ma ben presto si rese conto che suonare con una dance band gli permetteva di guadagnare in una sola sera la paga di una settimana. La famiglia lo incoraggiò e così la musica divenne la sua vita. Cominciò a lavorare assiduamente con formazioni che, in tempo di guerra, dovevano tenere alto il morale della popolazione provata dai continui bombardamenti nazisti. L’incontro con il jazz americano avvenne tramite la BBC che nella sua programmazione dava rilievo all’orchestra di Glenn Miller. La musica del maggiore dell’USAAF fu una vera rivelazione che svelò al giovane Ind la differenza tra il jazz delle orchestre da ballo inglesi e il jazz americano. Anche se il linguaggio della musica afro americana non gli era familiare, Ind aveva imparato ad improvvisare grazie alla gavetta fatta proprio nelle formazioni di cui era stato pianista. Tuttavia il giovane artista sentiva il bisogno di razionalizzare il suo approccio alla musica e così cominciò a frequentare il Trinity College of Music di Londra. Fu questa l’occasione di affiancare al il contrabbasso, dato che i corsi prevedevamo l’apprendimento anche di un secondo strumento. Così nel 1944 Ind comprò il suo primo contrabbasso e cominciò a esibirsi in concerto come bassista. Attorno al 1947 Ind divenne un professionista a tutti gli effetti, lavorando stabilmente in un “Palais de Dance” di Londra.

Ind E Duke Jordan

L’incontro con Tristano
Nel 1949 Ind mise per la prima volta piede negli Stati Uniti, arrivando a New York con la Queen Mary, nave per la quale lavorava come musicista di bordo per una paga da fame. Per diciotto mesi fece la spola tra i due lati dell’Oceano e ne approfittò per entrare in contatto con l’ambiente jazz della Grande Mela. Conobbe Lennie Tristano e prese lezioni nella sua casa di Flushing, Long Island. Il pianista italo americano, che aveva perso la vista da bambino, suonava con una cerchia ristretta di musicisti tra cui il bassista Arnold Fishkin. Una sera, del 1950, Tristano chiese a Ind di esibirsi con lui al Birdland dato che il bassista titolare era indisponibile. Ind non possedeva la tessera del sindacato artisti e pertanto non aveva il diritto di suonare nei locali di New York. Ciò nonostante accettò e rischiò una multa salata pur si suonare con l’artista più straordinario del momento. La serata andò bene e Ind cominciò ad accarezzare l’idea di lasciare la Gran Bretagna e di stabilirsi negli Stati Uniti.

Nel 1951 Ind ottenne il visto di immigrazione e si stabilì a New York. Ai tempi Ind ricorda come non fosse particolarmente difficile ottenere il visto a patto, naturalmente, che non si fosse comunisti. Fu il sassofonista Warne Marsh a dargli inizialmente una mano e a trovargli un posto dove vivere. Ind ricorda il periodo a cavallo tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta come il momento più democratico della storia del jazz. I musicisti neri cominciavano ad essere apprezzati per come meritavano e anche i bianchi erano bene accetti, a condizione che sapessero suonare. Lee Konitz, Warne Marsh, Gerry Mulligan, Red Mitchell, Billy Bauer, Sheila Jordan, Sal Mosca, Stan Getz e il sottovalutato trombonista Willie Dennis appartenevano a questa categoria. Tutti frequentavano la casa di Tristano e dal pianista apprendevano concetti musicali innovativi che andavano nella direzione di una musica globale. Da Tristano si suonava il mercoledì e il sabato. Le session andavano avanti per tutta la notte. Il linguaggio musicale del pianista italo americano andava ben oltre il be bop e rappresentava un duro scoglio da superare per ogni batterista. Il pianista chiedeva che la pulsazione musicale non venisse mai interrotta a qualsiasi costo. Ma erano ben pochi coloro che ci riuscivano. Più volte Tristano affermò che la sua sezione ritmica ideale era quella composta da Jeff Morton e Peter Ind. Una volta, per permettere a Tristano di suonare in anche quando erano impegnati in tour con Lee Konitz e Sal Mosca, i due registrarono dei nastri con la base ritmica di contrabbasso e . Nel 1955, all’interno dell’album “Tristano”, il pianista utilizzò due di quei nastri pre registrati che divennero ‘Line Up’ e ‘East 32nd Street’. Successivamente questo metodo di registrare basi con l’assenza dello strumento solista fu commercializzato in una serie di dischi editi per la serie “Minus One” destinati agli studenti.

Ind ricorda anche degli aneddoti divertenti su Tristano che lo coinvolsero personalmente assieme a Warne Marsh che era una persona particolare, con la testa perennemente tra le nuvole, completamente avulso dalla realtà che lo circondava. Se questo aspetto poteva essere accettato da chi lo frequentava e gli voleva bene, talvolta poteva però costituire un problema.
Dopo avere suonato tutta la notte, Willie Dennis, Marsh, Tristano e Ind presero un taxi per arrivare a Penn Station da dove il pianista italo americano avrebbe dovuto prendere la metropolitana che lo avrebbe riportato a casa. Mentre Dennis e Ind aspettavano in macchina, Marsh accompagnò Tristano al binario del treno. Il giorno dopo Tristano si lamentò molto perché lo sbadato Marsh lo aveva messo su un treno sbagliato… Per tutta risposta lo stralunato Marsh rispose che avrebbe riflettuto sulla cosa…

Ine e TRistano

L’ambiente newyorkese
L’ambiente effervescente della New York di inizio anni Cinquanta era ideale perché i musicisti entrassero in contatto tra di loro. Ind ricorda di avere suonato con un giovanissimo Miles Davis, che allora aveva una personalità ben diversa da quella che avrebbe sviluppato in seguito. Il suono della sua tromba, però, era già particolare e immediatamente riconoscibile.
Ind strinse una profonda amicizia con Roy Eldridge e si vedeva spesso con Charlie Mingus che era estasiato dalla maestria dell’inglese di suonare le note alte. Mingus non aveva mai incontrato musicisti bianchi che sapessero suonare in quel modo, dotati cioè di basi classiche e con una visione che oltrepassava i singoli generi musicali. Questa era proprio l’essenza della lezione di Tristano che esortava i suoi allievi a imparare a suonare un brano in ogni tonalità e ad esercitarsi a riprodurre gli assolo degli altri musicisti per avere la padronanza assoluta della propria improvvisazione e non essere condizionati e pertanto limitati dalla logica del proprio strumento. Ind aveva conosciuto Mingus nel 1949 nel negozio di contrabbassi di Noah Wulfe nella West 49 Street. L’inglese, forte della sua formazione classica, aveva imparato ad eseguire contemporaneamente le due voci delle Invenzioni a Due Parti di Johann Sebastian Bach. Fu proprio mentre stava suonando questa composizione che Mingus entrò nel negozio. Questi rimase folgorato da quello che stava ascoltando. L’amicizia nacque immediatamente. Per tutta la vita Mingus avrebbe considerato Ind come un guru.

Peter INd Studio

Le collaborazioni
Un musicista della levatura di Ind non ebbe difficoltà a stringere legami con la parte più creativa del jazz newyorkese. L’inglese si esibì spesso in duo al Café Bohemia, con Oscar Pettiford al violoncello, ma anche con Paul Bley e Al Levitt. Questo trio aveva come base il The Pub Club di Long Island, un locale in cui gli unici bianchi erano quelli che si esibivano sul palcoscenico. Nonostante l’affiatamento raggiunto, quando Bley incise il suo primo album, chiamò al basso Percy Heath. Dopo due session non completamente soddisfacenti, però, il pianista sentì la necessità di registrare altri brani e decise di chiamare Ind, che accettò. Finì però che la casa discografica si rifiutò di pagare la session straordinaria e Ind, oltre a ricevere un misero compenso, subì anche la beffa di vedere che sul disco erano stati attribuiti a Heath la maggior parte dei brani di cui, invece, era stato protagonista. 
Se l’ambiente della New York dell’inizio degli anni Cinquanta era favorevole alla creazione artistica, dal punto di vista economico le cose erano ben diverse e i musicisti d’avanguardia non se la passavano bene. L’unico che non aveva il problema di arrivare a fine mese era Warne Marsh che aveva una famiglia economicamente solida alle spalle. Per gli altri musicisti del giro di Tristano la situazione era ben diversa. Konitz, per esempio, nonostante la fama crescente non riusciva a mantenere la famiglia. Con Ind trovò un posto al British Information Center del Rockfeller Center che mantenne fino a quando non ottenne una scrittura fissa con l’orchestra di Stan Kenton. Molti ritennero la scelta di Konitz un compromesso, ma Ind ritiene che alcuni dei migliori assolo il sassofonista li abbia effettuati proprio con l’orchestra di Kenton. A volte nel jazz accade che due personalità agli antipodi entrino in qualche modo in sintonia e producano, inaspettatamente, grande musica.

Ind e Marsh

Lo spartiacque
Anche Ind aveva un’ottima reputazione di musicista e, nonostante artisti della levatura di Dave Brubeck, Woody Herman, Red Norvo lo volessero includere nelle proprie formazioni, si dovettero rassegnare davanti ai cortesi no dell’inglese per il quale la frequentazione con Tristano e Konitz valeva più di qualsiasi ingaggio. La musica di quegli artisti premiati dal successo commerciale appariva a Ind del tutto banale se paragonata a quella di Tristano. Tutto ciò oggi ci può sembrare scontato se pensiamo che nel 1951, Ind stava lavorando con Tristano a nuove forme d’espressione, in qualche modo rivoluzionarie. Passtime e JuJu, furono i brani risultanti dalle sperimentazioni in cui, per la prima volta nel jazz, venne utilizzata la tecnica della sovra incisione e che entreranno a far parte del leggendario album di Tristano “Descent Into The Maelstrom”. Fu un momento importante che simbolicamente costituì uno spartiacque tra il jazz commerciale e quello votato alla ricerca, all’improvvisazione e alla sperimentazione. I nuovi ritrovati tecnici, che offrivano la possibilità di registrare su una propria traccia, di riascoltarsi ed eventualmente correggere errori e imperfezioni rappresentò una vera rivoluzione. Le limitazioni dello strumento vennero improvvisamente superate e le strade dell’esecuzione dal vivo e della registrazione in studio si separarono definitivamente. Furono molti gli artisti che sperimentarono le potenzialità della registrazione multi traccia e ci fu chi, come il grande pianista classico Glenn Gould, trovò inutile continuare ad esibirsi, quando un’incisione in studio poteva risultare virtualmente “perfetta” e superare i problemi legati all’acustica della sala da concerto, al posizionamento dell’ascoltatore e agli inevitabili rumori di sala. Il pianista arrivò addirittura a incidere dapprima le parti per la mano sinistra e successivamente per la mano destra. I take migliori di ciascuna parte venivano poi scelti e uniti per dare vita al brano che sarebbe poi ascoltato su disco.
Anche Ind non rimase insensibile al fascino che scaturiva delle nuove tecnologie. Nel 1953 cominciò a interessarsi delle tecniche di registrazione e acquistò il suo primo registratore professionale, prologo dell’apertura di uno studio d’incisione che divenne attivo a partire dal 1957.

Ind e Marsh 2

On the road
Il 1954 fu l’anno in cui Ind suonò per l’unica volta in carriera con Dave Brubeck, sostituendo al Blue Note di Philadelphia, Ron Crotty che si era ammalato. L’inglese doveva suonare con Tristano la sera successiva, così la scelta di Brubeck fu dettata dalla comodità della sostituzione. In quell’occasione Ind non se la sentì di rifiutare. Molti anni dopo i due si sarebbero incontrati di nuovo a Londra nel corso di un ricevimento presso la residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Regent’s Park. Brubeck riconobbe immediatamente Ind e lo salutò ricordando perfettamente l’occasione e il luogo in cui molti anni prima avevano suonato insieme.
Nel corso del 1954 Ind girò per tutti gli Stati Uniti con Konitz, Ronnie Ball e Jeff Morton in un tour coordinato da George Wein. Questi l’anno successivo, trovò al quartetto una scrittura di due mesi allo Storyville di Boston. Fu sul finire dell’ingaggio che Wein riuscì a organizzare nel club una data in cui al gruppo si sarebbe dovuto unire anche Charlie Parker. L’idea di affiancare due sax alto di così diversa estrazione era stimolante, ma purtroppo il concerto non si tenne mai. Konitz e Ind, che avevano atteso invano, maturarono l’idea che fosse stato Parker a non voler suonare con loro, ma subito dopo appresero la notizia della morte di Bird. Pare che una delle ultime parole di Parker sia stata “…devo fare quel concerto”.
Se il destino aveva negato a Ind la possibilità di esibirsi assieme a Parker, gli riservava, come parziale indennizzo, l’incontro con un altro gigante del jazz. L’impresario Joe Glaser organizzò al Basin Steet West di New York una serie di concerti che mettevano a confronto il jazz tradizionale, incarnato dal gruppo di Louis Armstrong e quello dei modernisti rappresentato dal gruppo di Lee Konitz. L’idea riscosse un grande successo e le serate furono tutti affollatissime.
Nel 1956 Ind e il batterista Ed Thigpen lavorarono intensamente con la pianista tedesca Jutta Hipp alla Hickory House sulla 52nd Street. Vennero registrati due dischi dal vivo per la Blue Note intitolati “Jutta Hipp Live at the Hickory House vol. 1 & 2”. 
Spesso il trio diventava un quartetto grazie alla presenza al sax di Zoot Sims che l’anno successivo avrebbe inciso un disco meraviglioso, sempre per la Blue Note, intitolato “Jutta Hipp & Zoot Sims”, con Ahmed Abdul Malik al contrabbasso. 
Ind ricorda che una sera alla Hickory House, Duke Ellington salì sul palco per suonare con loro. Sempre nel 1956 Ind si esibì al Colonial Tavern di Toronto con Charlie Ventura e, assieme al Lee Konitz Quartet, accompagnò Billie Holiday al Cork ‘n’ Bib di Long Island. Nell’inverno del 1957 il contrabbassista fu impegnato in un tour invernale a Miami con Buddy Rich, assieme a Flip Phillips e Ronnie Ball. Ind non entrò in sintonia con Rich, che notoriamente aveva un carattere difficile e abbandonò prematuramente la formazione, complice anche l’arrivo di nuove apparecchiature di registrazione al suo studio di Astoria, Long Island.
Ind aveva deciso di mettere su uno studio di registrazione e di proseguire su base professionale mettendo a frutto le competenze di tecnico del suono che sin da tempo aveva iniziato a sviluppare.
Rientrato a New York, riprese a suonare con Lee Konitz all’Half Note. L’anno seguente il contrabbassista venne coinvolto assieme a Ronnie Ball (poi sostituito da un altro allievo di Tristano, Sal Mosca) nel trio del chitarrista Hal Schackman che si esibiva al The Den, in Madison Avenue. Successivamente Schackman avrebbe suonato con Nina Simone, facendole anche da manager. Parallelamente alla sua attività come membro di un gruppo, Ind partecipò a moltissime incisioni della Storyville, Emarcy, Verve e Atlantic in veste di turnista. Nel 1959 la Verve registrò nel corso dell’anno diverse serate all’Half Note una serie di nastri che avevano come protagonisti Warne Marsh assieme a Peter Ind, al batterista Paul Motian, a Lee Konitz e a Bill Evans, fresco reduce dall’esperienza con Miles Davis. La casa discografica, ascoltate le registrazioni, decise di non procedere alla pubblicazione di un album. Dopo varie vicissitudini i nastri giunsero in possesso di Lennie Tristano che giudicò che la musica fosse valida solamente per gli assolo eseguiti da Marsh. Il pianista editò quindi i brani eliminando le parti soliste degli altri componenti del gruppo e lasciò solo quelle di Marsh. Nacque così “The Art of Improvising” unanimemente considerato come il picco della carriera di Marsh. Il contributo di Ind non fu limitato alla sua presenza come bassista ma anche a quella di tecnico del suono. Per la cronaca l’ingelse registrò i vari concerti con un registratore valvolare Presto.
Nel 1960 Ind accompagnò con Ronnie Ball la cantante Chris Connors suonando a New York, Chicago, Atlantic City e nel sud degli Stati Uniti, per poi unirsi stabilmente a Coleman Hawkins e Roy Eldridge che si esibivano al Metropole sulla Seventh Avenue. Il contrabbassista ricorda che i due leader erano grandi amici, ma ciò non impediva loro di litigare in continuazione. Al pianoforte c’era Tommy Flanagan, un pianista elegante ed evoluto, capace di stimolare la creatività di Hawkins ed Eldridge. La band era completata da Eddie Locke alla batteria. Ind era l’unico bianco del gruppo e per questo veniva regolarmente preso in giro dai suoi compagni. “Hey fate prendere un po’ di sole a quel tizio” e battute simili erano all’ordine del giorno. L’inglese ricorda come la palma della creatività andasse a Eldridge, capace molto più di Hawkins, di indirizzare la musica verso la genialità.

Peter INd profilo

La Wave Records
Con l’arrivo degli anni Sessanta Ind si trasferì in un loft a Lower Manhattan, successivamente divenuta nota come East Village, dove proseguì la sua attività con lo studio di registrazione e nel 1960 fondò la sua etichetta discografica, la Wave Records con cui avrebbe prodotto una serie di album interessantissimi agli antipodi della commercialità.
Il primo LP ad essere pubblicato fu “Looking Out”, a cui partecipavano Sal Mosca, Al Schackman, Bill Puma, Ronnie Ball, Dick Scott e Sheila Jordan, che per la prima volta registrava un brano per un album. Sul retro della copertina, Ind scrisse poche righe in cui appare evidente come la frustrazione di un musicista possa trasformarsi in energia positiva volta al superamento delle difficoltà: “Questo è il mio primo tentativo di registrare un album da solo. Ho cercato con fatica di catturare l’essenza della musica improvvisata – e questo album consiste interamente di improvvisazioni – senza arrangiamenti. Talvolta la fedeltà ne risente – spesso accade che la musica migliore sia registrata con livelli non ottimali o che ci siano dei rumori estranei o voci sul nastro. Comunque non mi vergogno di dire che la musica mi piace – e spero che piaccia anche a voi. Essendo molto insoddisfatto dell’ “attitudine commerciale” della maggior parte dei funzionari delle case discografiche ed essendomi ben presto stancato di andare da un posto all’altro per vendere la mia musica e di ascoltare «Sì la sua musica ci piace molto ma non è proprio quello che stiamo cercando» ho deciso di creare la mia società e pubblicare i miei dischi. Grazie ad alcuni dei miei amici musicisti e anche a un altro paio di amici che mi hanno aiutato finanziariamente – sono stato in grado di realizzare questo”.
La scelta della nuova abitazione a Lower Manhattan non era stata casuale. Come sempre l’inglese aveva deciso di vivere nel cuore della creatività newyorkese. La zona era frequentata da poeti, musicisti, scrittori. Nel palazzo di fronte alla casa di Ind viveva Allen Ginsberg. I vicini di casa erano Jackie McLean, Jake Hanna e Ronnie Ball. Il club di riferimento in zona era il Five Spots, dove sovente era possibile vedere in azione grandi musicisti. Lo studio di Ind era frequentatissimo. L’inglese cominciò a registrare con continuità session su session che nel corso degli anni a seguire avrebbe poi, parzialmente, pubblicato. Ind ricorda in particolare una session con i sassofonisti Al Cohn e Zoot Sims e il cantante blues “Kid” Haffey che aveva insegnato a Jimmy Rushing. Ind ricorda anche una registrazione con Lee Konitz e Don Ferarra. I nastri vennero acquistati dalla Verve e successivamente perduti in un incendio.
L’ultimo album di Booker Little venne registrato nello studio di Ind. anche Bill Evans, McCoy Tyner, Yusef Lateef, Howard McGhee, Tommy Flanagan e Cannonball Adderley, registrarono presso il suo studio. Gerry Mulligan lo utilizzò per le prove della sua Concert Jazz Band, formazione che il baritonista avrebbe considerato come il punto artisticamente più alto della sua carriera. Tra i tanti ricordi di Ind c’è anche quello relativo a Duke e Sheila Jordan che avevano un loft sulla West 18th Street. Una volta Duke chiese a Ind di ascoltare un suo nuovo brano. Si sedette al pianoforte e suonò quella composizione straordinaria che è Jordu.

Peter INd Primo piano giovane

Inghilterra e California
Nel dicembre 1961 Ind vendette il suo loft, il suo pianoforte Stainway e l’attrezzatura Ampex e fece ritorno in Inghilterra per riunirsi con quella che poi sarebbe divenuta la sua prima moglie. Nel 1963 gli Ind tornarono negli Stati Uniti. L’inglese ricorda New York come una città ideale per uno scapolo, ma lui era ormai sposato e padre di una bambina. Un loft non era certamente il luogo ideale dove far crescere la figlia. Così, complice l’avvento del twist e del crescente successo del rhythm’n’blues, che toglievano spazio nelle programmazioni dei locali al jazz, Ind maturò la decisione di trasferirsi in California. Il contrabbassista si stabilì a Big Sur e non ebbe difficoltà a inserirsi nella comunità artistica. Conobbe Kim Novak che era un’appassionata di jazz. Presso la casa dell’attrice, a Carmel Highlands, la domenica si svolgevano regolarmente delle jam session. Nel 1965 alla Novak venne offerta la parte di protagonista per il film ‘The Sandpiper (Castelli di Sabbia)’. Sebbene il ruolo di artista capricciosa calata nel cuore della comunità artistica di Big Sur fosse stato creato su misura per la Novak, l’attrice rifiutò la parte. Con spirito di ripicca il produttore reclutò Richard Burton ed Elizabeth Taylor, le stelle più pagate del momento, e stabilì le riprese proprio di fronte alla abitazione della Novak. Ind e altri jazzisti compaiono nel film in una scena sulla spiaggia. L’inglese ricorda che un giorno Johnny Mandel, che stava componendo la colonna sonora del film, dette a lui e ad Al Schackman uno spartito e chiese di suonarlo. Al termine chiese il loro parere. Ind rispose che il brano era bello, ma che ricordava da vicino “New Orleans” di Hoagy Carmichael. “Certo che è così” replicò Mandel… Il brano sarebbe poi passato alla storia com “The shadow of your smile” diventando anche uno standard del jazz.
Alla pari di New York, la vita in California non era facile e tirare avanti era un vero problema per chi aveva famiglia. Ciò nonostante Ind ebbe diverse soddisfazioni professionali come esibirsi per la prima volta in un recital di contrabbasso solo alla Herz Hall della University of California Berkeley. Parte del concerto è stato pubblicato in CD dalla Wave in “60 Years With My Bass… Well Almost”

Ind e Rufus Reid

Il rientro in Inghilterra e la reunion con Konitz
Dopo tre anni a Big Sur, Ind rientrò in Inghilterra nel 1966. Alla base del trasferimento ci furono le pressioni di sua moglie a cui l’Europa mancava moltissimo. Ind aveva nel frattempo sviluppato un metodo di insegnamento. Diede lezioni di contrabbasso, suonò stabilmente musica classica con orchestre sinfoniche e, qualche anno dopo, aprì un nuovo studio di registrazione che ebbe immediatamente successo. Il contrabbassista registrò anche diversi album per la sua etichetta, alla guida del Peter Ind Sextet, oppure in duo con il chitarrista Martin Taylor. Registrò anche dei duo con il contrabbassista Rufus Reid.
Alla metà degli anni Settanta si riunì a Lee Konitz e Warne Marsh e, con il batterista Al Levitt effettua dei tour europei. Il 17 gennaio 1976, a Roma con Konitz, Levitt e il chitarrista Dave Cliff, Ind registrò uno splendido album per l’etichetta italiana Horo, in cui lo spirito del cool jazz tornò a rivivere. Grazie all’attività concertistica Ind trova i fondi per acquistare una casa a Twickenham che, come sempre, divenne anche la sede per lo studio di registrazione e per la sua etichetta discografica.

Looking out primo LP di IND

I Club e una nuova vita
Nel 1981, grazie al successo dello studio di registrazione, si trasferì a Hoaxton Square, Londra. Nel 1984 aprì un locale jazz, il Bass Clef Club che rimase in attività per una decina di anni. Oltre al jazz, il locale programmava serate di musica latino americana e africana. Nel 1990 Ind inaugurò un secondo locale, il Tenor Clef che tenne a battesimo la nuova generazione di musicisti britannici. Courtney Pine tenne lì il suo primo concerto. Sul palco del Tenor Clef si avvicendarono Django Bates, i fratelli Arguelles, Joey Calderazzo, Iain Bellamy e molti altri musicisti di talento. Nel 1994 la recessione decretò la fine dell’attività dei due jazz club. In ricordo del Bass Clef, Ind mise su una band, la Bass Clef International composta da giovani musicisti britannici e dal batterista statunitense Rod Youngs. La chiusura dei locali fu l’occasione per Ind per dedicarsi a un’altra sua passione, la porcellana cinese, di cui divenne anche un esperto restauratore. Ind si dedicò anche alla scrittura e pubblicò Metabolism And Vortical Accretion, libro ispirato alle teorie sull’energia dello psichiatra Wilhelm Reich. Nel 2005 Ind pubblicò un importante libro su Lennie Tristano intitolato Jazz Visions e successivamente un altro testo sull’energia intitolato The Enviroment and Cosmic Metabolism – Looking at the Stars and Thinking About the Earth. Nonostante l’età divenuta veneranda, a ottantasette anni compiuti Ind continua incessantemente la sua attività suonando jazz, musica classica, gestendo il suo sito peterind.com, dove possono essere acquistati i CD editi dalla Wave, scrivendo libri, dipingendo e insegnando.

Peter Ind pittura

Rimandiamo qui sotto a una discografia selezionata dell’artista britannico
Discografia consigliata:

Da leader o co-leader:
Looking Out – Wave LP 1 – 1961
Ronnie Ball, Sal Mosca (p), Al Schackman, Joe Puma (g), Peter Ind (b), Dick Scott (d), Sheila Jordan (v)

At the Den – Wave LP 2 – 1969
Peter Ind (b), Sal Mosca (p)

Improvisation – Wave LP 3 – 1968
Peter Ind (b)

Your Friendly Nighborhood Rhythm Section – Wave LP 7 – 1974
Peter Ind (b), Tox Drohar (d)

No Kidding – Wave LP 9 – 1976
Chas Burchell (ts, fl), Tox Drohar (d), Dave Cliff (g), Peter Ind (b)

Baubles, Bangles and Beads – Wave LP 12 – 1976
Peter Ind (b), Louis Stewart (g)

Peter Ind Sextet – Wave LP 13 – 1975
Chas Burchell (ts, fl), Derek Phillips (g), Gray Allard (ts), Dave Cliff (g), Bernard Cash (piccolo, b), Peter Ind (b)

Taylor Made – Wave LP 17 – 1979
Martin Taylor (g), Peter Ind (b), John Richardson (d)

Great Jazz Solos Revisited – Wave LP 18 – 1977
Bernie Cash (piccolo, fl), Peter King (as), Jim Livesey (as, ss), Joan Cunningham (bs, ss), Bob Burns, John Holbrook (ts), Art Morgan (d), Digby Fairweather (t), Dave Cliff (g), Peter Ind (b)

Contra-Bach – Wave LP 20 – 1975
Peter Ind, Bernard Cash (b)

Triple Libra – Wave LP 24 – 1981
Martin Taylor (g), Peter Ind (b)

Alone Together – Wave CD 36 – 2000
Rufus Reid, Peter Ind (b)

60 Years with My Bass… Well, Almost! – Wave CD 22 – 2008
Peter Ind (b), Matt Wates (as), Tony Barnard (gt)

Con Lennie Tristano:
Tristano
Lennie Tristano (p), Lee Konitz (as), Peter Ind, Gene Ramey (b), Art Taylor, Jeff Morton (d)

New York Improvisation – Musician – 1956
Peter Ind (b), Tom Weyburn (d)

Descent into the Maelstrom – East Wind – 1966
Peter Ind, Sonny Dallas (b), Nick Stabulas, Roy Haynes (d)

Con Lee Konitz:
Jazz at Storyville – Storyville 1954
Lee Konitz (as), Ronnie Ball, Percy Heath (p), Peter Ind (b), Jeff Morton, Al Levitt (d)

Inside Hi-Fi – Verve – 1956
Lee Konitz (as), Billy Bauer (g), Sal Mosca (p), Peter Ind, Arnold Fishkin (b), Dick Scott (d)

The Real Lee Konitz – Verve – 1957
Lee Konitz (as), Don Ferrara (t), Billy Bauer (g), Peter Ind (b), Dick Scott (d)

Jazz a Confronto – Horo – 1976
Lee Konitz (as), Dave Cliff (g), Peter Ind (b), Al Levitt (d)

Lee Konitz Meets Warne Marsh Again – Produttori Associati – 1976
Lee Konitz (as), Warne Marsh (ts), Peter Ind (b), Al Levitt (d)

Timespan – Wave LP 14 – 1977
Lee Konitz (as), Sal Mosca, Ronnie Ball, Nico Buninck (p), Al Schackman, Billy Bauer (g), Ben Tucker, Sonny Dallas, Peter Ind (b), Tox Drohar, G.T. Hogan, Jeff Morton, Al Levitt (d)

London Concert – Wave LP 16 – 1977
Lee Konit (as), Warne Marsh (ts), Peter Ind (b), Al Levitt (d)

Con Warne Marsh:
The Art of Improvising – Revelation – 1959
Warne Marsh (ts), Lee Konitz (as), Bill Evans (p), Peter Ind (b), Paul Motian (d)

Release Record Sound Tape – Wave – LP 6 – 1960
Warne Marsh (ts), Peter Ind (b), Dick Scott (d)

Jazz From The East Village – Wave LP 10 – 1960
Warne Marsh (ts), Ronnie Ball (p), Eddie de Haas (b), Bob Minnicucci (d)

Con Paul Bley:
Paul Bley – Wing – 1954
Paul Bley (p), Percy Heath, Peter Ind (b), Al Levitt (d)

Con Kenny Barron
The Artistry of Kenny Barron – Wave – CD 34 – 1990
Kenny Barron (p), Peter Ind (p)

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