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badalamenti

Da sempre attratto dagli autori di colonne sonore, apprezzo vieppiù l’artigianato che sta dietro all’iperbolico lavoro di commentare un film. Sembrerebbe infatti impossibile rendere realistico un fatto di per sé assurdo come l’apparire di una musica nel bel mezzo di una scena di vita: eppure questo avviene, al punto che neppure ci pensiamo più.
La musica, quando è forma del racconto, non trita canzonetta appiccicata “alla beliera del cane” addosso a una scena purchessia, rappresenta al la vera filosofia del regista, il significato di ciò che egli vede e, conseguentemente, noi vediamo.Quanto spesso si è visto un regista perdere l’anima, dopo il divorzio dal proprio fidato autore di colonne sonore!
In fondo, non si è distanti da una sorta di rapporto intimo: un matrimonio, un contratto, un ricatto in certi casi…i due si osservano, giocano ad influenzarsi l’un l’altro, si manipolano. Si condizionano. E’ dinamismo plastico, azione combinata di un moto “assoluto”, impresso dal regista, con le trasformazioni che l’oggetto (il film) subisce in relazione all’inserimento della musica nella sua spina dorsale, lungo le terminazioni nervose, nel cuore. Relazione fatidica, poiché dà vita all’apparizione di un tutto.
Il nome di Angelo Badalamenti, nato a Brooklyn nel 1937, non si sente forse pronunciare frequentemente quanto altri, ma a tutti sono note alcune sue musiche di commento, ‘e pluribus’ quella per la serie televisiva (capolavoro) di David Lynch, “Twin Peaks”, della quale attendiamo, noi fans, la nuova edizione che sembra si stia realizzando tra le solite mille difficoltà produttive e dovrebbe un bel giorno vedere la luce. Speriamo.Proprio Lynch è l’autore cui Badalamenti ha legato la fama e il proprio destino di autore.Il linguaggio dei sogni del grandissimo regista del Montana è inscindibile dal guscio protettivo delle musiche di Badalamenti, minacciose e rassicuranti come il respiro di un ignoto animale dormiente nell’oscurità. Questo musicista dimostra un’adesione intima ed inquieta alle visionarie rappresentazioni lynchiane e ciò che ne risulta è sicuramente uno dei lasciti più significativi del cinema moderno.
Alcuni illustri colleghi suoi, come Fiorenzo Carpi e Nino Rota, si affidarono moltissimo all’invenzione melodica; altri come Krisztof Komeda, al e agli arrangiamenti più raffinati; Angelo Badalamenti è invece un pittore di aure metafisiche. La sua musica è immobile come una scultura cubista. Si affida a poche armonie, spalmate sulle immagini come una mano invisibile di colore. A Badalamenti non interessa il vero, non insegue il tema memorabile ma cerca il “colore” delle situazioni, e sempre lo trova o lo inventa. Con poche pennellate crea un’impronta che riesce ad alludere a tantissimi moti della coscienza, dall’ironia alla contemplazione, dalla luce all’incubo. E’ musica del distacco che, rinunciando apparentemente ad imporsi, afferra le immagini dall’interno e le sublima su un ideale superiore.
Questo disco pubblicato nel 2010 da Colosseum Music è una buona antologia di momenti salienti della sua carriera. Si parte dal succitato Twin Peaks facendo tappa presso molti altri capolavori lynchiani (Wild at Heart, Mulholland Drive, Blue Velvet, The Straight Story…); e non soltanto: c’è persino il tema, efficace e singolare, scritto per i giochi olimpici di Barcellona accanto ad altri lavori per il grande e piccolo schermo.
Bel disco che ci permette di rivisitare uno stile unico, dalla poetica cupa e ‘chic’.In fondo questo autore, collocato come molti suoi colleghi fuori dal cono di luce (o d’ombra) del mondo accademico, raggiunge con mezzi semplici quell’ideale di musica “pura”, né descrittiva né aneddotica né sentimentale, lungamente inseguito da autori più attrezzati e blasonati. Torniamo quindi ad ascoltare, al cinema o fuori, questo piccolo grande maestro del chiaroscuro.
Esecuzioni pregevoli affidate alla Brussels Philarmonic diretta da Dirk Brossè.

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