Sousaphonix e Giorgione al Roma Jazz Fest

 

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Foto di Elisa Caldana

Giorgione

Questa fortunata edizione del Roma Jazz Fest si chiude in bellezza e allegria con il concerto divertente, colorato, energico dei Soiusaphonix di Mauro Ottolini, che hanno diviso il palco con uno chef amatissimo, che ha riportato la buona cucina ad un altissimo livello: quello familiare, quello delle ricette tradizionali, ben diverso dalla cucina un po’ modaiola dei vari Masterchef Italia, Australia o Usa, e che e’ parso quanto mai affine a questa band.
Niente di facile eppure niente di ostico, ne’ nella musica di Ottolini, ne’ nella cucina di Giorgio Barchesi, alias Giorgione: arrangiamenti impeccabili nell’ excursus sonoro scelto dal primo, che ha toccato musiche di tutti i paesi (Portogallo, Spagna, Cuba, Stati Uniti, musica Ebraica, Haiti solo per citarne alcune). Cura nei particolari nella realizzazione di una ricetta povera ma complessa nei passaggi, i “rigatoni alla pajata”, ovvero rendere sopraffini gli ingredienti poveri di una cucina antica.
Per entrambi, in un felice intreccio di suoni e di profumi (in pochi hanno potuto assaggiare il sapore della pietanza finale) un filo rosso comune: la comunicativa, la passione nel fare le cose, la volonta’ di arrivare al pubblico.
Chi vi scrive e’ appassionata di musica e di cucina dunque con questo concerto ha appagato con soddisfazione entrambi gli aspetti, anche se un po’ piu’ di Giorgione non avrebbe di certo guastato.
I Sousaphonix sono oramai una realta’ ben definita: l’ atmosfera creata da questi bravissimi musicisti e’ festosa ma riesce anche a diventare struggente e nostalgica, a volte felliniana, a volte piu’ “black” dei neri di New Orleans,  . In un’ ora abbondante di performance si sono potuti apprezzare una sezione fiati coesa nei bellissimi obbligati scritti, nei preziosi background, e formata da ottimi solisti. La sezione ritmica e’ incisiva, pulsante, il basso perfettamente congruo a batteria e percussioni. La chitarra preziosa armonicamente. Ottolini e’ un leader contagioso per entusiasmo ma anche per carisma.
E poi ci sono le voci: la bravissima, versatile e perfetta Vanessa Tagliabue Yorke, che riesce ad essere emozionante sia cantando  musica Haitiana, che araba, che spagnola, che ebraica: non imita, entra nell’essenza di mondi sonori diversi restituendoli con intensita’. Vincenzo Vasi, che incanta, attrae, stupisce con una voce potente ma anche con un’interpretazione allegramente, volutamente, sfacciatamente non conforme.
Ottolini intervista Giorgione (per chi lo segue ascoltare il suo vocione gentile e’ musica) e intanto il profumo del sugo pervade la Sala Sinopoli. I musicisti e qualche altro fortunato assaggiano i paccheri.
Musica e cibo: cosa vogliamo di piu’?