Il concerto alla Casa del Jazz il 4 dicembre scorso “Sophisticated Ladies”

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Giuliana Soscia Trio

Checché se ne dica quello del jazz rimane un mondo ancora, sostanzialmente, maschilista. Certo, tutti sappiamo che sono esistite ed esistono ancora oggi delle grandissime artiste, da Billie Holiday a Sarah Vaughan a Toshiko Akyioshi tanto per venire ai giorni d’oggi. Ma si fa ancora fatica ad accettare che una donna possa essere al tempo stesso un’eccellente strumentista, un’eccellente compositrice, una grande direttrice d’orchestra e arrangiatrice.
Bene ha fatto quindi la Midj, l’Associazione Nazionale dei Musicisti di Jazz, ad organizzare alla Casa del Jazz dal 19 novembre al 18 dicembre sei concerti con progetti artistici capitanati da donne. Ovviamente rassegne del genere sono già state organizzate ma questa ha forse un sapore particolare in quanto, come fa rilevare la stessa Midj, questa serie di concerti si propone di far conoscere e affermare la forte identità femminile attraverso una variegata e straordinaria  panoramica sulle artiste di Midj, protagoniste di un vero rinnovamento dello scenario non solo musicale,  ma più ampiamente culturale italiano.
Coerentemente a questo principio, sono state selezionate sei grandi musiciste, portatrici non solo di una eccellente maestria strumentale o vocale, ma anche di una non comune capacità progettuale: Elisabetta Antonini con il suo progetto “The Beat Goes On” omaggio alla Beat Generation; il duo composto dall’italiana Cristina Renzetti e la brasiliana Tati Valle, con “Madeleine”, un lavoro basato su un repertorio misto italiano e brasiliano che ha ottenuto ampi consensi di pubblico e di critica; Lucia Ianniello che ha presentato il suo cd “Maintenant”, lavoro per immagini, ambienti e paesaggi sonori, un po’ visionario, con una ricerca particolare sulla melodia e sui timbri; l’Ajugada Quartet, ovvero Antonella Vitale voce, Gaia Possenti pianoforte, Giulia Salsone e Danielle di Maio sax alto e soprano, con il progetto “Il Giro del mondo in 6 canzoni” che propone al pubblico un viaggio senza confini né limiti geografici attraverso il jazz come linguaggio universale; il trio di Giuliana Soscia e a chiudere il quartetto della sassofonista Carla Marciano.Il 4 dicembre siamo andati ad ascoltare il trio di Giuliana Soscia che coadiuvata dal contrabbassista Francesco Angiuli e dal batterista/percussionista Francesco De Rubeis ha presentato il suo “Sophisticated Ladies” dedicato alle compositrici/arrangiatrici jazz.  Una lente d’ingrandimento sull’universo femminile, visto tramite la composizione e l’arrangiamento in ambito jazzistico, proprio a evidenziare e valorizzare quelle caratteristiche cui si faceva riferimento in apertura. E occorre immediatamente sottolineare come la Soscia abbia raggiunto appieno gli obiettivi prefissati. Come forse molti lettori ricorderanno, il vostro cronista è un appassionato sostenitore della fisarmonica quale strumento capace, se nelle mani giuste, di affrontare con assoluta pertinenza il linguaggio jazzistico. Abbiamo sempre considerato la Soscia come una prova lampante di questa posizione e la cosa è stata confermata alla grande dal concerto alla Casa del Jazz: Giuliana ha ancora una volta evidenziato non solo di essere una grande fisarmonicista ma altresì di saper scrivere molto bene e soprattutto in questa occasione, di essere una straordinaria arrangiatrice. In effetti se le doti di strumentista e compositrice erano già state ampiamente lumeggiate nei suoi album con il marito Pino Iodice (anch’egli non solo grande pianista ma eccellente direttore, compositore e arrangiatore) la capacità di arrangiare così bene partendo da brani tutt’altro che facili è stata l’ennesima conferma del talento musicale della Soscia.
Partendo da proprie composizioni quali “First Impression”, “Contemporary Tango”, e “Sonata per luna crescente”, contenute nell’album del Giuliana Soscia & Pino Jodice Duet, intitolato appunto “Sonata per luna crescente”, la Soscia ha eseguito “Olhos de gato” di Carla Bley, storica compositrice statunitense, i cui brani sono diventati standards; ebbene la Soscia non ha avuto timore di confrontarsi con incisioni storiche come quella effettuata da Paul Bley con Marc Johnson e Jeff Williams nel 1991 offrendo, in splendida solitudine, una versione tanto originale quanto apprezzabile del brano in oggetto. A seguire un omaggio ad un’altra grande artista, Maria Schneider, di cui la Soscia ha reinterpretato “Choro Dançado” inserito nell’album “Concert in the Garden” in cui l’orchestra diretta dalla Schneider si avvaleva anche degli interventi solistici di Rich Perry (tenore) e Frank Kimbrough (); ora ridurre un brano nato per una big band ad una partitura eseguibile da un trio è impresa tutt’altro che facile e la Soscia c’è riuscita alla perfezione. E si badi bene non ricorrendo a formule facili, ad una musica accattivante, ma anzi presentando un jazz più robusto, spigoloso del solito, un jazz che magari ci allontana dalle atmosfere proprie di altre esibizioni della fisarmonicista. E su queste linee direttrici è proseguito tutto il concerto con l’ascolto, nell’ordine di “Kogun” di Toshiko Akiyoshi, “In Walked” Monk”, “Antiche Pietre” e come bis “Ricordando Buenos Aires” tre belle composizioni della Soscia.
Chiudendo queste riflessioni, occorre rilevare come la buona riuscita del concerto sia da accreditare oltre che alla fisarmonicista anche ai suoi due partner. In effetti Giuliana ha avuto l’intelligenza di lasciare ampio spazio sia ad Angiuli sia a De Rubeis i quali hanno avuto così modo di esplicitare appieno il loro potenziale. In particolare Angiuli ha evidenziato tutta l’importanza della sua preparazione “classica” adoperando da vero maestro l’archetto mentre De Rubeis ha messo in vetrina un drumming puntuale, preciso, propositivo, ricco di colori senza mai risultare invadente. Insomma un bel trio per un bellissimo concerto.

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