Il pianista finlandese a Sacile per Il Volo del Jazz

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Nella splendida architettura acustica della Fazioli Concert Hall di Sacile, in provincia di Pordenone (ospitata nella sede dell’ormai internazionalmente celebrata fabbrica artigianale di pianoforti a gran coda, fondata dall’ingegner Paolo Fazioli) si è tenuto, giovedì 10 dicembre, il concerto di chiusura della rassegna “Il Volo del Jazz”, organizzata dal Circolo Culturale Controtempo.
A suonare uno dei meravigliosi ed unici “esemplari” Fazioli, l’estroso pianista finlandese Iiro Rantala, conosciuto per la sua ventennale militanza con il Trio Töykeät, tra i più eclettici e visionari del jazz nordeuropeo, con cui ha registrato una decina di dischi, alcuni dei quali per l’etichetta Blue Note.

Dopo aver sperimentato a fondo l’ampio spettro delle possibilità espressive con il suo trio, da qualche anno Iiro ha scelto di volare da solista, canonizzando in pochi anni un nomadismo di genere e muovendosi trasversalmente rispetto alle estetiche musicali dominanti. Certo, si può parlare di crossover, ed egli stesso ama essere accostato al jazz, in quanto, per definizione, dell’improvvisazione, tuttavia Rantala non ama costruire confini, il suo continuo lavoro di ricerca confluisce verso un’ibridazione di linguaggi sonori incontaminati.

Il suo peculiare modo d’intendere la musica si svela immediatamente dalle prime note di una swingeggiante “Thinking of Misty”, dedicata ad Erroll Garner ma solo come forma di pensiero, non certo per stretta attinenza stilistica. Iiro riesce ad estrapolare gli echi di tutto il suo universo musicale, che convergono in un repertorio nel quale mescola con maestria citazioni bachiane, come il Kyrie dalla Messa in si minore, Aria e le Variazioni Goldberg. Bach, che il pianista definisce “jazzista e improvvisatore” ante-litteram è un caposaldo della sua vocazione filologica e fondamento della sua solida preparazione .
Iiro Rantala è anche un po’ teatrante, nel senso che ha una spiccata propensione alla narrazione parodistica, utilizzando anche il corpo, oltre alla parola, per creare quei divertissement che caratterizzano ogni sua esibizione. Gioca, infatti, con il pubblico, alzando la mano destra, se la composizione che sta suonando è sua, la sinistra se di altri e… tutte e due quando è finita!

La sua irruenza pianistica travolge anche Gershwin… ed è tempo di ragtime, con “Liza”. I suoi piedi calpestano il legno del pavimento, lui segue la melodia canticchiando con gli occhi chiusi. La sua mano sinistra è vigorosa, la destra è lanciata come un missile e scatena una gragnola multiforme di melodia. Ogni movimento è ritmo.

“Freedom” è una citazione in musica al poetico romanzo realista “Libertà”, dello scrittore americano Jonathan Franzen; qui, stoppa con degli asciugamani le corde delle due ottave centrali e il suono sembra quello di una marimba.

Dall’album tributo a John Lennon, ‘My working class hero’, uscito qualche mese fa, ascoltiamo “Woman”, tutto sommato in versione piuttosto didascalica, con qualche guizzo stilistico nel finale. Iiro ricorda l’8 dicembre, 35esimo anniversario dell’uccisione dell’ex Beatles ma anche data di nascita del grande compositore finlandese Jean Sibelius.

Rantala introduce “Happy ‘Xmas (war is over)”, altro brano tratto dal cd dedicato a Lennon ed ormai entrato nel novero dei canti natalizi, ricordando che la prima volta che lo suonò fu proprio alla recita della scuola! Invero, l’intenzione originaria della coppia Lennon-Ono era quella di scrivere una canzone di protesta contro la guerra in Vietnam e, lato sensu, contro tutte le guerre; infatti, la famosissima frase del testo “And so this is Chritsmas, and what have you done” è un’esortazione diretta ad ognuno di noi, singolarmente, e “nonostante il clima pessimistico degli accordi minori” – scherza Iro – è un inno alla speranza.

“Tears for Esbjörn”, composta in ricordo dello scomparso amico e musicista svedese Esbjörn Svensson, è una ballad struggente e meditativa, che coglie uno stato d’animo di profondo dolore e di quieta malinconia.

Chiude la sessione l’affettuoso ritratto musicale che il pianista ha scritto per i suoi due figli, Bruno e Topi (i nomi sono anche i titoli delle composizioni). I brani sono perfettamente acconci all’indole dei due: Bruno, “un ragazzo semplice, riconoscibile in due soli “accordi”: mangiare e dormire” e Topi, complicatissimo e sempre nei guai…

Iiro ringrazia il pubblico e il padrone di casa perché, dice, “Fazioli is the best grand in the world!”

Due i bis, tra applausi infiniti ed una standing ovation – forse un pochino esagerata. Il primo è la beatlesiana “All you need is love”, che ha come intro l’inconfondibile riff di “God Save the Queen” e che coinvolge gli spettatori in un momento di canto corale… il secondo, l’ “Intermezzo” dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, ad avvalorare il convincimento che “la musica è una macchina per sopprimere il tempo”… ed anche i generi.

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