ALEXANDERPLATZ JAZZ CLUB – RE-Opening 27 febbraio 2016

alexanderplatz

Via Ostia, 9, 00192 Roma
infoline 342 8329344
www.alexanderplatzjazzclub.it

Anche le mura dell’Alexanderplatz hanno assorbito 33 anni di musica!
Lo testimoniano le centinaia di graffiti che artisti di tutto il mondo hanno voluto lasciare, con dediche spiritose, poetiche, sempre affettuose, per celebrare il loro passaggio nello storico locale di Via Ostia.
Nel 1984, Giampiero Rubei dava vita a quello che sarebbe diventato il più celebrato jazz club di Roma, recensito e consigliato anche da tutte le più autorevoli testate di settore italiane e non solo, la rivista statunitense Downbeat lo riporta anche quest’anno come “Uno dei migliori locali jazz del mondo”!
Impossibile citare i grandi che si sono esibiti, tra tanti Chick Corea, Chet Baker, Winton Marsalis, Dave Holland, Michael Brecker, Joe Henderson, Jack de Johnette, Steve Coleman, Stefano Bollani,  Antonello Salis, Stefano Di Battista, Danilo Rea, Roberto Gatto, Javier Grotto, Natalio Mangalavite, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, e i migliori nomi del jazz tradizionale Loffredo, Patruno, Marcello Rosa, Piana e molti altri.
Molte anche le iniziative che hanno preso forma per volontà dei Rubei e che hanno divulgato il jazz italiano in festival internazionali, da Villa Celimontana Jazz fino a New York, Parigi, Chicago, Mosca, Dubai, Pechino, Finlandia, Londra, Corea, Amsterdam, Grecia, Medio Oriente.
La serata inaugurale, sabato 27 febbraio, avrebbe coinciso con il compleanno del patron Giampiero Rubei, e sarà una lunga kermesse a testimoniare la ricorrenza. Le adesioni di tutti i più importanti e affezionati musicisti del mondo jazz sono in continua evoluzione.
Tra gli altri: Maria Pia De Vito – Stefano Di Battista – Alfredo Paixao – Rosario Giuliani – Riccardo Biseo – Lino Patruno – Giovanni Tommaso – Niky Nicolai – Miraldo Vidal Band – Natalio Mangalavite – Javier Girottto -Disordinati Musicali.
La nuova stagione vedrà alla direzione del locale e degli eventi collegati, come il Festival Internazionale “Jazz&Wine” a Montalcino e “Non Solo Jazz” all’Argentario, Eugenio e Paolo Rubei.
Nel locale rinnovato, la cavea jazz riprende i suoi colori dal bar alla cucina, un piccolo spazio dedicato all’artigianato, mostre, eventi. Non mancherà nella programmazione il jazz tradizionale, ma si esploreranno anche i nuovi linguaggi, fedeli alla linea del club star del jazz internazionale e nostrano, tra le nuove proposte, invece, le serate dedicate al cantautorato di qualità italiano. Nella nuova stagione la collaborazione con “Disordinati Musicali”, al secolo Daniela Morgia & Claudio Milo Vietnam in partnership con Radio K , per serate e after live con selezioni musicali, Djset e Live set che vedranno interagire musicisti e Djs. (altro…)

Ravel, L’enfant et le sortilèges. L’opera “spiritosa” del grande maestro

Seij Ozawa è uno dei migliori direttori al mondo. Specialista tra l’altro del repertorio novecentesco, che sa tradurre in esecuzioni di appassionata esattezza, nel settembre 1984 formò sotto la propria leadership l’orchestra denominata Saito Kinen per commemorare Hideo Saito, famoso insegnante nipponico.
Costituita da strumentisti giapponesi provenienti da ogni parte del mondo, essa ha proseguito la propria attività principalmente sotto la guida dello stesso Ozawa, incidendo dischi ed effettuando tournées di successo in tutto il mondo.

Ozawa è un appassionato cesellatore, un maestro del decorativismo, amante del particolare, del dettaglio che aggetta dalla struttura principale. Il motore di ogni sua scelta musicale sembra essere il senso dei colori, che egli ha vivissimo; ma è anche una mente organizzativa che sa restituire le più lambiccate strutture in immagini chiare, nelle quali consiste l’interezza del pensiero dell’autore prescelto. Perfetto, quindi, per condurre felicemente in porto il “Bambino e i sortilegi” che può ben dirsi il capolavoro scenico del grande autore basco, anche soltanto per l’orchestrazione davvero stupenda (ogni studente di composizione trarrebbe gran profitto da un’analisi approfondita di questa partitura).

E’ poi il tono singolare, in bilico tra vaudeville e opera comica, a costituire il fascino di questo microdramma, che Beniamino dal Fabbro definì ”una sorta di geniale e personale compendio di tutte una serie di ispirazioni musicali infantili” , da Schumann, a Musorgskij giù giù fino allo stesso Ravel, che con il balletto ‘Ma Mére l’Oye’ già si era avventurato nei recessi della fiaba.

Qui abbiamo un bambino che si addormenta dopo aver distrutto, in quel furore ricreativo tipico delle piccole pesti, una certa quantità di giochi: i quali poi, in sogno, si rianimano rancorosi, perfino assetati di vendetta, finché un gesto di spontanea pietà del bimbo nei confronti di uno scoiattolo ferito non li placa, facendo guadagnare al pargolo il perdono “coram populo” o, come sarebbe meglio dire in questo caso, “coram matre”.
Maurice Ravel è spesso assimilato al movimento impressionista ma, già lo si disse anche su queste pagine, nulla è più sbagliato. Egli è un orologiaio, un artista della puntasecca, appassionato di meccanismi di precisione, un seguace spirituale del primo positivismo, uomo del settecento piuttosto che letterato tardo-romantico alla Debussy. La sua musica sembra coniata sul modello mozartiano, tuttavia stringe legami anche con il jazz e la musica leggera del tempo (ben superiore a quella di oggidì). Ravel mai riproduce il reale così com’è; c’è sempre un mondo ulteriore rispetto a quello che si esibisce.
Oltre al tono misterioso, che prima si evocava in riferimento allo stile, questa deliziosa operìna risulta affascinante anche per il particolare ‘declamato’ richiesto ai cantanti, sorta di recitativo volto a creare una specie anticonvenzionale di straniamento.

La compagnia di canto (Susan Graham, Isabel Leonard, Jean-Paul Fouchécourt e altri) è qui all’altezza del compito, l’orchestra e il direttore eccellenti. Tra i numeri musicali, degni di nota, spicca un “duo miaulé” che fa degnamente il paio con quello più noto di Rossini. Il libretto di Colette è gustoso quanto praticamente intraducibile.
Nell’opera vengono impiegati strumenti obsoleti quali gli eoliofoni e il flauto di loto, oltre ad oggetti eterodossi come la raganella a manovella, la frusta, i crotali, un ceppo di legno, persino una grattugia per il formaggio.
Completano questo CD Decca altre due altre celebri opere raveliane: Shéhérazade, poema di ispirazione orientale su testo di Tristan Klingsor, ancora con l’ottima Susan Graham, Alborada del Gracioso, trascrizione autografa dell’omonimo, vertiginoso brano incluso nel ciclo pianistico “Miroirs”.