Kammerton vocal ensemble: la musica e il canto degli uccelli

Articolo di Daniela Floris
Foto di Andrea Lando

kammerton

L’ALATA GENIA CHE ADORO – spettacolo musicale

Auditorium Ennio Morricone, Universita’ Tor Vergata, Roma
2 marzo 2016, ore 18

KAMMERTON VOCAL ENSEMBLE
Stefania Del Prete – voce
Antonella Marotta – voce
Alessandro Contini – voce
Fabrizio Cardosa – compositore, arrangiatore, voce

L’ARCHIPIANO GRUPPO STRUMENTALE
Lidia Dottore – pianoforte
Gabriele Benigni – violino
Lorenzo Rundo – viola
Marco Simonacci – violoncello

Non e’ affatto scontato ne’ semplice affrontare con disinvoltura, brio, capacita’ espressiva, freschezza un repertorio vasto come quello che affronta il Kammerton, quartetto vocale fondato da Fabrizio Cardosa, che calca le scene, con diverse formazioni, oramai da piu’ di due decenni.
Per mettere in scena uno spettacolo avvincente come quello che si e’ svolto all’ Auditorium Ennio Morricone, per la stagione concertistica organizzata dall’ Associazione Roma Sinfonietta e dall’Associazione Musica d’Oggi, bisogna avere prima di tutto una cultura musicale pressoche’ sterminata alle spalle, che permetta di scegliere un tema che faccia da filo conduttore, in questo caso il canto degli uccelli, e di attingere ad una preziosa moltitudine di brani che vanno dal Trecento, al Rinascimento di Janequin, alla musica  di Messiaen, Respighi Ravel, al Jazz, al Pop dei Beatles, persino.
Poi bisogna essere capaci di mescolare le carte tra di loro e avere l’ allegro coraggio di intraprendere la non facile esecuzione di un brano come “Il grillo e’ un buon cantore” di Josquin Desprez tramutandolo alla fine in una coda squisitamente jazzistica e swingante nel modo dei “Manhatthan transfer” o dei “Take Six”, tanto per citare due gruppi vocali leggendari che chi ama gli ensemble a cappella non puo’ non amare alla follia. E dunque ci vuole anche una vena compositiva di rilievo.
Poi ci vuole anche un grande amore per la letteratura, magari per Cortazar e le sue “Storie di Cronopios e di Famas” , che ispiri nuove composizioni, piccole opere per voci e strumenti: ed allora ci si divertira’ con la storia della tartaruga che amava la velocita’ e della sua rondine disegnata sul carapace. O per le poesie di Umberto Saba: “L’alata genia che adoro” e’ l’incipit della poesia “Uccelli” di Umberto Saba, che da’ il titolo allo spettacolo e che Cardosa tramuta nel brano di apertura di questo inusuale e fascinoso spettacolo musicale.
Poi occorre decidere con quale formazione strumentale interagire per musicare un repertorio cosi’ vario come genere, epoche, armonizzazioni.
Fabrizio Cardosa, leader e ideatore del Kammerton possiede tutti questi requisiti e altri ancora: ad esempio e’ un raffinato conoscitore di strumenti ad arco, anche antichi, suona la viola da gamba, e’  liutaio, oltre che arrangiatore, compositore, bassista: ecco perche’ la scelta dell’ ensemble cade sul gruppo strumentale “L’ Archipiano”, formato da pianoforte, violino, viola e violoncello. Musicisti coesi tra loro, abituati alle digressioni improvvise della musica da eseguire, tutt’ altro che semplice anche e soprattutto negli arrangiamenti originali, per i quali e’ richiesta anche una particolare ricerca timbrica: capaci di andare dal contrappunto al Jazz, e allora il violoncello puo’ tramutarsi in  un contrabbasso pulsante di swing.
E poi bisogna saper cantare, naturalmente, cantare non come cantanti e basta ma come musicisti, strumentisti,  che si orientano senza incertezze su partiture difficili, ritmicamente, melodicamente e armonicamente. Occorre bilanciarsi perfettamente senza sgomitare ma facendo in modo che da linee melodiche (che studiate singolarmente appaiono atonali, ostiche)  scaturiscano precisi gli accordi prefissati.
Ci vuole una cura compositiva che  emerga anche negli interludi strumentali tra un episodio e l’altro, che fungono da raccordo e anticipano di volta in volta le sonorita’ successive, o anche concludono storie o suggestioni prima che il viaggio continui per la prossima tappa.
“L’alata genia che adoro” e’ un percorso affascinante che prevede fermate improvvise con tappe stupefacenti, inaspettate ma non certo casuali.  Un viaggio, quello del Kammerton e dell’ Archipiano un po’ descrittivo di suoni, un po’ evocativo di stati d’animo, un po’ sorgente riflessioni, in cui gli uccelli diventano anche metafora: nelle letture (bellissima quella dell’ “Uccello Azzurro” di Charles Bukowski, recitata da Alessandro Contini), oltre che nella musica.
Musica che vola via tanto giocosa, onirica, irriverente (per la complessita’ dei brani, per gli arrangiamenti pregevoli, per la bravura tecnica, la coesione, l’ espressivita’ dei musicisti) quanto serissima (per la complessita’ dei brani, per gli arrangiamenti pregevoli, per la bravura tecnica, la coesione e l’espressivita’ dei musicisti). No, non e’ una ripetizione: e’ che il padroneggiare il linguaggio musicale permette poi di giocare senza timore con brani anche molto difficili dal punto di vista esecutivo, facendo in modo che chi ascolta si stupisca, si diverta, giochi, sogni. Un po’ come quando vediamo un gabbiano o un’ aquila librarsi in volo e li seguiamo con occhi pieni di stupore e ammirazione senza pensare a quanta complessita’ celi la natura perche’  volo possa compiersi. E’ bello, ci incanta, ci affascina. E poi dopo ci viene anche voglia di capire come sia possibile che tutto questo possa accadere… ma solo dopo.