Elena Langer: landscape with three people Un diafano, indimenticabile ritratto

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Da più parti e da più lungo tempo si levano prèfiche intente a piangere la morte dell’arte dei suoni la quale però, nonostante la techno, le canzonette livellate verso il basso, i “Reality” dei miei stivali, nonostante cotanta somma stupidità auditiva sopravvive quasi per miracolo.
Ciò avviene grazie a compositori pregevoli come Elena Langer, nata nel 1974 e oggi residente a Londra.
Essere compositore oggigiorno è più difficile che in passato? Da buon filisteo, rispondo senza esitazione di sì e per un motivo semplice: sono peggiorati, e di molto, il contesto e il linguaggio. Scrivere bene oggi, forse scrivere tout court, non è più solo un problema di grammatica, di algebra, di puntuazione: è una lotta impari contro l’afasia imperante, il pompaggio di un fluido, chiamiamolo pure ossigeno critico, nel polmone asfittico della società massificata.
Invito quindi all’]ascolto di una compositrice nuova o non abbastanza conosciuta.
Per definire la musica di Elena Langer rubo le parole a Umberto Saba, essa è “una porta aperta ai sogni”.
La compositrice possiede, a differenza di moltissimi suoi colleghi della scena attuale, il dono di trasmettere, di affascinare. Ascoltando i suoi pezzi si rivolge l’animo al profilarsi di un discorso complesso, quasi raggomitolato, purtuttavia sempre intelligibile e chiaro. Non è l’ “os rotondum” di carducciana memoria, amato dai musicisti ruffiani, ma una poesia scarna, semplice, quasi infantile, dai toni freddi come la Russia dalla quale l’autrice proviene.
Ella sembra riuscire a dominare quell’algoritmo che Schoenberg denominò felicemente “melodia di timbri”, la capacità di antologizzare ed isolare, all’ interno di una struttura, un percorso di colori che l’orecchio possa sostituire a una melodia tradizionale.
C’è in questo comporre quella piacevole sensazione “centripeta” che dà all’ascoltatore l’individuazione di un’autentica poetica; una musica che non bara, non fa appello soltanto ai sensi e, vivaddìo, ci proietta in alto.
Affascina anche un’adozione del contrappunto che a me ricorda quello più complesso e “a fasce” di Ligeti: un uso cioè capillare, cromatico delle linee, che vengono a creare come un perpetuo vortice atmosferico, ricco di tensione ed eccitante anche nei momenti delicati.
Persino nei passaggi più decorativi, teneri, si ritrova un’emozione accesa, quasi un vigile tumulto.
Non si sa cosa possa diventare una compositrice così giovane negli anni a venire. Di certo ora pare migliore della società che l’ha generata il che, non vi è dubbio, fa sperare in un futuro incoraggiante.
Il CD meritoriamente pubblicato da Harmonia Mundi France vale l’ascolto, anche per sostenere una voce forte. Esso snocciola titoli molto suggestivi tra cui “Landscape with three people” (il brano più ampio), “Snow”, “The storm cloud”; vi sono anche due deliziose canzoni ispirate al mondo dei gatti, omaggio neanche tanto velato al mondo stravinskiano.
Tra i musicisti che concorrono in questa registrazione spiccano, in qualità di solisti, l’oboista Nicholas Daniels, il contro-tenore William Towers, e in ruolo di particolare rilevanza, la soprano Anna Dennis.Una piacevole scoperta che fa venir voglia di conoscere più da vicino questa piccola e geniale, ritrattista, giunta da nevi lontane.

Michela Lombardi e Piero Frassi a Il Gusto del Jazz

Michela Lombardi, per anni menzionata nella sezione “Miglior Voce” di Top Jazz della rivista Musica Jazz, ha ricevuto tre candidature agli Italian Jazz Awards. Arriva in Calabria, a Castiglione Cosentino per la rassegna Il Gusto del Jazz, il prossimo sabato 12 marzo, per una tappa unica, accompagnata al pianoforte dal maestro Piero Frassi.

Nella sua carriera ha fatto tutto al massimo: Laureata con lode, diplomata con il massimo dei voti al trienno jazz del Conservatorio di Firenze, ad oggi insegna nei conservatori di Sassari e La Spezia.

Dal 1999 ad oggi ha inciso 10 dischi a suo nome, dei quali due assieme a Renato Sellani e due con Phil Woods (Michela Lombardi & Phil Woods “Sing And Play The Phil Woods Songbook, vol. 1 & vol. 2”, Philology, 2010), che l’ha voluta per incidere una raccolta di sue composizioni.

Ha firmato un brano con Burt Bacharach.

Ha cantato in importanti festival in Italia, Francia, Germania, Belgio e Israele. Un grande onore averla nella rassegna “Il Gusto del Jazz” che il prossimo sabato 12 marzo, la vedrà calcare la scena con il progetto “Old & New Standards”, accompagnata dal maestro Piero Frassi, già pianista di artisti come Karima Ammar, Tullio De Piscopo e Linda Wesley, ha aperto i concerti italiani di Burt Bacharach, Seal, Simply Red, Kenny Garrett e Whitney Houston.

Il duo Lombardi – Frassi è affiatato e ben collaudato grazie a diciotto anni di concerti insieme, coronati da numerose incisioni, tra le quali una che vede i due talenti, cimentarsi con i nuovi standard di compositori come Johnny Mandel e Michel Legrand.

Queste ed altre melodie di autori contemporanei, come l’amato Burt Bacharach, si intrecciano nel loro repertorio con grandi classici del jazz e della bossanova, dando vita ad un caleidoscopico viaggio tra canzoni accomunate da melodie solide e testi di valore letterario, in cui la voce di Michela Lombardi è supportata dal timing formidabile di Piero Frassi, la cui inventiva ritmica non fa sentire la mancanza di altri strumenti.

Si ricorda che la serata, comprende oltre al concerto anche una cena con degustazione di vini, al prezzo di euro 12 a persona. Sono disponibili abbonamenti che prevedono 6 concerti con cena a 60 euro.

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