Enrico Pieranunzi ed Enrico Rava presentano i loro “songbook”

My_SongBook

Enrico Pieranunzi autore di canzoni? E perché no; la notizia può stupire solo chi non conosce il multiforme e smisurato talento del pianista romano, oramai considerato una delle punte di diamante del pianismo internazionale. Certo non stiamo parlando di canzoni nel senso tradizionale del termine ma di un connubio tra parole e musica nel solco di una lunga e gloriosa tradizione jazzistica. Ebbene, proprio richiamandosi a questa tradizione, Enrico ha registrato uno splendido album dal significativo titolo “My songbook” con Simona Severini alla voce, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Nicola Angelucci alla batteria e due guests, Rosario Giuliani al sax alto e soprano e Francesco Lento alla tromba.
In programma undici brani tutti musicati dal pianista che in molti casi ha scritto anche le parole; non è infatti un mistero che Pieranunzi ami moltissimo la poesia: di qui il ricorso a testi di personaggi illustri quali il poeta e scrittore afroamericano nonché esponente di primo piano della Harlem Reinassance, Langston Hughes in inglese e la grandissima poetessa Jacqueline Risset in francese. Di converso alcune personalità artistiche internazionali, affascinate dalle melodie del pianista, si sono offerte di aggiungere alla musica dei propri testi: è il caso di Duran, Morrish, Julie Goell (“Fairy flowers”), Zawadazki .
L’album, uscito nel gennaio scorso per Jando Music|Via Veneto Jazz,  è stato presentato alla Casa del Jazz il 9 marzo scorso e, caso non troppo frequente, l’ascolto live per nulla è risultato inferiore all’ascolto dell’album.
Ad aprire le danze “My heart in a song” con testi di S. Duran cui ha fatto seguito uno dei brani più cari a Pieranunzi… e non solo a lui, “Night bird” inciso nel ’79 con Chet Baker, Maurizio Giammarco, Roberto Gatto e Riccardo Del Fra, così come “Soft journey” e “Fairy flowers” questi ultimi due mai prima registrati in versione vocale e che sono stati eseguiti durante il concerto romano. E bene ha fatto Pieranunzi a ricordare la lunga e straordinaria collaborazione con Chet Baker che tanti straordinari frutti ha dato, per cui è stato davvero emozionante risentire pezzi che hanno accompagnato la carriera artistica sia di Pieranunzi sia di Baker.
Ma il concerto romano non è vissuto, ovviamente solo nel ricordo del grande trombettista. Abbiamo , infatti, ascoltato altre perle dovute alla penna di Pieranunzi tra cui “Coralie” e “Io non saprò mai perché”; in ogni occasione il pianista ha duettato magnificamente con Simona Severini che si è confermata eccellente vocalist, dotata di una voce allo stesso tempo potente e intrigante e soprattutto di rilevanti capacità interpretative che le consentono di transitare con estrema disinvoltura da atmosfere di chiara impronta boppistica (“Night bird”) a pezzi di natura più intimista (“Just a song”) . In effetti questo album rappresenta il culmine di una collaborazione tra pianista e cantante che data dal 2012 quando insieme interpretarono “Futura” nell’album significativamente intitolato “Dalla in jazz”; successivamente i due si sono esibiti in numerosi concerti in Italia e in Francia per cui si può ben dire che questo album rappresenti il culmine della loro collaborazione .
E parlando sia del concerto sia del disco non si può non evidenziare la prova del collettivo con una sezione ritmica di eccellente livello e i fiati che quando sono stati chiamati in azione, hanno dato un contributo decisivo.
In definitiva un bel concerto e un gran bel disco che ci mostrano un altro lato della complessa e affascinante personalità del pianista romano e che portano all’attenzione di quanti ancora non la conoscono una vocalist di classe quale Simona Severini.
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