Presentato l’album “Incanto”

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Elena Somaré

Le donne non fischiano, non possono: farlo sarebbe un atto di grave maleducazione. E’ questo un assunto su cui, sino a qualche anno fa, era impossibile discutere. Naturalmente le cose cambiano e oggi anche le donne fischiano… e come fischiano! Ne abbiamo una riprova nell’album “Incanto” di Elena Somaré uscito il 29 aprile, distribuito da Audioglobe, e presentato di recente in un locale di Trastevere.

Durante la conferenza stampa, la Somaré ha “fischiato” solo tre brani accompagnata dall’arpista paraguaiano Lincoln Almada, che del progetto è direttore artistico; ma l’album accanto alla leader vede, oltre il già citato Almada, alcuni grandi musicisti della scena classica, barocca, ma anche popolare, come il clavicembalista Guido Morini, l’arpista classica Sara Simari, il violoncellista Sandro Meo, il percussionista Arnaldo Vacca, il chitarrista Mauro di Domenico e la violinista Rossella Croce. Un disco, quindi, che pone tutti questi strumenti al servizio, armonicamente, dell’interpretazione fischiata, operazione delicata, fascinosa, e assolutamente ben costruita.
In effetti la Somaré è riuscita nella non facile impresa di adoperare il fischio come un vero e proprio strumento, dal suono dolcissimo, in grado di ben interpretare il non facile repertorio, tutto incentrato sulla grande musica italiana. In programma quattordici brani che rappresentano la grande musica italiana, in particolare napoletana, dal 1500 a oggi: così l’album si apre con “Scetate”, una canzone in lingua napoletana composta nel 1887 con testo di Ferdinando Russo e musica di Mario Pasquale Costa, e si chiude con “Caruso” di Lucio Dalla. In mezzo brani celebri come “Tu si na cosa grande” di Modugno, “Na sera e maggio” di Pisano/Cioffi e “Passione” di Bovio, Tagliaferri, Valente; brani meno celebri ma di grande valenza quali “Antidotum Tarantulae” scritto nel 1630 dall’abate gesuita Athanasius Kircher e “Augellin” di Landi, e brani tratti dalla grande tradizione colta quali “Danza” di Rossini e “Si dolce è ‘l tormento” di Monteverdi.
Ebbene, alle prese con un repertorio tanto variegato ed impegnativo, la Somaré evidenzia una maturità ed una consapevolezza dei propri mezzi espressivi che la portano, tra l’altro, a mantenere una buona intonazione per tutta la durata dell’album. Segno evidente di una forma artistica praticata da molto tempo: io fischio “fin da piccola senza che nessuno me l’abbia insegnato. – confessa la Somaré – Per me è un piacere, una valvola di sfogo, è come suonare con la bocca chiusa, in segreto”.

Incanto

L’ incontro con il pubblico, in qualità di “fischiatrice” avviene solo qualche anno fa, quando la vocalist jazz Ada Montellanico la invita sul palco dello storico Alexanderplaz di . Dopo sono successe molte cose: il Piccolo Teatro di Milano, il Reial Cercle Artistic di Barcelona, l’Auditorium Parco della Musica e il Teatro Sistina di , sino a giungere alla realizzazione di “Incanto”.
L’album è inusuale ma se ci si lascia andare alla musica, se si sgombra la mente da qualsivoglia pregiudizio, il viaggio proposto dall’artista è davvero dolce, suadente, a tratti emozionante come nel caso della sempre splendida “Passione” o di “Na sera e maggio”; unico punto di debolezza l’interpretazione di “Caruso” in cui la Somaré non è riuscita a trasmettere il pathos insito nel pezzo, obiettivo perfettamente centrato anche da alcuni jazzisti quali, ad esempio, Renzo Ruggieri con la sua fisarmonica.

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