“Around ”, il primo del pianista per la prestigiosa Decca

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CD Decca 4814521 / Digitale

Un autore può dirsi immortale se nel futuro altri grandi autori non ne potranno mai prescindere. Il che vale per ogni arte: letteratura, arti figurative, musica. Bach è certamente autore immortale, e non occorre in questo articolo darne le prove, tanto più che chi vi scrive non è certo in grado di parlare di Bach: ma di ascoltarne una interpretazione sì.

E poi le prove dell’immortalità di Bach ce le fornisce , che in questo disco con la prestigiosa casa discografica Decca decide di svelare a chi ascolta come Bach abbia attraversato il tempo, filtrato dalla grande personalità artistica di quattro autori magnifici: Ferruccio Busoni, Max Reger, Franz Liszt, CésarFranck.
Ma non pensate che Bianchi ripercorra questa sorta di metalinguaggio musicale bachiano tenendosi distaccato e lontano da ognuno di questi musicisti, Bach compreso.
Perché nella musica colta, chi esegue anche in maniera rigorosa le composizioni altrui, non è mai pedissequo, ma, se artista a sua volta, che è il caso di Bianchi, filtra l’opera con il proprio sentire e con il proprio personale linguaggio, nonché con il proprio tocco, anche quando, come in questo caso, a monte di tutto il lavoro c’è un severo studio filologico, e una cultura del rispetto delle intenzioni degli artisti che vengono eseguiti.
Dunque in questo ambizioso progetto di rilettura di un titano della musica attraverso quattro grandi compositori, ciò che si ascolta è il miracolo dell’eternità di quella stessa musica, ove per eternità si intenda la capacità del rimanere viva, di riuscire a rimanere “coeva” pur risalendo a secoli prima: Bach travalica il 700 e giunge e rinasce nel 900 in Ferruccio Busoni, che ne trascrive la celeberrima Toccata e Fuga in Re minore BWV 565. Un suo tema dall’ opera 81 diventa la matrice preziosa di Variations ad Fugue on a theme of J.S. Bach di Max Reger. Franz Liszt a lui si ispira per Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen Variations on Bach Cantata,S.179, facendone quasi una dolente visione onirica. Infine César Franck, con Prélude, Corale et Fugue, mostra come un mondo sonoro apparentemente lontano da Bach sia in realtà così intimamente a lui legato. Per chi sia bravo a coglierlo, lo cita, addirittura, ma non occorrono citazioni: Bach si staglia evidente nella solennità grandiosa e quasi drammatica dell’andamento del Preludio, o in quello placido ma struggente del Corale, o in quello contrappuntistico della Fuga.
Massimo Giuseppe Bianchi infine approda a Bach, senza mediazioni se non quella delle proprie sapienti mani con il Capriccio sopra la lontananza dal fratello dilettissimo, in cui la difficoltà è di certo data anche dal dover interiorizzare per poi esprimere, ed evocare, un sentimento profondamente umano e in questo caso molto definito: la nostalgia di un fratello.
Il virtuosismo, che Massimo Giuseppe Bianchi dimostra possedere non certo come qualità fine a sé stessa ma come possibilità ulteriore di espressività, emerge in tutti i brani di questo disco prezioso: prezioso perché testimonianza di un’eterno “esserci” di Bach in tutta la musica a lui successiva. Prezioso perché testimonianza di quanto ogni artista metta sé stesso e qualcosa di inedito e mai udito prima, nonostante il grande passato che lo precede e che lo ha formato.
Ed infine, prezioso poiché mostra che chi esegue musica non propria, se è a sua volta un vero musicista, imprime molto di sé a quell’opera: non a caso Massimo Giuseppe Bianchi è anche improvvisatore di grande personalità. Solo chi ha personalità può, come Bianchi in Around Bach, raccontare la grande musica in maniera così affascinante: come dire, Shakespeare letto da un corretto e didascalico doppiatore è un conto, letto da un grande attore è tutt’altra questione.

 

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