La band ingaggiata per il decennale dell’ Agriturismo Tonutti è una rivelazione esplosiva

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Foto di Elisa Caldana

 

Foto di Elisa Caldana

Agriturismo Tonutti, Tavagnacco, Udine
25 febbraio 2017, ore 1330

Patrizio Forgiarini Coleto voce
Emiliano Visentini basso.
Paolo Rovere chitarra.
Stefano Natali chitarra
U.T. Gandhi batteria

Questa storia comincia con un gentile invito rivoltomi da alcuni amici romani e friulani a partecipare alla festa che l’Agriturismo Tonutti, a Tavagnacco, in provincia di Udine, ha organizzato per festeggiare i primi dieci anni di attività. Tonutti ospita, come se stessero in famiglia, musicisti, produttori, addetti ai lavori durante i loro soggiorni mentre si registra nell’ormai leggendario studio di Artesuono di Stefano Amerio.
L’atmosfera è di certo quella giusta, vini deliziosi e squisitezze gastronomiche locali ci sono tutti e in abbondanza. Si attende l’arrivo della band che allieterà il festeggiamento con musica dal vivo, come in ogni festa che si rispetti.
U.T. Gandhi, notevole batterista che gli appassionati di Jazz conoscono molto bene ammonisce: tra poco si comincia, ma il , Patrizio, deve aspettare il della campanella, dato che fa il bidello nella scuola del paese, il chitarrista, Paolo, fa il falegname e deve finire un lavoro, e arriva al più presto. Un chitarrista manca, Stefano: lui fa l’elettricista, oggi lavora e non può svincolarsi dai suoi impegni. Il bassista, Emiliano, è arrivato. Lui fa “anche” l’ingegnere in regione Friuli. II leader è lo stesso Gandhi, alla batteria, ovviamente: lui si autodefinisce “batterista piastrellista”, per l’attività principale di famiglia, si intende.
Penso tra me, beh carina questa cosa, dai, un bel sottofondo musicale per di più con un batterista così (io lo conosco come musicista più che come piastrellista, n.d.r.) sarà piacevole, chissà cosa suoneranno.
Poi, non ci penso più di tanto, fino a che non li vedo comporsi nel loro spazio preposto.
Il cantante Patrizio Forgiarini Coleto arriva e stende davanti alla propria postazione un tappeto colorato: a vederlo è un personaggio, certamente. Esordisce sibilando “aspettiamo che monti il vino”, mentre si accordano gli strumenti. Stefano Amerio in persona sistema i microfoni. Si fa un brindisi prima della performance. Io chiacchiero un po’ con Elisa Caldana ed Ermanno Basso, Cam Jazz, anch’essi tra gli invitati di Marzia Tonutti, fino a quando non parte la musica.
All’attacco salto immediatamente sulla sedia: una voce incredibile, funky come non mai, mi aggancia irrimediabilmente da quel momento e per quasi tre ore. E con la voce la chitarra, il basso e, naturalmente la batteria: ora capisco perché Gandhi suona con loro, e con quella che non posso che definire “felice allegria”, ma anche con quella evidente, cristallina sincerità che contraddistingue un musicista quando si diverte a suonare e lo fa con tutta la passione di cui è capace.
Un repertorio di mostri sacri del blues, del funky, del rock, del rythm& blues: Jimi Hendrix, James Brown, B.B.King,  e molti altri ancora, interpretati da una band pazzesca, carica di energia, di personalità. Cover? Sì cover, certo. Ma raramente capita di ascoltare cover così trascinanti, convincenti, vive di una forza così deflagrante.
Quante volte avviene, davanti a situazioni simili, di compiere, per forza di cose, un confronto che risulta impietoso, sia nel caso la band replichi pedissequamente l’originale, sia nel caso ci sia l’intento un po’ presuntuoso di “rileggere” “reinterpretare” geni della musica che sono non replicabili né superabili?
La voce di Patrizio Forgiarini Coleto è una voce che rimane impressa, dal timbro graffiante, potente, personalissima. Il suo senso ritmico impeccabile, così come l’intonazione, del resto. Per non parlare di come riesca a tenere il palco: è bravo, ed è ironico, per di più. Non si tratta solo di essere un personaggio: Forgiarini Coleto è assolutamente inimitabile come interprete. Il trio che lo accompagna ha una tale musicalità, una tale carica di energia che non si è potuto far altro che ascoltare elettrizzati quasi tre ore di musica, ballando, godendo oltretutto della gioia dei musicisti, contagiosa, così come accade quando sul palco ci sono professionisti della musica.
Tanto che a fine concerto ho detto a me stessa: oggi sono stata fortunata. Ho ascoltato un gran batterista, UT Gandhi, un cantante strepitoso, un bassista e un chitarrista coesi e pieni di energia che hanno non solo accompagnato ma creato il groove giusto… quello che fa ballare.
Tutti insieme hanno suonato con il cuore. Ecco il segreto: suonare con il cuore, poiché non basta essere bravi. A dire il vero non basta nemmeno il cuore da solo, perché comunque per fare un concerto simile bisogna essere molto bravi.
E allora mi rivolgo ai puristi che storcono la bocca di fronte al termine “cover band”, a prescindere,  – e spesso lo sono stata io per prima, dunque mi rivolgo anche a me stessa –   e dico a tutti noi come si dice a Roma: “Viecce te”. Viecce te a suonare come la U.T Gandhi & Coleto Blues Syndicate.
E soprattutto dico anche “Viecce te” a fare il bidello alla scuola elementare del tuo paese quando hai la musica nel sangue come ce l’ha Patrizio Forgiarini Coleto, e con quella gioia, per di più.  E a suonare in quel modo facendo “anche” il falegname come Paolo Rovere, l’elettricista come Stefano Natali, l’ingegnere in regione Friuli come Emiliano Visentini, e (passiamogliela, va)  il piastrellista, come U.T. Gandhi.
Auguro a tutti i miei lettori di ascoltare almeno una volta la U.T. Gandhi & Coleto Blues Syndicate. E la cosa sarà possibile, perché sono talmente convincenti e trascinanti che Artesuono, ovvero Stefano Amerio, li registrerà in giugno, per realizzare un cd. Ogni tanto le fiabe si avverano.

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