Splendido il nuovo album della vocalist napoletana presentato il 5 maggio

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Bella e riuscita operazione culturale-artistica quella portata a compimento da Maria Pia De Vito con il nuovo album “Core/Coraçao” registrato tra Roma e Parigi e presentato al pubblico il 5 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Conosco Maria Pia sin dagli esordi e l’ho sempre considerata una grande artista per la sua straordinaria voglia di conoscere, capire, di mai fermarsi, di andare ad esplorare terreni inconsueti, di lanciarsi in operazioni tanto rischiose quanto stimolanti. E’ il caso di quest’ultimo “Core/Coraçao”, pubblicato da Jando Music-Via Veneto ,  che rappresenta, probabilmente, il punto più alto raggiunto dalla vocalist napoletana. L’album nasce dall’incontro tra la De Vito e Chico Buarque De Hollanda declinato attraverso l’intento di prendere alcuni gioielli del vasto songbook del cantautore brasiliano e reinventarli in  napoletano.

Ma come è potuto accadere tutto ciò? A spiegarlo è la stessa De Vito la quale, nel corso di una recente intervista, ha spiegato come l’interesse per la musica brasiliana sia albergato nel suo cuore praticamente da sempre, da quando ancor giovanissima ascoltava Chico Buarque che all’epoca viveva in Italia e i cui brani venivano tradotti nella nostra lingua,  come “Construção” che, non a caso, ritroviamo in apertura del CD. Comunque la scintilla vera e propria scocca nel 2010 quando Guinga, uno dei massimi esponenti della nuova musica brasiliana, invita Maria Pia a suonare con lui al festival romano di Villa Celimontana in programma per luglio. Durante le prove, Maria Pia propone di vocalizzare alcune frasi in napoletano: l’esperimento ottiene un esito insperato in quanto Guinga rimane letteralmente entusiasta. In una settimana Maria Pia traduce (o meglio reinventa) in napoletano i testi di otto brani e i due vanno in scena con grandissimo successo, così come accade nel successivo viaggio in Brasile, sempre con Guinga, Tra i brani tradotti ci sono “Olha Maria” e “Voce Voce” ambedue con testi di Chico Buarque; stimolata dai precedenti successi, Maria Pia decide di mandare a Chico queste sue traduzioni che incontrano il favore dell’artista brasiliano; si sviluppa così un intenso legame epistolare per tradurre i testi dal brasiliano in napoletano, un lavoro – sottolinea ancora la De Vito – di straordinaria intensità in cui si pesano le parole, le virgole, ma che alla fine soddisfa appieno tutti e due i protagonisti tanto che lo stesso Chico Buarque è ospite del disco in due brani “Todo sentimento” e “O Meu Guri” (quest’ultimo un duetto in napoletano).

Passo dopo passo, si arriva, quindi, all’individuazione dei brani che si ascolteranno nel disco ed è straordinario constatare come questi piccoli capolavori della musica brasiliana abbiano mantenuto intatta la loro freschezza e la musicalità  dei testi originari pur essendo stati reinventati nella lingua napoletana che si conferma, ove ce ne fosse bisogno, strumento estremamente duttile, ricco di ritmo, di grande varietà che consente interpretazioni di eccelso livello.  Così la già citata “Construção” diventa “A costruzione”, “Agua e Vinho” di Egberto Gismonti si mescola a “Voce ‘e notte”, la celeberrima “Olha Maria” si trasforma in “Curre Maria” … e via di questo passo per tredici brani di indubbio fascino.

Ovviamente l’ottima riuscita dell’album si deve alla bravura di Maria Pia, alla bellezza del materiale tematico… ma anche alla statura dei personaggi che hanno accompagnato la vocalist napoletana in questa avventura e cioè il pianista gallese Huw Warren, che con lei ha inciso due album “Dialektos” e “‘O Pata Pata”, il clarinettista Gabriele Mirabassi probabilmente uno dei migliori conoscitori italiani della musica brasiliana, il chitarrista brasiliano Roberto Taufic che ha curato gli arrangiamenti e Roberto Rossi percussionista particolarmente creativo e originale, con l’aggiunta del Burnogualà Large Vocal Ensemble nel brano n.10, “’O ritorno d’o Jammone”.

Dopo aver ascoltato attentamente il disco, il 5 maggio sono andato all’Auditorium per il concerto di presentazione di “Core/Coraçao” e ne sono rimasto letteralmente affascinato. La De Vito è perfettamente capace di ricostruire sul palco le atmosfere dell’album con l’aggiunta di brevi presentazioni che consentono di meglio seguire quanto gli artisti propongono. Ad accompagnarla  il già citato che si scompone e ricompone a seconda dei brani: così, ad esempio, in “M’abbasta’nu juorno” la cantante è accompagnata da solo pianoforte, in “Curre Maria” la ascoltiamo in duo con Gabriele Mirabassi mentre in “Je t’amo” il ruolo di unico accompagnatore spetta a Taufic… il tutto in rigoroso napoletano eccezion fatta per “Todo sentimento” unico brano proposto in portoghese. Comunque al di là del mutare di formazione, è la perfetta intesa che si respira tra i musicisti a rendere il concerto unico: Maria Pia è così libera di dare sfogo alla propria creatività sicura che i compagni sapranno seguirla, così come i non molti assolo di Warren, Mirabassi e Taufic regalano un ulteriore tocco di classe ad una performance già di per sé maiuscola.

 

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