UDINE&JAZZ 2017 #ETHNOSHOCK: COME IL JAZZ OLTREPASSA LE BARRIERE SOCIALI

Venerdì 7 Luglio, all’interno della Caserma Cavarzerani di Udine, si terrà uno dei concerti della  ventisettesima edizione del festival Udin&Jazz, organizzato dall’Associazione Culturale Euritmica a cura del direttore artistico Giancarlo Velliscig.

Il sottotitolo scelto per connotare il festival (Udin&Jazz è una delle poche rassegne in Italia a sviluppare il suo programma attorno ad un tema specifico) è #ethnoshock!, laddove la componente etnica ha in primis una valenza musicale e culturale… ma non soltanto. La questione ha anche dei risvolti di tipo sociale e politico, a livello locale come nazionale, e Udin&Jazz, forte della consapevolezza che un dialogo aperto tra popoli e culture diverse – specialmente attraverso i linguaggi dell’arte e della musica – sia l’unica via per una convivenza pacifica, nonché uno strumento potente di conoscenza, ha fortemente voluto realizzare questo evento eccezionale, facendo entrare per la prima volta i cittadini di Udine all’interno della struttura.

Qui, il pianista Claudio Cojaniz presenterà, con il suo quartetto “Second Time” il suo recente progetto intitolato “Songs for Africa” (Caligola Records). L’obiettivo artistico del compositore è quello di portare il Jazz e la musica Africana, a lungo apprezzata studiata e vissuta dall‘artista, ad un nuovo punto d’incontro, come sottolinea Cojaniz parlando del progetto: “Non rifà il verso a questa grande e variegata cultura, non c’è nessuna invasione: con rispetto, invece, ne trae fonte d’ispirazione e la reinterpreta”.

La formazione del quartetto è composta da Claudio Cojaniz, al pianoforte, Alessandro Turchet al contrabbasso, Luca Colussi alla batteria e Luca Grizzo alle percussioni e voce. Dalla scelta di questa formazione è decisamente possibile speculare su come il protagonista effettivo dei brani sarà il ritmo e il tempo, ovvero il forte punto in comune che il Jazz e la musica africana condividono. Aggiunge inoltre il compositore, come la musica sarà un vero e proprio viaggio “tra nenie materne ed infantili, evocazioni di blues astrali e danze rituali” dimostrando quanto forte sia la matrice africana ad ispirare il Jazz.

Il valore di questa idea del pianista non poteva che essere promossa ed espressa al suo meglio se non in uno dei luoghi che, ad oggi, può considerarsi come massima possibilità di incontro tra culture, la base che da vita al progetto stesso: si tratta della già citata Caserma Cavarzerani, centro di accoglienza spesso al centro di accese polemiche, che ospita oltre 500 profughi, prevalentemente afghani e pakistani ed anche provenienti da vari stati che hanno come denominatore comune l’essere attraversati da guerre e da regimi militari.

L’incontro non è dunque soltanto occasione di condivisione interculturale di una passione verso la musica Jazz, bensì, per i cittadini, sarà un’occasione per conoscere da vicino il tanto citato “diverso„ che a molti ancora oggi fa paura, non per sua natura ma proprio per le scarse opportunità conviviali che potrebbero rappresentare un punto di contatto e di conoscenza reciproca.

Contesto più azzeccato non poteva essere scelto per esprimere questa volontà sociale: la musica, ma in generale l’arte, come detto, è risaputo essere il grande veicolo che avvicina e fa dialogare le persone.

Il messaggio è quindi di apertura e controcorrente, come d’altronde la musica Jazz ha storicamente sempre cercato di fare negli anni, un linguaggio artistico che ha notoriamente rotto molte barriere.

(MT&AF)