Gerlando Gatto vi suggerisce qualche CD di fisarmonicisti che si esprimono con un linguaggio jazzistico

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E parlando di Castelfidardo, di fisarmonica, mi sembrava opportuno segnalarvi qualche CD più o meno recente inciso da fisarmonicisti che si esprimono con un linguaggio jazzistico.

Frank Marocco – “Ballads” – Artist Signed Records 12/009

Frank Marocco, Daniele Di Bonaventura – “Two For The Road” Artist Signed Records 11/008

E questa mini-rassegna discografica non poteva che iniziare con Frank Marocco, sicuramente una delle voci più originali nell’ambito della fisarmonica jazz. Un vero e proprio gigante che ha saputo dare una svolta al modo stesso di concepire lo strumento, di adattarlo a quelle che sono le pronunce jazzistiche grazie anche ad una tecnica formidabile ma posta sempre al servizio della musicalità, dell’espressività. Ne abbiamo probanti esempi in questi due album.

In “Ballads” Marocco si esprime in splendida solitudine affrontando con classe e pertinenza una serie di ballads molto famose come, tanto per citarne qualcuna, “Lover Man”, “In a Sentimental Mood”, “Smoke get’s In Your Eyes”. L’album ha anche un valore storico in quanto si tratta del suo ultimo CD, prima della scomparsa il 3 marzo del 2012 all’età di 81 anni, prodotto in Italia e pubblicato il 28 settembre del 2011. L’Italia è sempre stato un Paese molto amato da Marocco e non solo per le sue origini (il padre era di Caserta, la madre emiliana). Frank ha infatti continuamente collaborato con nostri musicisti tra cui il bandoneonista Daniele Di Bonaventura col quale ha anche inciso in duo il cd “Two For The Road”. L’album è un vero e proprio gioiellino la cui valenza travalica la bellezza dei temi scelti; i due artisti si integrano alla perfezione con le linee di fisarmonica e bandoneon che ora si intrecciano, ora si affiancano a disegnare un universo sonoro di rara suggestione. Splendida, tra le altre, l’interpretazione di “Pure Immagination” di Leslie Bricusse e Anthony Newley.

Renzo Ruggieri – Improvisations – APA 109 2 cd

(Da una recensione di Daniela Floris)

Renzo Ruggieri decide di assemblare in maniera ragionata una serie di registrazioni live di suoi concerti in solo, avvenuti nell’ arco temporale tra il 1998 e il 2010, con il preciso intento di porre l’accento sull’improvvisazione libera e sul coesistere del suo accordion con effetti elettronici e loop station: dunque un disco in solo ma con la possibilità di replicare, doppiare, distorcere e rendere mutevoli la voce di uno strumento molto connotato, che siamo abituati ad associare ad un tipo di tradizionale, nonostante nel Jazz lo stesso accordion oramai sia sempre più presente ed in alcuni casi innovativo. In questo percorso ardito, quasi una ricerca sperimentale avvenuta negli anni, (questo cd chiude un trittico cominciato con la registrazione in studio di Improvvisazioni Guidate VAP100 e Storie di Fisarmonica Vissuta VAP101 ), Ruggieri si lascia andare ad un’esplorazione integrale (e dal vivo) delle possibilità del proprio strumento, disvelandone le notevoli possibilità espressive, anche quelle più estreme. Quindici i brani in scaletta, ognuno un piccolo mondo a sé, da ascoltare rigorosamente con la totale apertura mentale che permetta di godere senza pregiudizi di suoni a volte anche ostici, ma sempre inseriti in un disegno che ha un qualcosa di ineluttabile, che in qualche modo va “nel modo giusto”. Perché in fondo sono l’espressione di un messaggio profondamente sentito dal musicista che estemporaneamente lo sta formulando: bisogna fidarsi di lui e con lui decidere di partire per quel viaggio in zone inesplorate.

Klaus Paier, Asja Valcic – “Timeless Suite” – ACT 9598-2

Album molto particolare questo che vede l’uno accanto all’altra Klaus Paier all’ accordion e al bandoneon e Asja Valcic al cello, impegnati su un repertorio assai variegato in cui accanto agli original dei due compaiono brani di Stravinsky, di Bach e di Piazzolla opportunamente arrangiati. Il risultato è notevole soprattutto perché alla fine dell’ascolto si resta allo stesso tempo affascinati e straniati, affascinati perché il sound che i due riescono ad esprimere è davvero unico, travolgente nella sua classica modernità. La tecnica messa in campo è straordinaria ma tutto viene declinato con la massima semplicità, senza alcuno sforzo apparente, con grande fantasia tanto che riesce difficile distinguere tra pagina scritta e parti improvvisate… il che se ci riferiamo ai due strumenti a mantice siamo ancora nel solco del prevedibile, mentre il discorso cambia radicalmente se prendiamo in esame il violoncello ché in ambito jazzistico gli esempi di violoncellisti bravi improvvisatori sono rari. Di qui lo stupore, lo straniamento cui si accennava in precedenza in quanto non si riesce a ben identificare se si tratti di jazz, di world music o di cos’altro. Un consiglio? Lasciate da parte le etichette e ascoltate l’album senza porvi eccessivi interrogativi; ne vale la pena!

Antonino De Luca – “Walkin’ On My Way” – Barvin 14/014

Antonino De Luca è uno dei partecipanti al concorso di Castelfidardo su cui ci siamo soffermati nel precedente articolo. Siciliano di nascita, De Luca oramai da anni si è trasferito proprio in quel di Castelfidardo affinando un talento che gli consentirà, quanto prima di raggiungere prestigiosi traguardi. In questo album inciso nel marzo del 2014, si avvale della collaborazione di Luca Pecchia (chitarra), Gabriele Pesaresi (contrabbasso), Federico Nelson Fioravanti (batteria e percussioni) con lo special guest Josè Luis Fioravanti (percussioni). L’album è declinato attraverso dieci brani in cui accanto a composizioni di Victor Young, Michel Petrucciani, Richard Rodgers, Johnny Green, Frank Marocco e Matt Dennis figurano cinque brani dello stesso De Luca che evidenzia in tal modo una bella propensione compositiva. Così il fisarmonicista riesce a transitare con disinvoltura da terreni più propriamente jazzistici ad atmosfere più propriamente brasiliane e funky. Il tutto senza perdere alcunché della propria identità stilistica. Non a caso lo stesso De Luca, nelle brevi note che accompagnano l’album, sostiene “la necessità di comunicare uno stato d’animo, di tirar fuori tutte le proprie emozioni” e come quindi la musica rappresenti il mezzo per comunicare una storia.

Tango transit – “Blut” – Artist Signed Records – 11/007

Il fisarmonicista Martin Wagner, nato nel 1967 a Francoforte, è il fondatore del trio “Tango Transit” completato da Hanns Hohn al contrabbasso e Andreas Neubauer alla batteria. Negli ultimi venticinque anni, questa formazione ha partecipato a numerosi festival prevalentemente di carattere jazzistico (Israele, Scozia, Italia, Francia, Svizzera, Romania) e realizzato quattro albums tra cui questo “Blut” registrato nel 2010 e un DVD live (“Live im Thalhaus” nel 2013). Trattandosi di musicisti di estrazione diversa, il trio ha elaborato uno stile affatto personale in cui confluiscono input provenienti da mondi diversi quali il jazz, il tango… fino al funky e alla musica Cajon. Elementi, questi, che si ritrovano appieno nell’album in oggetto che si articola su un repertorio di 12 brani tutti scritti dal leader, di cui i primi tre fanno parte di un’articolata e lunga suite, che rappresenta, a nostro avviso, la parte migliore dell’album. Tutta giocata e sull’abilità del leader e sull’intesa con gli altri due partners (in special modo con il contrabbassista) la suite si articola su momenti diversificati ben resi dal trio: così dopo un’intro dal sapore vagamente classicheggiante, si instaura prepotentemente un clima tanguero, soppiantato a sua volta da frammenti in cui ha la prevalenza un linguaggio più strettamente jazzistico… e via di questo passo sino alla fine della terza parte assai vicina all’espressività jazzistica anche per merito del già citato contrabbassista.

Massimo Mazzoni, Christian Riganelli – “New Klezmer Tales”Artist Signed Records – 15/015

L’album si avvale di un organico assolutamente inusuale, almeno per gli amanti del jazz: Massimo Mazzoni sax tenore e soprano, Christian Riganelli fisarmonica, cui si aggiungono in due brani, come special guests, Gabriele Mirabassi al clarinetto e Gabriele Pesaresi al contrabbasso. Mazzoni e Riganelli affrontano un repertorio molto impegnativo costituito da sette composizioni originali d’ispirazione klezmer per sassofono e fisarmonica in cui elementi tradizionali si mescolano con input più moderni in una sorta di coinvolgente mistura che raccoglie altresì suggestioni provenienti dalla musica contemporanea, dal contrappunto di marca bachiana e dalle armonizzazioni proprie del jazz; a queste sette composizioni si aggiungono standard della tradizione popolare (Der Heyser Bulgar,  The Blessing Nigun, Badeken Die Kallah, Ballad for a Klezmer)  ed una rivisitazione del III tempo (lamentoso e grottesco) dalla “Hot Sonate” di Erwin Schuloff. Ascoltando l’intero album non si può fare a meno di notare l’amore, la passione e soprattutto l’onestà intellettuale con cui i due hanno affrontato la difficile impresa: nessuno sfoggio virtuosistico, nessuna pretesa di stupire ma la sincera e assidua volontà di aderire a stilemi propri di una musica che per anni e anni ha narrato le vicende, le sofferenze di un intero popolo.

Gerlando Gatto

 

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