Serata condotta dal filosofo Marco Restucci con la partecipazione del chitarrista Antonio Onorato e di Giancarlo Velliscig, direttore artistico di Udin&Jazz

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La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto.

Francis Bacon, uno dei padri del pensiero moderno, scrisse queste parole nel 1625 e sono certa che se avesse conosciuto il giornalista Gerlando Gatto avrebbe sicuramente pensato che la descrizione s’attagliasse perfettamente al personaggio!

Catanese, classe 1946, romano d’adozione, Gatto mastica jazz sin da bambino, al punto che, come ha ricordato nel corso della presentazione del suo libro “Gente di Jazz” (ed. KappaVu / Euritmica) a Napoli, lo scorso 24 ottobre, non ricorda di aver ascoltato altri generi musicali, sin da quando era poco più di un marmocchio… tant’è che già nei primi anni ’60, a soli 14 anni, scriveva già di musica su “Il Corriere di Sicilia”!

Nel suo sangue corrono rotaie di note, sulle quali sfrecciano gli “Honky Tonky Trains” del jazz, che partono dai club di New York per arrivare al dei Juke Joint della Louisiana, rincorrendo i freddi venti musicali del Nord-Europa, fino a raggiungere le calde sonorità del sud del mondo… con frequenti passaggi nelle stazioni del latin-jazz, brasiliano e afro-cubano.

Ho provato a riassumere la sua lunga carriera usando questa metafora perché sarebbe impossibile – e finanche riduttivo – limitarsi a citare tutto quello che Gerlando ha fatto per il jazz in questi ultimi quarant’anni; basti ricordare i cicli di guide all’ascolto alla Casa del Jazz di Roma, con la quale collabora dal 2007 o la conduzione di programmi radiofonici e televisivi per la Rai, assieme al grande Adriano Mazzoletti, o ancora l’essere uno degli estensori della “Enciclopedia del Jazz” edita da Curci.

Il tassello che mancava all’opera musiva che è il suo imponente curricolo professionale era la pubblicazione di un libro che raccogliesse in qualche modo il suo importante lavoro.

Nasce così l’idea di “Gente di Jazz”, un volume che racchiude preziose interviste a protagonisti indiscussi della storia del jazz mondiale, che sono uniti da un elemento comune: l’aver partecipato ad una o più delle ventisette edizioni del Festival Internazionale Udin&Jazz.

Ed ecco allora scorrere sotto i nostri occhi i nomi di alcuni dei musicisti che hanno influenzato fortemente il linguaggio musicale della nostra epoca: McCoy Tyner, Cedar Walton, Michel Petrucciani, Enrico Pieranunzi… ma solo per citarne alcuni, perché nel libro le interviste sono ben 25, introdotte dalla prefazione del trombettista Paolo Fresu e chiuse dalla postfazione del filosofo e intellettuale friulano Fabio Turchini.

Le immagini a corredo dell’opera sono quasi tutte del fotografo storico di Udin&Jazz, Luca d’Agostino, tranne un paio firmate da Elia Falaschi e da Luciano Rossetti.

E dopo la presentazione in anteprima, a maggio, al Salone Internazionale del Libro di Torino, quella a Udine, in occasione di Udin&Jazz 2017, e quella più recente alla Feltrinelli di Roma, “Gente di Jazz” ha fatto scalo a Napoli, avvolto nella bellezza di uno scenario prestigioso quali sono le splendide sale affrescate, in stile neoclassico, di Palazzo San Teodoro.

A condurre la serata, con grande competenza e passione, il filosofo napoletano Marco Restucci, che è anche critico musicale, giornalista e scrittore (suo il libro “Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz”, da poco pubblicato da Albo Versorio). Restucci ha introdotto l’opera definendola come un libro “a cornice” al cui interno trovano posto diversi frammenti, e personaggi tutti coinvolti nello stesso, affascinante gioco dialogico i cui fili sono tirati dall’autore.

Oltre a Gerlando Gatto, erano presenti tra i relatori: Giancarlo Velliscig, direttore artistico di Udin&Jazz e Antonio Onorato, chitarrista e compositore napoletano di livello internazionale, un vero e proprio rainbow warrior (dal modo in cui i nativi americani, alla cui cultura e pensiero Antonio è molto vicino, definiscono i loro spiriti che si reincarnano nei bianchi).

I contributi al dibattito, che si è generato grazie anche alle molte domande da parte del numeroso e preparato pubblico, sono stati parecchi e interessanti. Si è venuto così a delineare un vero e proprio “stato dell’arte” della musica jazz contemporanea, con uno sguardo su diversi aspetti tra i quali – forse il più interessante – una riflessione sul ruolo attuale della tradizione orchestrale, che in passato ebbe come protagonisti jazzisti eccezionali. Si è parlato anche dei nuovi linguaggi della scena jazzistica americana dei nostri giorni, chiedendosi come gli artisti possano sfuggire ai canoni imposti dal conformismo culturale odierno riportando nella loro musica quei valori sociali e politici, un tempo legati ai movimenti di protesta, di  quando gli Stati Uniti erano esportatori di contro-cultura.

Ph Massimo Cuomo

Ricco di suggestioni mnemoniche l’intervento di Antonio Onorato, incentrato sul rilevante apporto dato dai musicisti italiani allo sviluppo della musica jazz in America, facendo riferimento ai tanti emigranti che dal meridione sbarcarono negli Stati Uniti e ricordando che questi uomini erano quasi tutti capaci di suonare uno strumento musicale, grazie alla grande tradizione bandistica delle regioni del sud Italia e alle sue svariate contaminazioni.

Nel corso della presentazione, Antonio Onorato, fresco di rilascio di un nuovo lavoro discografico dal titolo “Vesuvio Blues (Blu Music International), e il suo allievo chitarrista Luca Farias (figlio d’arte… il padre, Angelo Farias, è il bassista della band di Antonio Onorato) hanno imbracciato le rispettive chitarre, improvvisando sulle note della sinuosa Footprints di Wayne Shorter, giocando sulla colorata tavolozza armonica del classico della tradizione napoletana Munasterio ‘e Santa Chiara e chiudendo la serata fondendo la bossa nova al neapolitan power con la splendida Manhã de Carnaval, main theme della colonna sonora del celebre film Orfeo Negro, trasposizione cinematografica del mito di Orfeo ed Euridice.

Ph Massimo Cuomo

Una serata perfetta in una location da favola per un libro davvero ben riuscito, che veleggia verso la terza ristampa. Il patron di Udin&Jazz, Velliscig, si è lasciato strappare la promessa di pubblicare nel 2018, sotto l’ala dell’associazione culturale Euritmica, per i tipi della KappaVu di Udine, il secondo volume di Gente di Jazz, che pare sarà interamente dedicato “all’altra metà del jazz…”.

Per finire, permettemi una piccola digressione, essendo una friulana che ama profondamente la sua terra: al termine della presentazione, ospiti del gentiluomo partenopeo Pietro Micillo nella sua Taverna La Riggiola, elegante ristorantino attiguo al Palazzo San Teodoro, con una cucina tendente alla rivisitazione moderna di gusti e sapori della tradizione campana, è avvenuto un simbolico e perfettamente riuscito gemellaggio enogastronomico tra il Friuli Giulia e la regione ospite dell’evento, con l’abbinamento degli eccellenti vini della casa vinicola Livio Felluga di Brazzano di Cormòns alle varie e squisite portate proposte dallo chef Francesco Pucci. Praticamente… l’optimum delle tipicità!

Marina Tuni

Special thanks per la preziosa collaborazione e per l’ospitalità a Palazzo San Teodoro a: Pietro Micillo, Giovanni Lombardi, Giobby Greco, ing. Camerlingo, Tecno srl

Un sincero ringraziamento alla Taverna La Riggiola, Napoli e a Elda Felluga dell’Azienda Vinicola Livio Felluga, Brazzano di Cormòns (Gorizia)

Grazie al fotografo Massimo Cuomo per la gentile concessione di alcune delle immagini che corredano l’articolo.

 

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