Lunedì 19 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma

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Foto di Paolo Soriani

E’ possibile immaginare una musica in cui siano presenti elementi tratti dalla musica indiana classica e dal jazz eseguiti da un gruppo di musicisti provenienti da questi due mondi musicali?

Certo, detta in questo modo, l’impresa sembra al limite del possibile, ma se ad occuparsene è un’artista di grandi qualità compositive e interpretative come Giuliana Soscia allora il discorso cambia. E la prova si avrà lunedì prossimo (19 marzo) quando presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma la Soscia eseguirà il suo “GIULIANA SOSCIA INDO JAZZ PROJECT”.

L’evento è stato presentato ieri (12 marzo) alla stampa nel corso di una conferenza organizzata presso l’ambasciata indiana a Roma alla presenza dell’ambasciatrice della Repubblica dell’India a Roma, Reenat Sandhu, del prof. Fabio Scialpi dell’Università La Sapienza di Roma, del prof. Adriano Rossi e del dott. Francesco Palmieri rispettivamente presidente e addetto stampa dell’ISMEO. I giornalisti erano stati convocati per illustrare le iniziative promosse nell’ambito delle celebrazioni per i 70 anni delle relazioni Italia – India. Così questa sera alle ore 21, ad ingresso libero, presso l’Accademia Filarmonica Romana ci sarà “A Symphony in Serenity”, un concerto di musica classica indiana del musicista e virtuoso Partho Sarothy al sarod accompagnato da Anandi Chowdhury alle tabla e Ashis Paul al tanpuri. Il concerto è di quelli da non perdere data la statura artistica di Partho Sarothy considerato a ben ragione uno dei più importanti musicisti indiani contemporanei.

Venerdì 23 e sabato 24 marzo presso il Teatro di Villa Torlonia e sempre ad ingresso gratuito, potremo assistere ad uno spettacolo di danza e musica.

Ma veniamo all’evento che più ci interessa in questa sede, vale a dire il progetto di Giuliana Soscia di cui in apertura, progetto presentato dall’Ambasciata della Repubblica dell’India a Roma e dall’ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente).

Per i lettori di “A proposito di jazz”, Giuliana Soscia è nome familiare dal momento che tante volte è stata oggetto delle nostre recensioni in relazione a concerti e produzioni discografiche. Ciò non toglie che sia comunque il caso di ribadire come la Soscia, diplomata nel 1988 in pianoforte con il massimo dei voti presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, abbia poi intrapreso una brillantissima carriera di fisarmonicista ottenendo straordinari successi nel mondo del jazz… senza comunque del tutto abbandonare il suo coté classico. Ed è proprio da questa doppia valenza di grande fisarmonicista jazz ma anche di apprezzata compositrice e pianista classica che prende le mosse il progetto dedicato alla musica classica indiana.

L’idea comincia a prendere corpo nel 2016, quando in occasione della Festa della Donna, Giuliana si esibisce in un prestigioso tour in India valorizzando il ruolo della donna anche nel mondo del jazz; forte di questo “messaggio” si esibisce in alcuni importanti teatri indiani. L’esperienza indiana si ripete pochi anni dopo: è il febbraio di quest’anno quando l’artista è chiamata ad un altro tour promosso dall’ Ambasciata d’Italia in India, dal Consolato Generale d’Italia di Mumbai e di Calcutta, dagli Istituti Italiani di di New Delhi e Mumbai. Ed è quindi Giuliana Soscia con il suo concerto ad aprire le Celebrazioni dei 70 anni di Relazioni Diplomatiche tra Italia e India, il 3 febbraio presso “The India Council for Cultural Relations” di Kolkata, il 7 febbraio presso “India Habitat Centre, Stein Auditorium” di New Delhi e il 9 febbraio nell’ambito del Festival “16th East West Music & Dance Encounters from Feb 4 – 18, 2018” a Bangalore.

Adesso è la volta dell’Italia; come accennato in apertura lunedì 19 marzo la Soscia sarà all’Auditorium Parco della Musica coadiuvata da Mario Marzi uno dei più importanti sassofonisti di area classica, Paolo Innarrella flautista che tutti gli appassionati di jazz conoscono assai bene (nonché specialista di bansuri), Rohan Dasgupta al sitar, al contrabbasso e Sanjay Kansa Banik alle tabla. Credo non sia neppure il casso di aggiungere che si tratta di un’occasione unica, da non perdere.

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