Un magnifico CD confermato da una prestigiosa prestazione live

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Maria Pia De Vito è davvero un’artista di livello superiore, come dimostra ampiamente il suo ultimo lavoro discografico “Moresche e altre invenzioni” registrato per la Parco della Musica Records e presentato al pubblico il 3 marzo presso l’Auditorium romano.

La sua sul canto e sulla voce abbraccia diversi campi d’azione: dalla personale elaborazione della lingua e la cultura napoletana attraverso la musica di improvvisazione e l’incontro con culture diverse (il Brasile di Guinga, Chico Buarque e Ivan Lins…quella africana), free jazz ed elettronica, la prossimità con la musica barocca, il lavoro sulla forma canzone senza limitazioni di genere. Molto attiva dal 2007 con il Dialektos con Huw Warren con cui ha inciso due Cd per l’etichetta ‘Parco della musica’, suonando in tutta Europa ed un in estremo oriente. E’ stata protagonista dell’opera ‘Diario dell’assassinata’, presso il Teatro San Carlo di Napoli nell’aprile 2014, sempre con Huw Warren al suo fianco. Ha varato nel 2011 il Progetto ‘Il Pergolese’, che ha inciso poi per la prestigiosa etichetta ECM, con François Couturier, Anja Lechner, Michele Rabbia, esibendosi in grandi festival e teatri europei. Nel 2016 la troviamo all’Opera di Lyon in una carte blanche di 5 progetti da lei diretti.

L’ultimo arrivato, in ordine di tempo ma non certo di importanza, è “Moresche e altre invenzioni”, il delizioso progetto di cui in apertura.

Conosciamo Maria Pia De Vito da tanti anni, ne abbiamo seguito con grande interesse le varie fasi dello sviluppo artistico… insomma la conosciamo assai bene, eppure Maria Pia è ancora in grado di stupirci, di presentare qualcosa di assolutamente nuovo e inedito che la conferma una delle più grandi artiste che il panorama musicale europeo possa vantare al di là di qualsivoglia etichetta o stile.

In questo album la vocalist si presenta alla testa di “Burnoguala” un ensemble vocale di una ventina di elementi da lei diretto che dopo vari anni di studio e ricerca approda finalmente ad una prova discografica che definire convincente è del tutto eufemistico. In effetti il disco è semplicemente superlativo così come superlativo è stato il concerto del 3 marzo.

All’Auditorium, per l’attesa presentazione dell’album, la vocalist napoletana si è presentata alla testa del suo nutrito coro, accompagnato dal pianista Lorenzo Apicella, dal contrabbassista Dario Piccioni, dal percussionista Arnaldo Vacca, da Ousmane Coulibaly alla kora e al balafon, da Alessandro D’Alessandro all’organetto e da Giuseppe Moffa detto “Spedino” alla zampogna. Oltre un’ora e mezzo di musica semplicemente straordinaria che ha portato all’entusiasmo il numeroso pubblico, per la qualità e la carica innovativa della proposta.

In effetti oramai da qualche anno, la De Vito, alla testa di questo suo coro, sta conducendo una raffinata ricerca sulle ‘moresche’ di Orlando di Lasso, compositore fiammingo del XVI secolo, ovvero su quelle composizioni a più voci basate su un linguaggio burlesco in voga nel ‘500. Ma l’album, come recita lo stesso titolo, contiene non solo “moresche” ma anche “altre invenzioni” cioè improvvisazioni che in qualche modo si allacciano alla musica di ieri. Così accanto alle otto moresche troviamo sei “invenzioni” dovute alla leader da sola o in collaborazione, sul disco, con Rita Marcotulli, Coulibaly e Ralph Towner mentre un ulteriore brano, “Vecchie letrose”, è di Willaert, con intro da Canto delle Lavandaie di Roberto de Simone – tratto da La Gatta Cenerentola.

Insomma un repertorio che, pur nella sua diversità presenta un notevole tasso di omogeneità dovuto al fatto che tutto questo materiale viene innervato continuamente da inserti sonori tratti dalla musica africana, dalla Napoli rinascimentale, dal jazz, testimoniato, quest’ultimo dalla capacità improvvisativa che gli artisti evidenziano e che rendono il tutto di estrema attualità. E così è davvero straniante ascoltare una musica che data di qualche secolo e che pure suona contemporanea, più moderna di molta roba incisa in questi mesi. Così come straordinario è il lavoro fatto dalla De Vito sulle “invenzioni” tutte perfettamente aderenti al progetto globale. Si ascolti, al riguardo, le tre invenzioni che vedono protagonista Ousmane Coulibaly alla kora e al balafon; l’artista africano si integra, perfettamente, sia con la voce sia con lo strumento, nel ricco tessuto immaginato e realizzato dalla De Vito. Ma queste caratteristiche si riscontrano appieno in tutto l’album: il ritmo è continuo, incalzante, coinvolgente con una ricca tramatura contrappuntistica, in cui il canto, anche improvvisato, si regge ora sulle sue sole forze (a cappella) ora su una impalcatura strumentale che conserva anche dal vivo tutta la sua forza nonostante manchino alcune delle stelle presenti sul disco come Rita Marcotulli e Ralph Towner. Il senso del repertorio è illustrato dalla stessa De Vito: le Moresche sono state scritte da Orlando dopo un periodo a Napoli e il linguaggio che si usa è un miscuglio tra dialetto napoletano storpiato, e parole e frasi derivanti dalla lingua africana Kanuri; queste ‘canzoni’ rappresentano litigi e bisticci fra schiavi e liberti che vivono a Napoli. Una Napoli rinascimentale in cui però c’era anche accoglienza e qui il richiamo alla drammatica attualità di oggi è palese. Quello che ne viene fuori, spiega ancora Maria Pia De Vito, è uno spaccato sulla vita degli schiavi che vengono liberati e possono esprimere la loro cultura musicale. In fondo rappresentano il primo incontro tra la musica europea e quella africana 400 anni prima del “Treemonisha” di Scott Joplin, come argutamente rileva Gianfranco Salvatore nelle note che accompagnano l’album.

Insomma una rappresentazione davvero superlativa per cui ci pare giusto, in conclusione, citare uno per uno tutti i componenti del coro: SOPRANO: Valentina Rossi; Vittoria D’angelo; Ilaria Gampietri; Oona Rea; Mary De Leo – MEZZOSOPRANO: Francesca Fusco; Marta Colombo; Lucia Mossa – CONTRALTO: Laura Sciocchetti; Elisabetta D’aiuto; Margherita Rampelli; Elena Paparusso – TENORE: Danilo Cucurullo; Daniele Giannetti; Tommaso Gatto; Stefano Minder; Paolo Caiti; Flavio Spampinato; Gianfranco Aghedu – BASSO: Marco Lizzani; Sebastiano Forti; Fabio Grasso

Gerlando Gatto

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