Attenzione: recensione entusiastica!

Tempo di lettura stimato: 2 minuti


Tutte le foto sono di DANIELA CREVENA

VICENZA JAZZ
Teatro Comunale, 18 maggio 2018, ore 21

Manhattan Transfer

Alan Paul, Cheryl Bentyne, Janis Siegel, Trist Curless (voce)
Yaron Gershovsky ()
Boris Kozlov (basso)
Ross Pederson (batteria)

A Vicenza Jazz, Festival arrivato alla XXIII edizione e che quindi possiamo definire storico, il direttore artistico Riccardo Brazzale ha voluto uno di quei gruppi divenuti leggendari e che matematicamente, o quasi, attirano un vasto pubblico: e, io aggiungo, Brazzale ha fatto un’ottima scelta. In una programmazione molto varia tra eventi collaterali e concerti serali (ove per collaterale non si debba intendere “di seconda categoria” ) l’evento Manhattan Transfer, stava benissimo.

Parliamo di uno spettacolo che ha fatto il sold out al Teatro Comunale di Vicenza, 900 posti di capienza.
Accompagnati da un trio di tutto rispetto i Manhattan Transfer appaiono sul palco fedeli a se stessi e fanno un’ora e mezzo di di cui coloro che li conoscono bene già sanno quasi tutto: arrangiamenti vocali perfetti, di complessità notevole a dispetto dell’impatto molto diretto sul pubblico, glissando funambolici che atterrano sulla nota di arrivo con precisione matematica, dinamiche espanse all’inverosimile, swing a mille, momenti a cappella sublimati da silenzi improvvisi del trio, soli gigioneggianti ma ineccepibili formalmente e stilisticamente, interplay, acrobazie vocali compiute con la divertita ed eccitata disinvoltura di chi ha le spalle coperte da una preparazione ferrea, e in forza della quale può godersi la velocità, la caduta, la rapidissima ascesa, un po’ come credo succeda a tuffatori, acrobati, piloti ed equipaggio del bob a tre, senza rischiare troppo per la propria incolumità fisica: in fondo si tratta solo (!) di cantare. 


Musica – spettacolo, ma di altissimo livello.
Il repertorio? Quasi tutto quello che li ha fatti amare in questi 40 anni di carriera sfolgorante, compresi Java Jive, Birdland, A Tisket A Tasket, Soul Food to go (come terzo bis, con la voce registrata del fondatore Tim Hauser  scomparso quattro anni fa), altri ancora, e qualcosa dal nuovo cd un po’ più in veste bossanova – tranquilla, come spesso accade, meno coinvolgente perché il nuovo o è veramente nuovo oppure un po’ delude.

 

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Mi sono sentita di dover avvisare i nostri lettori più esigenti, più attenti alle novità e alla sperimentazione, a volte ritenuta un valore assoluto nell’arte e nel Jazz, che questa è una recensione più che positiva su un gruppo vocale oramai storico e che non ha cambiato quasi una virgola nel modo di fare musica dalla sua nascita. Ha cambiato solo un membro del gruppo per cause del tutto naturali, come si accennava più sopra.
Premetto per correttezza che io stessa, per anni ho cantato musica arrangiata per quartetti vocali, e che alcuni dei brani che ho studiato erano proprio presi dai loro arrangiamenti.
Premetto che io amo moltissimo i Manhattan Transfer e i gruppi vocali (penso ai Take Six, anche, ma non solo) . Premetto anche che amo il Jazz mainstream e gli spettacoli musicali.
Fatte queste doverose premesse, i Manhattan Transfer mi sono sembrati strepitosi. Dal vivo li avevo visti una sola volta moltissimi anni fa. Poi li ho sempre ascoltati nei dischi. Speravo facessero i pezzi più noti del loro repertorio, e li hanno fatti. Speravo nelle loro coreografie, nella loro comunicativa, nella loro musica di intrattenimento, certo, ma complessa, strutturata, a partire dagli arrangiamenti, per arrivare alla precisione quasi maniacale volta ad ottenere determinati effetti, senza mai separare il virtuosismo dalla capacità di coinvolgere il pubblico. E le mie aspettative non sono state deluse, anzi!
I Manhattan Transfer portano in scena se stessi, e vale la pena di andarli ad ascoltare dal vivo, almeno una volta, fino a che suoneranno, perché quando non ci saranno più li si andrà a cercare su Youtube come testimonianza di musica di altissimo livello.  E’ un gruppo straordinario di musicisti, che fanno ottima musica, con la quale trascinano un pubblico del tutto eterogeneo.
Voglio rassicurare i musicisti avanti, anche i più sperimentatori, e ai fruitori della loro musica, che li amo e ascolto il loro lavoro con attenzione, cura, ammirazione.
Consiglio di andare ad ascoltare questo gruppo di musicisti, una volta nella vita: l’ intrattenimento e lo spettacolo possono essere di grande qualità.
Nella foto qui sotto scattata da Daniela Crevena : i Manhattan Transfer ed il loro selfie con il pubblico che li acclama. Noi li abbiamo trovati bellissimi.

Altri concerti seguiti a Vicenza:
Gavino Murgia e Cantar Lontano Officium Divinum 

 

 

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