Al Cimitero Maggiore, a mezzanotte, appuntamento senza spazio e tempo

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Tutte le foto sono di DANIELA CREVENA

VICENZA JAZZ, Cimitero Maggiore, ore 00:00

Gavino Murgia e Cantar Lontano – Officium Divinum

Gavino Murgia (sax soprano)
Marco Mencoboni (direttore)
Cantar Lontano (ensemble)
Alessandro Carmignani (controtenore)
Paolo Borgonovo (tenore)
Riccardo Pisani (tenore)
Guglielmo Buonsanti (basso)
Musiche di Guillaume Dufay, Pierre de La Rue, Cristobal de Morales, Perotin

E’ mezzanotte al Cimitero Maggiore di Vicenza. Le poche luci accese sono suggestive. Si ode una campanella da lontano e dal buio compaiono quattro uomini in giacca scura che prendono posto sul palco ed intonano un antico canto sacro a quattro voci. Dopo poco, sempre in lontananza risuona, avviluppandosi a quel canto polifonico, la voce di un sax soprano.

I quattro uomini compongono l’ensemble vocale “Cantar Lontano”, e sono diretti da Marco Mencoboni. Il sax soprano è quello di Gavino Murgia. L’ensemble esegue brani composti da Guillaume Dufay, Pierre de La Rue, Perotin ed altri giganti della musica polifonica dal 1200 al 1500, Gavino Murgia compie incursioni con il suo sax soprano ma anche con la sua voce da basso del tradizionale canto a boche sardo, che non è poi così dissimile dal canto mistico tibetano.

Le incursioni di Murgia non contraddicono l’impianto armonico dei pezzi sacri. Vi si intreccia aggiungendo le sue voci (strumentale o vocale) in contrasto timbrico e melodico, ma non armonicamente dissonante. La volontà è quella di fondersi con le voci perfette, trasfigurate, quasi sovrumane di quel , salendo raramente sul palco ma facendovi giungere i suoni da luoghi e distanze diverse, per movimentare suggestivamente timbri, dinamiche, e rendere tutto ancora più inaspettato.
Sulle note lunghe delle composizioni vocali Murgia ricama. Oppure carpisce cellule melodiche che diventano l’incipit dei suoi fraseggi, o la loro chiusura. O ancora esegue un’introduzione che racchiude in sé le note iniziali del brano che seguirà.

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Difficilmente potrò dimenticare la sensazione incomprensibile, quasi estatica, del trovarmi in un luogo così definito, in maniera anche convenzionale dalla letteratura, come può essere un cimitero a mezzanotte, e nello stesso istante in luogo così lontano dallo spazio e dal tempo, così terrestre, così ancestrale, e anche allo stesso tempo così sacrale come quel cimitero in quella mezzanotte con quella musica. Niente di tetro, niente di spaventoso, uno stato di ritorno alla terra ma anche al mistero che ne regola le leggi della vita e della morte, morte che, per una notte, quasi è tornata alla vita.
L’incredibile, straniante legame che si è materializzato in un’ ora tra la voce del sax di Gavino Murgia e quell’unico flusso sonoro di quattro voci ha fatto risuonare persino il silenzio nei quali i presenti erano immersi poiché incantati da ciò che accadeva sul palco e intorno al palco.
La voce da basso di Murgia intrecciata alla voce acutissima e perfetta del controtenore Alessandro Carmignani, il contrasto tra il tacere denso dell’attimo che precede gli attacchi e l’esplodere polifonico delle voci, l’armonia inaspettata che può sorgere tra le frasi potenti e libere di un sax soprano e l’andamento strutturato nei minimi particolari di una musica che per l’intenzione stessa di chi l’ha scritta vuole tendere al divino fanno del progetto Officium Divinum un’esperienza unica per chi deciderà di viverla dal vivo. Magari non accadrà più in un cimitero a mezzanotte, ma io ve la consiglio, a prescindere. Meglio se di notte e all’aria aperta.


Gli altri che abbiamo seguito a Vicenza:
Manhattan Transfer

 

 

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