Energia e orginalità sul palco del Teatro Olimpico

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Tutte le foto sono di DANIELA CREVENA

VICENZA JAZZ
Teatro Olimpico, 19 maggio, ore 22

Randy Weston e Billy Harper duo

Randy Weston,
Billy Harper: sax tenore

Il secondo concerto in programma al Teatro Olimpico vede un gigante (in tutti i sensi) del pianoforte in duo con un grande protagonista del sax: Randy Weston e Billy Harper entrano sorridenti, prendono posto sul palco e il concerto comincia con un’intro di pianoforte tutt’altro che morbida e rassicurante. Dissonanze, frasi spezzate, un piccolo ma veramente volatile accenno all’incipit di ‘Round Midnight fino all’entrata del sax, che comincia da subito a raccogliere i suggerimenti del pianoforte.

Da quel momento comincia un’improvvisazione libera e un flusso da Weston e Harper, un’interazione fatta di idee lanciate, sviluppate, momentaneamente tralasciate e riprese inaspettatamente, flusso che persiste per tutto il concerto e che ha una sua forma stilistica precisa.
Se affrontano un Blues, quel Blues si percepisce fortemente. Il piano ed il sax ne toccano i cardini, e che siamo in presenza di un Blues lo capiamo da quei cardini: si sceglie la sintesi dei punti di riferimento. La batteria, assente, viene evocata dai pochissimi accenti necessari e ridotti al minimo. Una volta evocato il pulsare ritmico in modo che il nostro cervello possa immaginarlo in sottofondo, il pianoforte si può permettere di virare libero e addirittura ridondante: tu però sai che sei in un Blues. A dire il vero le ridondanze sono poche, prevale l’essenzialità. Il contrabbasso, assente, viene evocato da pochissime note che si comprende che sarebbero inscritte in un walkin’bass.


Il ritmo, le pulsazioni, sono sempre appena accennate e sottintese. Il pianoforte di Randy Weston e il sax di Billy Harper interagiscono ma più giustapponendosi che sovrapponendosi, quasi in un continuo “domanda e risposta”, dialogando ad armi pari. Ovvero, il pianoforte non è accompagnamento armonico alle digressioni del sax. Sono due entità distinte che dialogano, due personaggi di una storia che parlano fra loro ognuno con la sua voce.
Nei piccoli momenti in cui i due ritornano ad un andamento più mainstream si ha la decodifica per viaggiare nei minuti successivi.
Fraseggi compiuti, sapiente uso di staccati e legati, energia e una presenza sul palco notevole. Sorridenti, comunicativi, felici di suonare insieme, felici di suonare al Teatro Olimpico: il direttore artistico Riccardo Brazzale rivela che il novantaduenne Randy Weston è venuto in Italia solo e soltanto per Vicenza Jazz. Innovativi.

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Un concerto pulsante di energia e carica creativa. Un Jazz originale, che dimostra ciò che ho sempre pensato e cioè che il parametro anagrafico non è quello giusto per valutare la freschezza del modo di fare Jazz di un artista: conta la musica. Per non parlare della presenza scenica di entrambi gli artisti e la loro capacità di comunicare la gioia di suonare insieme. Una sensazione dunque più che positiva di un concerto di altissimo livello.

In questo mio piccolo spazio in cui descrivo sensazioni soggettive posso dire che l’andamento quasi sempre alternato dei due strumenti, questo rincorrersi continuo con pochi momenti di raccordo, il linguaggio spesso frammentato delle frasi, al mio ascolto è risultato in alcuni tratti spigoloso e dunque un po’ allontanante. Il pubblico del Teatro Olimpico, però, in questo non è sembrato d’accordo con me!

Qui sotto, il backstage!


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