Il classicismo a sei corde di Eugenio Della Chiara

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Trascrivere come tradurre, adattare una composizione a un mezzo fonico nuovo? Vexata quæstio. Da una parte i puristi, che non tollerano Bach e Scarlatti al pianoforte, aborrono le manipolazioni orchestrali di Stokowski e persino a sentir parlare dei “Tableaux” di Ravel arricciano le labbra con virtuosa indignazione. Sull’altro versante del fiume i dissipatori, assetati di inediti significati, vogliosi di sfumature “cross-over” e, se strumentisti, alla ricerca di nuovo repertorio al fine di distinguersi nell’era della globalizzazione. Se hanno tutti ragione, i primi come i secondi, si concederà a chi scrive lo schierarsi senza meno dalla parte di questi ultimi. Quando un vero artista trascrive, in realtà, rivive l’ opera che va rielaborando. Vi si apre nella memoria una finestra da cui s’affaccia, benevolo e sorridente, il compositore. L’opera trascritta è speculum, lastra rifrangente. Rimirando se stesso, vicino quanto irraggiungibile, nello specchio d’acqua cui l’ha condotto con l’inganno Nemesi, il bellissimo Narciso si definisce e, in certo qual modo, rinasce; anche se ciò lo porterà alla morte più perversa e dolorosa.

Questo bellissimo lavoro di Eugenio Della Chiara, “Guitarra Clásica” (DECCA) rompe lo specchio di Narciso e lascia che la musica, fuor di metafora, viva a una seconda vita. Si tratta di celebri pagine dei grandi autori della prima Scuola di Vienna (Haydn, Mozart, ) trascritte per chitarra da maestri come Francisco Tárrega (Vila-real, 1852 – Barcellona,1909) Miguel Llobet (Barcellona, 1878 –1938) e Andrés Segovia (Linares, 1893 – Madrid, 1987). Meno noto Wolfgang Joseph Lanz (Michaelnbach, 1797 – Vienna, 1873) di cui l’interprete propone il grazioso ‘Rondino’.

In chiusura, una perla che da sola, forse, motiverebbe l’acquisto dell’album: il raffinato “Cammeo di Joseph Haydn in forma di Minuetto” di Carlo Galante, nato a Trento nel 1959. Soffusa di colori dorati, elegante e misteriosa, la miniatura è essa stessa una trascrizione, non della lettera quanto dello spirito haydniano. Geometria e affetti si danno amichevolmente la mano, c’è precisione, figura, poesia e non potèvasi desiderare conclusione più persuasiva. Queste ultime due composizioni sono qui presentate in prima registrazione assoluta. Eugenio Della Chiara è chitarrista di classe, suona con tecnica brillante, bella qualità timbrica e un gusto maturo del fraseggio. Gli si fa, credo, il miglior complimento col dirgli che la sua esecuzione riduce ai minimi termini l’abissale differenza timbrica e spirituale tra gli organici originali di queste opere e la chitarra: queste composizioni sembrano quasi concepite per le sei corde e non è risultato da poco. “Guitarra Clásica” è un omaggio al passato visto non come realtà artificiale, postuma, ma viva e presente e il merito va forse più all’interprete che ai pure giustamente blasonati trascrittori. Molto buona la qualità dell’incisione.

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