Il concerto più nuovo e originale del

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Tutte le foto sono di DANIELA CREVENA

Piazza Michele Ferrero, ore 21:15

TRIO ELF
Walter Lang: piano,
Peter Cudek, contrabbasso
Gerwin Eisenhauer, batteria

Già al sound check ci rendiamo conto che il concerto sarà particolare: il pianoforte è posizionato in modo che il pianista dia le spalle alla batteria. Walter Lang spiega che lui mentre suona vuole sentire sulla schiena le vibrazioni della batteria.

Il concerto comincia e la nostra sensazione viene confermata da un sound che ad un Festival del Jazz non è usuale incontrare. La batteria simula una drum machine: sequenze ritmiche seriali, metronomiche, che si dipanano in linee piuttosto lunghe.

Il pianoforte è modificato elettronicamente e presenta un tema semplice, un po’ world , un po’ hip hop, un po’ new age. Il contrabbasso è a dir poco essenziale. Sembrerebbe a dirla così un’atmosfera quadrata, definita, e invece un po’ di tensione sonora c’è. Piano piano i suoni si sciolgono e da seriali diventano più liberi: la batteria diventa batteria acustica, il contrabbasso moltiplica le note e complica il disegno melodico ritmico, il pianoforte diventa acustico,  si improvvisa. Poi gradatamente si ritorna allo schema iniziale, quello seriale, elettronico, ripetitivo, ipnotico.

Si passa ad un brano ispirato al rap, ma seza rap: MC Wrec. L’intro è della batteria, cadenzata, seriale anche in questo caso, quadrata, leggera. Gli stop time appaiono ad intervalli regolari,
Eisenhauer stoppa i ride con decisione matematica. Fino a quando non entrano pianoforte e contrabbasso e l’atmosfera si scioglie, si entra in un mood più jazzistico e improvvisato, in cui il pianoforte si espande liberamente, la batteria produce non più schemi rigidi ma dialoga con il pianoforte, mentre il contrabbasso rimane strenuamente lì a reggimentare quella momentanea dissennatezza. Gradatamente si ritorna a volumi più tenui, e a quella delicata drum machine con cui si era aperto il pezzo.



Dança da Fita è una danza in 5: il pianoforte comincia nel registro acuto e quasi sembrerebbe un carillon, fino a quando la batteria inusuale di Eisenhauer non entra in scena. Il carillon si tramuta in una piccola orchestra da ballo, gioiosa, divertente, dal pianoforte leggiadro e deflagrante a un tempo: la danza si conclude ad alto volume con un imponente fill di batteria finale.

Con Tripolis ecco ancora il pianoforte dai suoni distorti, la batteria ridiventa “digitale”, il contrabbasso viene suonato con l’archetto.
Si delinea e si intraprende una linea ritmico timbrica ben definita, la si persegue, la si sfrutta. Glli incisi si distaccano formalmente dalle strofe, assestandosi su una timbrica acustica, per poi tornare alla drum machine e al pianoforte dai suoni elettronici. Fino ad un finale che prende il via con un crescendo in progressione cromatica ascendente: la batteria continua ostinatamente nel suo mood seriale: l’effetto è a dir poco straniante.


Si prosegue con 746: e gli stessi ELF ci spiegano che il titolo è dovuto che il ritmo è in 7/4 ma la melodia in 6. Io ve lo dico per dovere di cronaca!
La batteria produce dei frullii d’ala, con i mallet sui piatti. Il contrabbasso suona un ostinato in 7/4. Il pianoforte produce rumori di strofinio sulle corde della meccanica e poi piccoli grappoli di note, fino a che non appare un piccolo tema melodico. Segue un secondo episodio con l’unisono del pianoforte e del contrabbasso che prelude alla destrutturazione, in pochi battiti, dell’andamento precedente. Si improvvisa. Si va avanti così. Si termina.

Un brano di sapore brasiliano, dal ritmo di bossanova sotteso, dalle armonie accennate, essenziale e giocoso, non senza momenti intensi per volume ed armonia, crea una piccola isola sonora esotica. Alla batteria si aggiunge il tamburello del pianista, Walter Lang.

E ancora Hammer Baby Hammer, un alternarsi continuo di pianoforte martellante fitto, sul registro grave, granitico di ottave parallele, e momenti più fluidi, leggeri timbricamente .
Il bis è una cover: The man machine dei Kraftwerk. Il tema al pianoforte, il contrabbasso e la batteria omoritmici, un andamento rigoroso cadenzato, irregimentato, momenti di improvvisazione, niente silenzi, poche pause, quasi ipnotici.

L’ IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Divertenti, inusuali, coinvolgenti, simpatici, comunicativi. Musica acustica che riproduce musica elettronica. Il Jazz che appare all’improvviso dopo lunghe sequenze seriali ripetitive che stupiscono perché davanti hai uomini e non apparecchiature. Un concerto finalmente nuovo e inaspettato: si dia atto al direttore artistico Fabio Barbero del coraggio di aver portato sul palco un gruppo sconosciuto qui in Italia e assolutamente non allineato: scelta ripagata dal pubblico in piazza. Divertirsi con musica di ottimo livello si può!

Qui sotto, gli scatti di Daniela Crevena dal sound check in piazza Michele Ferrero




 

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