Un concerto il 18 febbraio con protagonisti i vincitori del bando

E’ stata davvero una bella serata quella del 18 febbraio quando ci si è ritrovati al Teatro Studio dell’Auditorium di Roma per vivere assieme l’atto finale del progetto “Air-Artisti in Residenza“. Il progetto promosso da MidJ con il contributo di Siae, sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nonché da Europe Jazz Network, ha permesso a giovani artisti italiani di vivere esperienze all’estero per un periodo variabile, dalle quattro alle sei settimane.

Ben venti residenze di artista sono state assegnate nel 2018, destinate ai giovani jazzisti italiani, in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e delle Ambasciate. Esperienze artistiche e di vita, con i ragazzi che hanno vissuto le atmosfere di tante città del mondo, da Parigi a Bangkok, passando per Toronto, Addis Abeba e Città del Messico.

Detta così sembrerebbe una cosa abbastanza semplice; ma provate a riflettere con un minimo di attenzione a cosa ci voglia per organizzare, ad esempio, il soggiorno di studio di un vostro figlio all’estero per un mese. Ecco, vedete immediatamente come le cose si complicano, moltiplicate il tutto per venti (con l’aggiunta nel caso in questione di trovare anche una sorta di tutor per ogni ragazzo all’estero in grado, tra l’altro, di inserirlo nei circuiti musicali della città scelta) e vi renderete conto di quale enorme lavoro sia stato fatto dagli organizzatori.

Il progetto AIR ha una storia particolare; l’input viene da una residenza “istituzionalizzata” realizzata a Copenaghen e prima ancora da esperienze similari a Parigi. “Da qui è nata l’idea – spiega Paolo Fresu, uno dei principali artefici di AIR – di mettere insieme il migliore jazz italiano con le sedi estere. Il nostro jazz non solo è cresciuto dal punto di vista creativo ma dal punto di vista della sua architettura interna”.

E’ stato quindi emanato il bando di concorso che si rivolgeva ai musicisti di età compresa tra i 18 e i 30 anni; grande successo di partecipazione che ha costretto la commissione ad un duro lavoro di selezione anche perché i candidati, oltre ad essere molti, erano pure di un livello qualitativo eccellente, come ha avuto modo di sottolineare Ada Montellanico già presidente del Midj.

A dicembre del 2017 sono state sorteggiate le destinazioni per i musicisti che avevano vinto il bando che così ha preso vita per tutto l’arco del 2018. Un giro del mondo in meno di 365 giorni grazie alla musica dei giovani talenti italiani che ha fatto nascere splendide opportunità, concerti e collaborazioni virtuose.

Come accennato in apertura, il 18 febbraio tutti questi musicisti si sono ritrovati all’Auditorium per raccontare la loro esperienza ed evidenziare i rispettivi talenti. Così sono stati assemblati per l’occasione diversi gruppi che hanno permesso a tutti i musicisti di esibirsi dinnanzi ad un pubblico competente ed entusiasta. A presenziare e animare la serata, presentando di volta in volta i musicisti e illustrando i vari aspetti dell’iniziativa, ci hanno pensato Paolo Fresu, Ada Montellanico e Simone Graziano da poco eletto alla presidenza di MidJ.

Nel corso della serata abbiamo quindi ascoltato i musicisti che hanno vinto queste “residenze” e ne abbiamo ammirato il livello tecnico anche se, data l’estemporaneità delle formazioni, era impossibile valutarne anche il livello di originalità. E comunque c’è un dato che non possiamo non rilevare con dispiacere: la presenza di una sola ragazza tra i vincitori (Anais Tecla Drago), e questo nonostante il fatto che oramai anche in Italia il “jazz al femminile” rappresenti una realtà ben presente e consolidata. Il fatto è, come ci spiegava Ada Montellanico, che le musiciste hanno disertato questo pur importante appuntamento non presentando domanda di partecipazione. Perché? Francamente non lo sappiamo anche se sarebbe interessante capirlo.

Gerlando Gatto

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