Intervista raccolta da Gerlando Gatto

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Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Giovanni Palombo, – ph Roberto Moretti

-Come sta vivendo queste giornate?
“Il periodo di “clausura” ci ha preso tutti in contropiede, io sono dovuto tornare un po’ affannosamente da alcuni concerti in Germania, e dunque son dovuto passare da giornate di continui spostamenti alla immobilità di questi giorni. All’inizio la sensazione era di un fermo circoscritto nel tempo, e una sorta di allarme interiore risuonava solo saltuariamente. Nei momenti meno coscienti sembrava di essere in una bolla, al limite di una situazione sognata, nonostante la dura realtà appresa dai media e dalle poche uscite permesse. La reazione è stata di organizzarmi in pochi giorni con una specie di tabella di marcia, flessibile e non rigida ma costante delle attività che voglio e posso fare, con la musica ovviamente al centro di questo programma”.

– Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“La situazione sul lavoro ha influito enormemente, azzerando concerti (per me 12 date in tre mesi!), lezioni, ipotesi di progetti con altri musicisti. Di fondo sono un ottimista per cui penso che le cose troveranno una soluzione, ma come tutti nel nostro settore temo che ci vorrà veramente molto tempo, soprattutto per i concerti live, che comportano comunque gruppi di persone riunite. Soprattutto i club ne soffriranno a lungo. Forse ci sarà una ripresa graduale, con situazioni iniziali possibili dove ci sono spazi più ampi. Sembra veramente irreale, i luoghi dei concerti sono posti di condivisione, vicinanza, emozione condivisa, saluti, abbracci, incontri di persone…”.

– Come riesce a sbarcare il lunario?
“La precarietà economica dell’essere musicista è proverbiale, con continui ondeggiamenti nei vari periodi, tra lezioni e periodi di stasi, concerti pagati poco e qualche data remunerata più dignitosamente (soprattutto all’estero devo dire). Adesso siamo nella incertezza più completa, è vero che non siamo i soli in questa situazione, ma spesso la musica e l’arte in genere sono considerate purtroppo una delle attività secondarie, di contorno. Sono riuscito a organizzare delle lezioni on line, quindi l’insegnamento in questa forma va avanti. Certo in modo più limitato, e comunque la lezione senza contatto umano sa sempre di ripiego”.

– Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con la mia famiglia, quasi al completo perché mia figlia è all’estero. In questa situazione trovo che la famiglia abbia un ruolo molto importante. Ti dà forza, voglia di uscirne, condivisione di emozioni, dai momenti “down” agli slanci nel pensare a cosa si farà in futuro. Non invidio chi in questi giorni è costretto a vivere in solitudine, penso che tranne rari casi sia una ulteriore sofferenza. Questo stare così vicini tutti i momenti ha ovviamente anche dei limiti ed evidenzia momenti di crisi, ma soprattutto esprime con forza le sfaccettature dei sentimenti e della personalità di noi tutti, una cosa che spesso viene trascurata o percepita solo occasionalmente nella quotidianità usuale”.

Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Il timore di “risvegliarsi” diversi, e che la situazione possa obbligare a mantenere distanza e diffidenza purtroppo c’è. Tutto un contorno di misure di prevenzione e controllo evocano sempre di più una società che tende al “grande fratello”, che penso sia uno dei grandi timori per tanti, e soprattutto per quelli della mia generazione. Non posso neanche negare il timore di dover vivere una professionalità diversa, più artificiosa e difficile da realizzare. D’altra parte ho anche fiducia nelle risorse umane, nei sentimenti di solidarietà che nonostante tutto si intravedono un po’ ovunque. Ripeto che sono un ottimista, e vedo anche delle lezioni utili in questa crisi, che spero siano capitalizzate da noi tutti, dalla società e dai politici, per impostare un modo più equo ed ecologico di vivere”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“La musica può avere un ruolo formidabile in questi momenti. Forse dobbiamo dimenticare il ruolo performativo e assumere una funzione di esaltazione dei sentimenti e delle passioni, della essenza interiore nostra e degli altri. Per arrivare a una sorta di verità condivisa che guarda al meglio, e che spesso è difficile vedere”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Ci si deve affidare a una razionalità che viva di buon senso, senza dimenticare i buoni sentimenti, non dimenticare di sforzarsi di tendere sempre al meglio. Questo ciascuno nel proprio settore, e direi anche nel proprio piccolo”.

– Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“La retorica è un elemento costante degli italiani, ereditata dalla civiltà greca e romana, ci accompagnerà sempre. In giorni come questi può assumere aspetti patetici, soprattutto quando è manipolata dai politici o dai media. E se sfiora il nazionalismo diventa anche pericolosa. A volte accompagna la portentosa vena polemica che è un’altra costante del carattere nostrano. Forse a volte la smussa un po’, non saprei, ma mi sembra inevitabile viste le nostre caratteristiche”.

– È soddisfatto di come si stanno muovendo i Vostri organismi di rappresentanza?
“È una domanda difficile. La sensazione che i nostri rappresentanti mostrino un livello di confusione e contraddittorietà è spesso presente, ma anche questo è un elemento storicamente presente. D’altra parte è anche evidente che in questa situazione è difficile orientarsi, e che le certezze siano poche. Lo dimostrano le posizioni di altri paesi europei, sbandierate inizialmente con forza e poi cambiate. Quello che vedo è che le misure prese alla fine sono condivise a livello mondiale direi, quindi pur nella precarietà e confusione si è andati nella direzione giusta”.

– Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“Capisco che è una affermazione generica ma chiederei che gli interventi di sostegno non si dimentichino di nessuno. D’altra parte è una posizione dichiarata, e speriamo mantenuta”.

– Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Posso consigliare questi ascolti: 1) Renaud Garcia Fons, in particolare il CD “La linea del sur”, e i concerti live reperibili su YouTube. 2) Ralph Towner, “My Foolish Heart” e molto altro, anche con gli Oregon. 3) Tigran Hamasyan, su YouTube un mucchio di cose, ad es. Fides Tua. 4) Egbert Gismonti, quasi tutto. 5) Questo è diverso, non è jazz ma mi ha preso molto lo stesso: David Crosby, “Croz”, cantautorato californiano di qualità. 7) De Andrè, “Creuza de Ma” e “Anime Salve”. L’ordine non è di preferenza, e ci sarebbe molto altro…”.

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