“Ricominciamo dal Jazz”: a San Severino Marche il canto di Mafalda Minnozzi accende la solidarietà!

Una delle caratteristiche della musica Jazz è di dare ampio spazio all’improvvisazione, tra i processi creativi più affascinanti, che sorprende anche per il tempo velocissimo che intercorre tra il formarsi di un’immagine musicale nella mente e la sua effettiva realizzazione sonora. Nel caso di “Ricominciamo dal Jazz”, evento benefico svoltosi al Teatro Feronia di San Severino Marche (MC) il 10 dicembre, la solidarietà non si è certo improvvisata, come recitava anche il titolo del concerto, anzi… l’organizzazione è stata impeccabile e molti jazzisti di altissimo spessore come il clarinettista Gabriele Mirabassi, il bandoneonista Daniele di Bonaventura, il pianista Giovanni Ceccarelli, il vibrafonista Marco Pacassoni, il chitarrista Antonio Onorato e due talenti locali: David Padella e Maurizio Moscatelli, oltre a due attori di fama quali Alessandro Incerto e Massimo Reale, non hanno esitato a rispondere alla chiamata della vocalist Mafalda Minnozzi, di origine settempedana, un segno di comunanza verso le popolazioni marchigiane ancora provate dal sisma che ha colpito la regione nel 2016.

E così che al Feronia, delizioso teatro all’italiana progettato da Ireneo Aleandri, inaugurato nel 1828 e oggi diretto con passione da Francesco Rapaccioni, si è radunato attorno all’eMPathia Jazz Duo, di Mafalda Minnozzi e del chitarrista newyorchese Paul Ricci, un manipolo di artisti di indubbio valore e notorietà, accomunati dalla medesima radice solidale e da una filosofia della condivisione, oltre che da una sensibilità nell’arte e nella vita, per un incontro che aveva il nobile intento di raccogliere fondi – ma anche e soprattutto attenzione – per avviare la ricostruzione del palcoscenico del Cinema Teatro Italia, casa delle attività culturali, specie giovanili e studentesche, che il terremoto ha reso inagibile.

Dopo il saluto degli organizzatori e del sindaco Rosa Piermattei, Mafalda e Paul salgono sul palco. Lei è meravigliosa ed elegante, fasciata in un abito nero con uno strascico rosso, lunghissimo, che rappresenta la scia di distruzione che il terremoto ha portato con se. Un paio di brani in duo per scaldare le corde, siano esse vocali o della chitarra: Triste Sera, brano tra i meno “coverizzati” di Luigi Tenco, dove la cantante sfoggia da subito una tessitura vocale che mette in evidenza la sua enorme solidità tecnica e il suo gran mestiere… e A Felicidade, un classico di Jobim/De Moraes (che Mafalda ha cantato anche con Toquinho, la scorsa estate al Sant’Elpidio Jazz Festival). La chitarra di Paul lo riveste di un mood ritmico e incalzante, dove Mafalda fa danzare le parole, giocando ad allungare e ad aprire le note  e dove, nel finale, sublima la tristezza dei versi di De Moraes in un loop… Não tem fim, não tem fim…

Il primo “friend empatico” della serata è il giovane contrabbassista locale David Padella, laddove locale è un mero dato statistico in quanto il suo talento è innegabile. Il trio popone una rivisitazione sognante di Estate, di Bruno Martino, un bellissimo fermo immagine per un’esecuzione patinata e vintage.

Della potenza immaginifica del pianista Giovanni Ceccarelli, nato a Fabriano ma che da anni vive in Francia, dove ha trovato il successo, ci sarebbe da scrivere un trattato! Il suo è un pianismo a colori, ma colori primari, dell’essenza… ha inoltre un impareggiabile tocco vellutato e con Mafalda e Paul, in un appassionato gioco di sequenze ritmiche, esegue la cinematografica Metti una Sera a Cena, celeberrimo brano di Ennio Morricone, main theme del film omonimo di Patroni Griffi e una pagina dedicata alle raffinate melodie di Cole Porter, con Everytime we say goodbye, dove il contrasto dinamico tra la chitarra di Paul e il piano di Giovanni, e la stilizzazione timbrica di Mafalda risolvono il brano con rinnovata freschezza.

Il suono antico del bandoneon è quanto di più vicino possa scaturire da uno strumento musicale per ricordarci che l’amore è estasi ma anche tormento; e chi più di Daniele Di Bonaventura – nato a Fermo – nell’olimpo dei bandoneonisti europei, avrebbe potuto esprimere al meglio la passione e lo struggimento di composizioni quali Insensatez, bossa nova della coppia Jobim/De Moraes, tra le più celebri al mondo per le innumerevoli incisioni realizzate e la toccante Hymne à l’amour di Edith Piaf? E il bandoneon di Daniele, con le sue melodie carnali, insieme al delicato mantello ritmico della chitarra di Paul e agli arabeschi vocali che disegna Mafalda, rapisce letteralmente il pubblico. C’è da dire che la vocalist, in Hymne à l’amour, è riuscita nel difficile intento di sdrammatizzare il brano, senza intaccarne minimamente intensità e pathos.

Il concerto prosegue con un tributo di eMPathia Duo interamente dedicato a Mina, una delle cantanti italiane più amate di sempre: abbiamo ascoltato Città Vuota, adattata in una minimalista bossa-nova e Nessuno, caricata a swing e temperamento!

Il nobile, quanto impervio, sentimento del perdono è il tema di É preciso perdoar (Bisogna perdonare) portata al successo da João Gilberto, uno dei padri della bossa-nova.  Al chitarrista napoletano Antonio Onorato il compito di reinterpretare questo brano, che Mafalda canta come se fosse uno spiritual. In Antonio si concentrano tecnica, sensibilità, passione e con Paul trova da subito una grande sintonia. Il risultato è avvincente e il trio produce alchimie emozionanti! Il secondo pezzo è uno degli slow più conosciuti del repertorio tradizionale napoletano: Anema ‘e core, una carezza che arriva diritta all’anima, dove una delle due chitarre esegue una sorta di canto essenzialmente monodico e l’altra l’accompagnamento armonico. Il finale è intenso, quasi drammatico: la vocalist canta in ginocchio, ad occhi chiusi, sciorinando una serie di vocalizzi che denotano una perfetta gestione delle nuances dinamiche… a  dir poco strepitoso!

My shining hour, brano che fu scritto nel 1943 per esere inserito nella colonna sonora di una commedia musicale,  ci riporta al jazz più convenzionale. L’ospite sul palco del Feronia è il marchigiano Marco Pacassoni, un maestro del vibrafono e della marimba, un vero incantatore, per come inanella i suoi rintocchi e le sue velocissime sequenze di note! L’abbiamo ascoltato anche in Jogral, con Gabriele Mirabassi, virtuoso del clarinetto a livello internazionale. Questo improvvisato quartetto ha dato vita ad un divertente gioco di scale e di relazioni armoniche.

La “voce” del clarinetto di Mirabassi è unica, penetrante, piena: la sua agilità nei passaggi solistici, e la sua destrezza interpretativa sono emerse prepotentemente in Azzurro, successo di Paolo Conte, forse tra i brani più applauditi della serata (eccezionale la riproduzione del fischio del treno di Mafalda!), in Nuages di Django Reinhardt, nella versione originale con testo in francese e Chega de saudade, focosa e travolgente, pezzo entrato nella leggenda per aver dato inizio al genere della bossa nova…dove Mafalda ha sfoggiato anche la sua anima e le sue doti da attrice (ha studiato con la Compagnia della Rancia di Saverio Marconi) usando linguaggi gestuali, oltre ad ineguagliabili effetti vocali, scat, shake acuti che lei utilizza con naturalezza sorprendente.

Avviandoci verso la fine, Giovanni Ceccarelli e Daniele Di Bonaventura, con gli eMPathia, ci regalano due incantevoli interpretazioni: Io che amo solo te di Sergio Endrigo e Dindi, per la quale è inutile cercare aggettivi… tale è la sua intensità, delicatezza, profondità. Un brano che amo visceralmente. Con un altro talento marchigiano, il sassofonista Maurizio Moscatelli, Mafalda e Paul eseguono Via con Me di Paolo Conte.

Dopo quasi tre ore di grande musica e spettacolo arriva implacabile il tempo del bis, con tutti gli artisti sul palcoscenico del Feronia, preceduto da una lettura scenica dei due attori che nel corso dello spettacolo avevano portato il loro contributo alla causa della solidarietà, recitando brani di Montale e di Quoist: il napoletano Alessandro Incerto (Un posto al sole, La squadra, I bastardi di Pizzofalcone) e il fiorentino Massimo Reale (reduce dal successo de  “Il Penitente” all’Eliseo di Roma con Luca Barbareschi e da quello televisivo nella serie “Rocco Schiavone” con Marco Giallini).

Il brano scelto, Samba da Bênção, la samba delle benedizioni (che servono sempre!), viene usato spesso dai grandi interpreti brasiliani, come forma di saluto, proprio nel finale dei concerti, assieme al mantra antico “saravà” (la forza che movimenta la natura…);  applausi a scroscio per eMPathia jazz duo plus Friends!

Il concerto è stato organizzato dalla MBM Management di Marco Bisconti, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di San Severino Marche.

Nota di colore: al di là della sua innegabile valenza solidale, l’evento ha avuto dei risvolti conviviali, momenti di grande condivisione e amicizia durante i quali gli artisti (e la sottoscritta) hanno potuto apprezzare l’ospitalità del popolo marchigiano e gli eccellenti prodotti gastronomici regionali!

Marina Tuni

La gallery fotografica è di Paolo Soriani Soriansky che ringraziamo!

Ancora una presentazione per Gente di Jazz di Gerlando Gatto. Il 5 dicembre alla Casa del Jazz a Roma

Continuano le presentazioni del libro del nostro direttore Gerlando Gatto, la cui seconda ristampa si sta rapidamente esaurendo. Martedì 5 dicembre si ritorna a Roma, in uno dei luoghi più amati dagli appassionati della musica jazz: alle 20:30, alla Casa del Jazz, l’autore dialogherà con il giornalista e critico musicale Marco Giorgi, con il coordinatore artistico della Casa del Jazz ed esperto di musica Luciano Linzi e con Ada Montellanico, musicista e Presidente MIDJ – Associazione Italiana Musicisti di Jazz.

“Gente di Jazz – interviste e personaggi dentro un festival jazz” di Gerlando Gatto (edizioni KappaVu/Euritmica, Udine, 2017, I edizione – II ristampa), con la prefazione di Paolo Fresu, la postfazione del filosofo Fabio Turchini e le foto di Luca d’Agostino, è stato presentato al Salone del Libro di Torino, a alla Feltrinelli di Roma, a Udine e a Palazzo San Teodoro a Napoli. Il volume contiene una serie di interviste ad importanti artisti della scena jazzistica italiana ed internazionale che, in epoche anche molto diverse, sono intervenuti al Festival Internazionale “Udin&Jazz”, tra i quali Stefano Bollani, Michel Petrucciani, Danilo Rea, McCoy Tyner, Gonzalo Rubalcaba, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Antonio Onorato, Maurizio Giammarco, Giancarlo Schiaffini, Cedar Walton, Joe Zawinul, Franco D’Andrea, Mino Cinelu, Paolo Fresu, Martial Solal e molti altri.

Alla fine della presentazione, salirà sul palco Lucrezio de Seta con il suo trio, per presentare in anteprima il suo secondo lavoro da leader Brubeck Was Right, pubblicato nel febbraio 2016 dall’etichetta Headache Productions. Un progetto originale e dinamico caratterizzato da una forte intensità emozionale, che alterna brani originali poetici e passionali a rielaborazioni moderne dei più grandi standard della tradizione jazzistica. Il disco si distingue per un sound originale e strizza l’occhio tanto alla tradizione quanto ai più moderni dettami estetici del jazz moderno: per la serata la formazione sarà completata da Ettore Carucci al pianoforte e Lorenzo Feliciati al basso. Una formazione ricca di groove in cui la batteria di Lucrezio de Seta, divisa tra tempi irregolari e pronunce swingate, trova la corretta vena interpretativa per rielaborare grandi classici del jazz. A fare il resto ci pensano il pianismo moderno di Ettore Carucci, caratterizzato da una grande padronanza del fraseggio e del comping mai banale, e il basso di Lorenzo Feliciati, dallo stile asciutto e diretto, perfetto nell’esecuzione. Brubeck was Right! è un progetto innovativo, dalla forte vena creativa che partendo dalla tipica formazione in trio acustico si evolve senza timidezze reverenziali di stampo stilistico, dando vita ad arrangiamenti moderni e composizioni originali che ben si collocano nel panorama jazzistico più attuale.

Ingresso (presentazione+concerto) € 10 – info e biglietti: www.casajazz.it

Info stampa Gente di Jazz: stampa@euritmica.it

 

Presentazione speciale per Gente di Jazz, con l’autore Gerlando Gatto, a Napoli il 24 ottobre. L’eleganza della musica jazz sposa la magnificenza architettonica di Palazzo San Teodoro

La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto.

Francis Bacon, uno dei padri del pensiero moderno, scrisse queste parole nel 1625 e sono certa che se avesse conosciuto il giornalista Gerlando Gatto avrebbe sicuramente pensato che la descrizione s’attagliasse perfettamente al personaggio!

Catanese, classe 1946, romano d’adozione, Gatto mastica jazz sin da bambino, al punto che, come ha ricordato nel corso della presentazione del suo libro “Gente di Jazz” (ed. KappaVu / Euritmica) a Napoli, lo scorso 24 ottobre, non ricorda di aver ascoltato altri generi musicali, sin da quando era poco più di un marmocchio… tant’è che già nei primi anni ’60, a soli 14 anni, scriveva già di musica su “Il Corriere di Sicilia”!

Nel suo sangue corrono rotaie di note, sulle quali sfrecciano gli “Honky Tonky Trains” del jazz, che partono dai club di New York per arrivare al blues dei Juke Joint della Louisiana, rincorrendo i freddi venti musicali del Nord-Europa, fino a raggiungere le calde sonorità del sud del mondo… con frequenti passaggi nelle stazioni del latin-jazz, brasiliano e afro-cubano.

Ho provato a riassumere la sua lunga carriera usando questa metafora perché sarebbe impossibile – e finanche riduttivo – limitarsi a citare tutto quello che Gerlando ha fatto per il jazz in questi ultimi quarant’anni; basti ricordare i cicli di guide all’ascolto alla Casa del Jazz di Roma, con la quale collabora dal 2007 o la conduzione di programmi radiofonici e televisivi per la Rai, assieme al grande Adriano Mazzoletti, o ancora l’essere uno degli estensori della “Enciclopedia del Jazz” edita da Curci.

Il tassello che mancava all’opera musiva che è il suo imponente curricolo professionale era la pubblicazione di un libro che raccogliesse in qualche modo il suo importante lavoro.

Nasce così l’idea di “Gente di Jazz”, un volume che racchiude preziose interviste a protagonisti indiscussi della storia del jazz mondiale, che sono uniti da un elemento comune: l’aver partecipato ad una o più delle ventisette edizioni del Festival Internazionale Udin&Jazz.

Ed ecco allora scorrere sotto i nostri occhi i nomi di alcuni dei musicisti che hanno influenzato fortemente il linguaggio musicale della nostra epoca: McCoy Tyner, Cedar Walton, Michel Petrucciani, Enrico Pieranunzi… ma solo per citarne alcuni, perché nel libro le interviste sono ben 25, introdotte dalla prefazione del trombettista Paolo Fresu e chiuse dalla postfazione del filosofo e intellettuale friulano Fabio Turchini.

Le immagini a corredo dell’opera sono quasi tutte del fotografo storico di Udin&Jazz, Luca d’Agostino, tranne un paio firmate da Elia Falaschi e da Luciano Rossetti.

E dopo la presentazione in anteprima, a maggio, al Salone Internazionale del Libro di Torino, quella a Udine, in occasione di Udin&Jazz 2017, e quella più recente alla Feltrinelli di Roma, “Gente di Jazz” ha fatto scalo a Napoli, avvolto nella bellezza di uno scenario prestigioso quali sono le splendide sale affrescate, in stile neoclassico, di Palazzo San Teodoro.

A condurre la serata, con grande competenza e passione, il filosofo napoletano Marco Restucci, che è anche critico musicale, giornalista e scrittore (suo il libro “Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz”, da poco pubblicato da Albo Versorio). Restucci ha introdotto l’opera definendola come un libro “a cornice” al cui interno trovano posto diversi frammenti, storie e personaggi tutti coinvolti nello stesso, affascinante gioco dialogico i cui fili sono tirati dall’autore.

Oltre a Gerlando Gatto, erano presenti tra i relatori: Giancarlo Velliscig, direttore artistico di Udin&Jazz e Antonio Onorato, chitarrista e compositore napoletano di livello internazionale, un vero e proprio rainbow warrior (dal modo in cui i nativi americani, alla cui cultura e pensiero Antonio è molto vicino, definiscono i loro spiriti che si reincarnano nei bianchi).

I contributi al dibattito, che si è generato grazie anche alle molte domande da parte del numeroso e preparato pubblico, sono stati parecchi e interessanti. Si è venuto così a delineare un vero e proprio “stato dell’arte” della musica jazz contemporanea, con uno sguardo su diversi aspetti tra i quali – forse il più interessante – una riflessione sul ruolo attuale della tradizione orchestrale, che in passato ebbe come protagonisti jazzisti eccezionali. Si è parlato anche dei nuovi linguaggi della scena jazzistica americana dei nostri giorni, chiedendosi come gli artisti possano sfuggire ai canoni imposti dal conformismo culturale odierno riportando nella loro musica quei valori sociali e politici, un tempo legati ai movimenti di protesta, di  quando gli Stati Uniti erano esportatori di contro-cultura.

Ph Massimo Cuomo

Ricco di suggestioni mnemoniche l’intervento di Antonio Onorato, incentrato sul rilevante apporto dato dai musicisti italiani allo sviluppo della musica jazz in America, facendo riferimento ai tanti emigranti che dal meridione sbarcarono negli Stati Uniti e ricordando che questi uomini erano quasi tutti capaci di suonare uno strumento musicale, grazie alla grande tradizione bandistica delle regioni del sud Italia e alle sue svariate contaminazioni.

Nel corso della presentazione, Antonio Onorato, fresco di rilascio di un nuovo lavoro discografico dal titolo “Vesuvio Blues (Blu Music International), e il suo allievo chitarrista Luca Farias (figlio d’arte… il padre, Angelo Farias, è il bassista della band di Antonio Onorato) hanno imbracciato le rispettive chitarre, improvvisando sulle note della sinuosa Footprints di Wayne Shorter, giocando sulla colorata tavolozza armonica del classico della tradizione napoletana Munasterio ‘e Santa Chiara e chiudendo la serata fondendo la bossa nova al neapolitan power con la splendida Manhã de Carnaval, main theme della colonna sonora del celebre film Orfeo Negro, trasposizione cinematografica del mito di Orfeo ed Euridice.

Ph Massimo Cuomo

Una serata perfetta in una location da favola per un libro davvero ben riuscito, che veleggia verso la terza ristampa. Il patron di Udin&Jazz, Velliscig, si è lasciato strappare la promessa di pubblicare nel 2018, sotto l’ala dell’associazione culturale Euritmica, per i tipi della KappaVu di Udine, il secondo volume di Gente di Jazz, che pare sarà interamente dedicato “all’altra metà del jazz…”.

Per finire, permettemi una piccola digressione, essendo una friulana che ama profondamente la sua terra: al termine della presentazione, ospiti del gentiluomo partenopeo Pietro Micillo nella sua Taverna La Riggiola, elegante ristorantino attiguo al Palazzo San Teodoro, con una cucina tendente alla rivisitazione moderna di gusti e sapori della tradizione campana, è avvenuto un simbolico e perfettamente riuscito gemellaggio enogastronomico tra il Friuli Venezia Giulia e la regione ospite dell’evento, con l’abbinamento degli eccellenti vini della casa vinicola Livio Felluga di Brazzano di Cormòns alle varie e squisite portate proposte dallo chef Francesco Pucci. Praticamente… l’optimum delle tipicità!

Marina Tuni

Special thanks per la preziosa collaborazione e per l’ospitalità a Palazzo San Teodoro a: Pietro Micillo, Giovanni Lombardi, Giobby Greco, ing. Camerlingo, Tecno srl

Un sincero ringraziamento alla Taverna La Riggiola, Napoli e a Elda Felluga dell’Azienda Vinicola Livio Felluga, Brazzano di Cormòns (Gorizia)

Grazie al fotografo Massimo Cuomo per la gentile concessione di alcune delle immagini che corredano l’articolo.

 

A Napoli, Palazzo San Teodoro, la prossima presentazione di “Gente di Jazz” di Gerlando Gatto (ed. KappaVu/Euritmica)

Seconda ristampa per il libro “Gente di Jazz” – interviste e personaggi dentro un festival jazz – (edizioni KappaVu/Euritmica, 2017), scritto dal nostro direttore Gerlando Gatto. Il volume, che contiene la prefazione di Paolo Fresu, notissimo trombettista sardo, la postfazione del filosofo e intellettuale Fabio Turchini e le immagini del fotografo di spettacolo Luca d’Agostino, arriva dunque a Napoli, dopo l’anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino e la recente e molto partecipata presentazione alla Feltrinelli di Roma.

Martedì 24 ottobre, Gente di Jazz e il suo autore saranno nel capoluogo partenopeo, nelle sale di Palazzo San Teodoro, storica dimora che si trova all’inizio della Riviera di Chiaia, la zona residenziale a ridosso del lungomare (Riviera di Chiaia 281. I posti sono limitati e gli ingressi su invito con lista nominale. Per gli accrediti stampa e gli inviti contattare l’Ufficio Stampa dell’evento +39 339 4510118 o inviare una mail a stampa@euritmica.it.

L’autore dialogherà con il filosofo napoletano, giornalista ed esperto di jazz Marco Restucci (che ha di recente pubblicato un libro dal titolo “Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz”, Albo Versorio), con Giancarlo Velliscig, direttore artistico di Udin&Jazz e con il chitarrista Antonio Onorato, presente con un’intervista in Gente di Jazz. Antonio, artista di fama internazionale – da pochi giorni è uscito il suo ultimo progetto discografico “Vesuvio Blues” (Blumusic International) – porterà il suo contributo all’evento anche attraverso alcuni interventi musicali… rigorosamente improvvisati, come nella miglior tradizione del jazz!

“Gente di Jazz” raccoglie una serie di dialoghi tra Gerlando Gatto e un gruppo di musicisti che, in epoche anche molto diverse, hanno partecipato al Festival udinese, che conta già ben 27 edizioni.  In ordine strettamente casuale, gli artisti presenti sono: Stefano Bollani, Michel Petrucciani, McCoy Tyner, Danilo Rea, Enrico Pierannunzi, Gonzalo Rubalcaba, Francesco Bearzatti, Giancarlo Schiaffini, Enrico Rava, Claudio Cojaniz, Enzo Favata, Antonio Onorato, Cedar Walton, Joe Zawinul, Franco D’Andrea, Roberto Gatto, Massimo De Mattia, Rosario Bonaccorso, Stefano Battaglia, Mino Cinelu, Claudio Fasoli, Paolo Fresu, Maurizio Giammarco, Martial Solal, Dario Carnovale.

Gerlando Gatto descrive così la sua opera, raccontando anche un recente aneddoto: “il libro contiene parte delle fatiche che ho dedicato alla musica nel corso di questi 40 anni. In particolare mi è sempre piaciuto intervistare, e non solo personaggi famosi ma anche giovani talentuosi cercando di far emergere attraverso le loro risposte non tanto l’artista quanto l’uomo, la donna, il ragazzo, il fanciullo che si nasconde dietro il personaggio pubblico. Inoltre nel poco tempo di un’intervista ho cercato comunque di instaurare un dialogo che andasse un pochino al di là del semplice rapporto tra domanda e risposta e devo dire che in alcuni casi ci sono riuscito.  A riguardo voglio raccontarvi un episodio accaduto poco tempo fa. Siamo in estate, e alla Casa del Jazz di Roma suonano in concerto Rita Marcotulli e Mino Cinelu, che è uno dei più grandi percussionisti del jazz e la cui foto figura nella copertina del libro. Decido di andare a sentire il concerto e strada facendo parliamo con mia moglie di Mino, che avevo intervistato in Martinica nel lontano ’92 senza più rivederlo. Il dilemma era: dopo tutti questi anni di lontananza, mi avrebbe riconosciuto oppure no? Mia moglie diceva di no, mentre io sostenevo il contrario, dato che in Martinica avevamo trascorso belle giornate assieme. Arriviamo alla Casa del Jazz proprio alla fine del soundcheck. Io salgo sul palco per salutare Mino che si trova esattamente nella parte opposta. Lui alza la testa e appena mi vede mi dice semplicemente: “Quanto tempo!”. Poi si avvicina, mi abbraccia e cominciamo a parlare come se ci fossimo visti ieri. È stato bellissimo, commovente.”

In Gente di Jazz  le personalità dei musicisti emergono, quindi, sul piano artistico ma specialmente su quello umano, facendo affiorare tutta la bellezza, la genialità, il valore, anche sociale, di questo genere musicale.

Il volume è disponibile in tutte le librerie, online sul sito della casa editrice Kappavu http://shop.kappavu.it/, sui siti di Feltrinelli, Mondadori, Amazon, Unilibro, Hoepli. Al termine della presentazione è previsto il tradizionale firma copie.

Gente di Jazz di Gerlando Gatto (ed. KappaVu / Euritmica) presentato alla Feltrinelli di Roma

Seconda ristampa per “Gente di Jazz” il libro di Gerlando Gatto e in ottobre due importanti presentazioni a Roma e a Napoli

Noi della redazione di A Proposito di Jazz siamo particolarmente felici di annunciare la seconda ristampa del libro “Gente di Jazz” – interviste e personaggi dentro un festival jazz – (edizioni KappaVu/Euritmica, 2017), scritto dal nostro direttore Gerlando Gatto. Il volume, che contiene la prefazione di Paolo Fresu, celebre trombettista sardo e grande amico di Udin&Jazz, la postfazione del filosofo e intellettuale friulano Fabio Turchini e le immagini del fotografo Luca d’Agostino, sarà presentato, dopo l’anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino a maggio, nelle città di Roma e Napoli.

Giovedì 12 ottobre, alle 18:00 (ingresso libero) Gerlando Gatto sarà presente alla Feltrinelli Libri&Musica di Largo di Torre Argentina 5/A a Roma, una catena di librerie sempre in prima linea nella divulgazione in toto della cultura. Con lui, a illustrare l’opera, il direttore artistico di Udin&Jazz, Giancarlo Velliscig, i giornalisti e critici musicali Maurizio Favot e Luigi Onori (che scrive anche su questa testata) e i musicisti Maurizio Giammarco e Giancarlo Schiaffini, le cui interviste sono pubblicate all’interno del libro.

Martedì 24 ottobre, Gente di Jazz e il suo autore si spostano a Napoli, nelle sale di Palazzo San Teodoro, un’antica residenza gentilizia, progettata dall’architetto toscano Guglielmo Bechi (lo stesso di Villa Pignatelli), che ha realizzato un’autentica opera d’arte: tre piani in stile neoclassico, dalle intense tonalità cromatiche rosso-pompeiane. La dimora si trova all’inizio della Riviera di Chiaia, la zona residenziale a ridosso del lungomare di Napoli (Riviera di Chiaia 281 – posti limitati; ingressi su invito con lista nominale. Per gli accrediti stampa e gli inviti contattare l’Ufficio Stampa dell’evento +39 339 4510118 o inviare una mail a stampa@euritmica.it ).

Nella città della sirena Parthenope, l’autore dialogherà con il filosofo ed esperto di jazz Marco Restucci (anch’egli autore di un libro, di recente pubblicazione, dal titolo “Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz”, Albo Versorio), con il già citato Giancarlo Velliscig, nella duplice veste di direttore artistico di Udin&Jazz ed editore (la pubblicazione è edita da KappaVu/Euritmica, Udine) e con il chitarrista Antonio Onorato, anch’egli presente con un’intervista in Gente di Jazz. Antonio, artista di fama internazionale, porterà il suo contributo all’evento anche attraverso alcuni interventi musicali… rigorosamente improvvisati, come nella miglior tradizione del jazz!

“Gente di Jazz” raccoglie una serie di interviste e dialoghi tra il nostro direttore, infaticabile promotore della musica jazz e un gruppo di musicisti che, in epoche anche molto diverse, hanno partecipato al Festival Udin&Jazz; li citiamo, in ordine strettamente casuale: Stefano Bollani, Michel Petrucciani, McCoy Tyner, Danilo Rea, Enrico Pierannunzi, Gonzalo Rubalcaba, Francesco Bearzatti, Giancarlo Schiaffini, Enrico Rava, Claudio Cojaniz, Enzo Favata, Antonio Onorato, Cedar Walton, Joe Zawinul, Franco D’Andrea, Roberto Gatto, Massimo De Mattia, Rosario Bonaccorso, Stefano Battaglia, Mino Cinelu, Claudio Fasoli, Paolo Fresu, Maurizio Giammarco, Martial Solal, Dario Carnovale.

Gerlando, al di là della sua indiscutibile competenza, è persona sensibile e curiosa. Queste peculiarità fanno certamente la differenza nelle sue interviste, particolarità che si nota soprattutto nel taglio dato alle domande che egli rivolge, dove le personalità dei musicisti emergono sia sul piano artistico ma specialmente su quello umano. In Gente di Jazz affiora tutta la bellezza, la genialità, il valore, anche sociale, di questo genere musicale che, non dimentichiamolo, nacque grazie agli schiavi africani deportati negli Stati Uniti e ai loro canti di protesta.

Gente di Jazz è disponibile in tutte le librerie, online sul sito della casa editrice Kappavu http://shop.kappavu.it/  e sui siti di Feltrinelli, Mondadori, Amazon, Unilibro, Hoepli.

Alle presentazioni l’autore sarà ben lieto di personalizzare la vostra copia.