Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Danilo Gallo, bassista


Intervista raccolta da Daniela Floris

Foto (in b/n) di RICCARDO CRIMI

-Come stai vivendo queste giornate?

Onestamente ogni giornata, nonostante una sia uguale all’altra nella struttura, paradossalmente risulta a sé stante, e non per motivi pratici, ma soprattutto emotivi. Quindi la risposta è: dipende. E dipende essenzialmente dallo stato emotivo. Si suol usare l’espressione “alti e bassi”: beh, in questo frangente direi “medi e bassi”. Una sorta di equalizzazione al ribasso della qualità delle giornate.


-Come ha influito l’emergenza  sul tuo lavoro?

Moltissimo e in maniera sostanziale, direi quasi totalmente, dato che il mio lavoro si nutriva (e spero si nutrirà ancora) di esperienze live come concerti o registrazioni almeno al 70%, per essere basso con la percentuale.


-Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Per quanto concerne il mio lavoro credo di sì, purtroppo. Il mio lavoro fa parte di una filiera di attività ed occupa una posizione in coda. È un dato di fatto che ci vorrà del tempo a rimettere gli ingranaggi in sesto .
Più in generale cosa penso del futuro: spero che ci sia più attenzione al pensiero e più tempo a disposizione di quello che avevamo in situazione di “normalità”, quando solo rincorrevamo. A pensarci bene non so cosa sia più assurdo, se quel rincorrere vacuo o l’immobilità odierna.
Mi auguro, ad ogni modo, che questa esperienza insegni a tutti di poter trovare, nel futuro, angoli di “anormalità”, intesa come lubrificante eccezionalità e straordinarietà.


-Come te la cavi senza poter suonare?

Col restante 30% del mio lavoro, come le lezioni online per un paio di scuole dove insegno. Vendo qualche disco in digitale sulla mia piattaforma Bandcamp, o qualcuno fisico, che mi viene richiesto, e lo spedisco. Spero anche che arrivi qualche sussidio di quelli che si parla in cascate di decreti, anche se la mia posizione, per varie contingenze non sembra fare l’occhiolino a queste attuali misure di bonus emergenza.

https://danilogallo.bandcamp.com/

 

Vivi da solo o con qualcuno?

Con la mia famiglia. Siamo in tre. Più una meravigliosa cockerina.

 

-E quanto ciò risulta importante?

È importante tanto in guerra quanto in pace. La famiglia è qualcosa che esiste sempre.

 

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?

Non ho un’idea di quello che potrebbe accadere, anche se la storia purtroppo ci insegnerebbe cose nefaste, conseguenti ad analoghe situazioni. Spero non si arrivi ad un cannibalismo sociale.

 

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

È una domanda a cui non so rispondere con certezza. Forse per qualcuno sì per qualcuno no. Sto suonando poco in questo periodo, a casa intendo, non studio, non compongo, a differenza di tanti colleghi. Non ne sento l’attrazione (francamente spero mi ritorni), se non in alcuni rari momenti, soprattutto di notte, quando la già definita tomba diventa assordante, e forse si è stanchi del silenzio (oramai siamo in un costante jet lag acustico e temporale). Di notte può succedere che, insieme alla mia compagna, cantante anche lei in difficoltà come me in questo momento, si improvvisi a suonare brani del repertorio più disparato, e così ci capita di condividere dei video su Facebook, perché credo, spero, resti la voglia di comunicare da parte dei musicisti e la voglia di “prenderne” da parte del pubblico.
La musica però è un conduttore. È qualcosa che, come un fiume in piena, non smette mai il suo corso e riempiendosi e “sporcandosi” di tutto ciò che incontra, continua a riprodursi e a veicolare sostanza vitale. Anche quando sfocerà nel mare diventerà qualcosa che comunque sarà per sempre in movimento.
Quindi è l’antitesi dell’immobilità e della fine. E’ vita. E forse in questo senso ha una grande forza.


-Se non la musica a cosa ci si può affidare?

Ai sogni.


-Quale tuo progetto è rimasto incastrato in questa emergenza e vuoi segnalare?

Il disco del mio quartetto Dark Dry Tears doveva uscire lo scorso 13 marzo per il Parco della Musica Records. Se ne è rimandata l’uscita fisica, è uscito solo digitalmente. Ovviamente con conseguenze promozionali non solo nell’immediato.


-Mi racconti una tua giornata tipo?
Non saprei raccontarla, tendo a dimenticarle tutte.

 

-Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?

Nulla. Ho dovuto, mio malgrado, accettare il criterio di rappresentanza. C’è qualcuno che dovrebbe fare le mie veci. E se questo non accade due sono le cose: o ho sbagliato io a farmi rappresentare o, per l’ennesima volta, questo sistema si è dimostrato fallace.

 

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

Quello che si vuole. Qualunque cosa.
O anche ascoltare il silenzio, se lo si ritiene.