Latin Bossa Experience all’Elegance, il jazz dal sapore latino

Un gruppo di studio della musica latino americana nato tra le mura dell’iMusic School Rome il cui repertorio abbraccia brani noti del genere, scritti dal grande Antonio Carlos Jobim spingendosi alla ricerca di pezzi di musica meno frequentati fino ad esplorare quelle song scritte da grandi jazzisti quali Joe Henderson ed Horace Silver, in puro stile latin-jazz. La direzione e gli arrangiamenti sono di Angelo Schiavi. Dalla mezzanotte, festeggiamenti per l’International Jazz Day.
Sul palco Stefano Novello (flauto), Vittorio Gervasi (sax), Enrico Guarino (sax), Dario Filippi (trombone), Francesco Pandolfi (piano), Massimo Santacesaria (basso) e Fiorenzo Pompei (batteria), Stefania Patanè (voce), Fernando Brusco (tromba) e Attilio Costa (chitarra).

domenica 29 aprile
Ore 21.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 20 (concerto e prima consumazione)
Infoline + 390657284458

Giovanni Rago pubblica l’album d’esordio: “Locus”

“Un sound avvolgente e rassicurante che si interseca simbioticamente con uno spiccato e succulento senso melodico”. (Sound Contest)
“Rago continua a mettere una pulce nell’orecchio dell’ascoltatore e costruisce la sua sintesi tra le varie “manifestazioni” recenti della chitarra elettrica nel jazz”.(Jazz Convention)

Si intitola “Locus” l’album d’esordio del chitarrista Giovanni Rago uscito per la Headache Production (disponibile anche negli store digitali) e inciso con il suo trio composto da Mario Guarini al basso elettrico e Lucrezio De Seta alla batteria e con la partecipazione di Elisabetta Serio, pianista di fama internazionale, già al fianco di artisti del calibro di Pino Daniele e Noa.

Rago, classe 1987, si cimenta qui con la sua prima prova da leader in un album nel quale confluiscono non solo le sue già numerose esperienze musicali, ma anche una componente emotiva molto forte che permea le 8 tracce dell’album. Il concept del disco è un tema da sempre presente nella letteratura musicale, ovvero il rapporto della musica con il viaggio, e quindi con i luoghi.

Può nascere della musica da un rapporto intenso con un luogo? In questo caso da dove nasce questa musica e da quale aspetto particolare?

Se il raggiungimento di questi luoghi è stato motivato da priorità musicali e culturali, ricerche di studio, approfondimenti, esperienze formative, la composizione dei brani è invece legata non solo da queste intenzioni, ma soprattutto dall’attraversamento fisico di questi luoghi, dall’esperienza viva che si può avere con ognuno di essi, lasciando che in sé stimolino le percezioni, l’intelletto e l’emotività. Ciascun brano attraversa, raccontandoli, diversi stati d’animo, ognuno legato a un luogo descritto dalla musica e nominato nei titoli.

Ad aprire il disco è Bricklane, brano strutturato su un tema molto melodico, in grado però di svilupparsi con una metrica sempre diversa. Così come anche le successive tracce Barrio Alto, Adelaide e Montserrat, ben illustrano le capacità di questo giovane chitarrista mettendo in luce l’ottimo interplay con De Seta e Guarini .

E’ in Naples, invece, che entra nell’album il pianoforte di Elisabetta Serio, ottima pianista e compositrice dallo stile estremamente melodico e cantabile, quasi ballabile. La scelta della Serio, che suona anche in Remembering, Prague e Kilimanjaro Lullaby quale ideale contrappunto creativo al sound della chitarra e alla poderosa sezione ritmica di batteria e basso elettrico, rivela la predilezione di Rago per le atmosfere positive, nonostante in alcuni brani si ritrovino anche toni più cupi e intimisti.

Tuttavia, al di là delle classificazioni stilistiche, l’ascolto di Locus sorprende ed emoziona, ma soprattutto presenta un musicista, che nonostante la giovane età colpisce per la sua capacità di raccontare attraverso la musica la complessità di un vissuto: un viaggio attraverso il mondo che è anche un’esplorazione degli stati d’animo dell’essere umano.

FORMAZIONE

Giovanni Rago, guitar

Mario Guarini, bass

Lucrezio De Seta, drums

TRACKLIST

  1. Bricklane
  2. Barrio Alto
  3. Naples
  4. Remembering Paris
  5. Prague
  6. Adelaide
  7. Kilimanjaro Lullaby
  8. Montserrat

 

Le chansons di Zeppetella, Bex, Lauren e Gatto dal vivo all’Elegance

“Chansons!” è un’idea musicale, un trattato di diplomazia, un abbraccio tra cugini. Un bel gioco, soprattutto, inventato da Jando Music per raccontare due mondi vicinissimi, che da sempre si osservano con reciproca curiosità e si influenzano a vicenda. L’Italia e la Francia si stringono la mano e si alleano, mettendo in campo quattro talenti cristallini: Fabio Zeppetella e Roberto Gatto, a rappresentare il tricolore col verde; Geraldine Laurent ed Emmanuel Bex come ambasciatori dei “bleus”. L’inedito quartetto interpreta undici canzoni che raccontano al meglio la tradizione musicale e più specificamente cantautorale dei due Paesi. Dal capostipite Bruno Martino, passando per De André e De Gregori e arrivando a Pino Daniele, da una parte. Jacques Brel e Leo Ferré, Yves Montand e Joe Dassin dall’altra. I brani di “Chansons!” conquistano fin dal primo ascolto. L’interpretazione dei quattro musicisti, manco a dirlo, è straordinaria. Se l’intesa tra Gatto, Bex e Zeppetella era già collaudata, e fonte di preziose gemme musicali, l’innesto di Laurent rende il tutto ancora più sorprendente e ricco.
Sul palco Fabio Zeppetella (chitarra), Emmanuel Bex (organo,voce), Geraldine Laurent (sax) e Roberto Gatto (batteria).

Giovedì 19 aprile
Ore 21.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 22 (concerto e prima consumazione)
Infoline + 39 06 57284458

La terapia dei Vitamina Funk dal vivo all’Elegance

Vitamina Funk è un progetto musicale nato con il desiderio di creare uno show che utilizzi la musica come stimolante, come risposta alchemica alla tristezza, qualcosa che abbia lo stesso effetto delle vitamine. Questa dunque è la mission dei Vitamina Funk, suono di qualità ed energia cercando di trasferire una sorta di vitamina vibrazionale per fare in modo che il pubblico, come noi, a fine serata torni a casa con un sorriso stampato in faccia ed il cuore più leggero.
Sul palco Valeria Di Casti (voce), Valentina Bausi (voce), Diego Quacquarini (basso,cori), Fabio Pappone (tastiere) e Daniele Massidda (batteria).

venerdì 13 aprile
Ore 21.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 18 (concerto e prima consumazione)
Infoline + 390657284458

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL – edizione 38 – La terza giornata

SABATO 24 MARZO, TERZA GIORNATA

La conclusione dell’ Open Papyrus Jazz Festival è affidata al duo Stefano Benni e Umberto Petrin con il loro recital per voce recitante e pianoforte, Misterioso, e alla Lydian Sound Orchestra di Riccardo Brazzale con un progetto creato per il 50′ anniversario della morte di Martin Luther King. Due spettacoli consecutivi al Teatro Giacosa, preceduti dalla presentazione del libro Grande Musica Nera – storia dell’ Art Ensemble of Chicago, in cui il curatore Claudio Sessa ha non solo raccontato il suo lavoro ma instaurato un fecondo dibattito anche con il direttore artistico Massimo Barbiero e con i presenti in sala. Non si pensi che il dibattere su un libro alle 18 di un sabato sia così scontato.

Ma andiamo a parlare dei due eventi che hanno concluso questa 38esima edizione.

Per mia scelta i commenti sui concerti saranno, per tutte e tre le serate, divisi in due parti, delle quali la seconda è intitolata ” L’impatto su chi vi scrive” ed è il mio commento personalissimo e dichiaratamente non ammantato di alcuna pretesa obiettività. A prescindere dalla competenza, la musica impatta diversamente a seconda della personalità, della formazione, dei gusti di ognuno.

Teatro Giacosa, ore 21: 30

Stefano Benni e Umberto Petrin
Misterioso
Stefano Benni: voce e recitazione
Umberto Petrin: pianoforte

Uno spettacolo voce recitante e pianoforte su Thelonius Monk, genio un po’ maledetto, figura iconica del Jazz che in un Festival dedicato all’ Elogio della Follia di certo è presenza congrua, nel racconto surreale ma nemmeno troppo di Stefano Benni. Un Monk evocato con parole di volta in volta sanguigne, o rassegnate, o solitarie, o guerresche, o logiche o illogiche, un Monk che parla in prima persona e un Benni trasfigurato in lui. Ma anche una Billie Holiday descritta in maniera potente per chi forse mai ne ha sentito il nome, più familiare per chi il Jazz lo segue. Umberto Petrin, pianista con una poderosa esperienza di interazione con letteratura e poesia, racconta con il suo pianoforte lo stesso Monk di Benni, che prende così forma nella sua duplicità di uomo tormentato e di musicista.

L’impatto su chi vi scrive

Un recital suggestivo, che è volato in un attimo. Intenso l’intreccio dei due lati di Monk – l’uomo (letto da Stefano Benni) e il musicista (suonato da Umberto Petrin). Per chi è immerso nel mondo del Jazz non si tratta tanto di scoprire l’uomo, il musicista, il personaggio (le frasi, le intemperanze, gli episodi raccontati dalle parole di certo non usuali di Benni e dalla bella musica di Petrin non sono nuovi per chi conosce Monk), ma di respirare l’atmosfera della sua vita, del suo sentire, del suo modo di essere.
Per chi invece è un neofita la lettura avrà una potenza diversa che non potrà che portare alla necessità di sapere e ascoltare di più.

Teatro Giacosa, ore 22:30

Orchestra
We insist
Ricordo di Luther King
nel 50° anno della morte
diretta da Riccardo Brazzale
Vivian Grillo: voce
Robert Bonisolo: sax tenore, alto e soprano
Rossano Emili: sax baritono, clarinetto e clarinetto basso
Gianluca Carollo: tromba, flicorno, pocket
Mauro Negri: clarinetto e sax alto
Roberto Rossi: trombone
Glauco Benedetti: tuba
Paolo Birro: piano
Marc Abrams: basso
Mauro Beggio: batteria
e con la partecipazione del
Broken Sword Vocal Ensemble
“Un sogno è sempre a suo modo follia, più quel sogno è grande più deve essere folle, e di certo verrà percepito come tale da propri contemporanei” Così il direttore artistico Massimo Barbiero spiega la sua scelta di inserire questa particolare Big Band nel programma il cui tema è come sappiamo l’ Elogio della Follia.  Il sogno è quello del leader del Movimento per i diritti civili Martin Luther King, del quale quest’anno ricorre il 50° della morte.
Brani intensi, coinvolgenti, tratti dal repertorio di Abbey Lincoln e Max Roach (molto bella Lonesome Lover, ma anche When Malindi Sings), Ornette Coleman (Lonely Woman), e brani originali dello stesso Brazzale (Un capanno di montagna in mezzo al mare) .
Arrangiamenti pensati in chiave black, swinganti, potenti, cuciti su una sezione fiati coesa e trascinante. Una voce femminile duttile e potente, protagonista di molti brani con incursioni nel rap, quella di Vivian Grillo. A contrasto le voci liriche del quartetto vocale Broken Sword Vocal Ensemble e anche un’esibizione da solista del soprano Sara Gramola.

 

Vivian Grillo

Paolo Birro

Sara Gramola

 

                                                               L’impatto su chi vi scrive

Un concerto – spettacolo, molto adatto a chiudere festosamente un Festival (li avevamo incontrati in una situazione simile nel 2016 ad Alba Jazz): è un Jazz d’impegno per la tematica proposta ma allo stesso tempo vigoroso e sgargiante. Vivian Grillo, voce solista, ha potenza e presenza scenica, regge molto bene l’impatto dei volumi notevoli dell’ orchestra, non esita a recitare quando serve e ad esibirsi in sequenze adrenaliniche di rap. Interessante la presenza di un ensemble vocale lirico. Il repertorio presentato si rivela scelta vincente, per l’intensità di brani (vedi Freedom Day) che già di per sé sono una garanzia .

**********************************

Per chi ce l’ha fatta, il Festival si è concluso a tarda notte al Caffè del Teatro con Traditional T.S. Jazz Band: Fulvio Chiara: cornet, Roberto Beggio: clarinet, Didier Yon: trombone, Marco Levi: banjo, Valerio Chiovarelli: bass tuba, Marco Pangallo: washboard/bass drum.