Manao dal vivo all’Elegance Cafè

Da Tenerife a New York, dalla musica canaria al jazz. Manao è la voglia di riscoprire l’avvolgente musica tradizionale delle isole Canarie, rivisitandola attraverso un sound moderno arricchito di improvvisazioni, groove e complessità armoniche tipiche del jazz contemporaneo. Un’energia viva, che nasce dall’incontro di epoche, culture e stili musicali differenti. Un collettivo composto da musicisti eclettici, affermati nel panorama musicale europeo, guidati dal sassofonista e compositore di Las Palmas di Gran Canaria, Jose Vera Bello. Nuovamente insieme per un nuovo lavoro discografico ed un tour Europeo con date per la prima volta anche in Italia, Manao si riconferma un progetto unico per originalità e qualità tecnica.
Sul palco Jose Vera Bello (sax tenore, flauto canario, chacaras), Rui Silva (chitarra), Daniel Van Huffelen (basso), Francesco De Rubeis (cajon, batteria).

sabato 25 novembre
ore 22.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 20 (concerto e prima consumazione)
Infoline + 39 0657284458

I nostri CD.

Sergio Cammariere, – “Io” – Jando Music/ Parco della Musica.
Sergio Cammariere, da Crotone, città di Pitagora, da buon pitagorico è portatore di una scuola di pensiero (musicale) alquanto eclettica che coinvolge diversi ambiti: cantautorato nazionale e chansonniers, musica latina ed etno/mediterranea, jazz, di cui trasuda anche il suo pianismo caldo e duttile. Il centro della sua “dottrina” non è tanto il numero, né i teoremi, bensì l’Armonia intesa come manifestazione spirituale dell’individuo attraverso la Musica. “Io”, settimo album a sua firma, prodotto da JandoMusic e Parco della Musica, con la Grandeangelo, è la giusta occasione per fare il punto sulla sua esperienza artistica descrivendone la saudade intensa, qua e là velata di ironia, e con essa la relativa pratica musicale, nei diversi brani in track list. Un “Io” Armonico intimo eppure da palcoscenico, quello che si rivela, anche grazie ai testi di Roberto Kunstler. Per un romantico come lui che duetta disinvoltamente con Chiara Civello in ‘Io con te o senza te’ e con Gino Paoli, una generazione in più, in ‘Cyrano’. Sono una sorta di anamnesi, in note e canto, la ritmica ‘Tempo perduto’ e la suggestiva ‘Via da questo mare’: “il tempo vola (…) e mi fermo indietro a ricordare / che ho voglia di andar via da questo mare”. Non mancano i live della famosa ‘Tutto quello che un uomo’ (terzo posto a Sanremo nel 2003 oltre che Premio della Critica e quale Migliore Composizione Musicale) e dell’altro gettonato hit ‘L’amore non si spiega’. Ecco ancora nel disco affiorare contaminazioni in ‘Dalla pace del mare lontano’ mentre lo sguardo in avanti, rivolto al futuro, sta soprattutto negli inediti ‘Chi sei’, ‘Ti penserò’, ‘La giusta cosa, ‘Sila’. E c’è quel ‘Cantautore piccolino’ che ha dato il nome al suo primo album-raccolta uscito quasi dieci anni fa, nel 2008. Prova che “Io” non sta per Ego, e che la semplicità ed umanità di Cammariere restano una dote grande quanto una musicalità, la sua, che sull’equilibrato senso poetico, unito alla sintesi di più fonti ispirative, basa la forte Id/entitá della propria musica. Lo affiancano, in queste registrazioni effettuate fra Casa del Jazz e Auditorium Parco della Musica di Roma, Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Bruno Marcozzi, Roberto Taufic, Paulo La Rosa, Ousmani Diaz, Marcello Surace, Francesco Puglisi oltre a Paolo Silvestri per gli arrangiamenti orchestrali e dei fiati.

Mike Zonno – “Fado encontra jazz” – Musicartepoesia
Sugli incontri tra jazz e forme musicali latine esiste un’ampia letteratura. Alla popolazione di origine francese della Louisiana va ascritta la musica cajun, con influenze blues. La brasiliana bossa nova opera sin dagli anni ’50 una trasfusione di propri cromosomi nel repertorio degli standard jazzistici. Guardando allo spanish tinge è notorio il legame fra flamenco e jazz, reso più stretto dalla comune propensione ad improvvisare. E come tacere del prolifico incrocio fra tango (con strati di melodia italica) e jazz, che potrebbe esser simboleggiato dallo storico summit Piazzolla-Mulligan? Anche i portoghesi esprimono in note il loro soul con tanto di saudade. Possibile incipit discografico: un album del 1990, ‘Dialogues’, edito da Antilles, in cui il contrabbassista statunitense Charlie Haden e il chitarrista portoghese Carlos Paredes si confrontano per occasionare una combine fra fado e approccio jazz. Prima di allora brani come ‘Coimbra’ (Avril in Portugal) o ‘Lisbon Antigua’, che son poi le due città fadiste per eccellenza, avevano tenuto vivo il mito Portugal nell’immaginario musicale collettivo, riprese da swingers e singers. Su tale solco ecco ora un interessante album di musicisti pugliesi, dunque provenienti dalla terra della famiglia Piazzolla, che si cimentano col fado … jazzisticamente trattato. Intendiamoci. Artisti come i Madredeus o Dulce Pontes peregrinano fra i festival jazz esportando la propria musica in the world.
Ma il risultato è di norma diverso se sono dei jazzisti a reinterpretare. Nel cd “Fado Encontra Jazz”, intanto, sembrano accorciate, saltando l’Atlantico, alcune distanze fra Portogallo e Brasile, grazie alle comuni radici linguistiche. Si ascolti in proposito il samba ‘Barco negro’ di Piratini e Ferreira. La “migrazione” del samba oltreatlantico (e ritmi carioca) ha avvicinato i due emisferi. Ovviamente il fado conserva la sua struttura e il testo, ove presente, ne tradisce, e conferma, la natura intimamente poetica. Qui il canto di Lisa Manosperti, coraçâo da Amalia Rodriguez, rende il senso della malinconia quasi bahiana del fado, con quell’alone di fato incombente che ne è tratto tipico (‘Fado português’, ma soprattutto ‘Canção do mar’, dove Michele Carabba lascia il soprano e fa il verso a Gato Barbieri). In una formazione la cui ritmica si avvale del contrabbasso di Mike Zonno e della batteria di Gianlivio Liberti, c’è da segnalare, fra i 13 brani, ‘O infante’ di Pessoa e della Pontes, transmutata in una ballad che il pianoforte di Vito Di Modugno armonizza. Cosí come, dopo il frizzante ‘Ferreiro’, la ‘Canção Verdes Anos’ di Carlos Paredes, che va a completare il campionario di hits resi celebri da Ferrao, Bevinda, Vitorino, Trindade. “Canti di portoghesi – recita Pessoa – Sono come barche nel mare/ Vanno da un’anima all’altra/ Col rischio di naufragare”.

Tutto il Brasile di Jim Porto tra jazz e samba dal vivo all’Elegance Cafè

Jim Porto nasce in Brasile a Rio Grande do Sul. Arriva in Italia alla fine degli Anni ‘70 e fa di Roma la sua nuova città. Grazie al suo profondo rispetto per i grandi compositori brasiliani e per la ricerca costante che opera nello scoprire nuovi autori di talento, virtuoso del jazz samba, Jim Porto è considerato oggi uno dei massimi esponenti della musica brasiliana in Italia.
I primi Anni ‘80 furono un momento d’oro per la musica brasiliana in Italia e a Roma in particolare. Jim Porto partecipa con João Gilberto, Tania Maria e altri artisti in diverse edizioni delle Estati romane pur continuando le jam session al Manuia con artisti della caratura di Chet Baker, Jorge Ben, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Milton Nascimento, Marisa MonteDejavan che parteciperà poi al primo lavoro di Porto dal titolo Rio, prodotto nel 1983 da Sandro Melaranci con arrangiamenti di Rique Pantoja. Jim collaborerà per anni con jazzisti come Roberto Gatto e Michele Ascolese e sono molteplici le sue partecipazioni a grandi festival jazz in tutta Europa. A Rio seguiranno altri album e partecipazioni a importanti eventi in tutto il mondo: dal Festival di Praia di Capo Verde a Buenos Aires, da Barcellona al Festival etno-jazz di Tabarka in Tunisia, fino a ritornare al suo Brasile dove le canzoni di Jim Porto erano state scelte per la sigla di alcune telenovelas di successo di Globo TV.
Sul palco Jim Porto (piano, voce), Mauro Salvatore (batteria), Denis Fattori (tromba, flicorno) e Daniele Basirico (basso, contrabbasso, violoncello).

sabato 18 novembre
ore 22.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 20 (concerto e prima consumazione)
Infoline + 39 0657284458

La Kabbalah in musica con Gabriele Coen

“Malkuth”: il regno, il terreno, i piedi secondo la Kabbalah, alla base del misticismo ebraico che connette trascendente ed immanente. Il Gabriele Coen quintet ha chiuso il suo concerto (8/11) al Pitigliani Centro Ebraico Italiano con un brano ispirato al più “terrestre” dei livelli kabalistici, di fronte ad un pubblico da tutto esaurito. Il luogo è a Trastevere in una delle rare zone medievali, un posto ad alta suggestione poco lontano dal Lungotevere e sulla sponda opposta a quella dove c’è la Grande Sinagoga.

Il recital del pluristrumentista (sax soprano e tenore, clarinetto) e compositore romano è il terzo appuntamento del Roma Jazz Festival. Nella sua 41a edizione la rassegna, diretta da Mario Ciampà, esplora i rapporti tra musica di ispirazione afroamericana e spiritualità: terreno fertile, vasto, a tratti scivoloso, significativo. <<Oggi, il jazz … (è) una lingua franca, parlata da musicisti di tutto il pianeta. In un clima politico – si legge nel comunicato stampa del RJF – come quello attuale, lacerato da conflitti etnico-religiosi, c’è più che mai bisogno di un simile esperanto comune, che aiuti a superare barriere ideologiche e politiche in nome di una comune spiritualità: quella della musica>>. Così la rassegna (5-31 novembre) si svolge in vari luoghi (Parco della Musica, soprattutto; Casa del Jazz, Alcazar, il Pitigliani, Sacrestia del Borromini, S.Nicola da Tolentino, il Pantheon) <<scelti con il criterio di maggior suggestione, riflessione, per ognuno dei progetti presentati dagli artisti>>, come nel caso di Gabriele Coen.

ph: Davide

Fortemente radicato nella tradizione, “Sephirot. Kabbalah in Music” è un progetto (ed un Cd, Parco della Musica Records) che musicalmente guarda al Miles Davis elettrico come a Electric Masada e The Dreamers di John Zorn, estimatore e produttore per la sua Tzadik di Coen. Il quintetto vanta una lunga storia e vede, alle ance del leader, affiancarsi il Fender Rhodes di Pietro Lussu, la chitarra del giovane ed interessante Francesco Poeti, il basso elettrico di Marco Loddo e la batteria di Luca Caponi (Lussu e Lutte Berg – altro chitarrista del gruppo – sono anche compositori). Dieci brani per altrettanti livelli della kabbalah, partendo da “Kèter” (la corona, ispirazione dell’universo). La musica muta nei vari livelli, mantenendo un impianto modale e combinando chitarra-piano elettrico con le tre ance del leader, magistrale soprattutto al soprano ed al clarinetto. In un repertorio eccellente emergono “Binàh” (intelligenza, la sfera femminile) e “Tifèret” (bellezza, il cuore) ma in ogni brano risaltano il sovrapporsi e fondersi di fiati e chitarra, la marcata personalità dei temi e l’alternarsi dei ritmi.

Luigi Onori

Su Soundcloud gli At(ti)moSphera con ‘Formentera Dream’

Sono liberamente ascoltabili sulla piattaforma digitale open source
Soundcloud i 12 brani di Formentera Dream (Holly Music/CJC) degli
At(ti)moSphera.
Sono musiche a firma Furfaro dal sound vario (latin, swing, asian e
balcanico) e in acustico, nella maggior parte dei casi legati a testi
poetici di spessore.
L'idea del brano Vento (ma anche la bossa Se) va ascritta a Silvana
Palazzo cosí come l'ispirazione per le parole di Mascherata è dovuta
ad Enzo Stancati. A Giorgio Manacorda, che ha cofirmato Le stelle
sotto terra, si deve l'input originario de Il treno delle 22. Dal
canto suo la poetessa romana Cristiana Lauri ha prodotto il testo
della composizione che dá il titolo ispanico all'album, Formentera
Dream che Livio Minafra ha definito "fra la passacaglia e All The
Things You Are". Periferia è un tributo alla storica rivista di
Pasquale Falco, descrizione, in note e versi, di tante Banlieu senza
tempo. Hey è il monosillabico tema del latin che, negli intenti,
richiama (omaggia) il grande Vasco Rossi mentre Seven Days è il brano
che la vocalist Maria Rosaria Spizzirri ha saputo interpretare alla
Mina di inizio carriera. Effusion (american dream chitarristico fra
Shadows e Metheny) e Tamboura Blues (che guarda al periodo indiano di
George Harrison ma anche alla piu' recente fase etnica di Robert Plant
e Jimmy Page) sono i due pezzi strumentali che l'Autore ha eseguito,
sorretto da una ritmica di base che vede Zio Giù alla chitarra, Franco
Falco al basso e Sergio Cannata alla batteria, imbastendo un disco che
è un estratto aggiornato di un proprio songbook in parte tenuto nel
cassetto in parte fresco di annata. Un disco, prodotto dalla label di
Francesco Sorrenti, che viene chiuso dal suo solo guitar intitolato
Silvia. Altri componenti dell'ottetto, il sassofonista Ernesto
Pianelli e alle percussioni Alessandra Colucci e Michele Palazzo. Per
la cronaca la Holly Music licenzia una seconda produzione pensata in
terra calabra: si tratta dell' Inno di Rende che contiene,
all'interno, anche la versione jazz dei Sing Swing. Direzione
artistica del progetto, Gianni Ephrikian, Los Angeles Music Award
2015.

Mauro De Federicis e Vale & The Varlet allo Zingarò Jazz Club di Faenza

Lo Zingarò Jazz Club presenta, mercoledì primo novembre 2017, un appuntamento doppio: Guitar Solo Live Experience è il titolo della prima parte della serata, con il chitarrista Mauro De Federicis che presenta Smile, il suo disco in solo; a seguire, il duo Vale & The Varlet formato da Valentina Paggio al pianoforte, alla voce e alla batteria elettronica e Valeria Sturba al violino, al theremin e all’elettronica. La serata è ad ingresso libero con inizio alle 22.

Con Guitar Solo Live Experience, Mauro De Federicis affronta il terreno del concerto in solo: il chitarrista traccia in questo modo un panorama delle sue esperienze, del suo modo di intendere il jazz e del suo stile espressivo. L’improvvisazione diventa perciò il filo conduttore per legare tra loro le piccole miniature scelte da Mauro De Federicis: un percorso formato da brani originali e da temi di autori come Charlie Chaplin, Heitor Villa-Lobos, Chico Buarque e Thelonious Monk, un messaggio positivo sintetizzato dal titolo scelto per il progetto, Smile.

La dimensione essenziale e ridotta del solo consente a De Federicis di mettere a disposizione degli ascoltatori una voce versatile, sempre riconoscibile e arricchita dalle collaborazioni con artisti diversi – tra gli altri Milva, Giorgio Albertazzi, Dee Dee Bridgewater, Paolo Fresu, Bob Mintzer, Fabio Concato, Fabrizio Bosso e Marco Tamburini. (altro…)