Irio De Paula Un gigante della musica brasiliana… e non solo

 

La notizia mi è giunta improvvisa, come uno schiaffo in piena faccia: quasi contemporaneamente Daniela Floris e Donatella Luttazzi mi informavano che Irio De Paula, chitarrista e compositore di fama internazionale,  se n’era andato.

Uno schiaffo in piena faccia, dicevo, perché è stata proprio questa la sensazione che ho vissuto nel leggere quelle poche righe. Conoscevo Irio dai primissimi anni ’70 e per un certo lasso di tempo, in quegli anni, ci siamo molto frequentati.

Irio De Paula, nome completo Irio Nepomuceno De Paula (Rio de Janeiro10 maggio 1939), arrivò in Italia nei primissimi anni ’70   a seguito della cantante Elza Soares, insieme al percussionista Mandrake e al batterista Afonso Vieira, facendo presto conoscere il suo straordinario talento.

Come ho già avuto modo di raccontare parecchie volte anche in questa sede, per quei miracoli che ogni tanto accadono, tra me e Mandrake si sviluppò un profondo legame rotto soltanto dalla scomparsa del percussionista. Ma, allora, frequentare Mandrake mi portò inevitabilmente a conoscere bene anche Irio ed ebbi così modo di apprezzarne non solo la straordinaria musicalità, l’eccezionale bravura tecnica… insomma tutti quegli elementi che ne facevano un artista con la A maiuscola, ma anche la mitezza, la dolcezza, l’estrema disponibilità che disegnavano la personalità di un uomo “per bene”.

Sempre in quel periodo un mio carissimo amico, purtroppo anch’egli scomparso,  Nuccio Liistro, pianista eccellente, seppur dilettante, organizzava delle serate musicali a casa sua e più di una volta abbiamo avuto il piacere di avere con noi Irio che non si faceva certo pregare disdegnando qualsivoglia atteggiamento da superstar. E di quelle serate conservo un bellissimo ricordo con un nastro purtroppo non molto fedele essendo stato registrato con un apparecchio tutt’altro che professionale.

Poi, morto Nuccio, andato via Mandrake, i nostri rapporti si sono allentati ma ciò non mi ha impedito di seguirne con attenzione la parabola artistica iniziata, nel nostro Paese, con la partecipazione nel 1970 a “Per un pugno di samba”, album realizzato a Roma da Chico Buarque de Hollanda con gli arrangiamenti di Ennio Morricone e proseguita con  “Balanço”, registrato a Roma per la mitica Horo nel dicembre del 1972 con Afonso Vieira alla batteria, Mandrake alle percussioni e Giorgio Rosciglione al contrabbasso, impreziosito dalle note di copertina di Enrico Simonetti. E al riguardo è d’obbligo sottolineare come per De Paula sia stato importante il ruolo della Horo, la casa discografica diretta con passione e competenza da Aldo Sinesio: per questa etichetta, nel 1975 e nel 1976  Irio registrò una serie di album ancora oggi di grande interesse quali “Mariamar” con Archie Shepp, “Dannie Richmond” con il celebre batterista, “Steve Grossman”; “Sal Nistico”, “Maracanà” con Alessio Urso e Afonso Vieira,  “Casinha Branca” in cui accanto al trio su citato si ascolta la big band diretta da Cicci Santucci.

In quegli stessi anni – per la precisione nel 1973 – De Paula acquisì una certa notorietà presso il pubblico italiano, anche al di fuori dei confini del jazz,  quando un suo pezzo, “Criança”, venne inserito nella colonna sonora de “L’ultima neve di primavera” e venne pubblicato sulla facciata B del 45 giri del tema principale del film, che raggiungeva il primo posto nella hit parade.

Già a metà degli anni ’70 l’astro di Irio De Paula splendeva, quindi, alto nel firmamento musicale non solo italiano e sono in molti ad accorgersi delle sue straordinarie capacità. La sua reputazione cresce anche tra i musicisti e questo lo porterà a pubblicare più di cinquanta album, da solo o in varie formazioni, spaziando dalla musica brasiliana agli standard della musica statunitense.

Irio ha accompagnato alla chitarra i più popolari artisti della musica latinoamericana quali Sergio Mendes, Elza Soares, Baden Powell, Eumir Deodato, Astrud Gilberto e ha inoltre partecipato come ospite, sia dal vivo che in studio, a incisioni di prestigiosi jazzisti quali Gato Barbieri, Chet Baker, Tal Farlow.

Il fatto è che Irio è stato un grandissimo musicista la cui arte pur essendo ancorata alle più  profonde tradizioni della musica brasiliana era tuttavia innervata da una accurata conoscenza anche del jazz sì da produrre un mix perfettamente equilibrato e soprattutto di assoluta originalità Ecco, Irio era uno di quei musicisti che dopo qualche nota risultava perfettamente riconoscibile a chi segue con attenzione sia la musica brasiliana sia il jazz.

Insomma un vero e proprio gigante della musica il cui vuoto sarà difficile colmare.