Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Fabrizio Bosso, trombettista

Foto di CARLO MOGAVERO

Intervista raccolta da Daniela Floris


-Come stai vivendo queste giornate?

Ogni giornata fa storia a sé, non sono mai uguali. Capita che mi alzi veramente girato male, e quindi ci sta pure che non parli per tutto il giorno, e allora mi rifugio un po’ in me stesso. Altri giorni riesco a trovare un po’ di luce, un leggero velo di speranza, quindi penso positivo e faccio più cose. Ondeggio tra questi due stati d’animo .

 

-Come ha influito questa emergenza sul tuo lavoro?

Sicuramente ha influito molto, perché non sono mai stato abituato a stare a casa più di tre o quattro giorni di fila. E’ una nuova vita, praticamente. Spero sia solo una parentesi, perché mi manca il contatto con la gente, come credo manchi a tutti. Oltretutto, cercare di studiare e di tenersi in forma con lo strumento senza avere un obiettivo imminente è molto faticoso.

 

-Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Non so dire cosa cambierà quando ritorneremo a fare la vita di prima. Sicuramente non sarà facile riavviare tutto. La mia unica paura è che quando riapriranno i teatri e i club la gente sarà ancora talmente spaventata da non venire ai concerti.  Poi però vedo la reazione positiva dei nostri fan e del pubblico in generale ai nostri video, che registriamo per tenerci in contatto con loro: mi sembra che il desiderio di tutti sia ritornare prima possibile ad ascoltarci dal vivo, e quindi alla fine ritorno fiducioso.

 

– Come riesci a cavartela senza poter suonare?

Continuo a suonare a casa. Devo dire che in parte anche il dover registrare delle tracce e dei video mi costringe a stare in forma. In questo momento come stimolo mi tengo questo, ma non so quanto possa durare.
Sicuramente c’è il grande desiderio di tornare a suonare: non solo per una questione economica, ma perché noi musicisti ci nutriamo dell’energia del pubblico. Questa è una cosa che mi sta mancando tanto. Ho avuto molte proposte di fare lezione online, c’è anche chi vuole organizzare dei master, ma io non ho mai creduto granché alle lezioni online, anche perché con la tromba non è così semplice: è uno strumento molto fisico, per il quale è importante il contatto con l’allievo, ed è importante che chi approccia lo strumento possa vedere come si respira, e come tu sei impostato. Poi c’è anche il grande limite, per il Jazz, che non si può suonare insieme. Io durante le lezioni lavoro molto con le basi, anche pre-registrate, per improvvisare, e questa cosa non è possibile. Parlando invece dal punto di vista strettamente economico, dato che sono quasi trent’anni che lavoro tantissimo, almeno da quel punto di vista sono “tranquillo”, tra virgolette, appunto.

 

-Vivi da solo o con qualcuno?

Vivo con la mia compagna, Stefania, e mio figlio, Mathias, che ha dieci anni.

 

-E quanto ciò risulta importante?

Il fatto che io sono a casa, e che anche la mia compagna stia sta lavorando in casa è una cosa che ovviamente diventa un po’ pesante, più che altro anche per il tipo di lavoro che fa lei: è giornalista e praticamente sta sul coronavirus per sette o otto ore di fila. Ascoltiamo tutti i notiziari, lei deve speakerare, preparare i servizi, parlando sempre di questo argomento: devo dire che ci sono giorni che si arriva a fine giornata che si è abbastanza esauriti. Però cerchiamo di prenderci i nostri piccoli spazi e riusciamo sempre a superare i momenti più stancanti.

 

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
Spero tanto che questa brutta esperienza non ci allontanerà troppo nei rapporti umani, anche perché, come già dicevo prima, noi musicisti viviamo di questo, ed è tutto uno scambio di energia tra noi e pubblico. Se la gente sarà più lontana, anche la musica si allontanerà. Incrocio le dita e spero che questo non accada.

 

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

Sono convinto che un aiuto, piccolo o grande che sia, la musica lo può dare. Stiamo vedendo ad esempio la reazione della gente ai video, alle varie iniziative che pubblichiamo online: anche questa cosa bella che abbiamo fatto con Tosca, Joe Barbieri, Sergio Cammariere, Luca Bulgarelli (Il singolo Tu io e domani, i cui proventi sono andati alla Protezione civile, n.d.r. ).  Quando un brano, pubblicato i primi due giorni praticamente solo sulle nostre rispettive pagine facebook, riesce a raccogliere con i download quasi diecimila euro, vuol dire che la gente è attenta e ricettiva. E quindi vuol dire che la musica viene considerata come veicolo importante, anche per superare questo brutto momento.

 

-Se non alla musica a cosa ci si può affidare?

Penso che ognuno si debba affidare a qualcosa in cui crede veramente. Nel mio caso quel qualcosa sono la famiglia e la musica. Purtroppo in questo caso anche io sono semplice spettatore, e quindi dobbiamo solo aspettare e vedere cosa accadrà.

 

-Quale tuo progetto è rimasto incastrato in questa emergenza e vuoi segnalare?

Sono tanti i progetti rimasti incastrati, non mi va di parlare di nessuno in particolare, erano tante cose importanti: concerti, preparazione del disco in quartetto, uscita di due tre dischi sia come leader che come side man. Sotto questo punto di vista è un grande disastro, quindi teniamo duro e speriamo siano progetti soltanto posticipati.


-Mi racconti una tua giornata tipo?

Mi alzo la mattina, preparo la colazione e sto dietro un po’ a mio figlio con le lezioni online, si deve collegare 4 volte al giorno!
Poi studio e cerco di mantenermi in forma con lo strumento. Questo durerà fino a che non mi alzerò una mattina e dirò basta, perché di tenermi in forma non avrò più voglia,  fino a quando non mi diranno quando potrò tornare a suonare.
A parte questo,  sto facendo molti video e registrando un po’ di brani che stiamo montando anche con lo Spiritual Trio (con Alberto Marsico all’organo e Alessandro Minetto, n.d.r.):  registro qualche traccia, devo dire con mille difficoltà. Poi si gioca al mini ping pong che ho comprato proprio per superare questo periodo di clausura forzata.  Alterno queste cose, un po’ sto dietro a Mathias, e quando si può si esce a fare due passi intorno al palazzo.

Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?

Solo di avere tanto buon senso prima di diffondere varie ordinanze, e non solo. Sicuramente lo stanno facendo già, ma chiederei però di pensare bene a tutte, proprio tutte le conseguenze che queste decisioni comportano.


-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

E’ una cosa troppo soggettiva: consiglio a tutti di ascoltare la musica che ci fa stare più in pace.
Nel mio caso è spesso musica brasiliana. Quando ho bisogno di evadere, di rilassarmi, ascolto musica brasiliana, anche perché le sfumature della musica brasiliana sono tante. Nella maggior parte delle composizioni io trovo malinconia, anche tristezza, ma sempre con un velo di speranza, c’è sempre un ritornello che va in maggiore, o cambia ritmo, e ti dà, appunto, speranza: questo penso sia molto vicino al mio stato d’animo attuale.

Foto di CARLO MOGAVERO

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Danilo Gallo, bassista


Intervista raccolta da Daniela Floris

Foto (in b/n) di RICCARDO CRIMI

-Come stai vivendo queste giornate?

Onestamente ogni giornata, nonostante una sia uguale all’altra nella struttura, paradossalmente risulta a sé stante, e non per motivi pratici, ma soprattutto emotivi. Quindi la risposta è: dipende. E dipende essenzialmente dallo stato emotivo. Si suol usare l’espressione “alti e bassi”: beh, in questo frangente direi “medi e bassi”. Una sorta di equalizzazione al ribasso della qualità delle giornate.


-Come ha influito l’emergenza  sul tuo lavoro?

Moltissimo e in maniera sostanziale, direi quasi totalmente, dato che il mio lavoro si nutriva (e spero si nutrirà ancora) di esperienze live come concerti o registrazioni almeno al 70%, per essere basso con la percentuale.


-Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Per quanto concerne il mio lavoro credo di sì, purtroppo. Il mio lavoro fa parte di una filiera di attività ed occupa una posizione in coda. È un dato di fatto che ci vorrà del tempo a rimettere gli ingranaggi in sesto .
Più in generale cosa penso del futuro: spero che ci sia più attenzione al pensiero e più tempo a disposizione di quello che avevamo in situazione di “normalità”, quando solo rincorrevamo. A pensarci bene non so cosa sia più assurdo, se quel rincorrere vacuo o l’immobilità odierna.
Mi auguro, ad ogni modo, che questa esperienza insegni a tutti di poter trovare, nel futuro, angoli di “anormalità”, intesa come lubrificante eccezionalità e straordinarietà.


-Come te la cavi senza poter suonare?

Col restante 30% del mio lavoro, come le lezioni online per un paio di scuole dove insegno. Vendo qualche disco in digitale sulla mia piattaforma Bandcamp, o qualcuno fisico, che mi viene richiesto, e lo spedisco. Spero anche che arrivi qualche sussidio di quelli che si parla in cascate di decreti, anche se la mia posizione, per varie contingenze non sembra fare l’occhiolino a queste attuali misure di bonus emergenza.

https://danilogallo.bandcamp.com/

 

Vivi da solo o con qualcuno?

Con la mia famiglia. Siamo in tre. Più una meravigliosa cockerina.

 

-E quanto ciò risulta importante?

È importante tanto in guerra quanto in pace. La famiglia è qualcosa che esiste sempre.

 

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?

Non ho un’idea di quello che potrebbe accadere, anche se la storia purtroppo ci insegnerebbe cose nefaste, conseguenti ad analoghe situazioni. Spero non si arrivi ad un cannibalismo sociale.

 

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

È una domanda a cui non so rispondere con certezza. Forse per qualcuno sì per qualcuno no. Sto suonando poco in questo periodo, a casa intendo, non studio, non compongo, a differenza di tanti colleghi. Non ne sento l’attrazione (francamente spero mi ritorni), se non in alcuni rari momenti, soprattutto di notte, quando la già definita tomba diventa assordante, e forse si è stanchi del silenzio (oramai siamo in un costante jet lag acustico e temporale). Di notte può succedere che, insieme alla mia compagna, cantante anche lei in difficoltà come me in questo momento, si improvvisi a suonare brani del repertorio più disparato, e così ci capita di condividere dei video su Facebook, perché credo, spero, resti la voglia di comunicare da parte dei musicisti e la voglia di “prenderne” da parte del pubblico.
La musica però è un conduttore. È qualcosa che, come un fiume in piena, non smette mai il suo corso e riempiendosi e “sporcandosi” di tutto ciò che incontra, continua a riprodursi e a veicolare sostanza vitale. Anche quando sfocerà nel mare diventerà qualcosa che comunque sarà per sempre in movimento.
Quindi è l’antitesi dell’immobilità e della fine. E’ vita. E forse in questo senso ha una grande forza.


-Se non la musica a cosa ci si può affidare?

Ai sogni.


-Quale tuo progetto è rimasto incastrato in questa emergenza e vuoi segnalare?

Il disco del mio quartetto Dark Dry Tears doveva uscire lo scorso 13 marzo per il Parco della Musica Records. Se ne è rimandata l’uscita fisica, è uscito solo digitalmente. Ovviamente con conseguenze promozionali non solo nell’immediato.


-Mi racconti una tua giornata tipo?
Non saprei raccontarla, tendo a dimenticarle tutte.

 

-Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?

Nulla. Ho dovuto, mio malgrado, accettare il criterio di rappresentanza. C’è qualcuno che dovrebbe fare le mie veci. E se questo non accade due sono le cose: o ho sbagliato io a farmi rappresentare o, per l’ennesima volta, questo sistema si è dimostrato fallace.

 

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

Quello che si vuole. Qualunque cosa.
O anche ascoltare il silenzio, se lo si ritiene.