Sanremo, la profanazione del Tempio

 

L’ analisi relativa al recente festival di Sanremo fatta dal direttore Gerlando Gatto non fa una grinza. Ne sottolineerei il punto della quasi assenza di esperti musicali all’interno di giurie pur qualificate da presenze autorevoli della cultura e dello spettacolo, da una parte. E dall’altra l’inadeguatezza di un regolamento, quello sanremese, che sottovaluta il voto popolare rispetto a giornalisti, artisti e cooptati vari ad operare la scelta dei vincitori.
Vorrei anche osservare, a titolo personale, che, stavolta, la scelta effettuata incontra il favore e riflette in parte i miei gusti musicali (parlo da semplice telespettatore “silenzioso”, uno di quelli che si astengono dal televoto, e che valuta in concreto i singoli brani molto più dei musicisti, la loro valenza e provenienza), ciò a prescindere da qualsivoglia risvolto politico o ideologico.

Il jazz, per fare un parallelismo, è musica di contaminazione e di sintesi creativa ma sfido chiunque a dimostrare che, in generale, sia di destra o di sinistra.
Così non mi pare sia scandaloso che un nostro connazionale di origine sardo-egiziana si aggiudichi il piazzamento più prestigioso nella maggiore kermesse canora del belpaese.

In occasione dell’affermazione di Mahmoud, invece, stiamo assistendo a talune reazioni sconcertanti che non ci sono state quando, ad esempio, si affermò il grande Riccardo Cocciante, nato in Vietnam, a Sanremo.

O, nello sport, nessuno giustamente obiettò difese di italianità al cospetto dei goal di un centravanti della nazionale quale Balotelli, anch’egli italiano come Mahmoud. Quest’ultimo ha avuto però il torto di dissacrare il tempio della canzone indigena trasformando la manifestazione della città dei fiori in una sorta di “giochi senza frontiere” musicali, in coerenza allo spirito ‘baglioniano’. Visto che le radio e la rete pare stiano dando ragione al suo mood etnopop sarà interessante vederlo in gara all’Eurofestival a rappresentare l’Italia latino/ multiculturale! Mi ritrovo, nel merito, a condividere il verdetto dei giurati, al di là della composizione eterogenea della giuria stessa, ma ritengo per il futuro che si debba lasciare maggior spazio agli addetti ai lavori – critici e/o musicisti – il cui parere potrà tranquillamente coesistere e avere pari dignità del voto “social” e popolare.

Non ci sono, in questo caso, caste o [élites da cui dipendono i destini della patria. Si tratta di affidare visibilità anche al punto di vista di interpreti, analisti e lettori ponderati della nostra musica popolare contemporanea, fuori dalla (legittima) impulsività del televoto popolare. Nel rivendicare uno spazio ai “competenti”, da condividere col pubblico pagante dei televotanti, convengo che il sistema vada rivisto in modo da prevenire accuse di verticismo antidemocratico, del tutto fuori luogo se fatte da chi ha aderito preventivamente al regolamento dell’Ariston e lo contesti chiassosamente a luci spente.

Amedeo Furfaro

E’ scomparso André Francis

 

Martedì 12 febbraio è venuto a mancare uno dei massimi esponenti della cultura jazzistica non solo francese ma di tutto il mondo del jazz. Al riguardo pubblichiamo due affettuosi ricordi a firma, rispettivamente, di Adriano Mazzoletti e del nostro corrispondente da Parigi, Didier Pennequin.

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Il 12 febbraio è scomparso a Parigi, dove era nato novantaquattro anni fa, André Francis, di cui ricordo con nostalgia i molti anni trascorsi assieme di fronte ai microfoni delle radio di mezzo mondo.

E’ stato l’ultimo dei grandi, assieme a Charles Delaunay, Lucien Malson e André Clergeat, nella diffusione del jazz in Francia e non solo.

Il suo straordinario lavoro, iniziato nel 1947, alla Radio Francese è stato di enorme importanza. In oltre cinquant’anni ha prodotto per le tre reti di Radio France (France Inter, France Musique, France Culture), un numero altissimo di trasmissioni. Inoltre fra il 1958 e il ’96 ha rappresentato la radio pubblica francese all’interno dell ‘Unione Europea di Radiodiffusione, contribuendo alla realizzazione di eventi come Eurojazz, Festival europei del jazz ed altro ancora. E’ stato inoltre direttore artistico e collaboratore nell’organizzazione di numerosi festival: Chautevallon, Antibes-Juan.les-Pins e molti altri. E’ stato anche il fondatore dell’Orchestra Nazionale del jazz in attività da oltre trent’anni.

Fra le sue opere di critica e storia: “Jazz” del 1961 pubblicato in Italia da Mondadori e  “Jazz. L’histoire, les musiciens, les styles, les disques” del 1991. 

                                                                                                                                                     Adriano Mazzoletti

 

                                                                                                                                    *****

E’ appena scomparsa una leggenda del jazz radiofonico in Francia (e non solo).

André Francis è morto nel sonno, questo martedì mattina a Parigi. Nato nella Capitale il 16 giugno 1925, aveva 93 anni.

Durante 50 anni di proficua attività, fino alla decisione di andare in pensione nel 1966, ha rappresentato una sorta di punto di riferimento per tutto il jazz, al di là di ogni moda e di ogni stile. Le sue trasmissioni si chiamavano « Jazz sur Scène » o « Jazz vivant »: titoli in guisa di autoritratti per colui che avrebbe potuto benissimo essere chiamato come « Monsieur Jazz » sulle antenne del servizio pubblico in Francia : France Inter, France Musique, France Culture…. ma anche sugli schermi della televisione.

In effetti per la televisione francese presenta per parecchi anni il « Festival de Jazz d’Antibes/Juan-les-Pins », creato nel 1960 da Jacques Souplet, e da allora trasmesso a cura di Jean-Christophe Averty.

Nel 1958 pubblica un’opera enciclopedica intitolata « Jazz ». La passione lo porta a organizzare dei concerti già dal 1947 quando aveva appena 22 anni. E questa sarà una vocazione che l’accompagnerà per tutta la vita.

In parallelo alla sua attività all’ORTF e Radio France, programma il leggendario e turbolento «Festival de jazz» di Châteauvallon fra il 1970 e il 1980 o il “Festival de jazz de Paris” che ha ospitato tutti i mostri sacri del jazz negli anni ’80.

Nel frattempo Andfré Francis partecipa alla creazione della «Académie du Jazz» con Jean Cocteau nel 1954/55, del « Concours National de Jazz de La Défense » nel 1977 e diventa nel 1986, il primo presidente de l’Orchestre National de Jazz (ONJ), creata sotto l’impulso  di Jack Lang, allora ministro della Cultura.

Responsabile del Bureau du jazz de Radio France a partire dal 1964, avrebbe programmato circa 10 .000 formazioni nel corso degli anni.

Infine André Francis ha egualmente coltivato la sua passione per la fotografia con innumerevoli scatti effettuati durante i concerti cui assisteva.

Didier Pennequin

Equilibrio Festival all’insegna dei Paesi Nordici

 

I cinque Paesi del Nord Europa uniscono i loro sforzi e nasce così l’edizione 2019 di Equilibrio Festival, la manifestazione dedicata alla danza contemporanea ospitata ogni anno dall’Auditorium Parco della Musica di Roma e significativamente sottotitolata questa volta “Aurora boreale a Roma”.

La rassegna, giunta alla sua terza edizione, è stata presentata alla stampa lunedì 4 febbraio con gli interventi del vicesindaco di Roma Capitale Luca Bergamo, del Presidente della Fondazione Musica per Roma Aurelio Regina, dell’AD José R. Dosal, del direttore artistico di Equilibrio Festival Roger Salas e degli ambasciatori Robert Rydberg (Svezia), Janne Taalas (Finlandia), Erik Vilstrup Lorenzen (Danimarca), Kristján Andri Stefánsson (Islanda), e Margit F. Tveiten (Norvegia).

Dopo le edizioni passate consacrate alla Francia e alla Germania, la Fondazione Musica per Roma presenta un esperimento in grande scala da cui è scaturito un cartellone ampio e vario che non si concentra esclusivamente sull’oggetto principale del festival – la danza – ma anche su ciò che la circonda, la rende popolare e la differenzia dalle altre arti visive e performative in ambito globale.

Il programma si articola, perciò, su una serie di iniziative di alto livello predisposte dai Paesi Nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda Norvegia, Svezia). In particolare dal 10 al 26 febbraio andranno in scena alcune delle compagnie più importanti dei citati Paesi : MATS EK (Svezia), ZERO VISIBILITY CORP. / Ina Christel Johannessen (Norvegia), PONTUS LIDBERG & DANISH DANCE THEATRE (Svezia/Danimarca), ALPO AALTOKOSKI COMPANY (Finlandia), HALLGRIM HANSEGÅRD (Norvegia), CULLBERGBALETTEN (Svezia). Inoltre è in programma un concerto del PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista che eseguirà “Maa” (1991) di Kaija Saariaho (Finlandia).

In apertura si accennava al sottotitolo della manifestazione, “Aurora boreale a Roma”, e c’è un perché ben preciso. Nel 1859, ben 160 anni fa, il cielo di Roma ospitò lo spettacolo eccezionale di una vera e propria aurora boreale, frutto di una tempesta solare la più potente mai registrata. Questa tempesta è nota anche come Evento di Carrington perché descritta e studiata dall’astronomo inglese Richard Carrington, il primo a osservarla e a comprenderne il perché. Ebbene, adesso nel 2019, Roma potrà tornare a godere di questo straordinario spettacolo grazie al live streaming dell’Aurora

Boreale che verrà proiettata sulla cupola della sala Sinopoli in diretta dalla Lapponia.

E, data la natura di questo sito, dedicato prevalentemente alla musica, ci sia consentito di chiudere con una menzione particolare per il concerto che domenica 17 febbraio vedrà impegnato il PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, diretto da Tonino Battista, nell’esecuzione di “Maa” della compositrice finlandese Kaija Saariaho, Kaija è un elemento di spicco nell’ambito di un gruppo di compositori e interpreti finnici che stanno avendo un’influenza a livello mondiale. “Maa” è stata coreografata da Carolyn Carlson in seguito a una commissione della Finnish National Opera ed è stata eseguita per la prima volta il 31 Ottobre 1991 ad Helsinki. Il titolo significa “terra” e la partitura si fonda sull’idea di metamorfosi e di transizioni da un’idea all’altra. L’approccio lavorativo non è stato all’insegna della cooperazione tra

le due artiste, avendo le stesse lasciato che le rispettive personalità creatrici si incontrassero per innescare tensioni e sintesi.  Nella sua prima rappresentazione negli Stati Uniti, le coreografie sono state realizzate da Luca Veggetti. La partitura di “Maa” viene eseguita anche nella versione da concerto, senza la danza. Equilibrio Festival ha scelto proprio questa formula eleggendola a paradigma per testimoniare il ruolo fondamentale della musica nelle coreografie, tale che uno degli eventi in cartellone nel Festival sia dedicato a questa performance musicale assoluta.

 

Presentata la 24^ edizione del festival MetJazz: “Storie e viaggi in jazz”

Giunta alla XXIV edizione dal 5 al 25 febbraio si terrà la rassegna METJAZZ 2019, organizzata dal Teatro Metastasio di Prato.
“Forse non esiste musica più autobiografica del jazz. L’improvvisazione, il rapporto fisico con lo strumento, il gioco di interazione tra i musicisti, tutto palpita di una presenza totale e immediata dell’esecutore. La tradizione orale attraverso cui il jazz si è diffuso esalta l’esperienza diretta del fare musica, senza mediazione di spartiti o altri supporti visivi. In più, la possibilità di organizzare sul momento il flusso della musica esalta la qualità narrativa del jazz, la capacità di raccontare storie, di inoltrarsi in viaggi autobiografici o fantastici, in un continuo dialogo tra presente e passato con tutta la musica afroamericana che con la tradizione intrattiene un rapporto vivo, dinamico, creativo”. Così il curatore Stefano Zenni introduce la rassegna di quest’anno, dedicata a Storie e viaggi in jazz e dunque alla natura narrativa del jazz e alla sua qualità autobiografica nel raccontare vite, desideri, immaginari. Il programma, forte della collaborazione con la Scuola di Musica Verdi, conserva la sua struttura classica e si articola nelle due consuete sezioni – official e off – proponendo a Prato cinque concerti, di cui uno doppio, una conferenza, un incontro e una mostra fotografica. Inoltre, ribadendo la sua sinergia d’intenti con il Pinocchio Jazz Club di Firenze, METJAZZ 2019 si fa promotore e sostenitore di un concerto nel capoluogo toscano.
Quattro i grandi eventi pratesi tra Metastasio e Fabbricone:

  • Martedì 5 febbraio alle ore 21.00 al Teatro Metastasio va in scena Tempo di Chet, un originale spettacolo jazz che sovrappone la scrittura drammaturgica di Leo Muscato e Laura Perini e la partitura musicale curata e interpretata dal vivo da Paolo Fresu – gli attori e i musicisti – per rievocare in un flusso organico di parole, immagini e musica lo stile lirico e intimista di Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, in bilico tra tragedia e leggenda, maledettismo e bellezza.
  • Lunedì 11 febbraio alle ore 21 al Teatro Fabbricone, due diversi viaggi in trio mettono a confronto due diverse concezioni del racconto musicale: da un lato, al DEBUTTO IN PRIMA ASSOLUTA, Antonino Siringo, Andrea Tofanelli e Ares Tavolazzi rendono Omaggio a Sun Ra, rileggendo il suo sound fisico e trascinante in modo contenuto e controllato, da camera, facendo a meno della batteria ma conservando la forza ritmica della musica originaria; dall’altro Claudio Filippini, Luca Bulgarelli e Marcello Di Leonardo con Before the Wind fanno esplodere una macchina narrativa con arrangiamenti ricchi di svolte, cambi d’atmosfera, composizioni di ampio respiro o bozzetti fortemente caratteristici in un trio a parti equivalenti.
  • Lunedì 18 febbraio alle ore 21 al Teatro Fabbricone Massimo Falascone Seven propone insieme al suo gruppo Méliès, un percorso musicale      costituito da brani ispirati ai cortometraggi di Georges Méliès, poeta e inventore del cinema come sogno, precursore nella tecnica del montaggio e degli effetti speciali. Composizioni originali con grande spazio all’improvvisazione e omaggi ad alcuni grandi del recente passato, sempre nello spirito poetico e visionario di Méliès, con apparizioni, ripetizioni e metamorfosi, esposizioni e dissolvenze, giochi di prestigio, formule magiche e viaggi verso mondi sconosciuti.
  • Lunedì 25 febbraio alle ore 21 al Teatro Metastasio Maria Pia De Vito insieme al suo trio porta in scena Core/Coração, una versione napoletana in chiave jazz delle storie del brasiliano Chico Buarque, tra i più noti autori e interpreti della Bossa Nova ma soprattutto poeta e genio assoluto della canzone contemporanea brasiliana. Mentre la lingua napoletana dona una profondità mitica al cantare gli ultimi, i marginali di una società spietata e egoista che trova redenzione solo nell’amore, il jazz è il veicolo privilegiato del riscatto di popoli aperti al dialogo: nel ritmo, nella danza, nel canto e nell’improvvisazione schiavi, reietti, esclusi tornano protagonisti grazie al meticciato, che investe culture e classi sociali. Un appuntamento realizzato in collaborazione con Musicus Concentus.

Ci saranno poi altri quattro appuntamenti realizzati in collaborazione con la Scuola Comunale di Musica Giuseppe Verdi di Prato racchiusi tra gli eventi di METJAZZ OFF:

  • Domenica 3 febbraio alle ore 21 presso la Scuola di Musica Verdi trovano spazio le Storie di giovani talenti con la New Talent Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini che si esibisce in Our Monk. Si tratta di un  progetto nato da un bando della SIAE e dalla collaborazione tra varie istituzioni italiane, tra cui il Teatro Metastasio di Prato. L’ensemble comprende dodici musicisti, un ospite emergente, un direttore esperto e un repertorio impegnativo e stimolante, quello di Thelonious Monk.
  • Domenica 10 febbraio alle ore 11 presso la Scuola di Musica Verdi in un Incontro con Roberto Masotti – grande fotografo, ma non solo, un generatore di idee, uno stimolatore entusiasta di progetti, un connettore di esseri umani -, si esplorano le Storie in uno scatto entrando nelle pagine di Jazz Area, un libro fotografico edito dalla casa editrice Seipersei che racchiude quasi 50 anni di storia di musica jazz internazionale, con i ritratti di Miles Davis, Keith Jarrett, Archie Shepp, Carla Bley, Sam Rivers, Cecil Taylor, Charles Mingus, Ornette… Si tratta di un testo che si basa su una particolare e necessaria prospettiva autobiografica, parla della vita in musica attraverso i tanti incontri diretti e le infinite occasioni di musica dal vivo, analizza l’idea d’improvvisazione nel suo tipico esprimersi afro-americano e nelle sue trasformazioni europee, è la lente attraverso la quale Roberto Masotti ci parla della sua lunga storia con il jazz.
  • Domenica 17 febbraio alle ore 21 presso la Scuola di Musica Verdi si intraprende un Viaggio nel suono con il concerto ST()MA di Cristiano Calcagnile, dove “stoma” sta per “bocca” in greco, ma anche per la fessura attraverso cui le piante respirano in botanica, quindi per intersezione, luogo di passaggio. E difatti, una fluidità di stati, dal solido al gassoso, dal liquido ancora al solido, contraddistingue il sound di Calcagnile, che utilizza vari strumenti oltre la batteria, inclusa la chitarra.
  • Domenica 24 febbraio alle ore 11 presso la Scuola di Musica Verdi una Conferenza di Stefano Zenni sulle Storie e immagini del jazz al cinema illustra l’incontro non sempre lineare e felice tra queste due arti e, citando momenti di gloriosa fusione di musica e immagini e grandi equivoci sorti dall’utilizzo di una visione stereotipata del jazzista come artista maledetto (si pensi a Chet Baker) prova a analizzare il modo in cui il cinema ha veicolato una certa idea delle vite dei jazzisti e del significato della musica.

Inoltre, alimentando nel nome del jazz gli “Incroci tra Prato e Firenze”, METJAZZ 2019 ribadisce la collaborazione con il Pinocchio Jazz Club di Firenze e promuove come anteprima del festival il concerto di sabato 2 febbraio alle ore 22 nella sala dello storico locale con Roberto Ottaviano che presenta il suo ultimo progetto ETERNAL LOVE, un omaggio all’Africa, alla sua cultura, alla sua musica e al suo popolo, con una selezione di composizioni di Don Cherry, Abdullah Ibrahim, Charlie Haden, John Coltrane, Dewey Redman, Elton Dean, e brani originali.
E, anche, a corredo della rassegna, dal martedì 5 febbraio a lunedì 25 febbraio nel Foyer del Teatro Metastasio sarà visibile la mostra fotografica Jazz Poster/dieci variazioni serigrafiche, 1971-1972 di Roberto Masotti, con i poster realizzati e distribuiti nei festival jazz degli anni Settanta, impreziositi dagli autografi dei protagonisti ritratti.
Il festival è organizzato dal Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con Scuola Comunale di Musica Giuseppe Verdi, Musicus Concentus e Pinocchio Jazz Club di Firenze.

PREZZI ABBONAMENTO E BIGLIETTI È possibile abbonarsi a partire dal 18 dicembre 2018. Chi ha sottoscritto l’abbonamento per la scorsa edizione può confermare la propria poltrona fino all’8 gennaio 2019. I biglietti per i concerti sono in vendita a partire dal 9 gennaio 2019. Prevendite online: http://ticka.metastasio.it.
Info Teatro Metastasio – tel. 0574.608501 – Cristina Roncucci 0574.24782 (interno 2) – 347.1122817

 

Ancora una presentazione prestigiosa per “L’altra metà del jazz” il secondo libro di Gerlando Gatto, inserita tra gli eventi del festival JazzMi

Dopo le presentazioni al Salone del Libro di Torino, Udine, Catania e Roma, il secondo volume di Gerlando Gatto “L’altra metà del jazz – Voci di donne nella musica jazz” (KappaVu / Euritmica edizioni) è stato illustrato il 13 novembre a Milano, nell’ambito di “Compagni di viaggio: incontri con gli autori”, nei meravigliosi locali che ospitano la libreria di viaggio del Touring Club Italiano, nella sua storica sede di Corso Italia, nel cuore della città meneghina.
L’evento era inserito nel cartellone del Festival JazzMi, quest’anno quanto mai denso di concerti e appuntamenti (più di 200 in 13 giorni!).
Introdotto dal giornalista Pino Mantarro, ufficio stampa del T.C.I., l’autore ha dialogato con un interlocutore illustre, Claudio Sessa, già direttore di “Musica Jazz”, critico musicale del “Corriere della Sera”, docente di Storia del Jazz, nonché scrittore con all’attivo diverse pubblicazioni (Il marziano del jazz. Vita e musica di Eric Dolphy; Le età del jazz. I contemporanei; Improvviso singolare. Un secolo di jazz).

Tra il numeroso pubblico presente anche alcuni artisti molto noti: il compositore e band leader Dino Betti van der Noot, il sassofonista Claudio Fasoli e il fotografo Roberto Masotti, tra i più prestigiosi fotografi jazz di tutta Europa, cui si è aggiunto verso metà serata un altro importante fotografo, Pino Ninfa.

Sessa, nella sua esposizione iniziale, ha definito Gatto “un lavoratore del jazz” e ha sottolineato il valore particolare di questa raccolta di interviste, integralmente al femminile, soffermandosi sovente sul tema della “differenza di genere” nell’ambiente jazzistico.

Spesso si tratta di stereotipi consolidati, come quando, parlando di musiciste jazz, vi si abbini immediatamente la figura della cantante e quasi mai quella della strumentista. In certi “universi” – il jazz è uno di questi ma anche quello militare, ad esempio – esiste ancor’oggi un pregiudizio molto diffuso e difficile da divellere: la tendenza ad incasellare il jazz suonato dalle donne come se esistesse un modo maschile e un modo femminile di suonarlo. Da questa sorta di postulato, si è scatenata un’interessante discussione alla quale hanno partecipato parecchi spettatori. Io non ho mai pensato alle donne che fanno jazz in termini di genere e il mio giudizio si è sempre e solo basato su canoni di bravura, di capacità tecniche, di espressività, di gusto… insomma, su dei parametri oggettivi, e questo indifferentemente se a suonare, comporre, dirigere sia un maschio o una femmina. Ascoltando i vari interventi mi sono stupita: se nel 2018 si parla ancora di questo, evidentemente il problema non è, come credevo, superato.

La discussione si è ulteriormente ampliata, a seguito della domanda di una spettatrice, sulla matrice primigenia del linguaggio jazzistico e se sia possibile distinguere, al semplice ascolto, il jazz statunitense da quello europeo, quello italiano da quello scandinavo, solo per citare alcuni esempi.

Quasi tutti sono stati concordi nel sostenere la tesi che il jazz è un idioma universale diffusosi ovunque nel mondo, e pur riconoscendo che il suo epicentro era e rimane, per certi aspetti, l’America del Nord, ha saputo integrarsi nelle culture di altri paesi ritagliandosi spazi e sonorità completamente nuovi, tanto da contestualizzarsi, assumendo una precipua forma identitaria.

E’ stato piuttosto difficile per Claudio Sessa riportare il vivace scambio di opinioni sui binari dell’oggetto della presentazione: il bel libro di Gerlando Gatto!

Dopo tanto erudito disquisire (c’era molto da imparare nelle parole di alcuni relatori…) sono finalmente comparse le vere protagoniste di questa opera, da Enrica Bacchia (che Gerlando ha definito come l’esperienza più intensa), a Dora Musumeci, una della pioniere tra le musiciste jazz, parliamo degli anni Cinquanta, che diede del filo da torcere ai colleghi maschi e fu amica personale dell’autore (che si commuove ogni qualvolta se ne parli…), da Dee Dee Bridgewater a Sarah Jane Morris, queste ultime due interviste così diverse tra loro e dalle quali emergono con grande evidenza due diversi approcci: molto professionale e distaccato per la prima, empatico e pieno di calore umano per la seconda. Gatto ha ricordato con affetto anche la vocalist norvegese Radka Toneff, che si tolse la vita a soli 30 anni, per amore… si dice.

Alla domanda su quali siano i criteri che lo guidano verso la scelta delle musiciste da intervistare, Gatto ha risposto in modo semplice e diretto: “avendo la fortuna di poter scrivere di jazz per pura passione, l’unico criterio è di confrontarmi con gli artisti che più mi piacciono, quelli che musicalmente mi trasmettono qualcosa.”  (Gerlando è laureato in giurisprudenza e ha fatto per anni il giornalista professionista, specializzato in economia. N.d.A.)

Marina Tuni

 

“Piano 4Hands” entra in studio di registrazione

Entra in sala di registrazione il  progetto “Piano 4Hands”, nato dall’incontro di due nomi di spicco del jazz italiano: le pianiste, arrangiatrici e compositrici Stefania Tallini e Cettina Donato. Edito da Alfa Music, il nuovo album comprende composizioni originali firmate dalle due artiste, che assumono tra loro un carattere di complementarietà, esaltando quindi la ricchezza e le differenze dei due distinti percorsi professionali.
Due sono gli ospiti del disco: il noto attore e regista Ninni Bruschetta che all’attivo ha diverse collaborazioni teatrali con Cettina Donato, nell’album reciterà una poesia di Antonio Caldarella accompagnato proprio dalla pianista siciliana; altro pregevole special guest è il clarinettista Gabriele Mirabassi che eseguirà un brano con Stefania Tallini, con la quale aveva già inciso due album in quartetto e in formazione duo.
La carriera internazionale di queste artiste è lunga e ricca di riconoscimenti e, insieme alla scelta di condividere lo stesso pianoforte a quattro mani durante le esecuzioni, rende il loro duo particolarmente interessante.
Protagonista del nuovo progetto è sicuramente la musica, ma anche il travolgente carisma delle due pianiste, che ha conquistato già il pubblico del Piano City di Milano, del Festival Atina Jazz, del Jazzit Fest di Montegrosso e del Jazz Around Festival di Lecce.

Pianista, compositrice e arrangiatrice, Stefania Tallini è una musicista poliedrica, che vanta una brillante carriera internazionale in ambito jazz e classico, con incursioni anche nel mondo della musica brasiliana. Laureata in Pianoforte Principale al Conservatorio S. Cecilia a Roma e in Jazz al Conservatorio L. Refice di Frosinone (Arrangiamento e Composizione per Big Band), si è specializzata attraverso numerose Masterclass e seminari e ha ottenuto diversi premi in molti concorsi internazionali, sia come pianista, che come compositrice e arrangiatrice. Prolifica autrice, la sua discografia – oltre a diverse incisioni come guest – comprende 8 album da leader editi dalle etichette YVP (Germania), Alfa Music e Raitrade. Tutti i suoi dischi comprendono brani originali, alcuni dei quali sono stati scelti da grandi artisti internazionali per essere interpretati e incisi. Il suo brano “New Life” è stato inserito nel Real Book Italiano, che comprende le composizioni dei più importanti jazzisti italiani. E’ stata ospite di eventi di grande importanza e di diverse emittenti radio-televisive italiane e straniere. Da anni RaiRadio1 e RaiRadio3 trasmettono regolarmente la sua musica, sia dal vivo che in rotazione. Nella sua carriera spiccano le collaborazioni con nomi illustri come Bruno Tommaso, Guinga, Gabriele Mirabassi, Javier Girotto, Andy Gravish, Michele Rabbia, Corrado Giuffredi. Enrico Intra e la Civica Jazz Band, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Javier Girotto, Remì Vignolò, Bert Joris, Andy Gravish, Tiago Amud, Sergio Galvao, Keith Middleton, e in ambito classico: Corrado Giuffredi, Simone Nicoletta, Phoebe Ray, Natalia Suharevic. Nel teatro: Mariangela Melato, Michele Placido, Davide Riondino.

La messinese Cettina Donato si è laureata al Berklee Music College di Boston, che l’ha anche insignita del Carla Bley Award, premio per il miglior compositore jazz. Da allora la sua carriera l’ha portata spesso a suonare all’estero, sempre con grandi riscontri: basti pensare che è stata International President del Women of Jazz Festival.
In Italia nessuna donna aveva diretto un’orchestra sinfonica con repertorio jazz prima di lei che ha saputo mettere il suo talento di direttrice, compositrice e arrangiatrice al servizio delle formazioni più diverse, dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari alla Late Night Jazz Orchestra di Los Angeles, fino a fondare a Boston la Cettina Donato Orchestra.
La sua discografia è segnata da ottimi lavori: l’esordio in quintetto con Pristine (2008), Crescendo (2013) inciso con orchestra sinfonica e quartetto d’archi, Third (2015) album di sue composizioni per trio jazz. Il suo lavoro più recente è Persistency – The New York Project (2017), destinato a sostenere il progetto VillagGioVanna per la costruzione di una Residenza destinata alle persone affette da autismo.
Nel corso degli anni Cettina Donato ha raccolto applausi, premi, riconoscimenti (tra cui svariate edizioni del Jazzit Award come arrangiatrice) e collaborazioni di prestigio (qualche nome: Eliot Zigmund, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, nonché l’attore e regista teatrale Ninni Bruschetta).

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Ufficio stampa Cettina Donato > Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 e-mail info@fiorenzagherardi.com