Prosegue la rassegna Jazz & Wine Experience all’Hotel DoubleTree by Hilton Trieste, con il Jim Rotondi quintet e il Bob Sheppard trio

Altri due concerti strepitosi per la rassegna che combina live internazionali, degustazioni, cene a tema e incontri con i produttori in uno dei luoghi più esclusivi e storici della città di Trieste. Il Berlam Coffee Tea & Cocktail dell’Hotel DoubleTree by Hilton Trieste si trasforma in un vero e proprio jazz club per una serie di eventi che valorizzano il connubio tra musica, vino e territorio.

Dopo la straordinaria esibizione del quartetto della newyorkese pianista e cantante Dena DeRose, definita dai critici e dal pubblico una delle più grandi voci e interpreti del jazz internazionale, prosegue con altri due strepitosi concerti la rassegna JAZZ & WINE TRIESTE, ospitata negli esclusivi interni del nuovo Hotel.

La rassegna, nata con lo scopo di valorizzare il connubio tra musica live internazionale di alto profilo, eccellenze enologiche locali e ambienti storici e di charme, trasforma il Berlam Coffee Tea & Cocktail in un vero e proprio jazz club e si svolge parallelamente a Trieste, Venezia e Bologna.

E’ già sold out il concerto del Jim Rotondi quintet, in programma domenica 16 febbraio alle 19.30. Jim Rotondi, trombettista newyorkese di fama mondiale, sarà accompagnato da Andy Watson alla batteria e dagli italiani Renato Chicco al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso e Piero Odorici al Sax. Nato in Montana nel 1962, Jim Rotondi ha vissuto per vent’anni a New York, dove ha collaborato con Lionel Hampton, Ray Charles, Lou Donaldson, Curtis Fuller e George Coleman. Ha registrato quattordici dischi a proprio nome per varie etichette indipendenti di jazz, con diverse formazioni che spaziano dall’hard bop al jazz elettrico. La sua è una sonorità molto particolare e personale che unisce la forza di Freddie Hubbard con il timbro di Chet Baker. Il suono, l’anima, il senso dello swing di Rotondi saranno gli ingredienti di un concerto che racconta la storia del jazz, dall’immenso songbox americano fino all’hard bop, di cui Rotondi è uno dei massimi esponenti viventi. Protagonista, oltre alla musica, sarà la Fondazione Villa Russiz di Capriva del Friuli, altra realtà rappresentativa della storia e delle eccellenze del Collio Friulano, di cui si potranno degustare i vini eleganti, minerali e di grande piacevolezza. Per la serata proporrà il grande CRU bianco Sauvignon De La Tour dedicato al conte Theodor De la Tour, fondatore della cantina. Dopo il concerto sarà possibile cenare al Novecento Restaurant Trieste, con un menù a tema in perfetto stile Jazz & Wine.

Ci sono invece ancora posti disponibili per il concerto di chiusura dell’edizione invernale di JAZZ & WINE TRIESTE, che domenica 8 marzo alle 19.30 avrà come protagonista il trio newyorkese del grande sassofonista Bob Sheppard, accompagnato da Josh Ginsburg al contrabbasso e Anthony Pinciotti alla batteria. Il repertorio comprende standard jazz della tradizione e brani originali, eseguiti in una perfetta comunicazione tra artisti e pubblico, caratteristica preponderante dello stile del trio. Bob Sheppard è uno tra i più richiesti sassofonisti della scena jazzistica internazionale e vanta collaborazioni di massimo livello, sia nell’ambiente jazz che pop, come Freddie Hubbard, Mike Stern, Randy Brecker, Horace Silver, Manhattan Transfer, Burt Bacharach, Kurt Elling, Diane Reeves, solo per citarne alcuni.
Il concerto sarà accompagnato dai vini della cantina Serafini e Vidotto di Nervesa della Battaglia, realtà produttiva di grande tradizione e prestigio. Sono vini che denotano passione e serio lavoro, entusiasmo, impegno e costanza: non è un caso che Serafini & Vidotto abbia dato vita al Rosso dell’Abazia, un vino che ha segnato la storia enologica d’Italia. Si potrà degustare insieme a Phigaia, Incrocio Manzoni e Recantina.

Per informazioni e prenotazioni contattare l’organizzatrice e direttrice artistica Michela Parolin (T: +39 393 0318595, info@jazz-wine.com).

PROGRAMMA

Domenica 16 febbraio 2020 h. 19:30: JIM ROTONDI QUINTET “FEATURING ANDY WATSON”

(Jim Rotondi: tromba e flicorno, Andy Watson: batteria, Piero Odorici: sax tenore, Renato Chicco: piano, Aldo Zunino: contrabbasso)

Wine tasting: VILLA RUSSIZ

Domenica 08 marzo 2020 h. 19:30: BOB SHEPPARD TRIO

(Bob Sheppard: sax, Josh Ginsburg: contrabbasso, Anthony Pinciotti: batteria)

Wine tasting: SERAFINI & VIDOTTO

Costi:

Concerto € 15,00 compreso calice di benvenuto.

Al termine del concerto gli ospiti potranno cenare presso il Novecento Restaurant Trieste con proposta “Menù Jazz & Wine” e sconto 20% sul menù à la carte.

Venticinque anni del festival MetJazz: “Le cose cambiano”, verso il futuro

Compie 25 anni il festival MetJazz di Prato, organizzato dal Teatro Metastasio con la direzione artistica del musicologo Stefano Zenni. L’edizione 2020 si svolgerà dal 29 gennaio al 27 febbraio 2020 coinvolgendo diverse location della città – lo stesso Teatro Metastasio, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, il Teatro Fabbricone, il Teatro Politeama Pratese, la Scuola Comunale di Musica Giuseppe Verdi – oltre al Pinocchio Jazz Club di Firenze.
La 25a edizione, dal tema “Le cose cambiano” avvia una nuova fase del festival tracciando un’apertura che identifica un nuovo inizio: se negli anni MetJazz ha ospitato dapprima prestigiosi solisti italiani con omaggi ai grandi del jazz e poi si è indirizzata verso musicisti internazionali, attenzione per il jazz contemporaneo, apertura agli stili più diversi, produzioni originali ed esclusive, mostre e seminari, per questa nuova edizione il direttore Stefano Zenni ha scelto di rivolgere lo sguardo in avanti, al futuro, a come cambia la musica, a come cambiano i gusti.
MetJazz 2020 affida infatti a energie creative nuove: due progetti speciali in prima assoluta, tre diverse orchestre, quattro pianisti, solisti di peso, una grande festa danzante d’apertura, sei concerti e due conferenze, articolati nella struttura classica delle due consuete sezioni, Official e Off.

I protagonisti dell’edizione 2020.
Per l’evento d’anteprima del 29 gennaio una grande festa danzante al Centro Pecci Prato con Stefano Tamborrino e il suo trascinante e raffinato spettacolo “Don Karate” ormai ben noto per la mescolanza di hip hop, jazz, house, perfino punk, con larghe aree di improvvisazione avventurosa, atmosfere elettroniche, groove danzanti, in un intreccio dal suono trasparente e arioso, complici il bassista Francesco Ponticelli e il vibrafonista Pasquale Mirra. Per l’occasione sul palco ci saranno anche il rapper Millelemmi, al secolo Francesco Morini, e il videoartist Paolo Pinaglia. Il live è anche l’occasione per presentare in Toscana l’omonimo progetto discografico in uscita su vinile e in digitale il 24 gennaio 2020 per l’etichetta Original Culture. Un evento realizzato in collaborazione con Centro Pecci Prato.

Quattro i grandi eventi dislocati tra Metastasio, Fabbricone e Politeama Pratese.
Il festival si apre ufficialmente lunedì 3 febbraio nella bellissima cornice del Teatro Metastasio, con un progetto speciale per il MetJazz della Martini Big Band formata da studenti e docenti del Conservatorio G.B. Martini di Bologna diretti da Michele Corcella, special guest il trombonista Gianluca Petrella. Protagoniste, le musiche della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden e Carla Bley arrangiate e riorchestrate in esclusiva per MetJazz dal M° Corcella. Una co-produzione tra MetJazz e Conservatorio di Bologna, in collaborazione con Musicus Concentus di Firenze. La Liberation Music Orchestra è stata una formazione composita ed eclettica nata nel 1969 con un programma e un repertorio esplicitamente politici, impostasi come il paradigma del jazz più impegnato, dispiegatosi in quattro album, Liberation Music Orchestra (1969), The Ballad of the Fallen (1982), Dream Keeper (1990), Not in Our Name (2005), da cui sarà tratto il repertorio del concerto.
Lunedì 10 febbraio dalle 21 doppio appuntamento al Teatro Fabbricone. L’intera serata è dedicata al pianoforte, strumento che ha sempre seguito una sua linea evolutiva autonoma, peculiare e che oggi appare come una delle cartine di tornasole dei cambiamenti stilistici in corso. Sul palco, in esclusiva italiana, tre degli artisti europei più originali, avventurosi e creativi della scena contemporanea: dapprima il duo di Eve Risser e Kaja Draksler che si addentrerà nella ricchezza di colori e nell’esplorazione delle sonorità di “To Pianos”; a seguire il solista Alexander Hawkins, forse il più brillante pianista europeo della sua generazione, con un concerto in cui confluisce in una sintesi vitale una visione della musica molto aperta in cui si ritrova Duke Ellington, il pianismo classico, il free jazz, l’esperienza con Mulatu Astatke, la passione per l’organo.
Lunedì 17 febbraio alle 21 si torna al Teatro Metastasio per un concerto dedito alla pratica della conduction (una direzione d’orchestra basata su gesti e segnali visivi decisi sul momento, che determinano il percorso improvvisato della forma concretizzando il concerto davanti agli occhi del pubblico) con la Fonterossa OpenOrchestra di Silvia Bolognesi, formazione esemplare con musicisti di stili diversi, dilettanti e professionisti, che spazia senza pregiudizi in un repertorio tra jazz, pop, soul, rock.
Giovedì 27 febbraio ore 21 al Politeama Pratese protagonista un compositore e arrangiatore di punta nella fusione di jazz e musica classica: in prima assoluta, Paolo Silvestri con una nuova composizione coprodotta da MetJazz e Camerata Strumentale Città di Prato “Anime verde speranza. Fuga di cuori e cervelli per grande orchestra”. Una suite in dieci episodi legati fra di loro senza interruzione, ispirato ognuno ad un grande jazzista, da John Coltrane a Ornette Coleman, da Charles Mingus a Wayne Shorter, da Billy Strayhorn a Carla Bley, fino a Hermeto Pascoal e Duke Ellington. A seguire, l’esecuzione di “The River” di Duke Ellington nella versione sinfonica concepita nel 1970 per un balletto e allora orchestrata dal canadese Ron Collier, qui ripresa con integrazioni di Silvestri. Questo concerto è caratterizzato dall’assenza di solisti, una condizione insolita in ambito jazzistico e orchestrale; allo stesso tempo, vede la presenza speciale di tre artisti provenienti dal mondo classico ma attivi in ambito contemporaneo e jazz, dotati dunque di una poliedricità che traghetterà l’intera orchestra nel linguaggio stilistico pensato da Paolo Silvestri: Antonino Siringo, Andrea Tofanelli e Walter Paoli.

Tre gli appuntamenti del MetJazz Off realizzati in collaborazione con la Scuola Comunale di Musica Giuseppe Verdi di Prato.
Domenica 9 febbraio alle 11 il concerto in piano solo di Alessandro Giachero, un artista che ha fatto tesoro delle aperture stilistiche del jazz contemporaneo, grazie anche alle collaborazioni stabili con William Parker e Anthony Braxton e con altri grandi improvvisatori italiani.
Domenica 16 febbraio alle 11, la conferenza del direttore artistico del festival Stefano Zenni: “Ancient to the Future: tradizione e avanguardia nell’Art Ensemble of Chicago” per analizzare la musica come racconto e messa in scena di una Storia diversa, quella della Great Black Music nell’universo potente e teatrale dell’Art Ensemble of Chicago.
Domenica 23 febbraio alle 11 una conferenza di Luca Bragalini, a cura della Camerata strumentale di Prato e di ICAMus, affronterà un viaggio tra le partiture sinfoniche di Duke Ellington a partire dalla pagina scritta della sua ultima monografia “Dalla Scala a Harlem. I sogni sinfonici di Duke Ellington” e con l’aggiunta di uno storytelling con rari video, musiche inedite, immagini e parole, che racconterà una delle più neglette e affascinanti opere del Duca, mettendo in luce il rapporto di quest’ultimo con il Reverendo King.
Anche per il 2020 MetJazz ribadisce la collaborazione con il Pinocchio Jazz di Firenze e promuove il concerto di sabato 15 febbraio alle ore 22, nella sala dello storico locale con Alexander Hawkins che, alcuni giorni dopo il concerto al Fabbricone, ritroviamo in duo con uno dei musicisti più brillanti e intensi della nuova scena italiana: il clarinettista Marco Colonna.

Il programma completo del festival, con le diverse sezioni, è consultabile sul sito del Teatro Metastasio al link http://bit.ly/MetJazz2020.
Le prevendite dei biglietti sono attive al link http://ticka.metastasio.it: fino all’11 gennaio sono disponibili le formule di abbonamento, mentre dal 21 dicembre sono in vendita i biglietti per i singoli concerti.
Gli spettatori potranno acquistare i biglietti anche presso la Biglietteria del Teatro Metastasio in via Cairoli 59 tel. 0574.608501 dal martedì al sabato con orario 11-13 e 17-19 (il giovedì 11-15 e 17-19.00) oppure presso il Circuito Box Office al tel. 055.210804 o la Tabaccheria Bigi di Prato in via Bologna 77, tel. 0574.462310.

Info sulle prevendite: biglietteria@metastasio.it.
Riduzioni per gruppi, under 25, over 65, abbonati, convenzioni e soci COOP.

CONTATTI
http://bit.ly/MetJazz2020
Info Teatro Metastasio: tel. 0574.608501
Ufficio Stampa Teatro Metastasio: Cristina Roncucci tel. 0574.24782 (interno 2) – 347.1122817
Comunicazione MetJazz: Fiorenza Gherardi De Candei tel. 328.1743236 info@fiorenzagherardi.com

Alla Casa del Jazz Rita Marcotulli, Martin Wind e Matt Wilson omaggiano Dewey Redman

Giovedì 7 novembre alle ore 21, sul palco della Casa del Jazz di Roma un concerto speciale con la pianista Rita Marcotulli, il contrabbassista Martin Wind e il batterista Matt Wilson per presentare il pregiato disco in vinile “The Very Thought Of You – Remembering Dewey Redman” nato da una idea del festival Ancona Jazz e prodotto dall’etichetta Go4 Records.
Registrato in studio tra ottobre e novembre 2018, questo album è un vinile puro per audiofili, uscito in occasione dell’edizione 2019 del festival Ancona Jazz.
Il suo repertorio omaggia la figura del grande sassofonista statunitense Dewey Redman, nel cui quartetto degli anni ’90 figuravano Rita Marcotulli e Matt Wilson. Tra i più grandi esponenti dell’era post-free, Redman ed è stato membro del quartetto di Ornette Coleman e del quartetto “americano” di Keith Jarret con Paul Motian e Charlie Haden. A raccogliere parte della sua eredità musicale, il figlio Joshua Redman, divenuto uno dei sassofonisti più influenti del jazz internazionale.
Per questo omaggio il trio Marcotulli-Wind-Wilson ha subito trovato una poetica che legasse i momenti solistici al servizio di splendidi impianti melodici e armonici. Padronanza strumentale, eleganza di esecuzione, raffinatezza stilistica nella filosofia estetica dei tre, rivolta sempre ad offrire al fortunato ascoltatore un messaggio vibrante di sensazioni uniche.
Fresca di nomina ad Ufficiale della Repubblica Italiana, Rita Marcotulli continua attraverso questa produzione una carriera poliedrica come la sua statura artistica, che l’ha vista al fianco sia di jazzisti importanti come Charlie Mariano, Peter Erskine, Billy Cobham, Palle Danielsson, Joe Henderson, Joe Lovano, Sal Nistico ma anche di artisti pop quali Ambrogio Sparagna, Max Gazzè e in particolare Pino Daniele. E’ anche la prima donna ad aver vinto un David di Donatello per la miglior colonna sonora, nel 2011, per “Basilicata coast to coast”, oltre al Ciak d’oro, il Nastro d’Argento e due edizioni del premio Top Jazz della rivista Musica Jazz.
Martin Wind e Matt Wilson sono una coppia affiatatissima, specialmente nella formula strumentale del trio (Bill Mays, Dena De Rose), ma entrambi possono godere di una cospicua attività da leader di gruppi moderni, pur nel rispetto della tradizione.
Martin Wind vanta collaborazioni con artisti del calibro di Pat Metheny, Toots Thielemans, Michael Brecker, Randy Brecker, Phil Woods, Mike Stern, John Scofield e Sting.
Acclamato dalla critica, Matt Wilson vanta una lunga carriera e la presenza in oltre 400 album accanto a grandi del jazz internazionale, tra cui Dewey Redman, Paul Bley, Charlie Haden, Lee Konitz, Bob Stewart, Cecil McBee, Denny Zeitlin, Ron Miles, Jeff Lederer, Marty Ehrlich, Ted Nash, Ray Anderson.

Le prevendite sono già disponibili al link http://bit.ly/ticketoneCASADELJAZZ.
Tutte le info sul vinile pubblicato da Go4 Records sono disponibili al link https://www.go4records.online/acquista/remembering-dewey-redman mentre le attività di Ancona Jazz sono presenti al sito www.anconajazz.com.

INFO E CONTATTI
Giovedì 7 novembre ore 21
Casa del Jazz di Roma – via di Porta Ardeatina 55
Info: https://www.casajazz.it/eventi/jazz-is-not-dead-rita-marcotulli-martin-wind-matt
Biglietti in prevendita: http://bit.ly/ticketoneCASADELJAZZ
Ufficio stampa evento: Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 – info@fiorenzagherardi.com

Grande successo del Festival Umbria in Voce: sold out e presenze raddoppiate per una “festa del canto” unica nel suo genere

Sold out e presenze raddoppiate per la 5a edizione del Festival Umbria in Voce che si è conclusa lo scorso 10 novembre. Ambientata a Gubbio, la manifestazione si presenta come una “festa della voce” unica nel suo genere, dedicata quest’anno alla figura di Demetrio Stratos.
Formula vincente, un cartellone artistico di altissimo livello, che ha visto la presenza di artisti internazionali e molteplici eventi aperti a tutti tra cui concerti, conferenze, seminari, laboratori e presentazioni.
Organizzato dall’Associazione Archè con il sostegno del Comune di Gubbio e in collaborazione con un gruppo di cittadini volontari, il Festival è stato ideato dalla cantautrice e formatrice vocale Claudia Fofi, che ne cura la direzione artistica:
“Sono molto soddisfatta di questa quinta edizione. Ha confermato alcune certezze riguardanti la mission del festival, rispondendo al bisogno diffuso di superare l’isolamento e lo spaesamento della società odierna: portare persone al canto, a usare la voce in un contesto che con la giusta accoglienza diventa una sorta comunità provvisoria (per citare Franco Arminio) attraverso formazione, concerti di ottimo livello, occasioni di confronto e di incontro per favorire l’espressione spontanea delle persone. Ora tireremo le somme e inizieremo a pensare al futuro.”

Termometro importante di questo grande successo è sicuramente la qualità e la quantità di spettatori, con una partecipazione raddoppiata per questa 5a edizione rispetto agli anni precedenti. Composito e diverso a seconda degli eventi, il pubblico dei concerti e dei laboratori proveniva da ogni parte d’Italia: un segno tangibile anche della comunicazione globale del Festival che ha funzionato a più livelli.

Tra gli eventi più apprezzati di questa edizione 2019 – molti dei quali ambientati nella magnifica Biblioteca Sperelliana di Gubbio – la serata di presentazione del libro di Paolo Ceccarelli su Roberto Nicolosi con la presenza di due ottimi musicisti – Sara Jane Ceccarelli e Andrea Angeloni – che ha attratto gli amanti di jazz. L’evento partecipativo “Di voce in voce” ha avvicinato molti giovani, che hanno “tirato fino a tardi” con le loro poesie in un clima da happening.
Molto apprezzati tutti i laboratori, a partire da quello di Tran Quang Hai, grande maestro vietnamita di canto difonico, che ha superato ogni aspettativa: un grande didatta e un uomo accogliente e pieno di umanità.
Ottimo riscontro per il concerto di Anna-Maria Hefele, che ha regalato alla sala gremita una perfomance incantevole per voce e arpa. Molto apprezzato anche il meraviglioso workshop di Domenico Castaldo con il Lab Perm sull’arte dell’attore di Torino. Di nuovo pienissimo ed emozionante il laboratorio “Comunicanti”, che ha visto la partecipazione di circa 70 persone tra italiani e stranieri, tutti insieme a cantare.
L’arrivo di Franco Arminio con i figli Livio e Manfredi ha poi portato nella Biblioteca Sperelliana un nuovo pubblico, registrando il tutto esaurito per una conclusione dell’edizione 2019 di “Umbria in Voce” in festa, con un livello di energia e partecipazione molto alto.
Negli anni, il festival ha ospitato grandi artisti della voce e della parola come John De Leo, Franco Arminio, Albert Hera, Mauro Tiberi, Keba Sech e Marta Raviglia.
Unico nel suo genere, apre al pubblico e ai suoi partecipanti la possibilità di sperimentare nuovi linguaggi e di creare un luogo di incontro fisico e di gioia genuina tra le persone: funzione che un tempo era svolta dal canto popolare o di tradizione orale e che vuole essere attualizzata creando delle “comunità cantanti” in cui le persone si incontrano per vivere delle occasioni formative di altissimo livello, sempre aperte a tutti e non per specialisti.

Un evento che diviene dunque propulsore sociale, attivatore di relazioni, creatore di benessere immateriale.

CONTATTI
www.umbriainvoce.it
Info e prenotazioni concerti e seminari: tel 334.9843087 – 339.4076156  email umbriainvoce@gmail.com
Ufficio Stampa Festival: Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236  email info@fiorenzagherardi.com

Forlì Open Music – F.O.M. IV edizione

Forlì Open Music – F.O.M. – IV edizione

L’esclusiva rassegna dedicata a diversi linguaggi musicali dalla tradizione al presente, quest’anno allarga i suoi confini accogliendo il Festival di Musica Contemporanea Italiana: 12 appuntamenti tra cui Joe Morris in esclusiva e la data unica della Paal Nilssen-Love Large Unit – 11, 12, 13 ottobre 2019 ex Chiesa San Giacomo – Piazza Guido da Montefeltro – Forlì

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Dopo l’entusiasmante edizione del 2018, torna Forlì Open Music la rassegna internazionale dedicata ai diversi linguaggi musicali dalla tradizione al presente, che per il 2019 allarga i suoi confini accogliendo il Festival di Musica Contemporanea Italiana e ampliando il cartellone e la durata del festival.

Tre giorni, dall’11 al 13 ottobre, ospitati tra le millenarie mura della Chiesa di San Giacomo a Forlì, e 12 appuntamenti di assoluta qualità con artisti considerati internazionalmente le punte di diamante dei rispettivi ambiti musicali, come Joe Morris (in esclusiva), la Paal Nilssen-Love Large Unit (data unica), il Quartetto Maurice, gli Zaum Percussion, Fabrizio Ottaviucci, il duo Monica Benvenuti e Francesco Giomi e tanti altri. Performer diversi tra loro ma allo stesso tempo molto vicini, quasi compenetranti, nonostante le etichette affibbiate.

Non solo musica: il programma di quest’anno abbraccerà anche altre forme d’arte, come la fotografia con la mostra di Žiga Koritnik e la presentazione del suo monumentale Cloud Arrangers che apriranno il Festival, e la letteratura, con la presentazione del libro postumo Non abbastanza per me di Stefano Scodanibbio, contrabbassista virtuoso e compositore che ha illuminato il panorama musicale degli ultimi trent’anni.

Da sempre caratterizzata dentro e fuori i confini nazionali per la sua trasversalità rispetto a vari mondi musicali, Forlì Open Music, quest’anno insieme al Festival di Musica Contemporanea Italiana, porrà attenzione e sensibilizzerà gli ascoltatori su musiche diverse nate nello stesso contesto storico, mostrando non solo il prodotto finale ma anche i luoghi e le espressioni sonore del pensiero. Una musica che può essere scrittura ma anche realizzazione estemporanea, improvvisazione, sperimentazione, evocazione.

La direzione artistica di FOM è sempre a cura dell’associazione culturale Area Sismica che da nove anni organizza anche il Festival di Musica Contemporanea Italiana, con lo scopo di divulgare le opere e l’arte di compositori e interpreti nati e formati nel nostro paese. La quarta edizione di Forlì Open Music è organizzata da Area Sismica con la consulenza di Fabrizio Ottaviucci, e in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei di San Domenico, e il sostegno della Regione Emilia Romagna, del MiBACT e della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì.

IL PROGRAMMA

Entrando nel dettaglio del calendario, l’apertura – venerdì 11 ottobre, ore 19 – è affidata alla mostra fotografica di Žiga Koritnik, fotografo sloveno di fama internazionale specializzato nella fotografia di spettacolo, in particolare nell’ambito del jazz. Ha ritratto i più grandi musicisti del mondo ed è per questo ospite fisso di moltissimi festival in Europa e Stati Uniti: il Vienna jazz festival e il Saalfelden in Austria, Musique Metisses di Angouleme in France, il Vision Festival di New York, i festival di Skopjie in Macedonia e di Sant’Anna Arresi in Sardegna. Le sue immagini sono pubblicate da prestigiose riviste internazionali come l’italiana Zoom, che gli ha dedicato un intero articolo nel 2005, la giapponese Jazznin, e altre come Time Out, Jazz Times, Jazziz, Signal to Noise, Neue Zeitschrift fur Musik, Village Voice. Ha realizzato numerose mostre e pubblicazioni, e le sue foto sono utilizzate in diverse opere discografiche e letterarie: è di Ziga Koritnik la foto di copertina dell’edizione slovena dell’autobiografia di Miles Davis.  Durante la serata sarà presentato il suo nuovo libro fotografico, Cloud Arrangers, nel quale ha raccolto la sua intera e prestigiosa carriera. Un volume di 376 pagine, con 278 foto quasi tutte in bianco e nero, in cui Ziga Koritnik fa il punto di oltre trent’anni di lavoro sulla musica, anzi nella musica.

Protagonista del primo concerto – sabato 12 ottobre, ore 20.30 – sarà un enfant prodige, il talentuosissimo Jacopo Fulimeni, a sottolineare come una delle vocazioni del Festival sia anche quella di portare alla luce i migliori rappresentanti delle nuove generazioni, che siano interpreti o compositori.  Diciotto anni appena compiuti, ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di 8 anni, mentre a 9 anni ha sostenuto l’esame di ammissione per la classe di pianoforte al Conservatorio “G.B.Pergolesi” di Fermo, risultando 1° su 54 candidati. Tra i più interessanti giovani talenti a livello nazionale, già vincitore di numerosissime competizioni pianistiche nazionali e internazionali, Fulimeni è stato insignito del premio Arca d’Oro di Torino, prestigioso riconoscimento nel cui albo figurano nomi come Riccardo Muti e Riccardo Chailly. Nonostante la giovane età ha già un’agenda fittissima di impegni, tra i prossimi è stato  invitato dal governo ungherese a tenere un concerto per la stagione 2019/2020 presso il Liszt Ferenc Memorial Museum di Budapest. A Forlì presenterà un repertorio di notevole difficoltà con musiche di Liszt, Alkan e Rameau.

A seguire, un concerto più vicino alle epoche contemporanee con il Quartetto Maurice, che interpreterà composizioni immaginifiche di Giacinto Scelsi e Francesco Lanza. Insignito di numerosi premi e riconoscimenti, fra i più recenti dei quali spiccano quello ricevuto ai Ferienkurse fur Neue Musik 2016 di Darmstadt come migliori interpreti e il XXXV Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati” 2015 dedicato a Piero Farulli, il Quartetto Maurice  di Torino è una formazione ben nota a livello internazionale che vanta ad oggi ben 17 anni di attività oltre a una lunghissima serie di collaborazioni con alcuni dei più importanti compositori viventi. Fondato nel 2002, dopo aver approfondito l’ambito classico, il Quartetto si è dedicato alla musica dei secoli XX e XXI, esplorando ogni tipo di linguaggio contemporaneo. Tra i vari progetti, 4+1 inteso come quartetto d’archi + elettronica, con cui si delinea la volontà del Quartetto Maurice di considerare l’elemento elettronico come un quinto membro del gruppo e di lavorare quindi in senso cameristico con l’elettronica, cogliendo le suggestioni sonore che essa offre per poi rilanciarle in ambito acustico, in un fluire di novità acustiche che si alimentano vicendevolmente. Si è esibito nei maggiori festival in Italia ed in tutto il mondo, oltre ad annoverare nel proprio curriculum anche la direzione e codirezione artistica di festival ed eventi culturali.

Subito dopo è il turno dei Zaum Percussion, un trio che riunisce al suo interno 3 dei più grandi percussionisti della scena internazionale per un omaggio al genio di Mario Bertoncini e a quello di Lorenzo Pagliei. Fondato nel 2018, Zaum Percussion è un ensemble formato da Simone Beneventi, Carlota Cáceres e Lorenzo Colombo, provenienti da percorsi di studio e di attività artistica internazionali. Accomunati dall’interesse per la ricerca, la creazione di nuove forme di produzione e fruizione musicale, lo studio e la ripresa delle opere più significative del repertorio per percussioni del XX e XXI secolo, i tre hanno fatto convergere in questo ensemble le loro esperienze, i loro ambiti di azione e i loro interessi artistici affini. Simone Beneventi nato a Reggio Emilia (1982), è stato premiato con il Leone D’Argento alla  Biennale  di  Musica  a  Venezia (Repertorio  Zero).  La sua ricerca nella costruzione di nuovi strumenti e  di  nuove  soluzioni  compositive per le percussioni hanno definito il suo campo d’azione come “Solismo Creativo”. Carlota Cáceres originaria di Badajoz, Spagna (1988), è una percussionista poliedrica che combina le sue passioni per la musica contemporanea, il teatro musicale e l’orchestra. Vincitrice del primo e secondo premio alla Kiefer Hablitzel  Stiftung  competion,  Carlota  vive  a  Palma  di  Maiorca  dove  insegna  al Conservatorio Superiore delle Isole Baleari. Lorenzo Colombo, nato a Milano (1990), ha vinto come solista il Premio Nazionale delle Arti, il Yamaha Foundation Price e l’International Percussion Competition. Nel 2016 è stato identificato come promettente giovane performer dall’ULYSSES NETWORK e da Steven Schick per Manifeste/IRCAM a Parigi. Al momento Zaum percussion è artist in residence al Festival Milano Musica per il triennio 2018/2020.

Anche in questa edizione del FOM ci saranno eventi organizzati in esclusiva mondiale, come il solo abbagliante dell’incredibile chitarrista compositore improvvisatore statunitense Joe Morris, che chiuderà la prima serata di concerti. Definito da Downbeat Magazine “il principale chitarrista di musica libera della sua generazione” e dalla rivista WIRE come “uno dei più grandi improvvisatori viventi”, Joe Morris è uno dei più grandi chitarristi del free jazz e della free music. Ha composto oltre 150 brani musicali originali e ha al suo attivo più di 140 registrazioni incise da etichette quali Leo, Aum Fidelity, ECM, Rare Noise e dalle sue etichette Riti e Glacial Erratic. Dotato di uno stile molto personale che unisce varie ispirazioni – tradizionali, classiche, d’avanguardia – Morris vanta collaborazioni prestigiose tra cui quelle con Matthew Shipp, William Parker, Ken Vandermark, Joe e Mat Maneri, Butch Morris e molti altri. Ha tenuto conferenze e seminari sulla propria musica e sull’improvvisazione negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, attualmente insegna presso il Tufts University Extension College e il New England Conservatory nei dipartimenti di jazz e improvvisazione. Nel 1998 e nel 2002 è stato nominato Miglior Chitarrista ai New York Jazz Awards.

La terza e ultima giornata di Forlì Open Music 2019 si apre – domenica 13 ottobre, ore 11 – con l’Open Day delle scuole musicali di Forlì, un progetto che coinvolge e fonde in formazioni diverse gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Musicale Statale.

Segue L’evoluzione del linguaggio musicale” una conversazione/concerto a cura del maestro Fabrizio Ottaviucci che accompagnerà il pubblico attraverso le epoche musicali, fino a decifrare gli stilemi contemporanei. Le strade principali percorse da alcuni tra i più importanti compositori dei primi decenni del XX secolo, momento cardine per lo sviluppo successivo della musica, saranno oggetto di riflessioni e di ascolto.  Fabrizio Ottaviucci, è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete nella musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Stockhausen, Cage, Riley e Scelsi con cui collaborò direttamente. Pianista eclettico, Ottaviucci unisce alla prassi interpretativa quella compositiva, spostandosi dalla musica minimalista a quella seriale, dodecafonica e aleatoria. Diplomatosi brillantemente in pianoforte presso il Conservatorio di Pesaro, ha inoltre studiato composizione e musica elettronica. Ha tenuto centinaia di concerti nelle maggiori città italiane e tedesche, con tournée in Spagna, Austria, Inghilterra, Polonia, Messico, Stati Uniti, Canada e India; ed è stato più volte invitato a prestigiosi festival come il Festival Pontino, Milano Musica, Rassegna Nuova Musica Macerata, Ravenna Festival, Festival Cervantino Messico, Angelica Bologna, Biennale Venezia, Musica d’hoy Madrid e tanti altri. Quest’anno Ottaviucci ha collaborato con Area Sismica per la realizzazione della quarta edizione di FOM.

Si proseguirà poi con un altro appuntamento organizzato dall’Istituto Musicale Angelo Masini di Forlì, che vede protagonista la formazione Piano & Wind Quintet. In programma il quintetto K 452 di Mozart (1784), che innovativo per scrittura e organico, sembra superare i confini cameristici per incontrare quelli orchestrali e viaggiare tra le epoche divenendo riferimento per Rimsky-Korsakov che col suo quintetto in Si bemolle maggiore (1876), a chiusura del concerto, attua un felice sodalizio tra la tradizione russa e la cultura occidentale. Questo filo che lega le anime di due compositori solo apparentemente lontane si trasforma in una rete fittissima di intese, condivisioni e interazioni che legano le vite dei cinque componenti del Piano & Wind, stabilendo un incontro dei musicisti appartenenti alla storia dell’Istituto Musicale Masini – Roberto Fantini all’oboe, Yuri Ciccarese al flauto, Stefano Bertozzi al clarinetto, Pierluigi Di Tella al piano – con gli esponenti più acclamati del panorama musicale internazionale: Paolo Carlini, primo Fagotto dell’orchestra della Toscana nonché interprete solista di molte opere del repertorio contemporaneo a lui dedicate e Guido Corti considerato tra i migliori cornisti d’ Europa. Il concerto è dedicato al Dott. Giulio Vanitelli e offerto dalla moglie l’artista pittrice Anny Wernert.

Lo sguardo tornerà a posarsi sui mondi contemporanei con un omaggio a uno dei suoi più illuminati rappresentanti, Marco Stroppa, compositore fra i primi in Italia ad aver approfondito lo studio della musica elettronica con una lunga collaborazione all’Ircam di Parigi, attento studioso di informatica, scienze cognitive e intelligenza artificiale. Ad eseguire la sua musica, sarà il giovane e talentuoso Erik Bertsch. Pianista italiano di origini olandesi, Bertsch si dedica con uguale curiosità e spirito di ricerca al repertorio classico, romantico, novecentesco e contemporaneo. Diplomatosi a pieni voti al Conservatorio “Cherubini” di Firenze sotto la guida del maestro Maria Teresa Carunchio, ha seguito corsi di perfezionamento tenuti da Alexander Lonquich, Bruno Canino, Enrico Pace e altri. Ha approfondito la sua conoscenza del repertorio antico attraverso lo studio del clavicembalo e dell’organo; allo stesso tempo si è dedicato con passione alla musica contemporanea, perfezionandosi con pianisti come Pierre-Laurent Aimard e Tamara Stefanovich (Piano Academy, Monaco di Baviera) e Maria Grazia Bellocchio (Divertimento Ensemble, Milano). Svolge un’intensa attiva concertistica, sia in veste di solista che in formazioni da camera, collaborando inoltre con importanti compositori come Ivan Fedele, Alessandro Solbiati, Marco Stroppa, ma anche con giovani compositori che a lui hanno dedicato nuovi lavori. Fra i suoi ultimi progetti di particolare rilevanza è stata l’esecuzione integrale del Primo Libro delle Miniature Estrose di Marco Stroppa, un ciclo di lavori di grande virtuosismo eseguito da Erik per la prima volta in Italia nella sua interezza e di cui ci farà ascoltare un estratto a Forlì.

A seguire il F.O.M. pone sotto i riflettori un altro gigante dei nostri tempi, Sylvano Bussotti, che sarà interpretato dal duo Benvenuti & Giomi, per un evento nato in collaborazione con Tempo Reale di Firenze, centro di ricerca musicale fondato da Luciano Berio. Già da alcuni anni Tempo Reale ha voluto rendere omaggio a uno dei massimi compositori italiani quale è Bussotti, con un ciclo di progetti che reinterpretano in un luce nuova e attualissima una serie di opere della sua produzione musicale meno conosciuta. I programmi – costruiti insieme allo stesso Bussotti e a Rocco Quaglia – ruotano intorno alla voce di Monica Benvenuti, cantante iconica del maestro fiorentino, così come ad un utilizzo inedito per lui degli strumenti elettronici. Il concerto si pone quindi come un unicum originalissimo e sorprendente nel panorama interpretativo della sua musica, ed è affidato alla bravura e alla maestria di due affermati solisti. Monica Benvenuti, cantante soprano nota nel panorama nazionale ed internazionale per le sue interpretazioni di musica contemporanea, ha sviluppato un interesse specifico per la musica del Novecento che l’ha portata a esplorare le potenzialità della voce umana in rapporto ai diversi linguaggi, dalla recitazione al canto lirico, attraverso molteplici livelli espressivi. Ha tenuto concerti in tutto il mondo, spesso interpretando musiche a lei dedicate. Francesco Giomi, compositore e regista del suono, ha maturato una lunga esperienza nel campo della musica di ricerca e dei suoi rapporti con le altre arti. Da molti anni collabora con Tempo Reale, del quale è attualmente direttore; in questo ambito ha diretto l’equipe di produzione del centro nei principali teatri di tutto il mondo per le opere di  Luciano Berio, e collaborando anche con musicisti e artisti come Virgilio Sieni, Henri Pousseur, Micha Van Hoecke, David Moss, Uri Caine, Sonia Bergamasco, Jim Black, Simona Bertozzi, Elio Martusciello.

Da Sylvano Bussotti a Stefano Scodanibbio con la presentazione, curata da una delle penne più illuminate del panorama dei critici musicali, Mario Gamba, del suo libro Non abbastanza per me. Scritti e taccuini, edizioni Quodlibet. Si tratta di un libro che Giorgio Agamben e Maresa Scodanibbio hanno costruito raccogliendo articoli, annotazioni dai taccuini privati e note ai pezzi musicali che il grande contrabbassista maceratese (Macerata 1956 – Cuernavaca 2012) aveva scritto nel corso della sua vita: gli appunti di viaggio (l’India, l’amatissimo Messico, la Svezia, la Spagna, la California), gli incontri decisivi (Scelsi, Berio, Xenakis, Nono, ma anche poeti e scrittori, come Sanguinetti e Agamben), le annotazioni illuminanti sulla musica si compongono in una sequenza vertiginosa, che ricorda la velocità e l’esattezza con cui egli riusciva a trarre dal contrabbasso sonorità prima di lui insospettate. Durante la presentazione saranno proiettate riprese dell’indimenticabile genio maceratese e il M.to Fabrizio Ottaviucci interpreterà “Terre Lontane” per pianoforte, video e musiche preregistrate da Scodanibbio stesso. Nella composizione “Terre Lontane” un nastro magnetico realizzato con i suoni di contrabbasso manipolati elettronicamente avvolge il pianoforte in un viaggio timbrico dal colore scuro e profondo, dove gli scintillanti gesti sonori dello strumento a tastiera si adagiano quasi senza interferire con l’inesorabilità del paesaggio. L’opera si può considerare un lavoro di musica elettronica centrato sulla elaborazione del suono del contrabbasso in cui il pianoforte fa da testimone, assiste, accompagna.

E poi il finale, di quelli col botto, con la data unica italiana della monumentale ed esplosiva orchestra Large Unit del batterista norvegese Paal Nilssen-Love. Assieme alla Fire!Orchestra, ospitata in un’edizione memorabile del F.O.M. del 2016, la Large Unit è la formazione più grande del mondo dedita alla musica libera e all’incrocio e fusione di stilemi diversi. Paal Nilssen-Love è uno dei musicisti più operosi e prolifici che ci siano. Messosi fin da subito in luce con band come The Thing, Ballister, Hairy Bones, Chicago Tentet e Original Silence, nonché con collaborazioni con musicisti come Arto Lindsay, Otomo Yoshihide, Akira Sakata, Ken Vandermark, Jim O’Rourke, Peter Brötzmann, Thurston Moore e molti altri, e con un’impressionante attività dal vivo nei 5 continenti, nel 2013 Nilssen-Love ha deciso che era il momento di creare una sua big band e così i Large Unit hanno preso vita. Composta principalmente da musicisti norvegesi, la Large Unit si manifesta come un’intensa forza motrice sul palco, ma si trasforma anche in passaggi più sottili e materici. Il gruppo si è quasi subito allargato acquisendo membri dalla Finlandia, Svezia e Danimarca. Nel 2015 l’orchestra si è estesa fino a raggiungere i 14 elementi, con l’inserimento di due percussionisti brasiliani e ha registrato dal vivo e in studio il cd “ANA” che precede l’EP del 2013 “First Blow” e l’imponente album di debutto “Erta Ale”. Nilssen-Love ha successivamente scritto nuovi brani per il tour mondiale del 2015 che sono stati registrati e pubblicati in “Fluku”. Nel 2018 la band si è connessa al festival di musica contemporanea nyMusikk Only Connect di Oslo, incidendo “More Fun, Please!”. La musica dei Large Unit parte dalle composizioni scritte da Nilssen-Love, ma i musicisti hanno sempre la massima libertà di dare il proprio apporto anche in maniera importante. La potenza dell’orchestra non è in discussione, basta notare la sezione ritmica, ma sorprende come riesca a disegnare paesaggi sonori di meravigliosa rarefazione. La quiete prima e dopo la tempesta…

Ufficio Stampa

Michela Giorgini –  giorginimichela@gmail.com

Il Jazz contro ogni barriera: presentata la 43° edizione del Roma Jazz Festival

“No borders. Migration and integration: questo il tema di estrema attualità e di grande rilevanza politica scelto da Mario Ciampà per la 43° edizione del “suo” Roma Jazz Festival. Tema che effettivamente si attaglia alla musica jazz che nel corso della sua storia ha sempre abbattuto steccati e barriere di ogni sorta: religiose, di colore, di nazionalità. Peccato che nella terra dove il jazz è nato e si è sviluppato, una vera equiparazione fra bianchi, neri e nativi è ben lungi dall’essere effettivamente raggiunta. Di qui il messaggio che questo Festival intende veicolare: possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento, attraversamento declinato sia con l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, sia con le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni.

La manifestazione che dal 1° novembre al 1° dicembre 2019 animerà la Capitale con 21 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar, è stata presentata mercoledì 2 ottobre presso l’Auditorium alla presenza di numerosi giornalisti, dei soliti “sedicenti tali”, di Mario Ciampà direttore artistico del Festival e naturalmente dei responsabili della Fondazione Musica per Roma, Aurelio Regina, Presidente e José R. Dosal, Amministratore Delegato. E anche in questa occasione non sono mancati i distinguo tra i due, così mentre Dosal sottolineava come le statistiche dell’ultimo anno ponessero l’Auditorium in cima alle preferenze culturali del pubblico romano, molto più correttamente Regina ribadiva che l’Auditorium fin dalla sua comparsa ha focalizzato attenzione e preferenze degli spettatori capitolini.

Dianne Reeves

E veniamo adesso al folto e interessante programma: come si diceva apertura il primo novembre con due concerti, i Radiodervish alle 21 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica e gli attesissimi Kokoroko alle 21.30 al Monk Club. Collettivo di otto elementi inglesi di origine africana guidati dalla trombettista Sheila Maurice-Grey, i Kokoroko mescolano le loro radici nigeriane e West Africa con l’urban sound londinese.

Sabato 2 novembre alle 21 in Sala Sinopoli dell’Auditorium primo appuntamento da non perdere: sarà di scena la statunitense Dianne Reeves, considerata una delle più importanti interpreti femminili di jazz del nostro tempo, mentre il 4 novembre, sempre all’Auditorium ma in sala Petrassi, sarà possibile ascoltare il batterista messicano Antonio Sanchez & Migration. Sanchez ha dedicato il suo ultimo lavoro discografico “Lines in the Sands” al tema dell’immigrazione come risposta alle politiche del Presidente Donald Trump e al suo famigerato muro anti-immigrati.

Altro appuntamento di particolare rilievo mercoledì 6 novembre (h21, Sala Petrassi)  con il Cross Currents Trio, “supergruppo” formato da una leggenda del contrabbasso, l’inglese Dave Holland, affiancato dal sassofonista statunitense Chris Potter e dal percussionista indiano Zakir Hussein, specialista del tabla. La loro musica esplora le relazioni tra la musica folk indiana e il jazz a partire dalla rilevanza che l’improvvisazione ha in entrambe.

Archie Shepp

Lunedì 11 novembre nella Sala Sinopoli dell’Auditorium, une delle chicche del Roma Jazz Festival 2019: di scena Archie Shepp, accompagnato dal suo Quartet. Carismatico, intensissimo, capace di battaglie artistiche e sociali che hanno davvero cambiato il corso degli eventi nel ventesimo secolo, ancora oggi Archie Shepp, dopo ben 60 anni di carriera, è un autentico fuoriclasse e rappresenta la reale incarnazione dell’incontro fra l’avanguardia del free jazz e l’impegno politico.

Mercoledì 13 novembre, alle ore 21 nella Sala Borgna dell’Auditorium PdM, è la volta dell’armeno Tigran Hamasyan, in piano solo.

Il giorno dopo, sul palco della Sala Borgna dell’Auditorium, si presenterà il pianista cubano Dayramir Gonzalez, che ha esordito dal vivo all’età di 16 anni nell’orchestra afrocubana di Oscar Valdes Diàkara. Gonzalez presenta “The Grand Concourse”, il disco che lo ha consacrato come uno dei più autorevoli esponenti della tradizione afrocubana a New York.

Sempre il 14 novembre ma al Monk Club il chitarrista Cory Wong mentre il giorno dopo all’Alcazar arriva il sassofonista Donny McCaslin, noto anche fuori i confini del jazz per la sua partecipazione a “Blackstar”, album canto del cigno di David Bowie.

Sabato 16 novembre alla Casa del Jazz un appuntamento che sento di consigliarvi caldamente: sto parlando della musicista albanese Elina Duni, impegnata in un concerto in solitaria per voce, pianoforte e chitarra. Nata a Tirana, Elina Duni ha lasciato l’Albania insieme alla madre subito dopo la caduta del regime comunista. In Svizzera ha conosciuto il jazz e se ne è innamorata. Il suo ultimo album, “Partir” (ECM 2018) che si apre con un’abbagliante versione di “Amara terra mia” di Domenico Modugno, è composto da 12 brani cantati in nove lingue diverse e da sonorità che evocano le tradizioni albanesi, svizzere, armene, arabo-andaluse, portoghesi e yiddish. Sono canzoni d’amore e di perdita, che cantano la struggente nostalgia di chi si mette in viaggio, fra il dolore della separazione e il coraggio di cercare nuovi inizi.

Abdullah Ibrahim

Domenica 17 novembre alla Sala Sinopoli dell’Auditorium un artista la cui vita è stata interamente dedicata al superamento delle barriere razziali: Abdullah Ibrahim.  Con il nome di Dollar Brand il pianista sudafricano, oggi ottantenne, rimase nel suo paese d’origine fino agli inizi degli anni ’60 suonando al fianco di Miriam Makeba e fondando la prima importante jazz band del continente africano. Costretto all’esilio in Svizzera per fuggire dagli orrori dell’Apartheid, fu scoperto nel 1965 da Duke Ellington che lo portò a New York. Negli States divenne membro dell’avanguardia al pari di John Coltrane e Ornette Coleman, con cui collaborò in diverse occasioni, imponendosi grazie al suo originale stile pianistico. Nel 1968 Brand si convertì all’Islam e prese il nome di Abdullah Ibrahim, che gradualmente negli anni fece svanire il ricordo del precedente nome d’arte. Durante gli Anni Settanta e Ottanta, divenne la figura più rappresentativa per l’integrazione della scena jazz africana. Figura simbolo della lotta al razzismo, il pianista è ritornato in Patria dopo la fine del regime.

Lunedì 18 novembre in Sala Borgna il chitarrista, pianista e compositore statunitense Ralph Towner, capace di padroneggiare i diversi linguaggi della musica classica, del jazz, delle musiche popolari, e di saperli fondere in una sintesi avanzata sempre in linea con lo spirito dei tempi. Componente essenziale della storica band Oregon, Towner ha una carriera solistica documentata da oltre quarant’anni dalla casa discografica ECM.

Carmen Souza

Beat voodoo, rock haitiano, blues americano è la miscela esplosiva che viene fuori da “Siltane”, l’ultimo album della cantante Moonlight Benjamin, definita dalla stampa la Nina Hagen di Haiti, sul palco dell’Alcazar giovedì 21 novembre alle ore 21.30.

Si ritorna al Monk la sera successiva, venerdì 22 novembre, per l’incontro fra Gary Bartz, un pioniere del genere fusion, e i Maisha, band esponente della nuova scena londinese.

Fra i momenti più attesi di tutto il festival c’è anche il concerto di Carmen Souza venerdì 29 novembre alle 21 nella Sala Borgna per presentare il suo ultimo disco in uscita nel mese di ottobre. Il disco è “The Silver Messengers” ed è un tributo al pianista pioniere dell’hard bop Horace Silver, fra le sue principali fonti di ispirazione.

Domenica 1° dicembre il festival si chiude con il concerto Mare Nostrum, ensemble composto da musicisti che non hanno bisogno di presentazioni: Paolo Fresu, tromba e flicorno, Richard Galliano, fisarmonica e accordina, Jan Lundgren, pianoforte. In Sala Sinopoli dell’Auditorium il viaggio del Roma Jazz Festival termina così dov’era cominciato, richiamando con il nome dell’ensemble quel Mediterraneo che è ricordo e promessa di una convivenza fertile.

Mare_Nostrum_Fresu_Galliano_Lundgren

Particolarmente significativa la presenza italiana; oltre ai già citati Radiodervish e Paolo Fresu, il 9 novembre alla Casa del Jazz la Big Fat Orchestra diretta da Massimo Pirone, ospite speciale Ismaele Mbaye (voce e percussioni), presenterà la produzione originale, “Journey Suite”. Sempre alla Casa del Jazz il 23 novembre Federica Michisanti Horn Trio, una delle musiciste che si stanno imponendo nella scena del jazz italiano come contrabbassiste, compositrici e leader di propri gruppi e progetti. In particolare, nel caso di Federica ero stato facile profeta nel pronosticarle un futuro radioso date le capacità che questa artista ha evidenziato sin dal suo primo apparire sulla scena romana. Per questo importante appuntamento la Michisanti si presenta con Francesco Bigoni al sassofono e Francesco Lento alla tromba e al flicorno.

Mercoledì 27 novembre nella Sala Borgna dell’Auditorium (ore 21) sarà possibile ascoltare il Leonard Bernstein Tribute a opera del sassofonista Gabriele Coen, il musicista italiano che più ha indagato e lavorato sul rapporto tra jazz e musica ebraica in tutte le sue forme e reciproche acquisizioni.

Si rimane in Sala Borgna anche il giorno seguente, giovedì 28 novembre, con Il Jazz visto dalla Luna di Luigi Cinque e la sua Hypertext O’rchestra che vanta come componenti, fra gli altri, la cantante Petra Magoni, il pianista Antonello Salis e il percussionista Alfio Antico. Special guest della serata Adam Ben Ezra al contrabasso e voce. Il progetto e le musiche originali de Il Jazz visto dalla Luna sono di Luigi Cinque con citazioni di grandi del blues e del jazz nonché di Stravinsky, Varèse, Cage, Davis, Balanescu, AREA, Kraftwerk, African and Balkanian music.

Il penultimo concerto della 43° edizione del RJF è affidato al sassofono di Roberto Ottaviano che sabato 3 novembre in Sala Borgna, presenta “Eternal Love”, la sua ultima produzione discografica. In “Eternal Love”, Ottaviano presenta una serie di composizioni di Abdullah Ibrahim, Charlie Haden, Dewey Redman, Elton Dean, John Coltrane, Don Cherry, accanto a suoi brani originali.

Gerlando Gatto