Mauro De Federicis e Vale & The Varlet allo Zingarò Jazz Club di Faenza

Lo Zingarò Jazz Club presenta, mercoledì primo novembre 2017, un appuntamento doppio: Guitar Solo Live Experience è il titolo della prima parte della serata, con il chitarrista Mauro De Federicis che presenta Smile, il suo disco in solo; a seguire, il duo Vale & The Varlet formato da Valentina Paggio al pianoforte, alla voce e alla batteria elettronica e Valeria Sturba al violino, al theremin e all’elettronica. La serata è ad ingresso libero con inizio alle 22.

Con Guitar Solo Live Experience, Mauro De Federicis affronta il terreno del concerto in solo: il chitarrista traccia in questo modo un panorama delle sue esperienze, del suo modo di intendere il jazz e del suo stile espressivo. L’improvvisazione diventa perciò il filo conduttore per legare tra loro le piccole miniature scelte da Mauro De Federicis: un percorso formato da brani originali e da temi di autori come Charlie Chaplin, Heitor Villa-Lobos, Chico Buarque e Thelonious Monk, un messaggio positivo sintetizzato dal titolo scelto per il progetto, Smile.

La dimensione essenziale e ridotta del solo consente a De Federicis di mettere a disposizione degli ascoltatori una voce versatile, sempre riconoscibile e arricchita dalle collaborazioni con artisti diversi – tra gli altri Milva, Giorgio Albertazzi, Dee Dee Bridgewater, Paolo Fresu, Bob Mintzer, Fabio Concato, Fabrizio Bosso e Marco Tamburini. (altro…)

Il piano trio di Paolo Di Sabatino in concerto allo Zingarò Jazz Club di Faenza

Mercoledì 25 ottobre 2017, il palcoscenico dello Zingarò Jazz Club ospiterà il Paolo Di Sabatino Trio con Paolo Di Sabatino al pianoforte, Daniele Mencarelli al basso elettrico e Glauco Di Sabatino alla batteria. Prima del concerto, Paolo Di Sabatino presenterà il suo recente libro “Tienimi dentro te”. Il concerto è ad ingresso libero con inizio alle 22.

Paolo Di Sabatino è da sempre legato al piano trio. La sua prima incisione in questo formato risale al 1996, con il disco Foto Rubate realizzato con Massimo Moriconi e Massimo Manzi. A pèartrie da quella esperienza si è trovato a suonare e a registrare in trio a suo nome con diversi musicisti, portando avanti in contemporanea un “doppio binario”: da una parte, un progetto internazionale dove hanno trovato posto musicisit del calibro di John Patitucci, Horacio “El Negro” Hernandez, Gary Willis, Peter Erskine, Janek Gwizdala, JoJo Mayer, Christian Galvez e Dennis Chambers e, dall’altra, un trio italiano composto, da alcuni anni, dal fratello Glauco Di Sabatino alla batteria e con bassisti quali Daniele Mencarelli e Marco Siniscalco.

Il trio italiano ha registrato e prodotto lavori anche in ambito pop: è stato al fianco di Antonella Ruggiero, Grazia Di Michele e Fabio Concato. Con Glauco Di Sabatino e Marco Siniscalco, inoltre, ha inciso diversi cd per l’etichetta giapponese Atelier Sawano, uno dei quali – Luna del sud – è stato tra i dischi scelti di Billboard Japan. (altro…)

Donatella Luttazzi e Riccardo Biseo ricordano Lelio Luttazzi

Ricordare un personaggio poliedrico come Lelio Luttazzi, attraverso i racconti e i live in sala della figlia Donatella, ha fatto sì che la Guida all’ Ascolto di Gerlando Gatto prendesse una particolare piega di piacevolezza. Perché anche nell’ipotetico caso che qualcuno non conoscesse questo eclettico personaggio della musica italiana, e della radio e della televisione, il salto non è stato propriamente in un passato iconico, vetrificato, inattuale. Di certo ascoltare questi brani eseguiti in duo dal vivo rinascere dalla voce emozionata di Donatella Luttazzi ha creato un’atmosfera particolarmente vivida, non certo un malinconico revival. Per di più l’ironia, e l’intelligenza di Luttazzi (da Donatella ereditate in toto), e la sua musicalità, risultano assolutamente moderni: tanto che le versioni registrate scelte da Gatto per affiancarle ai live di Chiedimi Tutto, Souvenir d’Italie, Legata ad uno scoglio sono state quelle di interpreti a noi contemporanei, rispettivamente Fiorello, Karin Mensah e Fabio Concato.  E’ opportuno a questo punto che io vi riporti il testo di Legata ad uno scoglio, una delizia gioiosamente e volutamente surreale, resa mirabilmente dalla Luttazzi e anche ben sottolineata musicalmente da Biseo.

Legata ad uno scoglio
ti voglio baby
così quando mi sveglio
col sorgere del dì
ti trovo che aspetti
legata a quello scoglio lì
Oh sì, sì, sì, sì, sì.

Fidarmi dei tuoi baci
non posso credi,
perchè se c’è la nebbia
sparisci lì per lì,
per questo ti tengo
legata ad uno scoglio così,
oh sì, sì, sì.

Forse sarà un po’ scomodo,
ma l’amore è anche sacrificio.
Non ti ho portata al mare
per lasciarti sbaciucchiare
dal giovane leone
Bevilacqua Vinicio.

Legata ad uno scoglio
mi piaci baby
è già trascorso luglio
e siamo ancora qui.
Io serio che guardo,
tu forse un po’ seccata,
legata
legata a quello scoglio lì

Ascoltando i live e le versioni scelte da Gatto, sono emersi in maniera evidente il Jazz e dello swing sempre sottesi in questo artista attualissimo e mai abbastanza rimpianto: a questo proposito vi consiglio di ascoltare la versione della canzone qui sopra interpretata da Stefano Bollani. Una guida all’ascolto gioiosamente anomala, dunque, in cui si è spaziato dalla musica “leggera” (che così leggera non è – Luttazzi era un musicista eccellente sotto quella “crosta” di ottimo varietà televisivo) al Jazz, con la Luttazzi e Biseo impegnati anche a reinterpretare brani leggendari quali Samba de una nota di Jobim (autore adorato da Donatella, per sua stessa ammissione)  o ‘Round Midnight di Monk. Gerlando Gatto ha così, con le sue interviste ed i suoi brani scelti, ripercorso non solo un particolare periodo d’oro della tv e della musica italiana, sollecitando Donatella Luttazzi a raccontare pezzetti della vita privata con un padre così “importante” ed esplosivo”, ma anche, più tradizionalmente, quella storia del grande Jazz americano che tanto aveva influenzato Lelio Luttazzi.
La serata si chiude con il delizioso Orango Tango, brano ironico a firma Donatella Luttazzi, che ha una vena comica impareggiabile e che ha scatenato risate ed applausi del pubblico.
I pomeriggi alle Officine San Giovanni continuano, sempre a martedì alterni, viaggiando attraverso le mille possibilità del Jazz. Prossimo appuntamento martedì 4 aprile con il pianista Andrea Zanchi.

 

Moris Pradella Trio @ Zingarò Jazz Club, Faenza

Moris Pradella Trio
Moris Pradella. chitarra, piano, voce
Andrea Taravelli. basso, Moog
Matteo Monti. batteria

Mercoledì 13 gennaio 2016. ore 22

Zingarò Jazz Club
Faenza (RA). Via Campidori, 11.
web: www.twitter.com/zingarojazzclub ; www.ristorantezingaro.com

Mercoledì 13 gennaio, alle 22, sarà il Moris Pradella Trio ad aprire il nuovo anno dello Zingarò Jazz Club. Con il cantante e chitarrista saranno sul palco del club faentino anche Andrea Taravelli al basso elettrico e Matteo Monti alla batteria. Il concerto avrà inizio alle 22 ed è ad ingresso libero.

Moris Pradella, cantante, chitarrista, pianista e autore, propone al pubblico dello Zingarò Jazz Club il suo repertorio a cavallo tra funky e soul: un vero e proprio trampolino per il suo stile e per le sue caratteristiche peculiari, vale a dire la sua voce, potente e calda, e le sue capacità chitarristiche. Ad accompagnarlo due musicisti di brillante esperienza come Andrea Taravelli al basso e Matteo Monti, batterista dallo stile incalzante e impeccabile.

Le collaborazioni che hanno visto coinvolti i tre musicisti sul palcoscenico e nei dischi svelano in modo evidente il percorso e il livello delle loro carriere. Moris Pradella è la voce solista dei Quintorigo nel loro progetto dedicato a Jimi Hendrix, oltre ad essere stato corista per Mario Biondi. Andrea Taravelli, dal canto suo, ha portato il groove e la propulsione ritmica delle sue linee di basso nei progetti di un ampio spettro di musicisti, tra i quali le cantanti Cheryl Porter e Crystal White, il chitarrista blues Rudy Rotta e l’hammondista Brian Auger, interpreti brasiliani quali Rogerio Tavares, Roberto Taufic e Rosa Emilia, jazzisti di alto livello come Bob Franceschini e cantautori come Fabio Concato. Matteo Monti, invece, negli anni è stato già batterista di formazioni come Jestofunk, Gem Boy e Mash Machine. (altro…)

PERCFEST XX edizione – seconda serata

Ore 21:30 Concerto a sorpresa “All Stars”

Il sabato sera siamo al centro del Festival ed il primo concerto è una vera festa . Un “All stars” tutti sul palco, per suonare 5 brani e festeggiare il 20simo anno di musica qui a Laigueglia. L’ atmosfera è gioiosa, la piazza pienissima ed ecco arrivare Ellade Bandini, Bebo Ferra, Dado Moroni, Riccardo Fioravanti, Marco Fadda, e naturalmente Rosario Bonaccorso, che intona la “Canzone di Laigueglia”, scritta con Gino Paoli.
Dado Moroni  abbraccia il suo pianoforte e inventa migliaia di note, si diverte e diverte, Bebo Ferra alla chitarra stupisce con i suoi soli morbidi e creativi, Bonaccorso accarezza ed abbraccia il suo contrabbasso e canta , canta ancora. Poi è la volta di un brano di Bebo Ferra, “Adele”: batteria e le percussioni si intrecciano e anch’ esse cantano: soprattutto quando sale sul palco Gilson Silveira , e si prosegue così per quasi un’ ora in cui arrivano anche Giorgio Palombino e Nicola Angelucci. “I wanna tell you I love you” conclude questo spettacolo che contagia la piazza. Swing, melodia, Jazz, batteria, percussioni, momenti energici e momenti di dolcezze sonore: sono concerti che si incontrano qui a Laigueglia, generati dalla voglia di suonare insieme e di festeggiare con tutta la gente possibile, sul palco e fuori del palco.

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Moroni Ferra Bonaccorso Angelucci

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Angelucci – Fioravanti

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Riccardo Fioravanti

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Ferra – Moroni

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Riccardo Fioravanti

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Bebo Ferra

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Marco Fadda

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Fadda – Ferra

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Ellade Bandini

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Gilson Silveira

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Giorgio Palombino

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Ore 22 : Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazziariello incontrano Fabio Concato .

Fabrizio Bosso: tromba
Julian Oliver Mazziariello: pianoforte
Fabio Concato: voce

Il concerto più emozionante.
Sono sempre sincera quando scrivo e dunque dico che sono approdata a questo concerto un po’ prevenuta:  ho, in modo snobistico,  immaginato una musica che non mi avrebbe convinta più di tanto, nonostante il grande valore che da sempre attribuisco a due musicisti come Bosso e Mazzariello e ancora, nonostante abbia sempre cantato le canzoni più note di Concato e anche riconosciuta la sua indubbia musicalità.
E’ una sorta di colpevole e vacuo pregiudizio del quale mi accollo tutta la responsabilità, forse dato dal fatto che di “progetti” a cavallo tra il pop ed il Jazz (o tra i cantautori e il jazz, o tra la musica tradizionale ed il Jazz) ne è piena la scena in Italia, e non tutti sono  validi. Alcuni fanno si che ognuno dei  due generi in scena ne perda irrimediabilmente.
Quando Bosso e Mazzariello introducono il concerto con due brani tratti dal loro cd Tandem, noto quell’ affiatamento che questo duo ha avuto sin dai primi concerti insieme. Mazzariello ha il suo tocco così intenso e personale, ci sono i suoi arpeggi che rendono indefinita e suggestiva la base su cui entra la tromba di Bosso, da subito tarata su un timbro morbido e caldo che supporta un’ esposizione del tema netta e pulita. Domande e risposte, l’ aria carica di suono per quegli accordi al pianoforte di Mazzariello così pieni.
Ed ecco salire sul palco Concato.  Intona “Gigi”, e la sua voce è bella. Ha quel timbro inconfondibile, ha una musicalità anche nel sussurare le frasi che è talmente intensa e trasparente che anche quando la voce si smorza ha una forza espressiva tale che emerge potente come quando dispiega la voce. Accenti, sottigliezze, dinamiche, che si intersecano con il pianoforte di Mazzariello, che attende la fine delle frasi per ricamare un dialogo struggente con la voce.  Quando è il momento dell’ assolo di Bosso, è come se la voce della tromba raccontasse da capo la storia, in un’ altra lingua, che si capisce nel suo senso come se fosse cantata a parole.
Mazzariello e Bosso impregnano di Jazz le canzoni di Concato. Lui dona  canzoni belle a  Mazzariello e Bosso, su cui creare.  E’ una complementarietà che frutta musica fatta di emozioni, ma non “da poco.”  Alle note lunghe della tromba corrispondono piccoli tocchi del pianoforte.  Al dispiegarsi della voce di Concato corrispondono accordi e arpeggi che creano uno spessore sonoro intenso ma mai sopra le righe.
Il bello di un concerto come questo è che si ascoltano canzoni ben scritte, ben concepite, e che queste vengono interpretate, passate al vaglio, rilette, da tre musicisti che creano un’ atmosfera particolare e che ha bisogno di tutti e tre per ottenere quell’ effetto così coinvolgente ed emozionante.
La stessa “Anna Verrà” non è un tributo a Pino Daniele, come i mille che sono stati resi, un po’ opportunisticamente, in questi mesi. Anna Verrà è una canzone , toccante di per sé, viene eseguita senza annunci, e Pino Daniele è lì con la sua bella canzone, riletta dal pianoforte delicato ma palpitante di Mazzariello, dalla voce di Concato e dal suo improvviso accendersi e poi sparire, e dalla tromba fremente di note di Bosso.
Poi c’è anche l’ ironia e la leggerezza: lo swing di “Mille lire al mese” e il ritmo latin della celebre “Rosalina”, che tutto il pubblico canta insieme a Concato. E poi “Non smetto di aspettarti”, dall’ impianto armonico semplice che diventa un ricamo di accordi e frasi per Bosso e Mazzariello, mentre la voce di Concato tiene in punto con un’ interpretazione commovente. Anche questo è Jazz, si, lo è. O mettetela come volete, è bello.

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Mazzariello – Bosso- Concato

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Julian Oliver Mazzariello

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Fabio Concato

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Concato – Mazzariello

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Mazzariello – Concato

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Fabio Concato

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Julian Oliver Mazzariello

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Fabrizio Bosso

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Concato – Mazzariello

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Fabio Concato

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Fabio Concato

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Fabrizio Bosso

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Fabio Concato

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Fabio Concato

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Bosso – Concato

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Fabio Concato

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Fabio Concato

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La musica ci resta e “Marco è in cielo a suonare”

Marco Tamburini

Se la musica ci resta – e quella creata e suonata da Marco Tamburini appartiene quasi sempre alla sfera della bellezza e dell’originalità – si è però travolti dallo sgomento e dal profondo rammarico quando la fine di un’esistenza avviene in modo improvviso e fatale.
Il 29 maggio scorso il trombettista e compositore (nato a Cesena nel 1959) è morto in un incidente in via Zanardi, a Bologna: era su una delle tre moto coinvolte e le sue condizioni sono apparse subito gravissime. La sua vita, purtroppo, si è conclusa all’Ospedale Maggiore del capoluogo emiliano e sembra davvero impossibile che l’esistenza di Marco Tamburini – così piena di iniziative, progetti e “fame di futuro” – si sia interrotta di colpo (il 30 maggio avrebbe compiuto cinquantasei anni). Immediatamente i jazzisti ed i musicisti italiani si sono stretti attorno ai familiari del trombettista. Sulla sua pagina Facebook è apparso il seguente messaggio, firmato dalla famiglia: “Non è bello lo so ma vi scrivo a tutti e siete tanti e ciò mi rende consapevole di quanto Marco sia amato, purtroppo è vero, Marco è in cielo a suonare! La famiglia ringrazia di tutto questo affetto e si stringe nel dolore”.

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