Relendo Villa Lobos al TrentinoInJazz 2018

TRENTINOINJAZZ 2018
Katharsis
e
TrentinoIn Jazz Club
presentano:

Sabato 8 dicembre 2018
ore 17.00
Sala Sosat
Via Malpaga
Trento

Domenica 9 dicembre 2018
Ore 20.30
Bar Circolo Operaio Santa Maria
Via Santa Maria 8
Rovereto (TN)

SONATA ISLANDS:
RELENDO VILLA LOBOS

Volge al termine una magnifica e ricca edizione del TrentinoInJazz 2018, con il terzultimo e penultimo dei concerti in cartellone. Doppio appuntamento con Relendo Villa Lobos, un progetto al quale il pubblico del TrentinoInJazz è da sempre affezionato. Presentato per la prima volta in assoluto proprio al Festival nell’edizione del 2013, lo spettacolo dedicato al grande compositore brasiliano torna in un atteso fine settimana, con il quale si chiude la sezione Katharsis e si avvia alla conclusione anche il TrentinoIn Jazz Club. Appuntamento dunque sabato 8 dicembre a Trento e domenica 9 a Rovereto, con un quartetto d’eccezione, i Sonata Islands schierati con Cristina Renzetti (voce, chitarra, percussioni), Michele Francesconi (pianoforte), Gabriele Zanchini (fisarmonica e arrangiamenti), Emilio Galante (flauto, ottavino).

Relendo Villa Lobos è un concerto crossover fra musica classica e contemporanea, fra musica scritta e improvvisata, dedicato a Hector Villa Lobos, compositore colto brasiliano internazionalmente più conosciuto, considerato addirittura un eroe nazionale. Pochi musicisti come lui si prestano a questo tipo di operazione, proprio perché la sua poetica assume lucidamente la musica popolare brasiliana come comune radice di musica colta, jazz e pop. La musica brasiliana come crossover per definizione. La ricerca di Sonata Islands consiste nel mostrare e sviluppare le origini melodiche e ritmiche dell’ispirazione di Villa Lobos, riscrivendo in modo jazz-popolare alcune sue composizioni, affiancate a quelle di Tom Jobim (l’inventore della Bossa Nova), Guinga (compositore e chitarrista la cui carriera spiccò il volo dopo i 40 anni) e alcuni brani dello stesso Galante.

Prossimo e ultimo appuntamento con il TrentinoInJazz domenica 16 dicembre: Carlo Cattano Quartet a Rovereto.

Marilena Paradisi e Kirk Lightsey: A New Birth

Mercoledì 23 gennaio 2019
Ore 21.00
Auditorium Parco della Musica
Teatro Studio Borgna
Viale Pietro de Coubertin 30
Roma

MARILENA PARADISI & KIRK LIGHTSEY
IN CONCERTO:
A NEW BIRTH

Biglietti: da 15.00 €
Biglietteria 892.101

Ticket One:
https://www.ticketone.it/tickets.html?affiliate=FMR&doc=erdetaila&fun=erdetail&erid=2311400

Una rinascita. O meglio, una nuova nascita. A New Birth. E’ questa la parola d’ordine di un graditissimo ritorno, quello di Marilena Paradisi e Kirk Lightsey, che a un anno di distanza dal loro ultimo concerto romano risalgono sul palco dell’Auditorium Parco della Musica mercoledì 23 gennaio 2019 in un prezioso happening di grande jazz per voce e pianoforte, che suggella il primo passo di un nuovo percorso insieme.

Lo straordinario duo si ricompone sull’onda lunga del successo dell’album Some Place Called Where (pubblicato dalla norvegese Losen Records e per l’occasione distribuito in Italia da Egea), recensito in tutto il mondo e premiato per l’eccezionale interplay e l’intesa artistica tra il pianista di Detroit, figura monumentale della storia del jazz, e la cantante italiana, autrice di otto album assai apprezzata dalla critica internazionale per l’abilità nel produrre un timbro aderente all’estetica dei brani, per la presa sul testo e la capacità interpretativa. Sul palco romano nuove magiche storie da raccontare, un repertorio fortemente condiviso da questo duo che propone una fusione tra la tradizione, la storia del jazz e la sperimentazione.

Some Place Called Where ha ottenuto recensioni importanti su prestigiosi magazine stranieri come JazzTimes, JazzHot, Jazz Profile, Music Web International, Albany Jazz (che ha menzionato l’album tra i Top 2017), ma anche su importanti testate italiane come Musica Jazz, Jazzit, Italia In Jazz, A proposito di Jazz oppure Il Manifesto, Internazionale, Jazz Convention e L’Isola della musica italiana: i giornalisti hanno apprezzato la combinazione di esperienze, sensibilità e maturità, nonchè l’intrigante scelta dei brani. Un “repertorio di nicchia” utile all’espressività diretta, immediata e toccante di Marilena e Kirk, che aprono le porte sul loro mondo: quello dell’improvvisazione e della voce come strumento per la Paradisi, quello degli anni passati con Chet Baker, Dexter Gordon, Pharoah Sanders e Lester Bowie, ma anche dell’amore per la musica classica, per Lightsey.

Il titolo dell’album proviene dall’omonimo pezzo di Wayne Shorter, scelto da Marilena in una scaletta sentita e vissuta con Kirk. Come dichiara David Fishel nelle note di copertina, «Portrait (Mingus), Little Waltz (Carter) e Like A Lover (Caymmi) sono un buon esempio di questa musica scelta per profondità e sincerità, Fresh Air è un brano di Kirk che rappresenta bene il dialogo tra i due, Kirk ci regala anche un solo di flauto incantevole e lirico. Il suono complessivo è molto più pieno di quanto si possa aspettare da un duo, con la progressiva gamma armonica di Kirk e la qualità del tocco, quasi da accompagnamento orchestrale. Ma è l’intimità dell’interazione tra i due che più colpisce».

Info:

Marilena Paradisi:
https://www.facebook.com/marilenaparadisiofficial/

No More Minimal: Emilio Galante al TrentinoInJazz

Giovedì 29 novembre 2018
ore 21.30
Loco’s Bar
Via Valbusa Grande 7
Rovereto (TN)

EMILIO GALANTE:
NO MORE MINIMAL

Giovedì 29 novembre a Rovereto ultimo appuntamento con Ai confini e oltre, la sezione del TrentinoInJazz 2018 che ha fatto dialogare aree musicali ed extra tra jazz, avanguardie e cinema. Al Loco’s Bar arriva una delle anime del TrentinoInJazz, nonchè uno dei musicisti più interessanti e attivi in Italia nel campo della musica colta ai confini con jazz e rock progressivo: Emilio Galante. I

l flautista trentino porta a Rovereto un nuovo progetto ribattezzato No More Minimal, un programma per flauto, tape e video, con musiche di Zack Browning (acido postminimalista americano), di Jacob TV (fantasioso compositore olandese), di Steve Reich (con Vermont Counterpoint, un classico della letteratura minimalista), e dello stesso Galante (Ritmi di Stazione, una rimusicazione di un documentario dei primi anni Trenta sulla Stazione Termini di Roma del regista futurista Corrado D’Errico). Sulle musiche eseguite live, tre video di Fabio D’Ambrosio, milanese per nascita, fotografo e ideatore di altro, per professione. Fonda fahrenheit451 nel 1996 come contesto interdisciplinare, fornendo servizi di consulenza per la comunicazione grafici, fotografici, multimediali. I lavori teatrali, video e cinematografici prodotti da fahrenheit451 con D’ambrosio editore sono progetti in cui i diversi ambiti dell’espressione artistica (letteratura, scultura, pittura, musica e cinema) interagiscono in operazioni pluridisciplinari: nella dialettica dei molteplici codici espressivi l’apporto del fruitore è restituito ad una modalità di partecipazione attiva e sinestesica emancipata dall’abitudine alloppiante al monolinguismo commerciale.

Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz 2018 sabato 1 dicembre: Note di Donne a Trento.

TangoMinas @ Rossini Jazz Club, Faenza

Tango Minas
Francesca Esposito. canto, voce recitante
Pamela Falconi. flauto
Carmen Falconi. pianoforte
Giulia Costa. violoncello

Rossini Jazz Club
Faenza. Piazza del Popolo, 22

Giovedì 15 novembre 2018. ore 22
ingresso libero

web: www.bistrorossini.it
social network: www.facebook.com/rossini.jazzclub; www.twitter.com/rossinijazzclub; www.instagram.com/rossinijazzclub

Giovedì 15 novembre 2018, la stagione del Rossini Jazz Club di Faenza prosegue con il concerto di Tango Minas, formazione tutta al femminile composta da Francesca Esposito al canto e alla voce recitante, Pamela Falconi al flauto, Carmen Falconi al pianoforte e Giulia Costa al violoncello. La rassegna diretta da Michele Francesconi si presenta in questa stagione con due cambiamenti sostanziali: il Bistrò Rossini di Piazza del Popolo è il nuovo “teatro” per i concerti che si terranno di giovedì. Resta immutato l’orario di inizio alle 22. Il concerto è ad ingresso libero.

Acquaforte, il nuovo lavoro del quartetto Tangominas, è un affresco argentino “inciso” in tango.

Il tango è musica cosmopolita: ritmi africani, parole scritte da italiani in una lingua – il lunfardo – che è mélange di dialetti, spagnolo e altre lingue europee e non. Uno dei suoi migliori interpreti è un francese (Gardel) e lo strumento che più lo rappresenta (il bandoneón) è probabilmente di origine tedesca. È questo magico miscuglio che rende il tango tanto affascinante, sempre in grado di essere visitato e rivisitato nel corso della sua storia. Una musica meticcia, frutto di migrazioni, solitudini, perdite e rivincite contro “la suerte, que es grela”.

Acquaforte è un viaggio/affresco fatto di parole e suoni. Il ritratto contrastato di una musica che ha accompagnato la storia dell’Argentina, facendosi – alternativamente – ora effigie del potere, ora canto di libertà: poetica, contraddittoria ma sempre viva. In Acquaforte, le note degli strumenti si uniscono alla voce di Francesca Esposito che – incidendo l’aria – si fa canto e racconto per accompagnare lo spettatore in un mondo fatto di passioni, nostalgia, rabbia, poesia e storia. Un mondo molto più complicato di quello che traspare dai mille stereotipi del e sul tango e – proprio per questo – molto, molto più affascinante.

La rassegna musicale diretta da Michele Francesconi, dopo oltre dieci anni, cambia sede e si sposta al Bistrò Rossini che diventerà, ogni giovedì, il Rossini Jazz Club: la seconda importante novità riguarda proprio il giorno della settimana, si passa appunto al giovedì come giorno “assegnato” ai concerti. Resta invece immutato lo spirito che anima l’intero progetto: al direttore artistico Michele Francesconi e all’organizzazione generale di Gigi Zaccarini si unisce, da quest’anno, la passione e l’accoglienza dello staff del Bistrò Rossini e l’intenzione di offrire all’appassionato e competente pubblico faentino una stagione di concerti coerente con quanto proposto in passato.

Giovedì 22 novembre, sempre alle 22, il Rossini Jazz Club di Faenza propone il concerto di Emilio Marinelli Dope 3 con Emilio Marinelli al pianoforte e alle tastiere, Gabrielele Pesaresi al contrabbasso e al basso elettrico, Stefano Paolini alla batteria e al kaos pad e John Michael Mawushie al beat-box.

Il Bistrò Rossini è a Faenza, in Piazza del Popolo, 22.

Muore a 49 anni il trombettista texano Roy Hargrove, musicista-simbolo del rinnovamento del jazz

“È con il cuore greve che annunciamo la scomparsa del grande Roy Anthony Hargrove, all’età di 49 anni, a New York la scorsa notte (la notte del 2 novembre NdA), per un arresto cardiaco a causa delle complicazioni della sua coraggiosa battaglia contro la malattia renale”, scrive su Facebook Larry Clothier, suo manager e amico.

La prima volta che mi capitò di sentire la tromba di Roy Hargrove fu nel 2002. L’album era un tributo a Davis e Coltrane (e quello, onestamente, fu il motivo primario che mi spinse ad ascoltarlo); registrato dal vivo in Canada nel 2001, venne pubblicato l’anno dopo con il titolo “Directions in Music: Live at Massey Hall”. Naturalmente, i nomi di Herbie Hancock e di Michael Brecker fecero da traino ma ebbero il merito di farmi scoprire uno tra i trombettisti coevi che avrei amato di più, insieme a Dave Douglas.

Quel disco valse loro ben due Grammy: uno come miglior album jazz strumentale e l’altro come miglior solo nel brano “My ship”, il cui autore della parte musicale è Kurt Weill. Questo pezzo è sempre presente nelle mie playlist, lo trovo perfetto nel suo trasognato lirismo, nella sua trascinante carica interpretativa e il suono del flicorno di Roy è morbido, brillante, unico… ogni tentativo di collegarlo ad altri trombettisti del passato risulta praticamente impossibile.

Da lì, ho iniziato a seguirlo, anche andando a ritroso nel tempo. L’ho ritrovato spesso protagonista in diverse edizioni di Umbria Jazz – anche in questa del 2018 – sia con la sua core-band RH Factor, dalle diverse anime R&B, soul, hip-hop e funky, sia con il suo quintetto più tradizionale.

A proposito di questo quintetto, che vedeva Roy Hargrove, alla tromba e flicorno, Justin Robinson, al sax alto e flauto, Gerald Clayton, al piano, Danton Boller al basso e Montez Coleman, alla batteria, un collettivo di musicisti jazz di alto livello ispirato dall’hard-bop degli anni sessanta, quelli, per intenderci, dei Jazz Messengers di Art Blakey, nel periodo in cui vi suonava un altro mito della tromba: Freddie Hubbard, c’è un altro disco che è entrato nelle profondità della mia anima musicale, si tratta di “Earfood”, uscito nel 2008. Qui Hargrove si immerge nuovamente alla sorgente della sua esplorazione musicale che, tuttavia, non significa un ritorno al passato ma un abbinare la sua profonda conoscenza del jazz più tradizionale alla sua infinita genialità e alla sua indiscutibile  modernità.

C’è in questo disco una versione di Mr. Clean (incommensurabile composizione di Hubbard, indimenticabile nell’incisione del 1970 con Joe Henderson, al sax, George Benson alla chitarra, Herbie Hancock alle tastiere, Ron Carter, al basso e Jack DeJohnette, alla batteria… massima concentrazione di mostri sacri del jazz!) dove il riff di matrice R&B è un miracolo di interplay tra tromba e sax, dove l’ottimo pianismo di Clayton, con i suoi brevi e incisivi assolo, mostra di aver fatto propri gli insegnamenti del miglior Herbie Hancock, dove in ogni nota circola la linfa evolutiva del jazz modale.

Molte sono le storie che si potrebbero raccontare sul “giovane leone Hargrove”, scoperto in una scuola di musica di Dallas da Wynton Marsalis; si potrebbero ricordare i nomi dei grandi musicisti con i quali ha suonato, oltre ai già citati Hancock e Brecker, da Steve Coleman a Oscar Peterson, da Roy Haynes a Dave Brubeck e, più di recente Erykah Badu, Marcus Miller, Angelique Kidjo; si potrebbe dire che la sua musica ha illuminato la strada di parecchi giovani che, grazie a lui, si sono avvicinati ad uno strumento complesso da padroneggiare, come la tromba. Tutto questo, però, è cronaca… già detta, ovunque e da tutti.

Noi abbiamo voluto ricordarlo cercando di entrare nella sua visione della musica, la stessa che ebbe, prima di lui, Miles Davis, entrambi artisti dal talento immenso, pionieri audaci e sognatori… quel tanto che basta a fare la differenza per reclamare, a pieno titolo, un posto nel gotha dei geni musicali del nostro tempo.

Marina Tuni

“FACE TO FACE” al Teatro Vascello di Roma martedì

ROMA | 23 ottobre/9 dicembre
FLAUTISSIMO 2018 – 20ma edizione – “Camminando a vista”

Face to Face, faccia a faccia: il primo lavoro discografico in duo di Fabrizio Bosso e Luciano Biondini si muove tra i richiami all’estetica del jazz, la libera improvvisazione e le influenze mediterranee.
Il poliedrico trombettista piemontese incontra il tocco maturo e misurato del fisarmonicista di Spoleto in un dialogo fatto di reciproco ascolto e profonda empatia. la forza e il pathos di cui sono pieni i rispettivi temperamenti musicali qualificano un progetto di grande fattura.
Un dialogo tra pari, in cui non emerge una leadership, ma un interplay sempre funzionale all’espressione compiuta del discorso musicale.
Fisarmonicista misurato e dal tocco impeccabile, Biondini è dotato del linguaggio maturo proprio di chi possiede una profonda conoscenza della tradizione jazzistica moderna e un revisionismo storico tutto personale. Bosso, trombettista poliedrico e sfaccettato, anche lui giunto a una pregevole intensità artistica, lo asseconda in questa ricerca, tra le irruenze e le delicate alchimie di cui è intriso il suo suono. la forza e il pathos di cui sono pieni i rispettivi temperamenti musicali qualificano un disco di grande fattura.
Da sempre animati da vicendevole ammirazione, i due musicisti coltivavano da tempo l’idea di un progetto comune, cominciato a delinearsi nel 2010 in occasione di un concerto a Bolzano, dov’erano entrambi ospiti della cantante israeliana Noa. da quell’incontro è nata l’idea di una collaborazione stabile, che ha trovato ispirazione nel vissuto di entrambi musicisti: brani già nel repertorio di Bosso, altri a firma di Biondini, standard e pezzi improvvisati ma sempre con strutture riconoscibili dal punto di vista melodico. La condivisione di un ampio spettro di riferimenti stilistici, dalla tradizione boppistica a quella mediterranea, la naturale inclinazione verso la libera improvvisazione e la profonda adesione alla formula del duo, rendono questo incontro musicale un fertile e coinvolgente momento di scambio.

II repertorio comprende prendere o lasciare, un brano di Biondini totalmente impostato sull’improvvisazione, dal tema velocissimo, che mette in evidenza il grande interplay e l’affiatamento che i due musicisti hanno costruito in quasi due anni di concerti in giro per l’Italia. le ispirate e poetiche riletture di standard come The shadow of your smile, o di brani del repertorio di Bosso come Il gattopardo di Nino Rota (già contenuto nel disco Enchantmentdel 2011), Africa (scritto da Bosso e registrato con i latin mood in Vamos), o Rumba for Kampei, composta dal trombettista piemontese durante un viaggio a Zanzibar e dedicata all’incontro con un bimbo di nome Kampei, figlio di un masai conosciuto durante quel soggiorno, rivelano la totale sintonia del duo e la compiutezza dell’incastro timbrico dei due strumenti. La ballad BringiPrima del cuore e l’omaggio allo Choro brasiliano di Choroso, poi, tutti brani a firma di Biondini, dimostrano come la vena compositiva del fisarmonicista si adatti perfettamente all’abilità interpretativa di Bosso, riuscendo a esaltarne tanto l’intimo e raffinato lirismo, quanto l’esuberanza virtuosistica. Face to Face è anche un album pubblicato nel 2012.

teatro vascellovia giacinto carini, 78, 00152 roma – tel. 06 589 8031 biglietti € 20 / € 15 abbonamento per 6 spettacoli € 60

 

Info: Accademia Italiana del Flauto – tel: 06 44 70 32 90 

www.flautissimo.it – www.facebook.com/flautissimofestival/

Ufficio stampa : Fabiana Manuelli – stampa@fabianamanuelli.it