Il Jazz in Friuli Venezia Giulia passa da GradoJazz: un piacevole contagio in musica che oltrepassa le mascherine!

di Alessandro Fadalti –

Dopo tutte le paure, il senso di impotenza e sfiducia che il lungo periodo di quarantena ha imposto a tutti noi, finalmente una boccata d’aria fresca portata dalla musica! Una reazione necessaria, dopo mesi di esibizioni solitarie nelle stantie cantine domestiche o le alternative esibizioni in live streaming sulla rete le quali, seppur innovative, sono state soluzioni raffazzonate per un settore in crisi ancor prima della pandemia globale. L’assenza di calore umano, una mancanza di fisicità, emotività e annullamento dell’esperienza sociale che il palco offre a tutti gli amanti della musica: queste sono le ferite aperte che hanno a malapena cominciato a cicatrizzarsi.

Con l’estate, però, vien dal mare un’allietante brezza che dissolve l’aria stagnante, sicché il festival di cui vi parleremo, con la sua grande affluenza e i tre sold-out, è la concreta dimostrazione della voglia di ripartire, pur nel pieno rispetto delle regole e norme contro il Covid-19. In effetti, gli usi e le modalità di fruizione degli spettacoli che si adattano ai tempi sono l’elemento vincente per combattere quella che in  primavera si prospettava come una stagione di immobilismo culturale.

La seconda edizione di GradoJazz 2020, la trentesima per lo storico festival Udin&Jazz, organizzata dall’associazione culturale Euritmica di Udine, è un simbolo in tal senso. Come ogni anno il festival presenta un cartellone con artisti jazz di grande caratura, di livello nazionale e internazionale, e anche questa edizione, con i suoi otto concerti, dal 28 luglio al 1 agosto nello spazioso e rinnovato Parco delle Rose di Grado, ha rispettato i pronostici. Quasi ironicamente il tema forte ma sottinteso  di quest’anno è stata la contaminazione, che poi è sinonimo di contagio! Tuttavia, mettendo da parte l’ironia, in arte essa assurge a un altro significato e il Friuli è una terra dove la contaminazione culturale fa da padrona e si dirama in ogni dove.

L’apertura non poteva che essere affidata a un gruppo le cui contaminazioni musicali costituiscono il manifesto artistico: i Quintorigo, band romagnola dalle sonorità rock-barocco con incursioni jazzistiche grazie a un organico inusuale (Alessio Velliscig, voce; Andrea Costa, violino; Gionata Costa, violoncello; Stefano Ricci contrabbasso; Valentino Bianchi, sassofoni e Simone Cavia, batteria) uniscono molteplici mondi della musica, reinterpretandoli nel loro stile. Parlando della formazione: Alessio Velliscig, cantante friulano, ha una voce in grado di sopraffare l’orecchio dell’ascoltatore grazie a un registro canoro ampio e a un mirato controllo dinamico. Alessio, dimostra grande tecnica e teatralità, senza scadere in eccessi di poco gusto. Tra i brani più apprezzati ci sono stati alcuni arrangiamenti tra cui “Alabama Song” di Kurt Weill e Bertolt Brecht, che fu anche un successo dei Doors, un duplice tributo a Charles Mingus con “Moanin’” e “Fables of Faubus” infine “Space Oddity” di David Bowie. In essi, la caratteristica che colpisce è quella di saper sorprendere con rimaneggiamenti invasivi, senza che le canzoni perdano la loro unicità. Infatti, a seguito della più classica struttura strofa-ritornello, seguono dei terzi temi aggiunti al brano e delle improvvisazioni al sax dal suono aggressivo rhythm’n’blues o gli archi con il distorsore, districando il gomitolo dei variopinti generi della musica popular. È in conclusione dell’esibizione che il gruppo riserva due pezzi da novanta che sono la matrice di un’idea di fare musica che si avvicina all’estetica del gruppo, ovvero Frank Zappa. Con gli arrangiamenti di “Cosmik Debris” e “Zomby Woof”, tutte le caratteristiche singolari del gruppo sono evidenziate e la sobrietà teatrale del frontman diventa un’esplosione di gesti e movimenti più dinamici e coinvolgenti, accompagnati da svariati salti di registro, spingendosi in acuti lontani dalle corde di un tenore, che vengono sottolineati da espedienti rumoristici degli strumentisti. Quintorigo è la dimostrazione di come “jazz” sia da anni non solo un genere, ma un multiforme modo di concepire l’approccio alla musica.

Il set successivo è stato quello del duo Bill Laurance (pianoforte) e Michael League (basso). Il progetto è una riproposizione di vari loro brani scritti ed eseguiti per altre formazioni, tra cui gli stessi Snarky Puppy. Stiamo parlando di due amici che nella musica ritrovano un’alchimia, che è sensibile dal primo ascolto. Non è un progetto artistico preciso e definito: il repertorio è costituito da brani con continui incastri ritmici tematizzati a cui seguono degli stacchi omofonici e omoritmici in stile funk, che prosegue in improvvisazioni prima dell’uno, poi dell’altro e si conclude riprendendo il tema. A questo, si aggiunge il tocco risolutivo di Laurance che, quasi scherzando, finge una cadenza finale che lascia il pubblico con l’applauso mozzato, un approccio sicuramente non convenzionale. Il duo respira in un ciclo di opposizioni: se il bassista è molto selvaggio, intuitivo ed espansivo con il suo strumento, Laurance è intellettuale, introverso e colto… una sintesi tra il nietzschiano spirito Apollineo e Dionisiaco. Se i vari brani in stile più classico, tra cui “December in New York” e “Denmark Hill” di Laurance, sono quelli in cui l’anima e il flusso del pianista vengono meglio espressi, in contrapposizione vi è l’estro di League, che scaturisce in brani dal sapore funk come “Semente” degli Snarky Puppy o “Spanish Joint” di D’Angelo. La sintesi è comunque altrove, s’insinua in brani come “Two Birds in A Stone”, un inedito scritto da League dove il bassista prende in mano l’Oud, strumento di cui è promettente novizio.
Nonostante l’esibizione sia stata prossima alla perfezione, nel destreggiarsi acrobatico dei brani c’era una schematicità ripetitiva. Laurance si adagiava spesso sulle ottave medie del pianoforte mentre League non sembrava ascoltare sempre il compagno, nei decrescendo dinamici o nei rallentando pareva inseguirlo più che accompagnarlo, asincronia che non è tuttavia pesata su tutto il concerto. Va detto, in conclusione, che la chiave di lettura dello spettacolo è forse quella di due amici che essenzialmente non ne potevano più di starsene chiusi in casa e lontani dai palchi. Si sono ritrovati e hanno mostrato il loro spirito giocoso, fatto di sguardi e sorrisi di complicità. Una gioia per gli occhi e per le orecchie.

Il giorno seguente è Alex Britti ad occupare un palco già molto caldo dal giorno precedente. Sullo schermo sul fondo sovrasta la scritta “jazz” a caratteri cubitali, ma solo alcuni brani hanno forti influssi blues e jazz. “Mi Piaci”, “Bene Così”, “Buona Fortuna” e “Immaturi” sono canzoni fortemente pop con alcune contaminazioni funk, blues e southern rock, mantenendo però uno stile rigoroso alla canzone italiana tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90. Britti sfrutta intelligentemente la sua vena profondamente blues, ma quei brevi call and response, sotto forma di stacchi con la chitarra, tra i versi e i soli pentatonici corti e in struttura sono abbastanza per parlare di blues e influenze? A mio parere no! Ma ecco il colpo di scena. La similitudine più forte per spiegare la sensazione è attraverso una partita di calcio. Un primo tempo stanco con poche palle gol e molte azioni a centro campo a cui segue un secondo tempo dove la squadra si trasforma. Dopo i primi 45′ di gioco scende in campo il trombettista Flavio Boltro. Entra nel vivo del brano, sul concludersi di “Le cose che ci uniscono”, esibendo un solo che mostra le sue indubbie qualità. Il trombettista torinese è rapido nei fraseggi, il linguaggio è molto modale, è un invito a dialogare rivolto al chitarrista, mettendo in mostra la sua anima più virtuosistica. Cambia profondamente anche lo schema dei brani: dopo un’esposizione della canzone in stile pop seguono delle lunghe sessioni di improvvisazione tra i due, tornando al ritornello come finale. Il brano “Jazz” è un fast che fa da modello a quanto illustrato, un vero e proprio rilascio delle qualità artistiche e tecniche di Britti. Il resto della band (Davide Savarese, batteria; Matteo Pezzolet, basso; Benjamin Ventura, tastiere; Cassandra De Rosa e Oumy N’Diaye, cori) è impeccabile, riescono a salire d’intensità con un accompagnamento perfetto durante i solo. Purtroppo ci sono delle note dolenti; nessuno di loro ha avuto un momento per splendere (eccezion fatta per il solo di batteria di Savarese) e, complice un pessimo mastering, le tastiere e il basso erano poco udibili. Infine, lo spazio quasi nullo dato alle coriste. La seconda parte è stata la più interessante, il picco massimo di spettacolarità è un medley acrobatico tra “Oggi Sono Io” e “7.000 Caffè”; dove tra le due canzoni possiamo sentire una versione completa del tema di “Round Midnight” e “Gasoline Blues” che fungono da ponte. La distensione musicale a chiusura si compone di tre hit per far cantare il pubblico. “La Vasca”, “Solo una volta” e “Baciami” hanno fatto alzare il pubblico dalle sedie, personalmente sarebbe stato molto più di classe concludere con il medley, ma è il pubblico a smentirmi.

La terza giornata è stata una pennellata di voci rosa. Doppio set per due cantanti molto interessanti, l’una all’opposto dell’altra per certi versi. Il primo è il duo Musica Nuda di Ferruccio Spinetti (contrabbasso) e Petra Magoni (voce). Il concerto si apre con un arrangiamento di “Eleanor Rigby” dei Beatles. La loro musica funziona molto bene, la cantante si cimenta in acrobazie vocali, salti di registro importanti, cambi di stile, dal bel canto agli espedienti rumoristici che ricordano Cathy Berberian e molto altro. Il contrabbassista ha una sensibilità compositiva raffinatissima, i brani hanno una struttura solida con tocchi fantasiosi che permettono alla Magoni di trovare spazio in slanci vocali. L’impressione generale è che insieme funzionino in maniera assoluta. La diversità di background musicale tra loro è palpabile e crea ricchezza. Spinetti, nei suoi arrangiamenti, fa percepire un’osmosi tra contaminazioni di musica classica, jazz e contemporanea. Petra, d’altro canto, ha un’esperienza come cantante e interprete vicina agli ambienti alternative pop. La qualità attoriale è quel quid che rende i loro brani diversi, unici.
Ne è un esempio “Paint it Black” dei Rolling Stones, su cui incidono un tono oscuro, amplificando i tratti del dolore intrinseco che permea tutta la canzone; oppure il finale con “Somewhere Over The Rainbow” in cui la sensazione di malinconia e speranza viene accentuata con lunghi sospiri e respiri. Nei brani originali come “Qui tra poco pioverà” e “Come si Canta una Domanda” emerge quanto l’uno debba all’altro, Spinetti offre composizioni e arrangiamenti artistici interessanti, mentre Magoni dona la sua imponente abilità ed estro.
La seconda grande voce femminile, nel set successivo, è molto composta e senza sospiri in coda alle note, con una prorompente carica di emotività. Chiara Civello a Grado è accompagnata da Marco Decimo al violoncello e dall’eclettica Rita Marcotulli al pianoforte. Il trio è inedito e fa percepire la sua estetica dal primo brano con un arrangiamento di “Lucy In The Sky With Diamond” dei Beatles. Ricchezza di riverberi e delay, accompagnati da alcuni solerti colpi di Pandero della cantante, violoncello percosso sulla cassa armonica, alternato a lunghi glissando dal registro medio all’acuto con l’archetto. Il risultato è un’atmosfera onirica e trascendentale, superiore all’originale. Si tratta tuttavia di un unicum, in quanto nei brani successivi lo stile vocale della Civello resta fedele a un’ispirazione brasiliana, in una sorta di “Saudade nostrano”; la voce è dolce e malinconica, risaltata da una scaletta fatta di ballad eleganti come “Estate” di Bruno Martino, “Travessia” di Milton Nascimento e “Anima” di Pino Daniele. Il pianismo della Marcotulli è l’altro grande protagonista del concerto: sfrutta tutte le ottave del piano in una libertà assoluta, ondeggia tra i registri in maniera ipnotica, passa dal pizzicare le corde, all’inserire oggetti metallici nella cordiera (pianoforte preparato), per poi toglierli e percuotere le corde bloccandone la risonanza con le dita. Non sta ferma sul seggiolino e a livello espressivo suscita una sensazione di moto perpetuo; oltretutto inserisce note dissonanti a commento della voce e dell’atmosfera dei brani. In sintesi, ricopre all’interno di questo trio un ruolo timbrico, ritmico, melodico, dinamico, rumoristico ed espressivo. Quello che personalmente definisco “pianismo totale”. Ciò che meglio emerge da questo trio è una forte capacità di espressione attraverso una scaletta fatta da brani lenti, eseguiti con un trasporto e sentimento unico. Punctum dolens di questo concerto, per me, la versione poco gradevole di “Bocca di Rosa” di De André, dai toni molto dark e tragici che cozza con il testo del cantautore genovese, nonostante abbia trovato coraggioso l’arrangiamento. Nel finale, tutti gli artisti dei due set sul palco, per un’esplosione di bellezza!

 

Una delle poche giornate di vaga frescura nella bella isola di Grado ci ha regalato l’esibizione del trombettista Paolo Fresu e del suo quintetto (Tino Tracanna, Sax; Roberto Cipelli, Piano; Attilio Zanchi, Contrabbasso; Ettore Fioravanti, Batteria). Ad arricchire l’ensemble, il trombone di Filippo Vignato. Il progetto riprende lo storico album del 1985, rinominato Re-Wanderlust in occasione della performance dal vivo: un fiore all’occhiello per la rassegna! Un jazz dai tratti un po’ desueti, che non sa di aceto, ma è un vino pregiato. Dal primo brano “Geremeas” si capisce la cifra stilistica, il repertorio è in continuo equilibrio tra fast e slow, come “Touch Her Soft Lips and Part” di William Walton. La sonorità è un riferimento che va dal Bebop al Modal, con accenni di Free. Le strutture sono quelle classiche del jazz ma risalta un’instancabile energia dei musicisti, che con grande vigoria aggrediscono ogni solo, esprimendo libertà. Il sestetto può essere diviso in due sezioni per ruolo, quella del trio: piano, basso, batteria e quello dei tre fiati. Questo scisma emerge soprattutto durante le improvvisazioni collettive, dove ogni fiato emette una voce ostinata e sovrappone frasi sopra altre frasi, per nulla scontate e non omoritmiche, concedendosi di oscillare sul tempo. Il risultato è piacevolmente caotico e non ti permette di concentrarti su un’unica fonte sonora, tutti gli strumenti raggiungono una loro vocalità estemporanea, a tratti indipendente a tratti contagiandosi, divenendo isole in un arcipelago, distanti ma interconnesse. La sezione trio fornisce magistralmente un tappeto solido ai fiati, impedendogli di prendere il volo e di perdersi nel loro stesso processo creativo. Molte sono le eccezionalità e finezze da mettere in luce. In “Trunca e Peltunta” il tema ricalca l’estetica melodica monkiana dell’album “Underground”. In brani soffusi come “Ballade”, si riesce a sentire la colonna d’aria uscire dai fiati e in “Favole” si percepisce molto bene come mai Fresu ami il calore del suono del flicorno, unendolo al suono del Rhodes. Con il finale,“Only Women Bleed”, queste caratteristiche del sestetto raggiungono la loro summa, la contaminazione è anche nell’approccio, specie in quei solo collettivi.

Ultima giornata con il concerto del sassofonista Francesco Cafiso e il suo quintetto “Confirmation”, (Alessandro Presti, Tromba; Andrea Pozza, Piano; Aldo Zunino, Basso; Luca Caruso, Batteria), una dedica al Bebop in tributo ai 100 anni dalla nascita del suo massimo esponente: Charlie Parker. Il primo brano è “Tricotism” di Oscar Pettiford, un inizio differente da quello che ci si poteva aspettare. Quelli che dovrebbero essere dei fast sono più lenti del previsto e gran parte del repertorio, fatta eccezione per “Repetition” e “Little Willie Leaps” di Bird, sono brani di artisti coevi dell’era bebop come “Budo” di Miles Davis e alcuni post bebop come “Little Niles” di Randy Weston. La qualità del lirismo e del fraseggio di Cafiso, assieme alla tromba con sordina di Presti, sono i due elementi più significativi. Il duo, sul fronte del palco, trasmetteva le stesse sensazioni della coppia della 52esima strada: Parker e Gillespie. Non è manierismo bebop come potrebbe sembrare, ed infatti nei solo cercano di far dialogare il linguaggio del passato con alcuni espedienti tecnici del jazz non esclusivamente bebop, come il linguaggio modale, i poliritmi e la rinuncia all’approccio armonico in favore di molteplici variazioni sul tema.
Colpisce la qualità espressa da Cafiso, le frasi dove la punteggiatura si avvicina al parlato, con idee fraseologiche articolate anche in otto battute, trovando respiro soltanto a posteriori.
Dal lato ottoni, i solo di Presti erano ricchi di ritmo e staccato a cui contrapponeva una grande ariosità del suono. Quello che è venuto a mancare da parte di tutto l’organico è l’enfasi scoppiettante tipica dei quintetti di inizio anni ’50. La risultante sonora è rattenuta, dando il sentore di una jam session in concerto, dove il classico rhythm change senza alcuna variazione è lo stilema. Fattore che emerge soprattutto da un batterismo che nell’accompagnamento e nei solo dimostra tecnica e tocco pulito, a cui si oppone una non perfetta connessione con il gruppo e un linguaggio accademico da manuale. La conclusione è una buona ma contenuta esibizione, dove a risplendere sono Cafiso e Presti.

Nel gran finale di GradoJazz by Udin&Jazz sale sul palcoscenico Stefano Bollani, che porta un progetto unico, il musical di Lloyd Webber e Rice: Jesus Christ Superstar del 1971, in variazioni per piano solo. Il primo pensiero che ho avuto è stato quello della paura del flop. Il musical è ricco di tanti stili e generi che trovo complessi da racchiudere in un piano solo annullando la varietà timbrica. Non avevo fatto i conti con l’oste, Bollani è riuscito, grazie alle sue spiccate qualità interpretative, a restituire tutti i sentimenti e le caratteristiche dei personaggi del dramma all’interno delle corde roventi dello Steinway. L’arduo compito è stato rispettato in toto. Udiamo delle variazioni sui temi di alcuni pezzi più importanti della rock opera come: “What’s the Buzz”, il trio tra il personaggio di Maria Maddalena, Gesù e Giuda, dove i pensieri di ogni protagonista hanno un’unità melodica che è stata rispettata, mentre la variazione sta nell’improvvisazione sopra di essi, che amplifica al meglio gli aspetti drammaturgici legati al personaggio. Stesso discorso vale per la romantica e triste aria di Maria Maddalena che si questiona su come manifestare il suo amore per il messia in “I don’t Know How To Love Him”. Così come il dissidio interiore di Giuda in “Damned For All Time”, quando vende Gesù ai Farisei, oppure la reazione sconcertata e confusa degli Apostoli in “The Last Supper”. Altrettanto forte, a livello immaginifico, è il turbinio di semicluster nel brano “The Temple”, che corrisponde alla scena in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio e il monologo di Ponzio Pilato in “Pilate’s Dream”. Sono molti gli espedienti musicali che ricalcano in maniera geniale le immagini del film del ’73. Oltre alle già note abilità pianistiche di Bollani è interessante notare come abbia caratterizzato al meglio i personaggi attraverso la musica. Finale da superstar tra ironia e musica, in un serrato dialogo tra il palco e la platea, chiamata a scegliere dieci brani che il pianista unisce a formare un medley.
Metaforicamente parlando, veder finire questa cinque giorni di concerti jazz è stato come entrare nel finale del film Jesus Christ Superstar: tutti gli spettatori salgono in macchina e abbandonano il Parco delle Rose di Grado, così come nel film i fedeli abbandonano l’ultimo grande spettacolo, ovvero la crocifissione, salendo sul pullman da cui sono arrivati!
Commento finale: un elogio ai fonici e al service in primis che per quanto abbiano potuto risentire del periodo di lockdown hanno tutti lavorato con serietà e professionalità, dimostrando quanto il loro compito sia il motore e l’ornamento che permette agli spettacoli dal vivo di essere “vivi”. L’esperienza globale è stata estremamente gratificante. I migliori auguri per l’edizione invernale di Udin&Jazz, annunciata sul palco dal presentatore Max De Tomassi di Radio 1 Rai (partner ufficiale del Festival) e dal direttore artistico Giancarlo Velliscig, che porterà, senz’ombra di dubbio, quel clima jazz che fa respirare a pieni polmoni nell’ecosistema della musica dal vivo.

Alessandro Fadalti

Si ringrazia l’ufficio stampa di GradoJazz by Udin&Jazz e i fotografi: Angelo Salvin, GC Peressotti e Dario Tronchin

 

Riflettori su Mafalda Minnozzi e Francesco Di Giulio e i loro nuovi progetti

In attesa di pubblicare la solitamente corposa rubrica su “I nostri CD”, cosa che avverrà nei primi di settembre, vorrei sottoporre alla vostra attenzione due artisti che ritengo particolarmente interessanti: una, Mafalda Minnozzi, continua a proporre in giro per il mondo la musica italiana… e non solo, l’altro, Francesco Di Giulio, è un giovane artista abruzzese che meriterebbe ben altra considerazione.

Ma procediamo con ordine. Anticipato esclusivamente dalla pubblicazione di due singoli estratti dall’album – “A felicidade” (24 giugno) e “Once I Loved”D (9 luglio) – e da 8 concerti “première” realizzati a novembre con il quintetto americano, di cui 6 in Italia e 2 al Birdland di NYC (sold-out), il 20 luglio scorso è stato lanciato l’ultimo album di Mafalda Minnozzi, “Sensorial- Portraits in Bossa & Jazz”, distribuito su tutte le piattaforme digitali. Contemporaneamente è stata data la possibilità non solo di ascoltare i brani sulle piattaforme ma anche di vederli sul canale YouTube di Mafalda (disponibili 13 video realizzati durante la registrazione in studio a NY, uno per ogni brano) e di approfondirli con il podcast, per entrare nello spirito dell’artista. Al momento l’approfondimento con i podcast riguarda solo tre brani ma è intenzione dell’artista dedicare ad ogni pezzo la stessa attenzione. Insomma un’azione promozionale a tutto campo che ben si attaglia ad un album che presenta numerosi punti di forza.
Innanzitutto la ‘ricchezza’ dell’organico. A conferma della statura di artista internazionale, per quest’ultima impresa la Minnozzi è riuscita a raccogliere accanto a sé una pletora di musicisti di assoluto rilievo: al contrabbasso si alternano Harvie Swartz (classe 1948) a ben ragione considerato il bassista dei chitarristi avendo inciso tra gli altri con  John Scofield, Mick Goodrick, John Abercrombie, Gene Bertoncini, Mike Stern, Jim Hall, Leni Stern, e Essiet Okon Essiet già con Benny Golson, Johnny Griffin,  Cedar Walton; alla batteria Victor Jones, personaggio di assoluto rilievo nel panorama jazzistico internazionale come dimostrano gli oltre cento dischi cui ha partecipato sia come leader sia come sideman; alle percussioni Rogerio Boccato che può vantare collaborazioni con Maria Schneider, John Patitucci, Danilo Perez; al  pianoforte Art Hirahara già leader in trio e in quartetto con Linda Oh e Donny McCaslin; Will Calhoun  vincitore di decine di premi tra cui il ‘Buddy Rich Jazz Masters Award for outstanding performance by a drummer’ all’Udu nigeriano e shaker nel brano n. 7 (“Samba da Benção”) …e naturalmente quel Paul Ricci, alle chitarre sulle cui eccelse qualità mi sono già soffermato diverse volte su questi stessi spazi.
Secondo punto di forza, la bellezza del repertorio. In cartellone ben sette composizioni di Antonio Carlos Jobim tra cui le notissime “A Felicidade” che apre l’album, “Dindi”, “Desafinado” e “Triste”, mentre gli altri sei pezzi completano un magnifico affresco dei maggiori compositori brasiliani chiamando in causa Baden Powell (“Samba da Benção”), Chico Buarque (“Morro Dois Irmãos”), Toninho Horta (“Mocidade”), Filó Machado (“Jogral”), Alcyvando Luz e Carlos Coqueijo (“É Preciso Perdoar”).
In terzo luogo, ma non certo in ordine d’importanza, l’eccellente livello delle esecuzioni che come sottolinea lo stesso titolo dell’album non si limita ad una mera riproposizione della bossa-nova ma introduce ben individuabili elementi jazzistici nelle celebri melodie brasiliane (si ascolti a mo’ di esempio con quanta pertinenza le note del coltraniano “Lonnie’s Lament” vengano utilizzate per introdurre “É Preciso Perdoar”).

Il risultato è affascinante. La Minnozzi si conferma interprete sensibile, sorretta da una tecnica vocale di rilievo che le consente di ascendere senza difficoltà alcuna alle  note più alte, brava anche nello scat (la si ascolti in “Mocidade”) e cosa non proprio comune perfettamente in grado di esprimersi sia in perfetto portoghese sia in perfetto inglese; la sua voce, a tratti lievemente nasale, si staglia stentorea sul meraviglioso tappeto armonico-ritmico disegnato dai compagni di viaggio, sulla scorta di pregevoli arrangiamenti cui non è di certo estranea la mano di Paul Ricci. E di rilievo il modo in cui riesce a colloquiare con i compagni di viaggio: certo l’intesa con Paul Ricci è cementata da anni di fruttuosa collaborazione ma con gli altri no. Eppure l’intesa è perfetta: si ascolti come riesce a interloquire con le improvvisazioni di Hirahara in “Vivo Sonhando” (Jobim).
E le perle offerte dalla vocalist si succedono senza soluzione di continuità fino al conclusivo “Dindi” di Jobim impreziosito da un ispirato arrangiamento, di sapore blues.
Insomma un album di assoluto spessore, forse il migliore nella già prestigiosa carriera della Minnozzi.

Si ringrazia Chris Drukker per la photogallery di Mafalda Minnozi

                                                           *****
Trombonista abruzzese, classe 1983, Francesco Di Giulio è sulle scene jazzistiche oramai da parecchi anni.
Dopo la maturità scientifica conseguita nel 2002, si dedica interamente alla musica, al jazz. Così nel 2007 ottiene una borsa di studio presso i seminari estivi di Siena Jazz e successivamente partecipa ad un International Jazz Master a Siena. Nel 2009 ottiene il Diploma Accademico di primo livello in Jazz, Musiche improvvisate e Musiche del nostro tempo (Triennio Superiore Sperimentale di I livello) presso il Conservatorio di Musica “G. B. Martini” di Bologna. L’anno successivo vince una borsa di studio presso la New Bulgarian University in cui ha l’occasione di studiare, tra gli altri, con Glenn Ferris. L’attività professionale vera e propria inizia già nei primissimi anni 2000 e negli ultimi dieci anni si è notevolmente intensificata con la partecipazione, tra l’altro, a numerosi gruppi e orchestre sia come I trombone, sia come side-man, sia come compositore.
Per conoscerlo meglio ecco tre album, registrati in periodi diversi.
Cuneman – “Tension and Relief” UR Records è il secondo capitolo del progetto musicale Cuneman che in questa occasione cambia radicalmente pelle: non più il quartetto composto da sax, tromba, contrabbasso e batteria del primo disco del 2018 ma una formazione allargata a sei, con l’aggiunta del trombone suonato proprio da Francesco Di Giulio e del susafono nelle sapienti mani di Mauro Ottolini. Il risultato è eccellente in quanto il gruppo conserva le sue caratteristiche migliori, vale a dire una sapiente ricerca sulle armonie senza scivolare nel banale, con una giusta considerazione del passato ma con più di un occhio rivolto al free jazz. In quest’ambito particolarmente positivo l’inserimento di Di Giulio che riesce a ben dialogare con i compagni di viaggio (si ascolti il suo assolo in “Schifano”). Il gruppo sarà impegnato il prossimo 18 agosto alla Civitella di Chieti.

Completamente diverso il secondo album, “Mo’ Better Band” – “Li vuoi quei kiwi?”
La Mo’ Better Band nasce nel 2003 da un’idea di Fabrizio Leonetti, fondatore e sassofonista del gruppo: l’obiettivo era fondere la versatilità e l’organico tipici della classica banda italiana, con l’energia di un repertorio principalmente funky con “ammiccamenti” al jazz. Il tutto portato per le strade, in mezzo alla gente, per farla ascoltare anche a chi non è un appassionato di jazz.  Il nome della band proviene da ‘Mo’ Better Blues’, il brano eseguito, nell’omonimo film di Spike Lee del 1990, dal Brandford Marsalis Quartet. Di Giulio entra nella band nel 2007 nella duplice veste di strumentista e compositore ed in questo album firma il brano d’apertura (“Jam”) e quello di chiusura (“Soul In Da Hole”) a conferma di un apporto tutt’altro che marginale, come evidenziato anche dal convincente assolo nella title track.
Determinante è invece il ruolo di Di Giulio nel terzo album, “Re-Birth of The Cool” il cui contenuto musicale è già chiaramente espresso nel titolo. Si tratta, infatti, della rilettura dello storico album di Miles Davis pubblicato nel 1957 dalla Capitol Records che raccoglie le registrazioni effettuate tra il 1949 e il 1950 dal “nonetto”, capitanato da Miles Davis con gli arrangiamenti di Gil Evans. Come sottolineato dall’amico e collega Fabio Ciminiera “sulla scorta delle trascrizioni del trombonista Francesco Di Giulio e della sua conduzione e, va da sé, sulla scia delle registrazioni originali è stato costituito un nonetto fedele all’originale, con l’incontro tra musicisti jazz e classici e con alcuni dei solisti emergenti della scena abruzzese-marchigiana”. Confrontarsi con un’impresa del genere non era certo impresa facile e il trombonista-leader in questa occasione ne è uscito più che bene; sotto la sua conduzione il gruppo ha evidenziato un buon affiatamento generale e i musicisti hanno avuto modo di esplicitare appieno le proprie potenzialità data la scelta, effettuata allo stesso Di Giulio, di dare maggiore spazio agli assolo mantenendo inalterate per il resto le strutture architettate all’epoca. Ulteriore elemento che rende particolarmente riuscito l’album, il fatto che è stato registrato dal vivo il 21 giugno del 2012 durante un concerto alla Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi.

Gerlando Gatto

I nostri CD. I colori del piano jazz

Giovanni Ghizzani – “Lost in the Supermarket” – Dodicilune
“Lost in the Supermarket” è l’album che il giovane pianista e compositore toscano Giovanni Ghizzani ha inciso per la label Dodicilune. Il lavoro prende spunto dal senso di vertigine da smarrimento che si può avvertire in un centro commerciale davanti ai tanti colori della merce esposta. Colori e musica. Val la pena ricordare che la sequenza classica di sette colori era stata associata da Newton alle sette note musicali. Il jazz, se vogliamo, è una sorta di arcobaleno di sottogeneri con vaste venature di suoni. In questo caso, anziché perdersi, Ghizzani esce dal dedalo di corridoi ancor più ispirato nel portare avanti il progetto di un quartetto “over the rainbow” che propone proprie composizioni su testi in inglese scritti dalla cantante Anaïs Del Sordo, supportato da una ritmica che vede schierati il trentino Kim Baiunco al contrabbasso e il siciliano Giuseppe Sardina alla batteria. I musicisti, il cui retroterra curricolare si situa fra blues, funk, rock e free, hanno al proprio attivo ottimi piazzamenti in concorsi fra cui il recente premio della giuria popolare al Conad Jazz Contest. Al versatile team si affianca, nello swing d’apertura (“Claps of Thunder”) il clarinettista Daniele D’Alessandro, presente anche in “Daydream”, omonimo del famoso hit dei Lovin Spoonful; più avanti è la volta del chitarrista Alain Pattitoni in “Living for Tomorrow” e “New Horizons”. Il palinsesto prevede in tutto dodici brani, tre dei quali – “Flows”, “Escape the Wreck”, “30 Ways (to confuse your mind)” – divisi in due parti, in cui risulta centrale, a fini di fluidità dei temi, pur su basi armoniche complesse, lo strumento della voce. In questo, la frontwoman calabrese riesce capacemente “colorando i pezzi di una tinta sonora inconfondibile” per come rileva lo stesso Ghizzani nella nota interna alla cover. È un ‘melodiare’ flessuoso, il suo, in ballad romantiche tipo “Hope” e “Renewal”, che sa spiccare voli felini nei momenti giusti dei pezzi più “metropolitani”. Senza più smarrirsi, il 4et, fra i colori dei prodotti sugli scaffali di un ipermercato della loro Bologna.

Mirco Mariottini, Stefano Battaglia – “Music for Clarinets and Piano” – Caligola
Ernst Ferand, nel volume “L’improvvisazione in nove secoli di musica occidentale”, annota che “non è possibile trovare un solo settore della musica che non sia stato influenzato dall’improvvisazione e neppure una sola tecnica o forma musicale che non abbia avuto origine dalla pratica improvvisativa”. Se si parte da questo assunto l’album di Mirco Mariottini e Stefano Battaglia “Music for Clarinets and Piano” (Caligola) appare una sorta di guida musicale all’agire intenzionale tramite processi improvvisativi in tutte le musiche. Guardando già agli albori della storia della musica, non a caso la prima traccia è dedicata a Ildegarda di Bingen, prima donna a comporre. E senza che manchi il jazz, improvvisativo per definizione, il cui influsso si condensa nelle Impro II e III intitolate, nell’album, a “Jimmy Giuffre” e “Paul Bley”. Poi il percorso abbandona la strada più breve e diviene panoramico. Già nella track su “Igor Stravinsky” emerge il gioco pianistico di cromatismi, policromie, discromie mentre il clarinetto delinea in modo astratto il profilo di un grande contemporaneo in “Bruno Maderna”. La piramide musicale che i due musicisti scalano presenta ulteriori ed impreviste sfaccettature, estranee all’avanguardia novecentesca. Si ritrovano melodie da chanson in “Charles Aznavour”, echi arcaici nel bordone del clarinetto basso nel “ritratto” di “Rosa Balistreri”, ipnotici crepuscoli mediterranei nell’ossessività del flamenco in “Camarón de la Isla”. Scorrono le note come se tastiera ed ancia creassero immagini per una galleria, un’expo di suoni inattesi sparsi nel tempo e nello spazio, che circumnavigano il mondo dall’Ucraina di “Valentin Silvestrov” alla Polonia di “Krzysztok Komeda”, dalla Russia di “Sainkho Namtchylak” fino ancora agli Stati Uniti di “Elliot Carter”. 12 improvvisazioni in totale dove il tema dato è una spiccata personalità musicale su cui l’interpretazione del duo sviluppa possibili esiti alle distinte estetiche e poetiche delle figure di cui sopra. Modelli identitari che si evolvono, come tutta la musica, “con il placido moto che è proprio di un fiume, con l’ininterrotta evoluzione che è propria di un albero di sequoia” (Menuhin).

Giulio Scaramella – “Opaco” – Artesuono
I colori del jazz nella vulgata più diffusa sono il bianco e il nero, come i tasti del pianoforte. Ma ciò è alquanto riduttivo! Ci sono tanti esempi che sconfessano tale stereotipo. L’album del pianista-compositore Giulio Scaramella, “Opaco”, della Artesuono, sta a dimostrare come le tinte di questo gene(re) di espressione musicale possano configurarsi persino in un dimensione coloristica non netta, né trasparente, talora nebulosa, volutamente priva di lucentezza. Che però è capace di trasmettere all’esterno il proprio suono interiore stimolando in chi ascolta i due effetti di cui parla Kandinskij, fisico e psichico, insomma soma e psiche. Il suo trio senza batteria con Federico Missio ai sax e Mattia Magatelli al contrabbasso ne ovatta il guscio ammorbidendolo già dal primo brano che battezza il disco e nella successiva “Musica Ricercata VII” di Ligeti, di minimale raffinatezza. Sarà perché stimolati dal discorso relativo alla “tavolozza” tonale ma il terzo brano in scaletta, “Know Your Knots”, evoca l’idea di un blu opacizzato che implica lento movimento laddove “Over the bar” pare virare, fra il giallo e l’arancione, in sospensione fra energia e instabilità, ambedue ad alta vibrazione metrica. “Time flies (and so do changes)” è uno swing in cui prosegue l’esplorazione “politonale” con “lotte di toni” del trio mentre, dopo “Frammento” e l’omaggio a Coltrane in “Naima”, ecco un “The Wall”, composto stavolta da Magatelli, reso palpitante dalle curate atmosfere impressionistiche replicate in chiusura in “Petite Fleur” di Sidney Bechet. È, quella di Scaramella, una rilettura di orizzonti allargati a più segmenti autoriali – Bach, Bartók, Bill Evans, Ethan Iverson e Mark Turner – beninteso smaltati di opaco.

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Pino Jodice, pianista e compositore

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Pino Jodice, pianista e compositore

Come sta vivendo queste giornate?
“In realtà nulla è cambiato dal punto di vista creativo… un pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra vive da sempre solo con se stesso, il pianoforte, la partitura e la sua anima… vivo solo male la mancanza di libertà e l’incognita del domani…”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Dal punto di vista professionale, come concertista, mi manca il contatto umano con i musicisti e con il pubblico, come docente riesco da casa a non abbandonare i miei allievi del conservatorio di Milano, facendo lezione on line più del dovuto e cercando di iniettare loro con convinzione più dose possibile di positività, coraggio e speranza per il futuro. Il futuro per ora è una incognita… ma la prima cosa per la quale combatterò in prima linea sarà una campagna “Anti-Distanziamento-Sociale” per riportare la gente a Teatro… senza questo non ci sarà mai una ripresa del nostro settore, incluso tutto l’indotto dell’industria culturale che è immensa e non sacrificabile…”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Io sono tra i fortunati che dopo 14 anni di precariato è riuscito a diventare di ruolo come docente di Composizione Jazz al Conservatorio di Milano. Ricevo comunque lo stipendio, sebbene sia nel nostro settore in Europa il più basso… comunque arriva… e non risento in maniera particolare questa crisi… ma la sento come concertista… poiché, se pur docente, la mia attività si estende prevalentemente nei teatri “affollati” e come direttore e  pianista non ho mai smesso, né ho voglia di smettere di suonare… ho iniziato la mia carriera per il piacere di suonare e continuerò a farlo per tutta la mia vita…”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Ho appena divorziato a Natale e quindi vivo da solo. In questo periodo avrei voluto condividere la quarantena con chi ti è caro… ma la vita ti mette sempre alla prova e nei momenti difficili ancora di più… noi Artisti, però, abbiamo riserve di Amore infinite… e sappiamo focalizzare e concentrare nella giusta direzione le nostre energie positive, con l’aiuto della Musica, per superare i momenti più complessi della nostra vita”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Non voglio neanche immaginarlo… e non ci penso nemmeno. Se tutto non tornerà come prima… andremo tutti a casa…perché la nostra attività senza le relazioni umane “Vere” non può andare avanti…. e tra l’altro non è tutelata da nessuno e poi, che facciamo con il Teatro San Carlo di Napoli, L’Arena di Verona, La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, Il Massimo di Palermo… insomma li facciamo andare in malora? Non ci penso neanche! Tutto deve tornare come e meglio di prima… anzi si dovrà pensare di investire di più in Cultura, Ricerca, Sanità ecc…”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Ne sono pienamente convinto!!! Senza Se e senza Ma!!!”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Al buon senso… ma senza la Musica non ha “senso” “.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“La Politica!”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“In parte… ma comprendo il peso e la responsabilità di scelte difficili e della ricerca disperata di soluzioni plausibili ed efficaci”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“La Tutela economica e la considerazione professionale del nostro settore e di tutto l’indotto culturale, che serve a rendere grande l’Italia nel Mondo!”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Si. Ho 3 ascolti che coprono 3 generi musicali: Musica Jazz: Bill Evans Trio with Symphony Orchestra diretto e arrangiato da Claus Ogerman.
Musica Classica: Il Concerto in FA per pianoforte e orchestra di George Gershwin
Musica Pop: Mark Ronson – Uptown Funk ft. Bruno Mars (un Groove della Madonna e un Bruno Mars unico…)

I NOSTRI CD. Le forme del duo

Daniele Di Bonaventura, Michele Di Toro – “Vola Vola” – Caligola Records.
Nel jazz la coppia scoppia … di salute. È il caso di “Vola Vola”, l’album, edito da Caligola Records, in cui il bandoneon di Daniele Di Bonaventura sposa il pianoforte di Michele Di Toro nel mettere le ali a dieci brani esemplari dell’estetica musicale della partnership. Diceva Horacio Ferrer che “il bandoneon è una fatalità del tango”. Non solo tango, verrebbe da aggiungere ascoltando questo lavoro intitolato ad una delle canzoni abruzzesi più famose reinterpretata, fra le altre, su arrangiamento dello stesso bandoneonista. Perché un tale strumento dal suono struggente, se accostato ad una tastiera ispirata, anche quando fuoriesce dal ventre latino, amplia la gamma di possibilità espressive, per aprirsi ad una varietà sconfinata di opzioni.
Con Di Bonaventura e Di Toro la musica “trasvola”, scivola via in modo aeriforme, non imbocca false piste né infila uscite tortuose. E se può sembrare che il giusto grembo per quelle note sia il Piazzolla di “Jeanne y Paul” e i Gardel-Le Pera di “Soledad” e “Sus Ojos se cerraron”, la eccentricità del duo risalta quando è alle prese con “Blossom” di Keith Jarrett. Non c’è, intendiamoci, nessuna “slatinizzazione” del repertorio semmai si è all’approdo verso nuovi mondi sonori. Sono quelli per cui i due musicisti si fanno attori di spirali armoniche, propulsori di sintesi calde fra dimensioni tecnica ed artistica, addensatori colto-popular in pezzi quali “Touch Her Soft Lips And Part” di William Turner Walton. I due solisti si destreggiano inoltre in partiture proprie – Di Bonaventura in “Sogno di primavera”, Di Toro in “Corale” e in “Ninna nanna” – e quando si cimentano con la poesia insita in un brano altrui tipo “One Day I’ll Fly Away” applicano al meglio i propri elegiaci modi al lirismo vibrante di questa intensa composizione di Nils Landgren e Joe Sampler.

Alice Ricciardi, Pietro Lussu –“Catch A Falling Star” – Gibigiana Records.
Come zumare insomma inquadrare dei soggetti musicali tramite la macchina da presa uditiva? Facciamo l’esempio del canto femminile: qual è il contesto strumentale più idoneo a focalizzarne le doti? La soluzione proposta con il disco “Catch A Falling Star” della vocalist Alice Ricciardi col pianista Pietro Lussu è più che idonea: la voce, semplicemente cruda, affidata alla “cura” della tastiera, elettrica in questo caso. Beninteso la materia prima, quella canora, ed il contorno armonico della tastiera devono essere di prim’ordine perché il risultato sia adeguato alle aspettative.
Ed è quanto avviene con la Ricciardi, artista di stile e raffinatezza non comuni, che propone nell’album tredici brani sia di propria scrittura (fra cui spiccano “Clues Blues” a firma anche del pianista e”Y-Am”con i testi di Eva Macali) che standards di Berlin, Vance (vedansi il titolo del cd), Rodgers-Hammerstein, Gershwin, Van Heusen, Porter, Ellington ed una originale immersione nel pop d’annata con “Good Vibrations” dei Beach Boys. La forza del lavoro sta ulteriormente nella capacità di Lussu di inseguire in punta di piedi le di lei giravolte sui registri più acuti, nell’orchestrarla di ornamenti ed arabeschi, nell’abilità di rarefarne le atmosfere swing, nella discrezione nel defilarsi al momento opportuno e lasciare che la cantante segua il proprio filo d’Arianna, jazzisticamente proteso, con l’orientamento deciso che le è proprio.

Josh Deutsch, Nico Soffiato – “Redshift” – Nusica.org
Sembra alquanto inusuale la struttura binomica del piccolo gruppo formato dal trombettista John Deutsch – Grammy Award 2019 per il miglior album latin jazz – con Nico Soffiato alla chitarra baritona. Il duo, artisticamente nato a Boston, nel terzo disco, Redshift appena edito da Nusica.org, si arricchisce di loop, sinth e sovratracce, e si “rinforza” in diversi brani grazie alla presenza “extra” di due batteristi come Allison Miller alternato a Dan Weiss. Dunque un duo plus se si considera il featuring degli ospiti citati che vanno a ben incidere sulla tenuta ritmico-percussiva delle esecuzioni senza per questo minimizzare la validità del costrutto sonoro impastato dalla coppia leader. Il sodalizio ultradecennale di Josh e Nico si basa su una “bilancia” musicale, in bilico fra acustica ed elettronica, su due creste, estetica jazz/rock/pop ed anima classica (“44.2” è un riarrangiamento da Robert Schumann mentre “John My Beloved” è la nota cover di Sufjan Stevens laddove con “Paul” siamo nell’indie rock degli statunitensi Big Thief). Le composizioni di Soffiato si distinguono per scelta sussequenziale di accordi funzionali allo sviluppo melodico ed ad impro contenute (“Endnote”, “Remember”) con qualche deviazione funky (“Tooch Taach”). Dal canto suo il Deutsch autore si caratterizza per l’ondeggiare gravitazionale della tromba che va ad illuminare di rossastro gli antri sonori di “Time Lapse” o le luci basse di “Arrival” mentre in “Triad Tune” e nella stessa “Consolation Prize”, scritta a quattro mani col chitarrista, dà sfogo ad un eloquio modulato e intenso, istintivo e profondo, per rimanere a descrizioni “dual”. Il tutto viene shakerato avendo sullo sfondo la skyline di New York, metropoli in cui i nostri eroi si sono da tempo trasferiti assorbendone in pieno lo spirito innovativo. Da precisare che Redshift, oltre ad essere il nome della storica band inglese fondata da Mark Shreeve, sta ad indicare la maggiore lunghezza d’onda di un qualcosa che si allontana. Da qui il richiamo subliminale al gioco più/meno di frequenze del duo in questione.

#Aiutalamusica

A cura di A proposito di Jazz, Jazz Daniels e Jazzespresso

L’emergenza Coronavirus costringe tutti all’isolamento per un periodo di lunghezza ancora non chiara; per alcuni di noi significa “semplicemente” rinunciare alla vita sociale, ad andare a trovare gli amici o a saltare la serata in pizzeria, mentre per altri questo momento di crisi significa non avere più di che vivere. Una delle categorie più colpite è senz’altro quella dei musicisti, che hanno come unica risorsa quella dei concerti e dell’insegnamento a scuola (scuole che peraltro si prevedono chiuse per molto tempo ancora). Abbiamo avuto un’idea concreta per aiutare. Pubblicare una lista (in continuo aggiornamento) di musicisti che usano piattaforme quali Bandcamp, o Youtube, o Itunes per vendere la loro . Non possiamo andare ad ascoltarli? I soldi dei biglietti dei loro concerti, o di una serata al club li possiamo investire per comprare i loro dischi. È un modo per non rinunciare alla musica, ascoltandola da casa, e un (piccolo ma concreto) aiuto perché quella musica continui. Naturalmente non solo i musicisti sono colpiti: chiunque abbia idee per aiutare teatri, club, festival e vuole sfruttare le nostre piattaforme… siamo a disposizione, inclusivi come sempre. Se volete inserire i vostri lavori nell’elenco mandate una mail a eugeniomirti@hotmail.com danielafloris@gmail.com

 

Lista Artisti Musica Liquida

 

Aggiornamento al  29 aprile ore 9.

IJM

Italian Jazz Music

http://www.ijm.it/ 

 

BANDCAMP

Amanita

https://amanitajazztrio.bandcamp.com/releases

Auand Records

https://auand.bandcamp.com 

Barbiero Massimo

https://barbieromanerasartoris.bandcamp.com/album/woland-2

Bolognesi Silvia

https://fonterossa.bandcamp.com/

https://fonterossa.bandcamp.com/album/large

Buongiovanni Pasquale

https://music.apple.com/it/album/amphibious/1450203037

Bottasso Simone

https://simonebottasso.bandcamp.com

Brunod Maurizio

www.mauriziobrunod.bandcamp.com

Brusca Fabrizio

Fabrizio Brusca Quartet https://fabriziobrusca1.bandcamp.com/releases

Bussoleni Davide

https://davidebussoleni.bandcamp.com/releases

Capalbo Ilaria

https://kosmostrio.bandcamp.com/

Colangelo Federica

https://folderolrecords.bandcamp.com/album/endless-tail

Colonna Marco

https://marcocolonna.bandcamp.com/

Coppa Biagio

https://biagiocoppa.bandcamp.com/releases

Corti Lorenzo

https://lorenzocortibuzzino.bandcamp.com/album/taddeo-vol-1

D’Avino Riccardo

https://riccardodavino.bandcamp.com

De Angelis Vittorio

https://vittoriodeangelis.bandcamp.com/album/believe-not-belong

Delvò Fabio

https://fabiodelvo.bandcamp.com/ 

De Lorenzo Leonardo

https://leonardodelorenzo.bandcamp.com/ 

De Rossi Zeno

https://zenoderossi.bandcamp.com/music?fbclid=IwAR2Y8fWZvLiTaRdlu1bJOhvmJMH_mFA7JGjpfjDi0JnVd3Q78pUH8634dEA

Di Benedetto Simone

https://simonedibenedetto.bandcamp.com/

Di Rosa Rosario

https://deepvoicerecords-rosariodirosa.bandcamp.com/

DiviKappa

https://divikappa3.bandcamp.com/

Fase Hobart
https://open.spotify.com/artist/0KaFWF7h2AfOZpwqX0zcOQ?si=KzXH-lVpSOKJr7_rMIV8JQ 

Favata Enzo

https://enzofavata.bandcamp.com

Feliciati Lorenzo

https://lorenzofeliciati.bandcamp.com/

Floating Forest

https://floatingforestrec.bandcamp.com

Genovese Raffaele

https://raffaelegenovese.bandcamp.com

Gallo Danilo

https://danilogallo.bandcamp.com/

Guano Padano

https://guano-padano.bandcamp.com/

Giachino Fabio

https://fabiogiachino.bandcamp.com

JazzClub Ferrara: dieci concerti inediti del Torrione, proventi in beneficenza

https://jazzclubferrara.bandcamp.com/

JAZzMUD

https://jazzmud.bandcamp.com/

Ishi No Oden

https://ishinohoden.bandcamp.com/ 

Iuretig Piero

https://pieroiuretig.bandcamp.com/releases

Maggiore Marco

https://m81production.bandcamp.com/

Maniscalco Emanuele

https://maniscalcomusic.bandcamp.com

Manziluna

https://manziluna1.bandcamp.com/

Marchesano Federico

https://solitunesrecords.bandcamp.com/album/the-inner-bass

Mastronardi Angelo

https://angelomastronardi.bandcamp.com/

Morelli Andrea

https://andreamorelli.bandcamp.com/

Moro Ramon

https://ramonmoro.bandcamp.com/releases

Musicamorfosi

https://musicamorfosi.bandcamp.com/

Nilza Costa

https://nilzacosta.bandcamp.com/

Note Noire Quartet

https://notenoirequartet.bandcamp.com/

Orsi Gabriele

https://gabrieleorsi.bandcamp.com/

Overstudio Recording

https://overstudiorecording.bandcamp.com/releases

Papetti Giacomo

https://giacomopapetti.bandcamp.com/

Pavan Paolo

https://paolopavan.bandcamp.com/

Pure Joy

https://purejoy.bandcamp.com/

https://purejoy.bandcamp.com/track/scarlet-river  

https://purejoy.bandcamp.com/track/windspeech

Ranieri Pierpaolo

https://pierpaoloranieri.bandcamp.com/

Rocco Enzo

https://enzorocco.bandcamp.com/

Romano Ferdinando

https://ferdinandoromano.bandcamp.com/album/totem-feat-ralph-alessi

 

Rotoli Andrea

https://andrearotoli.bandcamp.com/releases

Santangelo Peppe

https://peppesantangelo.bandcamp.com/

Satoyama

https://satoyama.bandcamp.com/

Social Music and Jazz Musicians on bandcamp: gruppo fb che segnala musicisti presenti sulla piattaforma 

https://www.facebook.com/groups/706851023454015/

Solitune Records

https://solitunesrecords.bandcamp.com/

Stermieri Giulio

https://giuliostermieri.bandcamp.com/

Lorenzo Taddei

https://openletter.bandcamp.com/releases

Tower Jazz Composers Orchestra

https://overstudiorecording.bandcamp.com/releases

Valente Pietro

https://pietrovalente.bandcamp.com/

West Kathya

https://kathyawest.bandcamp.com/ 

Weinsist Records

https://weinsist.bandcamp.com/

Zanoli Marco

https://marcozanoli.bandcamp.com/releases

Zanus Giacomo

https://giacomozanus.bandcamp.com/releases  

 

YOUTUBE

Arrigoni Beatrice

https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lNgtSL75LxxYM4CmqgN731ygktbR9jHxQ

 

Branciamore Francesco

 https://www.youtube.com/watch?v=BjIv-5F3FtA 

Camarella Anita e Facchini Davide

https://www.youtube.com/user/anitadavideduo?fbclid=IwAR0bYuCddCJIJWmjCFMble-VIeFHr-CcQIagFcK4QINS5Y3lezcHGYPtj-k

Cappello Davide

https://www.youtube.com/channel/UCgUetCHCjyT_rNZtRxfhWvA?fbclid=IwAR1HE4D0O3OWvaf8q2oJA4dtJMXR_CwOxiUj55qTBXw37FiihenGMwdZSjc

Cirani Emanuele

https://www.youtube.com/watch?v=OsyJ2lwYV8Q&fbclid=IwAR0kmy9t8Ce1JBUkeAV7KgMAbzvAGW2DAtARR6ivhl_Ks5v3RVmYhcQJ9ZU

Consolmagno Peppe


https://www.youtube.com/user/PeppeCons

 

Cusa Francesco

https://www.youtube.com/user/fracusa

De Lorenzo Leonardo 

https://www.youtube.com/channel/UCwOL1jeGbCYETS_dbLH1sxw

Ermanno Novali Trio
https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_n-aRHTfU_I7L4Yvig7pU0ASK43EG38pOg

Florio Alessandro

https://youtu.be/7t_IoI3F1rk

Improbabilband

https://youtu.be/lKTMJ9oRz0g

Mascio Francesco

https://www.youtube.com/c/FrancescoMascio

Marzella Michele Jamil

https://youtu.be/T8fCzXO_j-c

Melfi Pino


https://www.youtube.com/watch?v=22Ynaq3j_5U&fbclid=IwAR3fW4LbUmT_Gm3spm6LXXfJGkRELRur0zI6JrUBdk_4-rGrjf6U_mS_qhE

Nardi Ivano

https://www.youtube.com/playlist?list=PLv4dR7eepUrmdhve3ZLRYZReG9mglAvjS

Nilza Costa

https://www.youtube.com/channel/UCNqhyMxGi67Y95tY72ePZJg

Olivanti Enrico

https://www.youtube.com/channel/UCO-N2_edo3WawW6DqntTgmQ?view_as=subscriber

Paralleli Latini

https://www.youtube.com/channel/UCFN4U87bb6HU3xs9mE0E50Q

Pili Patrizia

https://youtu.be/WPpbQZHK_8g




Pure Joy
https://www.youtube.com/c/purejoy


Salmieri Bob- Erodoto Project

https://www.youtube.com/channel/UChc_VLkPpZFhPoiVu7s8IQA 

Schiavone Sonia

https://www.youtube.com/watch?v=N97SATp_RZs

Spina Francesco

https://www.youtube.com/watch?v=JrDZPtn_SmY&list=OLAK5uy_kEyhBgkgMsOVd6FD2X1M0Mpt8WWiY5B0k

Like funerals Francesco Spina e Miriam Koleilat

https://www.youtube.com/watch?v=-L80db9CKHQ&list=OLAK5uy_luKd5yxcEwL7qyukOOOe1hTnHPZcYeAjk

The Quartet Project

youtube.com/thequartet




APPLE MUSIC

Arrigoni Beatrice

https://music.apple.com/it/album/innerscape/1400724322

Barba Riccardo

https://music.apple.com/it/album/electric-keys-experiment/1367902975?app=music&ign-mpt=uo%3D4

Bottalico Roberto  

https://music.apple.com/it/album/alter-go/1209456153

Cataldo Francesco

https://music.apple.com/it/album/giulia/1497282954

Clemente Felice

https://music.apple.com/us/artist/felice-clemente/313966768

Colangelo Federica

https://music.apple.com/it/album/endless-tail/1482304102?l=en

Cusa Francesco

https://music.apple.com/it/artist/francesco-cusa/434556300

Dalla Valle Anna Maria

https://music.apple.com/it/artist/anna-maria-dalla-valle/604028271

D’Attoma Donatello

https://music.apple.com/it/album/oneness/1498485133

Donato Cettina

https://music.apple.com/it/artist/cettina-donato-quartet/1215604852

Ermanno Novali Trio
https://music.apple.com/it/album/passacaglia/1358252728

Fase Hobart
https://music.apple.com/it/album/pangea/1336006770

Florio Alessandro

https://music.apple.com/it/artist/alessandro-florio/394160554

Langella Mimmo

https://itunes.apple.com/kz/artist/mimmo-langella/568764502  

Liturri Vito

https://itunes.apple.com/kh/artist/vito-liturri-trio/942303596

Lombardi Michela

https://music.apple.com/it/artist/michela-lombardi/307769553?fbclid=IwAR3uplRGV9SzPApfdZZWagdYxN7lhUTBxwVJkt6XySZqg1ntxb18VEkH5c4 

Lorelei Quartet

https://music.apple.com/ca/artist/lorelei-quartet/id443749884?fbclid=IwAR3ecFuAPlaJVEXv64biLO1uWacbwL-rmHumpW-zqEGWW8rNRVy-RlJA8SQ

Mascio Francesco

https://music.apple.com/it/artist/francesco-mascio/531739215

Nilza Costa

https://itunes.apple.com/it/artist/nilza-costa/444952574

Note Noire Quartet

https://music.apple.com/it/artist/note-noire-4et/530851003

Orlando Maria Chiara

https://music.apple.com/it/album/place-stillness-feat-antonello-sorrentino-manuel-magrini/1453080700

Piovesan Sebastian

https://music.apple.com/us/artist/sebastian-piovesan/1363980273

 Pozzi Daniele

https://music.apple.com/it/album/strange-kind-happiness-feat-carlo-nicita-alex-orciari/1280537122

Pozzovio Daniele

https://music.apple.com/it/album/stand-up-one-more-time-feat-gabriele-coen-federico/386589473

Pure Joy

https://music.apple.com/us/album/spirit-of-the-wood/1438456245

Salmieri Bob

https://music.apple.com/it/artist/erodoto-project/1210875153?fbclid=IwAR3nRX8bvMsrj9MCJmCnqUeh6NIZlgu_-DaRk9LJHrJKMoRfpvHAFfSnfV8

Tamburrino Norberto

https://itunes.apple.com/us/artist/norberto-tamburrino/id271282743?fbclid=IwAR33jkMPNbiCs6QBhdwRhOJ-TZtL0_KAkznFU1fNYhQCuGdl0lVGd04aAjI

The Quartet Project

https://music.apple.com/us/album/funkadelic/id1464372050

Ermanno Novali Trio
https://music.apple.com/it/album/passacaglia/1358252728

 

SPOTIFY

ABC

https://open.spotify.com/album/2HXwghquwDlo0MYI94VROx?si=1NYHbki-QMGypxP2JkootA&fbclid=IwAR2SujvwHtp5FtAMmhHNZWljVjFgojAgCE3x6xWorKqtb6igRHUQ47dlpJE

Am Bros One Kitarmonica Duo

https://open.spotify.com/artist/5DfOor5rag01wH9bxTZ0w2?si=XmrxEx-UTQinPnYXx8e6lA

Arrigoni Beatrice

https://open.spotify.com/album/3riEI4N8N5m3YuOBJ7M6Lq?si=29FPUZBVRPKDM33q0LFJvg

Barba Riccardo
https://open.spotify.com/artist/5JIdEDQWB9RcwzjRrwGm1K?si=UDogehwXTOG8GdIfl8VHWg

Cataldo Francesco

https://open.spotify.com/album/4xwP39y0ya3M1NvkgdhaTO?si=ReyD_AiZSKqme_3Vh9I3GQ

Clemente Felice

https://open.spotify.com/search/FELICE%20CLEMENTE

Crocini Stefano
https://open.spotify.com/album/3CpGSxGdcywWL2JwFaqEKU?si=qw5ofASeS0yhO6293ZQq5A

https://open.spotify.com/track/2S5izfqu7XAzBEJGLlLck6?si=3FQ-FETTSs21jO4xV-d6Dw

https://open.spotify.com/album/0cMVpa8zoAjNfJKKj92gKF?si=r54_w_oYTn6uWgFFW7LWRg

https://open.spotify.com/album/2Z3zNtjTPvclKReKXlrPvW?si=IHYCwy2NSW–IRsyxf87Nw

 

https://open.spotify.com/album/7f5dX5vdDby8Ct0iI1bf2j?si=DTA5WPXQT7CApvFQkTQycA

 

De Lorenzo Leonardo

https://open.spotify.com/artist/50xa9CCdnIhAT8DZ4SwCdx

Ermanno Novali Trio

https://open.spotify.com/album/65InK56HVXVXRAalLrKth0?si=BNCGPn_ESjqcwULnOIAj_g

Florio Alessandro

https://open.spotify.com/artist/15xsjbP0E62HqjIiG7cljA?si=4dwM16HHRo2ulnmUJ7AmCg

Lynk Gabriel

https://open.spotify.com/album/6G6jWjmDLVIPEBmnQ0JF6U?si=KZQCxNGbS6qKckgsbfdjZg&fbclid=IwAR309QPWD6gDTXUyZm_7m85M8g_xfwHgnJZQiXl96qY3wEMhTexXOKTEjJg

Marino Sebastian

https://open.spotify.com/album/2HXwghquwDlo0MYI94VROx?si=1NYHbki-QMGypxP2JkootA&fbclid=IwAR3uHrQ3ExKEXpFgwQ7gVF8hIxMy9rzMgDSeibVaYpB7b2InhZR0vbS6HuA

Mascio Francesco

https://open.spotify.com/artist/3YLrExKuG8ZKU5EVoaFcTX

Mecenero Maurizio

https://open.spotify.com/album/4fa4NfQYt8YoAItrD5Pfj4 

Melfi Pino

https://open.spotify.com/album/33ogJraSBQxaYBjd5hyNWi

Mercoli Gippo

https://open.spotify.com/artist/2pH06nDxLr3jQuWHSLTV4y?si=5EcxzPlaRrm9B1SkJEUmLg

https://open.spotify.com/artist/0Awio4wrGXzEBfNwzJpGVV?si=iCjI6O3AQJ20zBPvRZV5Aw

Moretti Toni

https://open.spotify.com/artist/4IfnHv3SdJj6KbctAEjmLP?si=ED4t5pbSQqyW5_BXScj__w&fbclid=IwAR3XDjd9AVbxTVNmlQt4-ZGiQQHMqJ-J0lieMGFREtrKjU4O3kmTAbTApqM

Nilza Costa

https://open.spotify.com/album/79pozMCL6fj4h6S9LxXFMs

Olivanti Enrico

https://open.spotify.com/artist/1uMoJC088zi0Q6n9FR7Eex?si=RM48Qgh3SKWk8YFl2puGhQ

Piovesan Sebastian

https://open.spotify.com/album/47xCPucG1XnEMCbrU99yaa

Rovatti Ada

https://open.spotify.com/artist/6s4lAYJTKRSqrFer1WBRTW

 Spampinato Flavio

https://open.spotify.com/album/3uGv7Ed4KoMMYzsN7JnKhP?si=FhNG8z5KTyKEX4T9dDiEfw

Spina Francesco

https://open.spotify.com/album/3ReHnVU4mPfc6M1BAVJc2e

Like funerals Francesco Spina e Miriam Koleilat
https://open.spotify.com/album/0Bj29Vy4xoVC7N1eJKke2V 

The Quartet Project

https://open.spotify.com/album/3eFVxwsRekg7Mz3ZrdS4OL

 

SOUNDCLOUD

De Lorenzo Leonardo

https://soundcloud.com/leonardo-de-lorenzo

Nardi Ivano

https://m.soundcloud.com/ivano-nardi/sorrow-tracklist-n5

Nilza Costa

https://soundcloud.com/nilza-cost

Olivanti Enrico

https://soundcloud.com/enrico-olivanti

 

AMAZON

Arrigoni Beatrice

https://www.amazon.it/Innerscape-Beatrice-Arrigoni-Quartet/dp/B07DW9MNYZ/
Clemente Felice
https://www.amazon.it/s?k=felice+clemente&i=digital-music&bbn=1748204031&rh=n%3A1748203031%2Cn%3A1748204031%2Cn%3A1786711031&dc&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&qid=1581981117&rnid=1748204031&ref=sr_pg_1

Ermanno Novali Trio

https://www.amazon.it/Passacaglia-Ermanno-Novali-Trio/dp/B07BDLD53Y/

Fase Hobart
https://www.amazon.it/Pangea-Fase-Hobart/dp/B0792DFGTX
Pure Joy
https://www.amazon.com/Pure-Joy-Firedance-Grifoni/dp/B07Y2WS2RH

DEEZER

Arrigoni Beatrice
https://www.deezer.com/it/album/66135952

 

Clemente Felice 

https://www.deezer.com/it/artist/1800731/radio?autoplay=true

Fase Hobart

https://www.deezer.com/it/track/450548662?autoplay=true

 

 

 

REVERBENATION
Ivano Nardi
https://www.reverbnation.com/ivanonardi/shows

https://www.reverbnation.com/ivanonardi

 

PLUSTIMBRE
Ivano Nardi

https://plustimbre.com/artists/nardi.html

PRODUZIONI DAL BASSO (Crowdfunding) 

Balducci Pierluigi

https://www.produzionidalbasso.com/project/lequilibrista/  

 

WEB

Brunod Maurizio (http://www.brunod.com/)

Scrivere a: maurizio@brunod.com

Camarella Anita con Facchini Davide

http://www.anitadavideduo.com/store/

Giust Stefano

www.stefanogiust.it

Mascio Francesco

http://www.francescomascio.com

Musicamorfosi

https://www.musicamorfosi.it/dischi/

Oliva Patrizia

https://patriziaoliva.wordpress.com/

 

CASE DISCOGRAFICHE

ABEAT RECORDS

http://www.abeatrecords.com/catdetail.asp?IDprod=292 

PRELUDIO MUSIC
http://www.preludiomusic.com/a/maurizio-mecenero-322-a.htm

SETOLA DI MAIALE

www.setoladimaiale.net

Ivano Nardi

https://www.setoladimaiale.net/artist/view/56f1b31665c96

WEINSIST RECORDS

https://weinsistrecords.com/catalogue/

LISTA SINGOLI CD NELLE VARIE PIATTAFORME

 

BANDCAMP

Bottalico Roberto

https://music.apple.com/it/album/alter-go/1209456153

https://play.google.com/store/search?q=The%20Alter%20Xmas%20Jazz%20Album&c=music  

 

Enzo Carpentieri:

https://danilogallo.bandcamp.com/album/everywhere-is-here

https://danilogallo.bandcamp.com/…/live-in-selvazzano-2008

https://danilogallo.bandcamp.com/album/playing-tricks?fbclid=IwAR1NQz4cC3y1Rh0qZEDCEnIFdBJHNCTLpnCjDJaES376B6hsMce_r3uFnjY

Alessandro Florio:

https://www.youtube.com/watch?v=7t_IoI3F1rk&feature=youtu.be

 

Fabio Giachino:

http://www.camjazz.com/home/8052405143891-at-the-edges-of-the-horizon-cd.html?fbclid=IwAR27CVUj3zaYsoCaNTdp_is85_4zFUfIBzCzQWz7KQrEN471cKW14NX7fDA

Pozzovio Daniele – Resurrection

https://www.ibs.it/resurrection-cd-daniele-pozzovio/e/8013284004994

 

https://www.fye.com/daniele-trio-pozzovio—resurrection-aec.phim0499.2.html

 

 

SITI MUSICISTI

Colangelo Federica

https://www.federicacolangelo.it/buy.html

Donato Cettina
www.cettinadonato.com

https://www.villaggiovanna.org/

Giust Stefano

www.stefanogiust.it

Mecenero Maurizio

www.mauriziomeceneroquintet.it

Oliva Patrizia

https://patriziaoliva.wordpress.com/

Piluso Loredana

https://www.youtube.com/channel/UCWzBrpJ8AOQdrLPxN-5bFhg

Pure Joy

http://purejoy.it  ORDINABILE ANCHE SU purejoy.it@gmail.com
Sonia Schiavone

www.soniaschiavone.it