La scomparsa del Maestro Ennio Morricone: il ricordo del batterista Giampaolo Ascolese

di Giampaolo Ascolese

Premetto che non ho lavorato moltissimo con il grande Ennio Morricone, o almeno, non quanto ci abbiano lavorato molti miei colleghi, strumentisti, cantanti, operatori dello spettacolo, giornalisti, presentatori e quant’altro ci regali lo stupendo mondo della Cultura musicale, audiovisiva e multimediale.

Ennio Morricone

Questo non fa altro che accrescere, semmai ce fosse bisogno, la grandezza di Ennio Morricone: ha fatto lavorare TUTTI, nel mondo dello spettacolo e in ambiti prestigiosi come teatri auditorium, incontri internazionali e quant’altro ci si possa immaginare di estremamente gratificante per qualsiasi  “operaio” della musica, sia egli  cantante lirico internazionale, direttore d’orchestra, strumentista , concertista, solista, accompagnatore ,  sarto, falegname, muratore o operatore delle pulizie.

Ho avuto il piacere di conoscere il Maestro, in due occasioni ben distinte ed in due mie  “versioni”,  una da batterista di Jazz, presentato da Enrico Pieranunzi, con il quale ho collaborato dal 1982 al 1984 nello “Space Jazz Trio”, assieme ad Enzo Pietropaoli.
Pieranunzi  fu chiamato proprio da Morricone, perché voleva un trio di Jazz in un club di Jazz nel film “C’era una volta in America” e, bontà sua, non poteva far suonare dei professori dell’orchestra con la quale collaborava stabilmente, una musica molto lontana dalla loro corde.
E quindi chiamò Pieranunzi, assieme a me e ad Enzo, argomentando la sua convocazione in maniera, diciamo, “molto romanesca” e molto divertente, facendo chiaramente capire a noi, che conosceva Enrico da tanto tempo.

Il secondo mio incontro con il Maestro, fu più difficile, nel senso che mi presentai come turnista di strumenti  a percussione e batteria, quindi completamente “senza filtri”, come fosse un esame, fresco fresco di Diploma di Strumenti a Percussione, conseguito dopo 10 anni di studi.
Il suo batterista d fiducia, Renzo Restuccia non c’era, e allora venne da me e mi disse: “Maestro, qui ci vuole un tempo di batteria che fa così…” e cantò con la voce il tempo che voleva, così come abbiamo sempre fatto tutti noi in cantina, quando eravamo ragazzi, perché non sapevamo scrivere il tempo sulla partitura.
Io, a quell’epoca, come ho detto, mi ero appena diplomato in percussioni e, quasi offeso ma sicuramente con aria risentita dissi temerariamente: “Maestro… ma io mi sono appena diplomato in Strumenti a Percussione! Mi scriva qualcosa che così la leggo”.
Non l’avessi mai detto! Andò via e dopo 10 minuti tornò con una partitura per batteria di 4 fogli, che indicava anche quando dovessi usare l’apertura dell’hh e quando dovessi usarlo, invece, con la bacchetta, tanto era particolareggiata e piena di musica.
Sbiancai… Pentito, quasi piangente, gli chiesi scusa e lui, bonariamente disse: “allora fai il tempo che t’ho detto io”, lo ricantò e aggiunse: “però mettici tutto il sentimento che hai, come se fosse la cosa più importante della tua vita”.
Andò poi tutto bene e ne rimase contento; lo ringraziai e gli chiesi  ancora scusa, facendolo ridere e poi suonai anche molte percussioni su una colonna sonora di un film che, sinceramente, non mi sono poi posto il problema di sapere quale fosse.

Ero ancora sconvolto dalla lezione che mi diede. Lezione che è valsa più di ogni diploma da me conseguito.
Grazie Maestro Morricone.

Giampaolo Ascolese

Jimmy Cobb: il grande batterista se n’è andato in povertà

Il ricordo del batterista Giampaolo Ascolese

Carissimo Jimmy,
anche tu sei andato via e, spero, sia andato in un mondo migliore, che si chiami Paradiso o Inferno o Purgatorio, questo non lo so, ma la cosa importante è che sia un mondo migliore di questo, dove i grandi musicisti come te siano riconosciuti davvero per la loro grandezza e per le gioie che hanno dato alla Musica.

Jimmy Cobb

Poco prima di morire avevi sommessamente ma fermamente lanciato un grido di dolore perché non potevi più sostenere la tua famiglia con la tua stupenda musica, perché eri infermo e non potevi più suonare.

Hai chiesto aiuto e noi musicisti, sbigottiti, abbiamo cercato di aiutarti almeno psicologicamente, se non economicamente, poiché noi certo non abbiamo i mezzi, o per lo meno la maggior parte di noi.

Dovrebbe essere lo Stato in cui si vive, la Nazione a cui una persona “appartiene” ad occuparsi dei grandi Artisti e sicuramente io nulla so dell’America da questo punto di vista ma, ad esempio, qui in Italia non abbiamo alcuna possibilità di aiutare i grandi artisti, a qualsiasi arte essi appartengano.

Posso ricordare innumerevoli casi, come, ad esempio Salvo Randone, da tutti considerato uno dei nostri più grandi attori, morto fra gli stenti, e, molto più vicino a me, Nicola Arigliano, che è finito in una clinica privata, grazie al sostegno dei parenti più stretti e degli amici, perché le strutture sanitarie pubbliche non potevano assicurargli le terapie necessarie.

Ma gli esempi possono essere infiniti e quindi, spero vivamente che ora ti rifarai abbondantemente di tutti i sacrifici che hai dovuto affrontare, specialmente alla fine della tua vita, perché, per fortuna, quando eri giovane, ed anche dopo, la vita ti ha sorriso e ti sei potuto esprimere come il grandissimo batterista che eri.

Nel mio piccolo conservo il ricordo che ho di te, quando, dopo il concerto che feci con il Quartetto di Eddy Palermo a Perugia, in occasione di “UmbriaJazz 1985”, mi fermasti e mi facesti dei grandi complimenti, dicendo che io, oltre ad essere un batterista di Jazz “sapevo fare anche altro”, perché con Eddy suonavamo molti brani  latini e “fusion”.

Ecco, ora ti chiedo scusa se io non mi sono subito inginocchiato ai tuoi piedi, perché all’inizio non ci ho creduto, e forse non avevo nemmeno capito chi tu fossi, non ti ho riconosciuto subito… l’ho capito dopo, me lo hanno detto, quando non ti ho più visto e ti ho cercato… e non ti ho più trovato e le vicissitudini della vita non ci hanno più fatto incontrare.

Volevo ringraziarti poi anche perché, con “Kind of Blue” hai segnato il tempo, gli anni del mio primo amore, ascoltando continuamente il disco nei momenti più belli e poi anche perché, con il tuo tempo di spazzole su “All Blues”, hai definito la regola finale di come si debba suonare in 6/8 con le spazzole, e questa regola non si discute.., si impara.

Grazie Jimmy, e buona musica !!!

Giampaolo Ascolese

Il Jazz ai tempi del Coronavirus: le interviste di Gerlando Gatto

Quando oramai più di dieci anni fa diedi vita a questo blog (divenuto successivamente testata giornalistica a tutti gli effetti) l’obiettivo era duplice: da un canto dedicarmi interamente alla musica che amavo sin da bambino, dando quanto più spazio e attenzione possibile ai musicisti, alle loro produzioni, ai loro concerti e dall’altro organizzarmi una sorta di lavoro giornalistico che in qualche modo mi tenesse la mente in esercizio.

Ora, come credo la maggior parte degli italiani, mai mi sarei aspettato di vivere una situazione del genere: ovviamente sto chiuso in casa, leggo scrivo, ascolto musica e quindi sotto certi aspetti mi sento un po’ privilegiato. Ho però avvertito l’esigenza di essere ancora vicino ai miei amici musicisti. Ma come? Non sono certo un magnate e l’unica disponibilità che posso mettere in campo è quella relativa allo spazio su cui mi leggete; dopo aver parlato con alcuni jazzisti ho quindi preso la decisione di dar vita ad una serie di interviste in cui i musicisti potranno raccontarci le esperienze di questi mesi, le loro aspettative, il modo in cui la musica può aiutarli e aiutarci.

I personaggi intervistati saranno presentati semplicemente con il nome e cognome senza alcun riferimento a curricula o roba del genere, proprio perché in queste circostanze non esiste il grande artista e il debuttante, esiste la persona che vive di musica e la cui opinione ci interessa in questa sede.

Giampaolo Ascolese

Parla Giampaolo Ascolese, batterista e percussionista

-Come sta vivendo queste giornate?

Come tutti e tutte, sto a casa e cerco di uscire il meno possibile”.

-Come ha influito sul suo lavoro?

Come musicista “freelance” un disastro, tutti i concerti sono stati annullati”.

-Pensa che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Ho paura di sì… almeno per alcuni anni”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?

Per fortuna sono docente di ruolo in Conservatorio, anche se da appena un anno e già in odore di pensione, che non riuscirò quindi a raggiungere ma, per adesso, sono pagato dal Ministero dell’Istruzione e Ricerca e sono quindi un privilegiato”.

-Vive da solo o con qualcuno

Vivo con un’artista, una pittrice, mia compagna di vita e di lavoro dal 1983”.

-E quanto ciò risulta importante?

E’ fondamentale per me e per lei, anche se cerchiamo di mantenere la distanza di sicurezza il più possibile”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?

Sicuramente sì”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

Altrettanto sicuramente no; considero la musica un bene per ricchi e per i giorni di festa, specialmente in un Paese come l’Italia che non la sostiene in alcun modo se non – per fortuna – con i Conservatori che, però, stanno creando solo insegnanti e sempre meno musicisti. Questo perché non c’è più alcuna location dove eseguire musica decente, a parte le istituzioni di musica classica. L’unica musica che considero in questo momento, oltre la mia che forzatamente devo eseguire come studio quotidiano a casa, è la musicoterapia. Ma deve essere richiesta e non offerta forzatamente, anche gratis, vedi concerti sui balconi o video di artisti che servono solo a promuovere se stessi”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?

Alla scienza e al buonsenso della gente, che purtroppo non ne ha”.

Giampaolo Ascolese – ph Fabio Massimo Tombolini

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?

Non vedo tanta retorica, sinceramente, vedo invece molta paura e fra poco ci si rivolgerà direttamente al Signore, se va avanti così”.

-E’ soddisfatto di come si stanno muovendo i vari organismi di rappresentanza?

Beh.., è capitata loro questa cosa assurda tra capo e collo e mi sembra che, con vari aggiustamenti e pochi soldi – parlo ovviamente della nostra Italietta derubata da tutti – non possano fare diversamente”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?

Di impedire alla gente di fare figli e devolvere tutti gli stipendi di politici, calciatori, presidenti, vip, vop e vap vari, che hanno i beni al sole, cantanti vari che predicano a noi di dare i soldi, nonché al Papa ed a tutti i Cardinali, Vescovi e al Vaticano intero, di TIRARE FUORI LORO IL DANARO PER LA SANITA!’

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

No, carissimo, ho solo paura e un’idea che mi sta crescendo in testa ma che cerco di cancellare…“e se fosse tutta una manovra di qualcuno interessato a creare il vuoto attorno a sé?”, perché NON E’ POSSIBILE che nel 2020 non si riesca a trovare una cura adatta, ed ho paura che i numeri non siano quelli comunicati a noi, comuni mortali”.

Il 29 aprile all’Auditorium di Roma “Una piccola storia del jazz” con la partecipazione di Gerlando Gatto e a cura di Giampaolo Ascolese

di Marina Tuni

Il 29 aprile alle 21 importante appuntamento al Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

In programma una “Piccola storia del Jazz”, ideata da Giampaolo Ascolese e suonata da un tipico Quintetto Jazz comprendente, oltre al leader batterista, Francesco Lento alla tromba, Andrea Beneventano al pianoforte, Elio Tatti al contrabbasso e come special guest, Mauro Zazzarini al sax tenore, vincitore del premio “Best Jazz Act”  (Miglior Musicista Jazz) agli Italian Jazz Awards del 2011.

Giampaolo Ascolese non è certo nuovo a imprese del genere; oramai da tempo, segue la strada della multimedialità realizzando progetti in cui la musica si coniuga con le parole e con le immagini, siano esse filmati o foto di quadri.

Questa volta il concerto e le descrizioni storico-formali, prendono spunto dal libro dello stesso Ascolese “Tim & Tom, viaggio nella Musica Jazz” con le illustrazioni di Marie Reine Levrat.

I musicisti cercano quindi di spiegare, con la musica e con i racconti di esperienze vissute assieme ad alcuni grandi jazzisti della storia, il fenomeno musicale del nuovo millennio, il Jazz, dando una collocazione storica e cronologica al repertorio suonato e guidati dalla narrazione del nostro direttore Gerlando Gatto, non nuovo ad esperienze del genere. Gatto introdurrà i brani eseguiti dal gruppo in modo da mettere l’ascoltatore nelle condizioni migliori per capire l’evoluzione del jazz e apprezzare quanto ascolterà.

E che la musica sarà di ottima qualità lo testimonia la valenza del gruppo. Su Giampaolo Ascolese non crediamo sia il caso di spendere ulteriori parole dal momento che è oramai attivo da molti anni, ha suonato con alcuni dei più grandi jazzisti della scena internazionale ed è giustamente considerato uno dei migliori batteristi del jazz made in Italy.

Andrea Beneventano è uno dei più rilevanti talenti che il pianismo jazz italiano abbia prodotto nel corso degli ultimi anni; il suo carattere di siciliano schivo e riservato non gli ha, purtroppo, permesso di ottenere quei riconoscimenti che la sua classe cristallina meriterebbe.

Francesco Lento è un trombettista sardo in costante ascesa mentre Elio Tatti è contrabbassista dotato di solida preparazione e di grande esperienza, doti che gli consentono di ben figurare in qualsivoglia contesto. Quanto al “tenorista” Mauro Zazzarini, i suoi album, le sue composizioni, le collaborazioni con artisti di assoluto livello quali Chet Baker, Dizzy Gillespie, Steve Grossman, Sal Nistico, Mike Melillo, Leo Mitchell, Gary Smullian, Alvin Quin testimoniano di un artista maturo e perfettamente consapevole delle proprie potenzialità.

Una serata che si preannuncia assai interessante e ricca di suggestioni. Biglietti in prevendita su TicketOne.