Olmo Amico: l’importanza ancora oggi di un intellettuale come Gianni Amico

 

Venerdì 7 aprile, ore 19, alla Casa del Jazz di Roma, serata dedicata al cinema di Gianni Amico con la proiezione di alcuni dei documentari che hanno caratterizzato la sua carriera. In particolare verranno proiettati: “L’uomo amico” di Germano Maccioni da un’idea di Olmo Amico (39′ colore 2015),“We Insist (Noi insistiamo) !-Suite per la libertà subito” di Gianni Amico (22′ b/n 1964) e “Appunti per un film sul jazz” di Gianni Amico (55′ b/n 1965).

I documentari saranno preceduti da introduzioni a cura di Olmo Amico, Max De Tomassi, , Marco Molendini , Ada Montellanico e del sottoscritto.

Sul significato della serata abbiamo intervistato il figlio del grande intellettuale, Olmo Amico. Archivista e catalogatore responsabile della collezione delle colonne sonore  presso la biblioteca Renzo Renzi della Fondazione Cineteca di Bologna, Olmo Amico nel 2006 ha realizzato un lavoro su Francesca Archibugi, edito dalla Cisreco con prefazione di Mario Sesti; oramai da parecchi mesi Olmo sta dedicando molto del suo tempo all’idea  di pubblicizzare al massimo questi straordinari filmati purtroppo ancora oggi sconosciuti ai più.

 

 

Come è nata l’idea di rievocare in maniera così forte la figura di tuo padre?

Io lavoro alla Cineteca di Bologna e proprio in seno alla Cineteca si è deciso di editare questo lavoro che molti amici volevano fosse conosciuto… gente di cinema, intellettuali di ogni parte mi chiedevano da tempo che fossero editi questi film che ripercorrono una stagione culturale e politica di cui noi tutti, specialmente oggi, sentiamo la mancanza.

 

In particolare cosa tratta il DVD che vedremo alla Casa del Jazz?

Il DVD raggruppa quattro film: il titolo è “Jazz e altre visioni” tre film di Gianni Amico (il suo primo lavoro sul jazz “Noi insistiamo! Suite per la libertà subito” del 1964 che è un montaggio di foto delle lotte di emancipazione sia degli Stati Africani sia degli Stati Uniti contrappuntate da un tappeto sonoro costituito dall’album di Max Roach con Abbey Lincoln, lavoro che ha vinto il primo premio al Festival di Mannaheim; l’anno successivo , tratto dal Festival del Jazz di Bologna, ecco “Appunti per un film sul jazz” in cui si ammirano grandi artisti come Steve Lacy , Don Cherry, Gato Barbieri , Mal Waldron, Aldo Romano e tanti altri; poi c’è “Il cinema della realtà” del 1969 che è una serie di interviste sui set con Pasolini, Zavattini, Bertolucci giovanissimo, i fratelli Taviani, Amidei e De Sica … A questi si aggiunge “L’uomo Amico” un documentario di Germano Maccioni che come regista ha magnificamente sviluppato una mia idea.

 

Cosa ti è rimasto dentro della figura di tuo padre?

Un’eredità pesante e stimolante allo stesso tempo: un intellettuale come lui che nei fatti è riuscito a creare una rete di affetti, è chiaro che quando non c’è più lascia un vuoto difficilmente colmabile. Lui era straordinario anche perché ciò che aveva nel suo DNA riusciva a trasmetterlo a chi gli stava vicino, mai in modo verboso ma sempre come arricchimento degli altri. E ciò riguarda tutti coloro che hanno avuto la fortuna e il piacere di frequentarlo.. in questo momento penso, in modo particolare agli amici musicisti, Rava e Gato prima di tutti.. ricordo che Gato fu scoperto e portato in Italia da mio padre , e fu proprio grazie a mio padre che Gato suonò in qualche brano all’ interno dei pezzi di Gino Paoli che assieme a Ennio Morricone scrisse la colonna sonora del del film “Prima della rivoluzione” (1964) di Bernardo Bertolucci di cui mio padre fu sceneggiatore assieme allo stesso Bertolucci … e quattro anni dopo mio padre scrisse un altro film con Bertolucci che era “Partner”. Per quanto riguarda più in particolare la mia persona, è chiaro che ne conservo una memoria fortissima, una stupenda eredità, avevamo un bel rapporto, profondo, ricco di complicità nonostante io avessi solo quattordici anni quando ci ha lasciati. Comunque adesso è importante far circolare questo lavoro, questo DVD: già nel 2001 avevo scritto un libro su di lui uscito per le edizioni EDT all’interno del Festival Jazz di Torino dove proiettammo un’integrale dei suoi film.

 

In un’Italia così devastata come quella di oggi, quale pensi avrebbe potuto essere il ruolo di tuo padre?

Sicuramente un ruolo molto battagliero, molto attivo.. probabilmente avrebbe sviluppato molto di più certe tematiche sempre ricorrendo al proprio specifico… ricordo al riguardo un altro suo lavoro dell’87, un documentario dedicato a Gramsci che si intitolava “Gramsci l’ho visto così” fatto con Giorgio Baratta un professore dell’Università di Urbino purtroppo scomparso anche lui tre anni fa. Poi nel 1980 realizzò un altro documentario sui portuali di Genova che s’ intitola “lo specchio rovesciato”  e nello steso anno realizzò “Le mani svelte” , un documentario sugli operai della Fiat; nello stesso tempo è importante ricordare come mio padre sia stato il primo a portare in Italia la musica e il cinema brasiliani, fin dalla prima manifestazione che organizzò nei primi anni Sessata, a Sestri Levante, a Santa Margherita Ligure con Bruno Torri… poi realizzò nel 1967 questo straordinario film, “Tropici”, sconosciuto ai più… per fortuna c’è Enrico Ghezzi che ogni anno due o tre volte lo manda in onda… il film è stato anche il primo prodotto dalla RAI ed è una specie di road-movie che parla di una famiglia che partita dal Nord Est del Brasile si trasferisce nella grande città.

 

Tutte queste tematiche – musica jazz, musica brasiliana, cinema musicale, cinema d’impegno sociale e politico – come si armonizzano tra loro?

Si legano grazie alla sua grande passione, alla sua voracità intellettuale, alla sua grande curiosità, alla sua capacità di creare delle reti.…ancora oggi i musicisti brasiliani non dimenticano ciò che fece mio padre, quando nell’83 organizzò a Roma , al Circo Massimo, con Nicolini la più grande manifestazione dedicata alla musica brasiliana, “Bahia de todos os sambas” con l’intervento di Caetano, Gil, Joao Gilberto, Vasconcellos… davvero il meglio che la cultura brasiliana poteva offrire in quel momento, manifestazione che successivamente nel 1996 uscì in  vhs per le edizioni “elle-multimedia”… La musica brasiliana mi è entrata talmente dentro che ho fatto la tesi di laurea al DAMS di Roma con Gianni Borgna intitolata   “tropicalismo e dintorni: le rivoluzioni culturali nel brasile degli anni 60”.

 

Nell’attuale panorama italiano, c’è qualcuno a tuo avviso di ereditare e portare avanti il lascito di Gianni Amico?

Il cinema italiano, seppure in forme diverse, sta attraversando di nuovo una stagione importante . Tra l’altro io spero sempre che qualcuno possa ancora sviluppare una sceneggiatura inedita di mio padre che era dedicata a Django Reinhardt , scritta con Enzo Ungari e Jean Louis Comolli.

 

In conclusione cosa ti aspetti dal convegno in programma alla Casa del Jazz?

Si tratta di una vetrina molto importante; sono contento che mi sia stata data l’opportunità di presentare questi lavori di mio padre. Penso che si ricrei quella emozione che ogni volta noto in chi vede questi lavori, così forti,  significativi.