Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Gavino Murgia, compositore, sassofonista

Foto di DANIELA CREVENA

Intervista raccolta da Daniela Floris


-Come stai vivendo queste giornate?

Con preoccupazione, nel senso che non vedendo un orizzonte, e quindi la fine di quest’emergenza, viviamo tutti in una sorta di tempo sospeso. Il governo ha attuato una serie di provvedimenti a parer mio giusti ed efficaci, ma forse per paura delle reazioni da parte del popolo ci dà limitazioni a dosi omeopatiche, non tutte insieme. Ho paura che tutto ciò durerà a lungo. L’altra cosa che mi preoccupa maggiormente è che fino a quando non esisterà un vaccino, avremo continui ritorni e focolai di questo dannato virus.



-Come ha influito questa emergenza sul tuo lavoro?

Al momento non credo che lo abbia influenzato.

 

Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Non saprei, difficile prevederlo.

 

– Come riesci a cavartela senza poter suonare?

Diciamo che non incasso, ma c’è da dire che, stando sempre rinchiuso, non spendo nulla, a parte per il cibo. Certo, avendo perso tanti concerti, se questa situazione si protrarrà a lungo più avanti non sarà semplice.

 

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?

Spero di no ma, se dovesse eventualmente accadere, c’è da augurarsi che in assoluto li migliori.

 

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

La musica aiuta certamente a vivere bene, le ore trascorse ascoltando bei dischi o suonando sono sempre, non solo adesso, ore ben spese.

 

-Se non alla musica a cosa ci si può affidare?

Sicuramente ci si deve affidare alla scienza e alla medicina affinché possano trovare nel più breve tempo possibile il vaccino che aiuti l’umanità a debellare questa nuova peste. Altro noi “sapiens”, più che metterci una mascherina e seguire le regole, non possiamo fare.

 

-Quale tuo progetto è rimasto incastrato in questa emergenza e vuoi segnalare?

Purtroppo è saltata la tournee e la conseguente registrazione di un nuovo quartetto con Gianluigi Trovesi. Era tutto pronto ma si sarebbe dovuta svolgere proprio nei giorni di metà marzo. Tutti a casa. E poi altro grande lavoro rimasto incastrato non è un disco, ma un film che sto realizzando, sul canto a Tenore. Sarei dovuto essere a Roma, impegnato nel montaggio di questo lavoro, ma come sappiamo non ci si può muovere, tutto rimandato a data da stabilire.

 

-Mi racconti una tua giornata tipo?

Sto facendo una serie di cose per le quali, durante la normalità, non avevo mai tempo di fare. Ad esempio avendo uno studio di registrazione molto comodo e con vari ambienti, nel tempo avevo accumulato un’infinità di cose inutili. Dai primi giorni della clausura ho iniziato a selezionare e buttare valanghe di roba, ora va decisamente meglio. Ho riguadagnato parecchi metri quadri. Ovviamente studio suono e registro, poi passo tempo a cucinare cose varie tra fornelli, forno a legna e caminetto. Mi sto inoltre occupando di seguire a distanza alcuni lavori discografici che necessitavano di accorgimenti, idee sulla grafica etc. In particolare uno in trio con Hamid Drake e Majid Bekkas, un altro disco tra musica teatro e arti visuali con una formazione tutta sarda, un altro in duo con Famoudou Don Moye e un altro lavoro ancora in trio con Nguyen Le e Mino Cinelu, che dopo una session in studio stiamo completando insieme a “distanza”. Insomma ho un bel da fare, non mi annoio di certo.

 

-Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?

Al governo chiederei di lavorare subito per migliorare e potenziare sempre di più il nostro sistema sanitario. Ma soprattutto raccomanderei allo stesso governo, ed anche a tutta l’umanità, di fare tesoro di questa catastrofe che, indubbiamente, sta cambiando il mondo. C’è da dire che in questo momento il nostro pianeta sta, nel suo insieme, vivendo un momento di grande respiro. Si sta riposando, sta recuperando energie, si sta purificando e di questo già nell’immediato vedremo e godremo i benefici. Dall’ inizio dell’era industriale ad oggi abbiamo sfruttato fino all’ impossibile il nostro meraviglioso ecosistema divenendo, noi uomini, il virus infestante e killer del pianeta terra. Credo che specie nelle metropoli si siano resi conto di quanto, ad esempio, aver limitato l’uso delle auto abbia migliorato la qualità dell’aria che respiriamo. Questa incredibile vicenda di portata epocale ristabilirà nuovi equilibri e costringerà a ripartire da nuovi presupposti.
Non aggiungo altro.

 

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

Personalmente questo periodo sto ascoltando tanto Chet Baker, credo che la sua poetica sia inarrivabile, ogni suo solo ha una logica straordinaria. Altro grande che adoro ascoltare in questi giorni è Charles Mingus.

Foto di DANIELA CREVENA

 Cosa potrebbe accadere

Tra composizione e improvvisazione, groove e jazz-rock d’assalto il nuovo disco di Marraffa, Papajanni e Di Giacinto. Lo pubblica la berlinese Aut Records, ospiti Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis e Valeria Sturba
CASINO DI TERRA
COSA POTREBBE ACCADERE
Aut Records
8 tracce – 46′. 17”
“Rispetto ad altri miei progetti, Casino di Terra si contraddistingue per l’esplorazione di sonorità più affini al rock, senza però negare la continuità con l’approccio che ho cercato di sviluppare negli anni, basato sulla sperimentazione di pratiche compositive orientate all’improvvisazione. La contaminazione con espressioni musicali in cui è presente una componente ritmica più legata al groove, d’altra parte, è una costante nelle vicende del jazz e della musica improvvisata – basti pensare a Ornette Coleman. Il sound che contraddistingue la band è quindi un terreno di ulteriore sperimentazione, in cui cerco di dare alla mia ricerca uno sbocco coerente”.
Una presentazione avvincente, quella di Edoardo Marraffa, che illustra le caratteristiche del trio Casino di Terra. Un manifesto programmatico e artistico dal quale emergono gli elementi più rappresentativi di un progetto unico nel suo genere: jazz e groove, rock e improvvisazione, sperimentazione e ricercaricordando maestri come Ornette Coleman. Il nuovo album Cosa potrebbe accadere (Aut Records) è la dimostrazione lampante di un percorso fuori dalle classificazioni, alla continua ricerca di nuovi orizzonti.
Sassofonista e compositore, esponente di spicco della musica improvvisata in Italia, Edoardo Marraffa lavora dal 1993 sul suono del sassofono, in particolare il tenore, esplorando i confini del suo potenziale espressivo. Figura spesso nella programmazione di tanti festival europei e internazionali e ha suonato con giganti quali Tristan Honsinger, William Parker, Hamid Drake, Han Bennink, Wadada Leo Smith, realizzando più di venti album tra collaborazioni con altri artisti e progetti originali (l’ultimo è Diciotto, uscito nel 2018). Un tassello significativo di questo percorso è Casino di Terra, fondato con Sergio Papajanni e Gaetano Di Giacinto, artefice di un disco d’esordio nel 2015 intitolato Ori. Con l’arrivo di Valeria Sturba Casino di Terra diventa un quartetto e nel 2019 pubblica il secondo album con la indie-label berlinese Aut Records.
Dichiara Marraffa: “Ho esplorato a lungo le possibilità del sassofono, spesso illudendomi di aver inventato qualcosa di veramente nuovo, per poi accorgermi che non era vero. Ma ho l’intenzione di insistere per sempre. Mi diverto così. Casino di Terra nasce come trio, è stato questo il “formato” da cui siamo partiti nel concepire Cosa potrebbe accadere. La collaborazione con una musicista straordinariamente versatile e incline alla sperimentazione come Valeria Sturba ha rappresentato l’occasione per ampliare l’organico ad un nuovo elemento, nell’idea di conferire al sound della band una varietà timbrica più ampia e di aggiungere nuovi livelli di interplay tra i musicisti”. Come accaduto in Ori, ma con un’attenzione maggiore agli elementi del groove e all’impatto ritmico, Casino di Terra immagina un jazz-rock diretto, esplicito, nel quale trovano spazio anche colori, timbri e soluzioni all’insegna della varietà, come l’Arp Odissey di Fabrizio Puglisi e il Fender Rhodes di Stefano De Bonis.

Il nome della band – Casino di Terra è una località della Val di Cecina – allude a un’organizzazione razionale e terrena della materia sonora, nella quale il fulcro è l’improvvisazione, una pratica sistematica alla quale Marraffa dedica la sua vita musicale da anni, in costante dialogo con la composizione. “Gli otto brani di Cosa potrebbe accadere sono tutti composti. Non ci sono – qui e nella produzione di Casino di Terra in generale – dei pezzi totalmente improvvisati. L’improvvisazione viene spesso vista come contrapposta o addirittura antitetica alla composizione. Si tratta di una dicotomia fuorviante, legata al concetto molto recente (e tutto occidentale) di composizione come realizzazione di un prodotto “definitivo” che può al massimo essere “interpretato” da un esecutore diverso dall’autore. Se però si guarda alle pratiche musicali che caratterizzano le tradizioni musicali popolari in buona parte del mondo, ci si rende conto immediatamente di come, accanto alla trasmissione orale, l’improvvisazione sia un altro elemento che ritorna costantemente. Intendere l’improvvisazione come pratica sistematica vuol dire certamente spingersi sul terreno dell’improvvisazione totale – da sempre presente nel mio percorso – ma anche esplorare la dialettica tra composizione e improvvisazione – una dialettica in cui la composizione “apre” all’improvvisazione e l’improvvisazione si presenta come una forma di “composizione istantanea”.

Cosa potrebbe accadere:
1. Cosa potrebbe accadere
2. Orlando
3. Fantasmi di Nadia
4. Golden Square
5. Red Carpet
6. Belka
7. Ma te ne sai di più
8. La gran follia
Edoardo Marraffa: tenor sax
Sergio Papajanni: bass
Gaetano Di Giacinto: drums
Featuring:
Fabrizio Puglisi: Arp Odissey 1 & 8
Valeria Sturba: electric violin  2 & 4
Stefano De Bonis: Fender Rhodes 7
Edoardo Marraffa:
Aut Records:
Synpress44 Ufficio stampa:

Ex Aequo: Mattiuzzi e Mirra al TrentinoInJazz

TRENTINOINJAZZ 2018
e
TrentinoIn Jazz Club
presentano:

Domenica 2 dicembre 2018
Ore 20.30
Bar Circolo Operaio Santa Maria
Via Santa Maria 8
Rovereto (TN)

EX AEQUO:
GAIA MATTIUZZI & PASQUALE MIRRA

Nuovo appuntamento autunnale del TrentinoIn JazzClub, il ciclo del TrentinoInJazz ideato da Emilio Galante per coinvolgere i club di Trento e Rovereto, con un concerto intimo a cura di due nomi cari al TrentinoInJazz: Gaia Mattiuzzi e Pasquale Mirra, ovvero Ex Aequo.

Gaia Mattiuzzi e Pasquale Mirra, già presenti all’edizione 2017 del Festival, si incontrano nuovamente animati dal desiderio di esplorare nuove forme espressive nell’arte del duo. Il repertorio affrontato, composto da brani originali e rivisitazioni personali, si mantiene in equilibrio tra complessità contrappuntistica e lirismo. Il duo affronta le molteplici possibilità timbriche dei rispettivi strumenti alla ricerca di una dimensione sonora personale.

Gaia Mattiuzzi è attiva nell’ambito della musica jazz, classica e contemporanea. Svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, ha collaborato con orchestre sinfoniche e ensemble di vario genere, ma anche con nomi del calibro di Michele Rabbia, Gabriele Mirabassi, Francesco Cusa, Vincenzo Vasi, Gianni Gebbia, Xabier Iriondo, Mauro Pagani, Elliot Sharp, Wu Ming, Moni Ovadia, Baba Sissoko. Collabora stabilmente con Fabrizio Puglisi e Cristiano Calcagnile ( Laut). Pasquale Mirra è considerato uno dei vibrafonisti più interessanti della scena italiana e internazionale. Collabora e ha collaborato con grandi improvvisatori come Michel Portal, Fred Frith, Nicole Mitchell, Tristan Honsinger, Ernst Rijseger, Rob Mazurek, Ballakè Sissoko, Hamid Drake. Nel 2013, 2014, 2015 viene nominato miglior vibrafonista italiano dalla rivista di settore Jazzit. Nel 2014 e nel 2015 inoltre considerato tra i migliori musicisti dell’anno per i critici della rivista Musica Jazz.

Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz giovedì 6 dicembre: Sonata Islands a Rovereto.

Forlì Open Music – FOM III edizione Note al Presente – 13 e 14 ottobre 2018 Chiesa San Giacomo Piazza Guido da Montefeltro – Forlì

Nuove date per il Forlì Open Music – FOM, la due giorni di grandi concerti dal respiro internazionale, in programma quest’anno il 13 e 14 ottobre 2018, presso la suggestiva Chiesa San Giacomo a Forlì. Una rassegna unica nel suo genere grazie alla diversità dei linguaggi musicali proposti, in cui la musica della tradizione storica viene a intrecciarsi con quella del presente, in un’azione progettuale dalla forte connotazione divulgativa.

Dopo il successo delle passate edizioni che hanno visto sul palco artisti del calibro di Evan Parker (2015), Fire! Orchestra (2016) e Rob Mazurek (2017), il terzo Forlì Open Music presenterà un cartellone composto da sette proposte di assoluto livello artistico con prestigiosi nomi della musica internazionale, tutto come sempre a ingresso gratuito: dallo straordinario duo formato da Enrico Pace e Igor Roma (data unica in Italia) al grande Irvine Arditti (in esclusiva); dal mitico trio dei DKV (data unica in Italia) al meraviglioso duo composto da  Yannis Kyriakides & Andy Moor (in esclusiva); fino ai leggendari The Necks (data unica in Italia) e alla chiusura con Open Border, un progetto  appositamente commissionato in prima mondiale e in esclusiva, che vedrà sul palco due esponenti tra i più rilevanti della musica contemporanea, Gianni Trovalusci e Luigi Ceccarelli e due dei più noti esponenti della musica jazz attuale, Hamid Drake e Ken Vandermark. Completa il cartellone l’Open Day delle scuole musicali di Forlì.

Filo conduttore di questa terza edizione il tema del presente, inteso, nel linguaggio musicale, sia come “qui e ora” con tutte le varie declinazioni della composizione istantanea, sia come espressione del vivere oggi, attraverso opere scritte nel XX e XXI secolo, immerse nel contesto contemporaneo per essenza o tematiche. Un percorso che intende metter in contatto chi ascolta con idee sonore, visioni innovatrici sorprendenti, condizioni musicali del presente mai comuni e stereotipate.

La terza edizione di Forlì Open Music è organizzata dal Comune di Forlì in collaborazione con i Musei di San Domenico, l’associazione culturale Area Sismica e Elisabetta Righini.

Di seguito il programma della due giorni nel dettaglio. Il Forlì Open Music si aprirà con il concerto a due pianoforti di Enrico Pace e Igor Roma, due fuoriclasse di rilievo internazionale, raramente presenti con concerti in Italia, e con un repertorio sorprendente, di raro ascolto, che spazia da Claude Debussy a Gustav Holst.

Enrico Pace è vincitore del primo premio al concorso pianistico internazionale Franz Liszt di Urtecht, svolge carriera solistica con alcune delle più prestigiose orchestre del mondo, come la Royal Orchestra del Concertgebow, la BBC Philarmonic Orchestra, l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, la MDR Sinfonieorchester di Lipsia, la Camerata Salzburg, l’Orchestra Filarmonica di Varsavia. La sua registrazione per la Decca delle Sonate di Beethoven per violino e pianoforte, insieme a Leonida Kavakos, ha ricevuto il Premio Abbiati della critica italiana. Igor Roma, anch’egli vincitore del primo premio al concorso Liszt di Utrecht, svolge attività concertistica in tutto il mondo. Ha collaborato con prestigiose orchestre internazionali quali la Filarmonica di Rotterdam, la Filarmonica Olandese, la Amsterdam Sinfonietta, la Filarmonica di Arnhem, la Franz Liszt Chamber Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Bilbao, l’Orchestra Nazionale di Madrid, l’Orchestra Sinfonica di Stavanger, l’Orchestra Sinfonica Nazionale Irlandese, l’Orchestra Filarmonica Nazionale Ungherese, la Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano, la New World Symphony Orchestra di Miami Beach e l’Orchestra Filarmonica di Hong Kong.

A seguire salirà sul palco Irvine Arditti, universalmente riconosciuto come il più grande interprete vivente di musica contemporanea. Centinaia di composizioni per quartetto d’archi e per musica da camera sono state scritte per lui e per l’ensemble da lui creato, l’altrettanto famoso Arditti Quartet.  Molte di queste opere hanno lasciato un segno nel repertorio del ventesimo secolo e hanno dato a Irvine Arditti un posto fisso nella storia della musica. Le prime mondiali di compositori come Ades, Andriessen, Aperghis, Birtwistle, Britten, Cage, Carter, Denisov, Dufourt, Dusapin, Fedele, Ferneyhough, Francesconi, Gubaidulina, Guerrero, Harvey, Hosokawa, Kagel, Kurtag, Lachenmann, Ligeti, Maderna, Manoury, Nancarrow, Reynolds, Rihm, Scelsi, Sciarrino, Stockhausen, Xenakis e moltissimi altri, valgono più di qualsiasi descrizione della vastità ed ecletticità del repertorio di Arditti. Sterminata la discografia, che include attualmente più di 200 CD. L’archivio completo delle sue opere è ospitato dalla Fondazione Sacher di Basilea, in Svizzera.

La prima sera si chiuderà con i DKV, una delle formazioni più famose ed eccitanti, composta da vere e proprie leggende del jazz attuale: Ken Vandermark, Hamid Drake e Kent Kessler, che, singolarmente, hanno ridisegnato le traiettorie della musica attuale e che assieme hanno dato una aurea mitologica a questo trio. Vandermark, vincitore del prestigioso MacArthur prize, è un gigante del sassofono ed è stato definito dalla critica statunitense “essenziale per chiunque sia interessato alla continua evoluzione della musica creativa”. Drake è una superstar della percussione jazz, avendo suonato con musicisti del calibro di Herbie Hancock, Wayne Shorter, Archie Shepp, Pharoah Sanders, Malachi Thompson, David Murray, Bill Laswell, Misha Mengelberg, Peter Brotzmann, William Parker e tantissimi altri.

Il giorno successivo vi sarà la bellissima esperienza dell’Open Day delle scuole musicali di Forlì, un progetto che coinvolge e fonde in formazioni diverse gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Musicale Statale.

La ricerca di incroci non convenzionali non poteva non portare sul palco del FOM l’incredibile duo Kyriakides & Moor, composto dal sempre avventuroso Andy Moor, noto sia per far parte dei The Ex, Dog Faced Hermanns o Kletka Redsia e per le sue innumerevoli incursioni in spazi sempre nuovi come i recenti Lean Left; e da Yannis Kyriakides, compositore definito come “fondamentale della nostra epoca”, non solo nell’ambito della classica contemporanea, ma anche in quello delle arti visive e come esploratore di combinazioni di pratiche tradizionali con i media digitali. Sono accomunati anche da un’urgenza espressiva che li ha portati a essere molto prolifici, seppur su traiettorie diverse tra loro, con migliaia di concerti e innumerevoli collaborazioni per Moor e oltre novanta composizioni per Kyriakides, che è anche direttore artistico dell’Ensemble MAE e docente al conservatorio de L’Aia.

Si prosegue con una formazione che si è guadagnata ormai il titolo di ‘leggendaria’, il trio australiano The Necks, che quest’anno festeggia i trent’anni di attività, composto da Chris Abrahams, Lloyd Swanton, Tony Buck. In un recente, lungo articolo comparso sul New York Times, lo scrittore Geoff Dyer li ha definiti “il più grande trio della terra”. Il seguito e il culto di cui sono da tempo circondati sono giustificati dal risultato di un paziente e costante lavoro di ricerca che i tre musicisti hanno svolto a partire da una formula convenzionale, quella jazzistica del piano trio, che è stata, con tanto metodo quanto intuito, smontata e riassemblata fino a divenire tutt’altro dall’idea di partenza.

La chiusura è affidata a un evento che illuminerà questa terza edizione, Open Border, un progetto appositamente commissionato, in prima mondiale e in esclusiva, che vedrà sul palco due esponenti tra i più rilevanti della musica contemporanea, Gianni Trovalusci e Luigi Ceccarelli e due dei più noti esponenti della musica jazz attuale, Hamid Drake e Ken Vandermark, già membri dei DKV.

Trovalusci, flautista e performer, interprete di un centinaio di opere di autori contemporanei, come Sylvano Bussotti, Alvin Curran, Hubert Howe e tanti altri, ha tenuto concerti in tutto il mondo, dal NYCEMF New York City Electroacoustic Music Festival all’Ars Electronica – BrucknerHaus di Linz, dal Neue Alte Musik di Colonia all’Estonian Music Days a Tallinn. Il suo tratto artistico lo ha portato a frequentare mostri sacri di diversi ambiti, come Roscoe Mitchell, che gli ha dedicato un brano per flauto solo, Fabrizio Ottaviucci, Soo Yeon Lyuh e David Ryan.

Stella luminosa del panorama della musica contemporanea italiana, il percorso di Luigi Ceccarelli parte dal Conservatorio di Pesaro, dove si dedica alla composizione musicale con le tecnologie elettroacustiche. Alla fine degli anni ’70 incontra Achille Perilli e Lucia Latour, con i quali approfondisce il rapporto tra musica, arti visive e danza. Da allora la sua attività si svolge parallelamente sia nel campo della musica elettroacustica, sia nel teatro musicale, inteso nelle sue forme più disparate. Ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti internazionali tra cui il premio OPUS del Conseil Québécois de la Musique; l’Euphonie d’Or al Concorso dell’IMEB di Bourges; il Premio UBU, premio della critica italiana dello spettacolo, per la prima volta assegnato a un musicista; e l’Honorary Mention al concorso Ars Elettronica di Linz. Le sue opere sono state inoltre selezionate dall’International Computer Music Conference in sette diverse edizioni.

Questa unione deriva dall’urgenza avvertita da più parti di avvicinare l’ambito della musica etichettata come “colta”, che guarda, già a partire dalla seconda metà del ‘900, alle possibilità offerte dalla composizione istantanea, all’ambito del free jazz, sempre più vicino agli stilemi della musica contemporanea strutturata. Questa fusione può avvenire solo attraverso le sensibilità più alte possibili che il panorama mondiale può offrire e questo evento segnerà una traccia indelebile sul percorso che si seguirà da qui in avanti.

PROGRAMMA

Sabato 13 ottobre  

20.30     Enrico Pace-Igor Roma (data unica in Italia)

21.45     Irvine Arditti (GB) (in esclusiva)

22.30     DKV (USA) (data unica in Italia)

Domenica 14 ottobre

15.00     Open Day Istituti Musicali Forlì

17.30     Yannis Kyriakides & Andy Moor (GR, GB) (in esclusiva)

18.15     The Necks (AUS) (data unica in Italia)

19.15      Open Border (ITA, USA)

Luigi Ceccarelli, Gianni Trovalusci, Hamid Drake, Ken Vandermark

(prima mondiale – in esclusiva)

 

Ufficio Stampa

Michela Giorgini – mob +39 339 8717927 – giorginimichela@gmail.com