Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Ivano Nardi – batterista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Ivano Nardi

-Come sta vivendo queste giornate
“Resistere per esistere… cerco di prendere l’aspetto più “sano” dello stare in casa… anche se in genere sono casalingo; certo senza nessuna costrizione, però leggendo e rileggendo libri e non solo, studiando un po’, cercando di scoprire o approfondire cose nuove… facendo pulizie e piccoli lavoretti…Lo so ma sarebbe troppo lungo il discorso da affrontare in poche righe; in definitiva cerco di dare valore al tempo, sospeso e senza tempo, alla riflessione al silenzio ai profumi… scrivendo e pensando al dopo”.

-Come ha influito sul suo lavoro; pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Io vivo di musica e di solito è già molto dura, ma mai come in questo periodo. Sono fortunato nonostante tutto perché percepisco una piccola pensione di invalidità; penso invece a chi non ha neanche quella. Comunque nonostante le mie difficoltà cerco sempre di dare una mano, seppur piccola a chi ne ha più bisogno di me…non sto a elencare cose e persone. Spero che almeno per il futuro tutto ciò ci serva da lezione, una lezione sociale e politica per tutti noi”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Dopo mille vicissitudini della mia vita un po’ travagliata, vivo con mia madre (che però adesso si trova da mia sorella) ma prima ancora con tutta la mia famiglia compreso mio nipote nei primi anni di vita, nella casa dei nonni dove sono nato e cresciuto, una volta si usava così. Le case di cui parlo erano assegnate ai dipendenti della provincia e ad esempio anche Massimo Urbani viveva con nonna e famiglia. Anche in questo caso mi sento abbastanza fortunato in quanto gli affitti non sono altissimi altrimenti non so”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Sì, ne sono sicuro. La maggior parte delle persone non ha mai avuto tutto questo tempo per pensare, riflettere e scoprire se stessi… aiuterà a capire tante cose”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“La musica aiuta sempre! Musica per guarire e non solo; la musica suggerisce, insegna ed è pura magia e come per magia può fare miracoli”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Alla cultura questa sconosciuta! Approfondire per migliorare i rapporti nella famiglie, con i figli visto che normalmente tutto questo è lasciato da sempre indietro… e la fede perché no!”.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“L’unità già… siamo da sempre i campioni del mondo della retorica, ma forse in questo periodo visto che in molti stanno scoprendo di nuovo cose dimenticate o mai conosciute c’è un filo di verità in più, almeno lo spero. Riassaporare tutti, e sono molti, i valori di solidarietà, amicizia, amore rispetto…aspetti a me molto cari”.

-E’ soddisfatto di come si stanno muovendo i vari organismi di rappresentanza?
“Vorrei tanto poter dire no comment! Comincerei a essere polemico e non solo, ma di confusione ce n’è già abbastanza in questo periodo così strano e imprevedibile; quando finirà si penserà a chi mandare a quel paese pubblicamente e perché”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“La prima cosa aiutare TUTTI quelli che necessitano di aiuti fondamentali per tirare avanti e sono una gran parte di questo Paese: disoccupati, nullatenenti, pensionati a basso reddito, famiglie numerose… bloccherei sfratti e pagamenti impossibili… chiederei a chi ha grandi possibilità economiche e non solo di dare un aiuto concreto invece di parlare in tv e social, solo chiacchiere, siamo stufi e non ne possiamo più di bugie battibecchi sterili e mafiosità”.

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Gli ascolti, certo: sto riascoltando tutti i miei dischi che sono stati importanti per la mia crescita musicale ma visto che sono ancora molto curioso spingo oltre le mie conoscenze. Comunque forse a tutti suggerirei di ascoltare o riascoltare ‘A LOVE SUPREME’ di Coltrane che fa sempre bene al cuore e all’anima”.

Roma: l’International Jazz Day a Monte Mario – Il jazz quale fattore di aggregazione

Molti sono stati i modi di festeggiare l’International Jazz Day, con grandi e piccole iniziative. Ci piace dare informazioni su “Musica, parole e immagini in jazz”, manifestazione a cura del batterista Ivano Nardi in collaborazione con l’Associazione Laboratorio Stabile, che si è tenuta il 28 aprile scorso, a Roma nel quartiere Monte Mario, presso l’auditorium dell’Istituto Comprensivo “P. Stefanelli”, sede di via Taverna. Siamo, quindi, in una scuola dove – oltre alle consuete ed indispensabili attività didattiche – un’associazione sta realizzando corsi di musica e rassegne, aprendosi ai cittadini e fornendo un servizio culturale che, spesso, sul territorio è limitato se non inesistente.

In questa occasione speciale – dalle 17 alle 20 circa – si sono alternati suoni e discorsi, immagini e suggestioni in una variata alternanza di stili, soggetti, riferimenti a quella musica di matrice afroamericana che è diventata ormai una patrimonio “immateriale” dell’umanità, riconosciuto dall’UNESCO nel novembre 2011, con la proclamazione del 30 aprile come Giornata Internazionale del Jazz. Di questa musica è stata valorizzata proprio la capacità di connettere culture e creare incontro, di unire persone e popoli in un messaggio di fratellanza. Di ciò ed altro ha parlato il promotore Ivano Nardi, sottolineando l’importanza di portare la cultura fuori dai “salotti buoni” e di impegnarsi perché ci siano occasioni di conoscenza in un quartiere che ha le sue problematiche e in una situazione storica in cui chi governa va nella direzione opposta all’accoglienza e all’intercultura. Spesso, ha sottolineato il batterista-organizzatore, le istituzioni sono assenti ed allora emerge il valore di autogestirsi, con le mille questioni aperte del jazz nel suo rapporto con il sociale, con il mercato, con la critica musicale. “Musica, parole e immagini”, dunque, come forma di integrazione e miglioramento delle condizioni sociali.

Sono intervenuti vari musicisti e operatori che è giusto ricordare per la loro presenza disinteressata: il Cermic Duo con Francesco Mazzeo e Lillo Quaratino; il quartetto con Lucia Ianniello, Marco Tocilj, Paolo Tombolesi e lo stesso Nardi; l’altro duo R-Esistenza Jazz con Giulia Salsone e Mauro Nota; l’Ivano Nardi Trio (Eugenio Colombo, Igor Legari) con ospiti Sandro Satta e Marco Colonna; la scrittrice e regista Carola De Scipio che ha mostrato in anteprima immagini dal suo lavoro “Music In, Music Out” dedicato al famoso jazz club romano Music Inn; il duo di Donatella Luttazzi (che ha presentato una nuova composizione dedicata al padre, Lelio) ed un sestetto con la Luttazzi, Sonia Cannizzo, M.Tocilj, P.Tombolesi, Daniele Basirico e Carlo Battisti; l’Esacordo Big Band diretta da Giuseppe Salerno che è espressione di una realtà didattica di quartiere. Un paio delle formazioni erano intitolate e ricordavano la figura di Massimo Urbani, uno dei più grandi jazzisti italiani che è importante rammentare e celebrare a Monte Mario dove è nato e vissuto.

Tra le proposte, tutte di valore, di particolare interesse è stata “Musica e progresso sociale: Horace Tapscott’s Dream. Proeizione e filmato e brani della Pan-Afrikan Peoples Arkestra” di Lucia Ianniello che ha condotto importanti ricerche sulla figura del pianista e compositore di Los Angeles. Tapescott ha volutamente rinunciato ad una carriera internazionale per dedicarsi al suo quartiere e alla creazione di strutture e condizioni che potessero aiutare i suoi abitanti a crescere nella musica e nella speranza. Con varie testimonianze (tra cui quella del batterista Billy Higgins) l’intervento curato da Lucia Ianniello ha fatto vedere come l’utopia di Horace Tapscott si sia trasformata in una realtà anche oltre la sua morte, lasciando al quartiere di Watts una ricca realtà sonora e associativa, proprio quello di cui molte periferie romane – oggi schierate sul fronte del razzismo, del rifiuto e della violenza – avrebbero bisogno.

 

Luigi Onori