Si chiude con successo la XXXVII Edizione del Roccella Jazz Festival!

La XXXVII edizione del Roccella Jazz Festival ha chiuso i battenti oltre la mezzanotte di giovedì 24 agosto con le note del pianoforte di Claudio Cojaniz, confermando il segno lasciato nella lunga storia della manifestazione, la cui direzione artistica è adesso opera di Vincenzo Staiano: produzioni originali, prime assolute, valorizzazione di nuovi talenti e ricerca di sonorità nuove ed elettrizzanti. Lo ha confermato anche il primo dei protagonisti dell’ultima serata, ovvero lo spiritato trombettista Jonathan Finlayson a capo del suo Sicilian Defense, un ensemble ad alta gradazione di talento, che prende il nome da una storica contromossa d’apertura del gioco degli scacchi.

Dichiara il direttore artistico Staiano: “Risultati oltre le aspettative per la XXXVII edizione del Festival, visto il ritardo con il quale è stata annunciata la manifestazione. Folta la partecipazione di pubblico con circa 9.500 spettatori che hanno seguito la manifestazione, secondo una prima stima approssimativa. Hanno superato il banco di prova anche le master class, i workshop e i seminari, che sono stati ripristinati quest’anno con successo. Il Comune di Roccella Jonica (unico ente organizzatore del Festival) ha saputo solo agli inizi di agosto che il Festival era stato finanziato dalla Regione Calabria, essendo risultato uno dei vincitori del bando grandi eventi che assegna contributi triennali. Erano 15 i partecipanti e il progetto di Roccella Jazz è risultato tra i primi cinque, precedendo anche i grandi comuni calabresi. La macchina organizzativa del Festival si è subito messa in movimento ed è riuscita ad attivare tutte le procedure necessarie per garantire i concerti e le altre attività grazie anche al fatto che il programma della manifestazione era già pronto da tempo”.

La XXXVII Edizione del Festival ha visto nella prima settimana, dal titolo Jamming Around & New Talents, i concerti dei nuovi talenti che, sottolinea Staiano, “hanno dimostrato tutto il loro valore a partire dalla bassista polacca Kinga Glyk, un’autentica rivelazione. Di grande spessore le performance del Francesco Orio Trio, dei Red Basica e dei Raw Frame. Hanno fatto la loro parte anche Thomas Umbaca, il trio Ophir, il duo Gennai-Cosentino e il trio Ammendola-Brissa-Scopelliti. Bello l’esordio del Carafa Quartet di Francesco Loccisano. Sono risultati una conferma musicisti come Ettore Castagna e gruppi come The South Project e Rhythm Permutations, che hanno suonato a Siderno, e il Gabriele Buonasorte Quartet, The Dave Howard Initiative e la Freak-out Band. Il fotografo Pino Ninfa, dopo anni di assenza, è tornato a Roccella con un bel progetto legato ai suoi recenti viaggi”.

Fiore all’occhiello della rassegna due produzioni originali dedicate a Rino Gaetano, che hanno riscosso particolare attenzione. Ricorda nuovamente il direttore artistico: “La prima, quella elaborata dal grande Giovanni Tommaso, è stata accolta con grande favore dal pubblico che ha affollato fino all’inverosimile gli spalti del Teatro al Castello. E’ stata la bella Jasmine Tommaso a dare voce agli arrangiamenti jazzistici delle canzoni di Rino fatte dal padre Giovanni. Vista l’assoluta originalità del progetto, la registrazione del concerto, probabilmente, sarà riversata su Cd. La seconda, invece, è stata un’operazione all’insegna del più sapiente istrionismo e ha avuto come protagonista Massimo Donà che ha presentato il suo progetto “Pitagorino”, suggerito dalla passione che Rino Gaetano aveva per le numerologie e Pitagora. Il grande filosofo e trombettista veneto ha dato una divertente chiave di lettura del rapporto tra Pitagora e la musica”.

Grandi attenzioni anche per i big italiani e stranieri scelti da Staiano, orgoglioso della risonanza avuta: “Non ha deluso le aspettative della vigilia la tanto attesa prima e unica tappa europea di Jonathan Finlayson and the Sicilian Defense. Il giovane trombettista statunitense ha dimostrato di possedere un proprio spessore stilistico lontano da imitazioni e espressioni stereotipate. Anche il Roccella Quartet, che si è formato nell’ambito della manifestazione, ha messo in luce grandi individualità come quelle di Alexander Hawkins, Sabir Mateen, John Edwards e Steve Noble. Già scontato, invece, il grande successo di musicisti come Tuck & Patti, Antonella Ruggiero, Antonio Faraò e la Med Free Orkestra. Un po’ di commozione, invece, per il ritorno su un palcoscenico di Luca Aquino dopo un fermo di due mesi a causa di un infortunio: il trombettista campano ha suonato con l’ausilio di strumenti elettronici e ha dimostrato di essere sulla via della guarigione. Molto coinvolgente il concerto del quartetto di James Taylor che è riuscito far ballare la quasi totalità del pubblico con un organo Hammond che sembrava uscito da un museo. Molto apprezzati il Quartetto guidato da Tino Tracanna e quello di Claudio Cojaniz, i due gruppi che hanno chiuso il Festival”.

Appuntamento allora al Roccella Jazz Festival 2018, per l’edizione n. 38.

Roccella Jazz:
http://www.roccellajazz.org/

Raw Frame, Massimo donà e James Taylor Quartet al Roccella Jazz!

Il Comune di Roccella Jonica (RC)
è lieto di presentare:

ROCCELLA JAZZ FESTIVAL 2017 – RUMORI MEDITERRANEI
XXXVII EDIZIONE

“A me piace il sud”
Original Tribute to Rino Gaetano

Direzione Artistica: Vincenzo Staiano

Martedì 22 agosto 2017
ore 18.30
Chiesa Matrice (Castello):

RAW FRAME:
“Side Sight”

(Prima Nazionale E Presentazione Cd)
In Collaborazione Con Nau Records

ingresso € 7 intero / € 5 ridotto (per under 25/over 60)

ore 21.15
Teatro Al Castello:

MASSIMO DONA’ TRIO
feat. FRANCESCO BEARZATTI:
“Pitagorino”

PRIMA ASSOLUTA!

ingresso € 10 intero / € 7 ridotto (per under 25/over 60)

ore 22.30
Teatro al Castello:

JAMES TAYLOR QUARTET

ingresso € 10 intero / € 7 ridotto (per under 25/over 60)

Ore 24.00
Teatro al Castello:

MIDNIGHT JAZZ READING

 

Martedì 22 agosto 2017, terzultima serata della XXXVII Edizione del Roccella Jazz Festival, che prosegue in grande stile con la sezione Rumori Mediterranei, che ospita ancora una volta due produzioni originali del Festival, entrambe prime assolute, più un grosso nome internazionale.

Il primo dei tre concerti è una prima nazionale, con la presentazione del nuovo cd Side Sight (Naked Tapes) da parte dei Raw Frame. Andrea Bolzoni (Chitarra), Salvatore Satta (Basso) e Daniele Frati (Batteria) compongono una delle formazioni più interessanti del nuovo jazz italiano: partiti da lontano e approdati nel 2012 all’Umbria Jazz Contest, hanno pubblicato poco tempo fa il secondo album Side Sight, ottimo esempio di ricchezza di ispirazione, spirito avanguardistico e voglia di superare steccati e catalogazioni. Il concerto di Roccella è in collaborazione con Nau Records, indie label pluridisciplinare e multiculturale unica nel suo genere.

Dalla Chiesa Matrice al Teatro al Castello per un altro gran colpo messo a segno dal Roccella Jazz 2017: produzione originale del festival, prima assoluta internazionale per Pitagorino, il concerto del Massimo Donà Trio con la partecipazione straordinaria di Francesco Bearzatti. Massimo Donà è ospite a Roccella in triplice veste, da musicista, voce recitante e filosofo: Pitagorino sarà la sua personale chiave di lettura a quelli che erano una vera e propria ossessione adolescenziale di Rino Gaetano, i numeri e la filosofia di Pitagora, crotonese immigrato dalla Grecia. Un’ossessione che si è poi trasferita nei testi delle sue canzoni a testimonianza delle sue inquietudini, tanto che Donà, nel ruolo di trombettista e voce recitante, attraverserà quei misteri con i suoi due rodati compagni di strada Michele Polga (sax tenore) e Davide Ragazzoni (batteria), insieme al sassofono di Francesco Bearzatti che riporterà alla luce la prorompente personalità di Rino Gaetano. in veste di filosofo, Donà terrà anche un seminario nella giornata del 22 all’ex Convento dei Minimi, dal titolo IL CONTRACCOLPO DEL JAZZ – Sulla metamorfosi dell’antico contrasto tra tempo e verità.

Gran finale con un’altra proposta internazionale del Roccella Jazz, il popolarissimo James Taylor Quartet! Il gruppo capitanato dal famoso organista inglese James Taylor sta festeggiando trenta onorati anni di carriera, infatti a partire dal 1987 è stato tra i pionieri dell’acid jazz e continua imperterrito con la sua formazione a girare il mondo all’insegna del groove, del jazz-funk e del soul, come testimoniano i suoi ultimi dischi ma soprattutto i suoi concerti, immortalati negli ultimi dischi dal vivo Bumpin’ on Frith Street – Live at Ronnie Scott’s (2016) e nella recentissima antologia Bootleg. Insieme al reuccio dell’organo Hammond Taylor, tre fidati musicisti come Daniel Drury (Basso), Ralph Wyld (Vibrafono) e Pat Illingworth (Batteria).

Mercoledì 23 agosto il festival propone una dedica speciale al compianto Freak Antoni con la presentazione del nuovo libro di Daniela Amenta e l’omaggio della Freak – Out Band; il ritorno sul palco per la prima volta dopo l’infortunio del trombettista Luca Aquino insieme al fisarmonicista Carmine Ioanna; il nutrito organico della Med Free Orkestra, all’insegna della musica multietnica e interrazziale.

Roccella Jazz:
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Mazzone/Pisani/Ninfa, Antonio Faraò e Giovanni Tommaso al Roccella Jazz!

Il Comune di Roccella Jonica (RC)
è lieto di presentare:

ROCCELLA JAZZ FESTIVAL 2017 – RUMORI MEDITERRANEI
XXXVII EDIZIONE

“A me piace il sud”
Original Tribute to Rino Gaetano

Direzione Artistica: Vincenzo Staiano

Lunedì 21 agosto 2017
ore 18.00
Auditorium Comunale “Unità D’Italia”
Via Cristoforo Colombo 2:

SULLA ROTTA DELLE STORIE.
UN OMAGGIO AL MEDITERRANEO – DA ROGHUDI A LEPTIS MAGNA
Vincenzo Mazzone, Nicola Pisani, Pino Ninfa

ingresso € 7 intero / € 5 ridotto (per under 25/over 60)

ore 21.15
Teatro Al Castello:

ANTONIO FARAO’ EKLEKTIK

ingresso € 10 intero / € 7 ridotto (per under 25/over 60)

ore 22.30
Teatro al Castello:

ORIGINAL TRIBUTE TO RINO:
Jasmine Tommaso Sings The Songs Of Rino Gaetano
With Giovanni Tommaso Apogeo Quintet

(Produzione Originale E Prima Assoluta)

ingresso € 10 intero / € 7 ridotto (per under 25/over 60)

Ore 24.00
Teatro al Castello:

MIDNIGHT JAZZ READING

 

Lunedì 21 agosto 2017. Dopo il triplo concerto del 20 agosto con cui è partita la sezione Rumori Mediterranei, la XXXVII Edizione del Roccella Jazz Festival presenta una delle serate più attese dal pubblico e dalla stampa, ma anche una delle più rappresentative artisticamente, con la combinazione di diversi modi di intendere il jazz e una produzione originale del festival, in prima assoluta, dedicata a Rino Gaetano.

Alle 18.00 in Auditorium un progetto multimediale dedicato al rapporto tra i luoghi del Sud e il jazz, un filo conduttore decisivo nella longeva attività di Pino Ninfa, fotografo del jazz (e non solo) tra i più influenti, nonchè presidente dell’associazione P.I.M. (poesia-immagine-musica). Il titolo dello spettacolo Sulla Rotta Delle Storie. Un Omaggio Al Mediterraneo – Da Roghudi A Leptis Magna è eloquente: insieme alle immagini la musica, offerta da due straordinari strumentisti quali Vincenzo Mazzone (Batteria) e Nicola Pisani (Sassofoni), una congiunzione tra vista e udito, con l’obiettivo di sensibilizzare la coscienza collettiva. Produzione originale del Roccella Jazz.

Il sud che ispira l’intera rassegna e in particolare questa serata di lunedì 21 è alla base anche del lavoro di uno dei più eclettici e ammirati uomini di jazz in Italia: Antonio Faraò, che presenta a Roccella il nuovo disco Eklektik. Il pianista romano ha una discografia importante, con colossi di fama internazionale come Miroslav Vitous, Joe Lovano, Bob Berg, Jack De Johnette e molti altri, il suo ultimo lavoro Eklektik – al crocevia tra jazz, funk, elettronica e fusion – annovera una “all star band” con Snoop Dogg, Marcus Miller, Bireli Lagrène, Manu Katché, Mike Clark, Robert Davi, Didier Lockwood e Lenny White. A Roccella Faraò avrà con sè una band coi fiocchi: Ronnie Jones e Claudia Campagnol (Voce), Enrico Solazzo (Tastiere & Programming), Daniele Sorrentino (Basso Elettrico) e Lele Melotti (Batteria).

Ultimo concerto della serata, l’evento clou dell’intera rassegna. Prima assoluta per una produzione originale del Roccella Jazz Festival: “Original Tribute To Rino” – Jasmine Tommaso Sings The Songs Of Rino Gaetano With Giovanni Tommaso Apogeo Quintet. Una straordinaria rilettura del patrimonio di Rino Gaetano da parte di un grande del jazz italiano e internazionale, quel Giovanni Tommaso noto non solo ai cultori del jazz di tutto il mondo, ma anche agli amanti della discografia del cantautore crotonese, visto che si occupò degli arrangiamenti e della direzione d’orchestra di E io ci sto (1980), coinvolse Rino nel progetto Alice del Perigeo Special (1980) e nel tour con il New Perigeo e Riccardo Cocciante che diede vita al QConcert (1981). Accanto allo storico contrabbassista e alla figlia Jasmine, che da anni vive in America, una formazione speciale con Daniele Scannapieco (Sax), Alberto Parmeggiani (Chitarra), Claudio Filippini (Pianoforte) e Alessandro Paternesi (Batteria).

Lunedì 21 prosegue un’antica tradizione del Roccella Jazz Festival, le masterclasses che si svolgeranno nelle prestigiose sale del Palazzo Carafa, recentemente restaurato. I docenti saranno proprio sei tra i musicisti partecipanti: Giovanni Tommaso (contrabbasso), Francesco Bearzatti (clarinetto), Dave Howard (armonia e composizione), Jasmine Tommaso (canto), Francesco Loccisano (chitarra battente), Claudio Cojaniz (pianoforte). Nella stessa settimana sarà possibile partecipare anche a seminari e corsi di formazione: monitoraggio di palco (Enzo Barchitta), “suono, ergo sono” (Piera Recchini), fotografia (Pino Ninfa), passeggiate musicali (Eleonora Bilotta, Francesca Bertacchi, Francesco Rosa), tecnica moderna per fisarmonica(Virginio Aiello), “il contraccolpo nel jazz” (Massimo Donà).

Martedì 22 agosto in programma il concerto dei Raw Frame, nuovo e talentuoso trio di art-jazz; il Massimo Donà Trio con Francesco Bearzatti in una produzione originale (prima assoluta) tra filosofia e jazz, con uno “sguardo sonoro” a Pitagora; infine un tuffo nella storia dell’acid jazz con il popolarissimo James Taylor Quartet, il trionfo dell’organo Hammond soul jazz.

 

Roccella Jazz:
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Enzo Zirilli , o Zirobop

ENZO-ZIRILLIS-ZIROBOP

UR records

Enzo Zirilli, drums, cajon, percussion, whistle
Alessandro Chiappetta, guitar
Misha Mullov – Abbado, bass
Rob Luft, guitar

Enzo Zirilli ama la sua batteria.  Enzo Zirilli ama la musica al di là dei generi. Lo ha detto lui stesso: “ Il mio animo artistico è sempre a cavallo tra “Blues & Roots” (di Mingusiana memoria) e ricerca, non convenzione, rigore, rischio e provocazione, essendomi io formato ascoltando a casa contemporaneamente John Coltrane e i Beatles, Miles, Mingus e i Genesis, i Pink Floyd e gli Yes, Jimi Hendrix, Crosby Stills Nash & Young o Simon & Garfunkel e Joao Gilberto, Jobim, Frank Zappa o James Taylor, senza chiedermi minimamente che musica suonassero, ma semplicemente godendone.”
Zirobop, edito da UR records, è il suo primo album da solista e colpisce da subito proprio la sua gioia di poter suonare ciò che ama al di là di ogni “rigore tematico” o “progetto” sotteso ad una preformata coerenza.
Il progetto che c’è dietro questo album è la musica che piace ad Enzo Zirilli, che piace, ad ascoltare la coesione del gruppo, anche ai musicisti prescelti per questa avventura: Alessandro Chiappetta e Rob Luft alle chitarre e Misha Mullov – Abbado al contrabbasso.
L’organico è particolare. Mica facile, per una batteria rimanere acusticamente nei limiti di una simile compagine… ma Zirilli ama la sua batteria. La ama, dicevamo, e ama la musica. E dunque riesce a quadrare il cerchio arricchendo i suoi battiti più che di volumi deflagranti, di mille suoni, di timbri, dando ovviamente ritmo ma dando soprattutto atmosfera, in una sequenza di brani che ti tengono incollato all’ascolto per la loro morbidezza, eleganza, ironia persino, e intensità.

Il suo omaggio al Jazz è divertito, affettuoso e grato, “grateful” direi (Zirilli è a Londra fisso oramai da anni, purtroppo per noi), e lo troviamo in “Straight no seven” e in “Thank You very Monk: I mean You – Bye ya”. Una batteria dal groove intenso, con il rullante che prevale e si toglie molte soddisfazioni, cantando abbracciata insieme alle chitarre, spesso omoritmicamente. Soli di chitarra impeccabili, arrangiamento jazzistico puro, e un bel solo  di contrabbasso inarrestabile. “Zio Masi” , dello stesso Zirilli, è un jazz quasi ironicamente retro, forte di una batteria swing in maniera iper classica, divertente nel suo progressivo inarrestabile accelerare.
L’amore di Enzo Zirilli per il Brasile, che è emerso in lavori bellissimi come “Contigo oen la distancia” e “Floricanto” , e la sua passione per il suonare in formazione con la chitarra, emergono chiari in “Cancion Brasilena” (brano originale di Luft), in cui le percussioni sono suggestive, e rievocano il mare, il vento. E il vento è anche la batteria che soffia, ricchissima di spunti, che già da sola crea un suo tema e il suo sviluppo. La melodia centrale è pulita, l’impianto armonico e tematico delle due chitarre sono bossanova pura. Gli assoli di chitarra e contrabbasso sono pregevoli.
Ma c’è anche Jobim, con una delle sue più belle canzoni, “Olha Maria”, che viene suonata preservandone il tema con amore, lasciandone intatto il profondo struggente lirismo: la batteria è quasi solenne, l’accompagnamento dolce, e le dinamiche, che ne arricchiscono l’impatto emotivo, in alcuni tratti persino toccanti.  C’è un po’ di Brasile anche in “Personised”: negli accordi, nell’ arrangiamento, nella scelta dei suoni della batteria. Il contrabbasso di Mullov esegue un assolo bellissimo, tranquillo, placido ed intenso, senza cedere alla tentazione di esibirsi in virtuosismi inutili. Ed è questo proprio il virtuosismo, molto utile: quello di non cedere. Alla Charlie Haden. La batteria lo esalta, e così le due chitarre.
Uno dei brani più accattivanti del cd è dell’ indimenticato Andrea Allione, chitarrista virtuoso piemontese scomparso prematuramente nel 2013: Vostok 9. Un omaggio in cui traspare anche una sincera nostalgia, coinvolgente ed intenso. Parte con effetti e rumori ed entra nel vivo con la chitarra che espone il tema in modo soft, dolce. La progressione del brano è pensata con una grande cura al particolare che, attenzione, è tutt’ altro che cerebrale: piuttosto è frutto di una severa ricerca espressiva che guidi il sentire emotivo in modo che arrivi dritto al cuore di chi ascolta. I crescendo dinamici e di spessori armonici e ritmici avvinghiano fino alla fine, e sono dense di suggestioni rock mai didascaliche, sempre congrue.
“Wu Wey” (di Alessandro Chiappetta) è una indovinata progressione armonica in 3/4 percorsa dolcemente dalla chitarra che ne sottolinea l’andamento.
E poi troviamo Pino Daniele, in “Maggio se ne va”: anche in questo caso il tema principale viene “custodito” gelosamente, ed esaltato dal fraseggio, dalle dinamiche, dalla morbidezza quasi lirica della batteria e dalle progressioni delle due chitarre, belle, molto belle.
Il cd si conclude con un brano avveniristico, un po’ lounge, evocativo, di atmosfera, quasi una colonna sonora, che mostra quanto Zirilli abbia l’ inclinazione ad un proficuo continuo cambiamento di stile, senza mai perdere la propria forte personalità.
Un disco, Zirobop, felice. Per le sonorità, per la libertà con cui è stato concepito, per l’ afflato tra i musicisti. Per la felicità e l’emozione, evidenti, con le quali è stato concepito e realizzato. Morbido, intenso, divertente, nostalgico, e in molti tratti emozionante. Da ascoltare con gioia.

I NOSTRI CD. Novità da tutto il mondo

I NOSTRI CD

Weather Report “The Legendary Live Tapes: 1978-1981″ – Legacy Recordings
wheaterreportAnche nel jazz il mercato discografico attraversa un momento particolarmente difficile: si producono molti, forse troppi dischi che poi nessuno compra anche perché, diciamolo chiaramente, gli album davvero interessanti, degni di essere ascoltati con attenzione e di essere conservati sono pochi. A questa seconda categoria appartiene la sontuosa realizzazione della Legacy Recordings, una divisione della Sony Music Entertainment: un cofanetto di 4 album contenente concerti inediti della band le cui concezioni avrebbero rivoluzionato il mondo del jazz – e non solo – influenzando generazioni di musicisti. Registrato dal vivo tra il 1978 e il 1981, “Weather Report, The Legendary Live Tapes” presenta quella che a detta di molti è stata la migliore formazione del gruppo, vale a dire, Joe Zawinul (tastiere), Wayne Shorter (sassofono), Jaco Pastorius (basso elettrico) e Peter Erskine (batteria) cui si aggiunge nei concerti in quintetto  Robert Thomas, Jr. (percussioni). Questa sorta di compilation da concerti inediti è stata curata e prodotta da Peter Erskine e Tony Zawinul (figlio del compianto Joe); le performances sono state registrate o dal data mixing engineer Brian Risner o direttamente dal pubblico (bootleg). Il tutto è completato da un libretto di 32 pagine scritto da Peter Erskine, con rare fotografie del periodo. I risultati sono assolutamente apprezzabili: abbiamo, infatti, l’opportunità di riascoltare il gruppo in uno dei momenti di maggiore creatività grazie anche all’innesto di quello straordinario fenomeno che fu Jaco Pastorius (lo si ascolti, tra l’altro, in due strepitosi assolo alla fine del CD 1 e nel quarto pezzo del CD 4). Ma è tutta la band ad esprimersi su livelli di eccellenza, evidenziando grande coesione con Zawinul e Shorter impegnati sempre a ricercare nuove vie espressive e un Peter Erskine che già allora dimostrava di essere uno dei batteristi più inventivi e originali della storia del jazz. Venendo ad una disamina più particolareggiata del cofanetto, va subito rilevato che lo stesso non è organizzato in forma cronologica: il primo e il terzo CD si riferiscono ai concerti effettuati in quintetto nel 1980 e ’81 mentre il secondo e il quarto sono dedicati al quartetto registrato durante il 1978. L’ascolto di questi album ci consente alcune considerazioni di fondo: innanzitutto se è vero che i Weather Report ottenevano grandi risultati in studio, è altrettanto vero che dal vivo la qualità delle loro esibizioni non era inferiore e questo indipendentemente dal fatto che il gruppo si esibisse in quartetto o in quintetto. In secondo luogo risalta evidente la maestria pianistica di Zawinul: troppo spesso si è considerato Joe un abilissimo assemblatore di suoni e un grande tastierista trascurando la sua dimensione pianistica: ebbene lo si ascolti nel duetto con Wayne Shorter che apre il secondo CD sulle note di una medley ellingtoniana (“Come Sunday” e “Sophisticated Lady”) per avere un’esatta percezione del suo pianismo. Infine viene ribadita sia la grande capacità del gruppo di controllare sempre e comunque le dinamiche sia la sagacia compositiva di Zawinul i cui temi resteranno nella storia del jazz: due titoli per tutti “Birdland” e “Black Market” registrati in quartetto alla Koseinenkin Hall di Tokyo il 28 giugno del 1978.

Les Ambassadeurs – “Rebirth” – World Village 479113
rebirth“Pop mandingo e groove inalterabile…Il gruppo faro delle nuove musiche africane è di ritorno”. Così recita la fascetta di presentazione di quest’album ed in effetti queste poche parole racchiudono mirabilmente il senso dell’album: il ritorno sulle scene di una band che ha fatto la storia della musica africana. Si era nel 1969 e il vocalist Salif Keita, stella di primaria grandezza, diede vita a questo gruppo che in breve conquistò dapprima il pubblico del Mali e poi dell’intera Africa dell’Ovest grazie alla fortissima carica ritmica, all’inimitabile groove e alla sincerità di ispirazione. E l’orchestra ha avuto anche una ragguardevole importanza sociale dal momento che ha indirizzato verso la musica moltissimi ragazzi che probabilmente avrebbero intrapreso strade diverse, più pericolose. Dopo l’esperienza africana e la fine di questa esperienza, in questi ultimi quaranta anni i singoli componenti degli “ambasciatori” si sono affermati singolarmente nel resto del mondo, divenendo tutti musicisti di primissimo piano . Anche di qui il favore con cui è stata accolta la rinascita della band nel 2015, per una tournée europea e questo EP di quattro titoli uscito a fine giugno in formato CD ed LP. L’organico è straordinario: oltre al già citato Keita, abbiamo – tanto per fare qualche nome – Amadou Bagayoko et Ousmane Kouyate alla chitarra, Cheikh Tidiane Seck et Idrissa Soumaoro alle tastiere, Sékou Diabaté al basso. E la musica non è da meno: fresca, trascinante, coinvolgente come nei primissimi anni ’70. Infine c’è un risvolto umanitario che non ci sentiamo di trascurare: Salif Keita è un albino e gli albini in Africa sono fortemente discriminati; lui ce l’ha fatta, ma per aiutare gli albini in Mali, è stata creta la fondazione “Salif Nantenin Keita” cui andranno i proventi ricavati dalla vendita dell’album.

The David Benoit Trio – “Believe” – Concord 37154
BelieveA chi predilige la musica d’avanguardia e/o improvvisata, poco o nulla dirà l’ascolto di questo album che invece presenta notevoli motivi di interesse per chi ama un jazz più tradizionale. In primo luogo la bontà degli esecutori. Il pianista, compositore e arrangiatore David Benoit si è conquistata negli anni una solida reputazione che gli ha fruttato per ben tre volte la nomination ai Grammy: nel 1989 per Best Contemporary Jazz Performance – Every Step Of The Way; nel 1996 per Best Large Jazz Ensemble Performance – GRP All_Star Big Band; nel 2000 per Best Instrumental Composition – Dad’s Room from Professional Dreamer. Identico discorso per la vocalist Jane Monheit anch’essa insignita di due nomination ai Grammy: nel 2003 , per Best Instrumental Arrangement Accompanying Vocalist(s)- “Since You’ve Asked” e nel 2005 per Best Instrumental Arrangement Accompanying Vocalist(s) – “Dancing in the Dark” , per non parlare della vittoria – nell’ormai lontano 1998 – alla Thelonious Monk International Vocalist Competition. I due avevano già collaborato pochi mesi or sono incidendo il cd ‘2 in Love’ dedicato alla voce e si sono ritrovati per questo disco che, pur nascendo con l’etichetta di ‘album natalizio’ in effetti è perfettamente fruibile in ogni stagione dell’anno. I due sono accompagnati dall’eccellente flautista Tim Weisberg e da una sezione ritmica di assoluta eccellenza composta da Jamey Tate alla batteria e David Hughes al basso cui si aggiunge in alcuni brani un’eccellenza della musica corale, l’ All-American Boys Chorus diretto da Wesley Martin. Come si accennava, il gruppo affronta un repertorio di canzoni natalizie che gli appassionati di jazz gradiranno certamente… anche perché tra queste figura la celebre “My Favorite Things” arrangiata dal trio e dalla vocalist. A questo punto è opportuno sottolineare ancora la levità, la delicatezza con cui i musicisti affrontano un repertorio facile se si vuol produrre semplicemente della buona musica d’ascolto, assai difficile se si pretende qualcosa di più. E crediamo che sia proprio questo il caso di David Benoit e Jane Monheit.

Chick Corea & Bela Flech – “Two” – Stretch Records 37992 02
twoPersonaggio complesso, immaginifico, visionario, Chick Corea sta attraversando molte stagioni del jazz lasciando sempre un’impronta ben visibile della sua arte. Egli appartiene a quella schiera di artisti che mai riposa sugli allori tentando sempre nuove vie, sperimentando continuamente contesti diversi, sonorità inusuali. E’ in quest’ambito che si iscrive la sua collaborazione con il banjoista Bela Fleck che oramai data da lunga pezza. In particolare Corea fu invitato da Bela Flech dapprima a suonare in tre brani nell’album “Tales From The Acoustic Planet” inciso con i Flecktones nel ’94 e quindi ad essere presente in altri tre brani nel doppio “Live art” pubblicato nel ’96. Dal canto suo Corea ricambiò la cortesia invitando il banjoista come ospite d’onore nel DVD “Rendezvous in New York” del 2005. Di qui una fertile collaborazione declinata attraverso varie tournées in duo e la realizzazione dell’album “The Enchantment” nel 2007 che ottenne grandi consensi tanto da guadagnarsi il sesto posto nella classifica di Billboard dei Top Jazz albums mentre Fleck riceveva una nomination al Grammy award per “Spectacle” nella categoria “Migliore composizione strumentale”. E non c’è dubbio che anche questo “Two” ottenga gli stessi favori di pubblico e di critica. I due CD contengono quattordici brani , di cui cinque scritti da Corea e sei da Fleck, cui si aggiungono il celeberrimo “Brazil” di Barroso & Russell presentato in versione tanto originale quanto convincente, “Bugle Call Rag” di Pettis, Meyers, Schoebel e “Prelude en Berceuse” di Henri Dutilleux compositore francese venuto meno nel 2013. Brani che provengono tutti dagli spettacoli che i due hanno portato in giro per il mondo negli ultimi sette anni. Quindi registrazioni live che ,come facilmente intuibile da quanto sopra detto, evidenziano la perfetta intesa tra i due: Chick e Bela sanno benissimo come rapportarsi, quando prendere l’iniziativa e quando lasciarla al compagno, in un gioco di rimandi che non conosce attimi di stanca. La loro comunicazione va al di là del fatto squisitamente musicale articolandosi anche su un piano molto più intimo tanto da toccare chi li ascolta con attenzione e partecipazione.

Bill Frisell – “When You Wish Upon a Star” – Okeh 88751
When you vishPersonalità complessa come quella del già citato Chick Corea, anche Bill Frisell è artista che non disdegna le sfide misurandosi su terreni non proprio facili. E’ il caso di questo album in cui Frisell affronta un repertorio tratto da film e dalla TV che sarebbe potuto risultare banale se non fosse stato illuminato dai lampi di classe di questo chitarrista. Frisell ci riporta ad un periodo non troppo lontano in cui James Bond imperversava sul grande schermo e i programmi televisivi si mantenevano ancora su standard accettabili; di qui una sorta di viaggio onirico in un passato ancora presente – ci si consenta l’ossimoro – in cui vengono rivisitati brani che ben conosciamo. Ecco quindi organizzati in forma di suite “To Kill A Mockinbird” di Elmer Bernstein, “Psycho” di Bernard Herrmann, “Once Upon a Time in the West” di Morricone, “The Godfather” di Nino Rota… e poi altri classici tratti e da film (“When You Wish Upon a Star” una canzone contenuta nel film Pinocchio, con testo di Ned Washington e musica di Leigh Harline, “Moon River” di Henry Mancini e Johny Mercer, “The Shadow of Your Smile” di Heywood, Mandel e Webster da “Castelli di sabbia”, “You Only Live Twice” di John Barry dal celebre “Goldfinger”, “The Bad and the Beautiful” scritto da David Raksin da “Il bruto e la bella” di Minnelli) e da serie televisive (“Bonanza” di Livingston-Evans, “Happy Trails” di Dale Evans) il tutto completato da un eccellente original di Frisell “Tales From The Far Side”. Come si accennava in apertura, Frisell affronta questi brani in modo assolutamente originale rivitalizzando il mistero insito in questa musica che oramai fa parte del patrimonio collettivo. In particolare Frisell e Kang dialogano mantenendo un grande equilibrio tra parte scritta e improvvisazione con Royston e Morgan che supportano il tutto con grande levità. Dal canto suo Petra Haden, pur non essendo un’interprete jazz, si presta assai bene all’intento narrativo del leader.

Ahmad Jamal – “Live in Marciac” – Jazzbook Records – CD + DVD 570078.79
lIVE IN mARCIACRecensire un album del genere è impresa quanto mai difficile: cosa, infatti, si può aggiungere che già non si sappia dell’arte di Ahmad Jamal? Praticamente nulla . Né, a memoria, ricordo un solo album del pianista che non sia stato all’altezza della situazione. E anche questo doppio (CD+DVD) non fa eccezione alla regola. L’ottuagenario pianista di Pittsburgh è registrato durante un concerto svolto a Marciac il 5 agosto del 2014 accompagnato dal bassista Reginald Veal, dal percussionista Manolo Badrena e dal batterista Herlin Riley. Il repertorio è lo stesso del concerto di Londra pochi mesi prima, vale a dire alcuni classici dello stesso Jamal e due standards con l’aggiunta, nell’occasione , di altri due pezzi “Silver” sempre di Ahmad e “Strollin’” di Horace Silver presentati proprio per omaggiare Silver venuto meno proprio pochi mesi prima del concerto di Marciac il 18 giugno del 2014. Quasi inutile aggiungere che Jamal nulla ha perso dell’originaria classe. Il suo pianismo è sorretto da grande tecnica, da un groove incessante e soprattutto dalla personalissima capacità di passare con grande disinvoltura da atmosfere raccolte e intimiste a brani caratterizzati da una forte carica ritmica, mantenendo intatta la sua cifra stilistica. Così, ad esempio, dal clima latineggiante di “Sunday Afternoon” eccoci trasportati nel delicato lirismo, in alcuni passaggi, di “The Gipsy”, per transitare successivamente allo spumeggiante swing di “Strollin”… fino al ben noto “Blue Moon” tutto giocato su un tempo veloce ottimamente sostenuto dai partners del pianista. E al riguardo non si può non evidenziare e l’affiatamento fra i quattro e il valore dei singoli che hanno avuto tutti la possibilità di porsi in primo piano, con uno strepitoso Reginald Veal spesso impegnato ad introdurre i brani sia da solo sia in trio con batteria e percussioni.

Stacey Kent – “Tenderly” – Okeh – Sony Music
TenderlyUna splendida voce, un’interpretazione intensa ma sempre ben calibrata, arrangiamenti raffinati, un repertorio che pesca a piene mani nel classico songbook americano: questa, in estrema sintesi, la carta d’identità dell’album in oggetto assolutamente sconsigliabile per quanti cercano la sperimentazione ad ogni costo. La vocalist si muove, infatti, in un contesto jazzisticamente canonico, potendo contare sulla collaborazione di eccellenti strumentisti quali Jim Tomlinson (suo compagno nella vita oltre che nell’arte), al sax tenore e flauto, il bassista Jeremy Brown e soprattutto il celebre chitarrista, compositore e produttore Roberto Menescal, a ben ragione considerato oramai da molti anni una delle personalità più importanti della scena musicale brasiliana. Nonostante Kent e Menescal appartengano a due generazioni diverse e abbiano background non assimilabili, sono tuttavia legati da un idem sentire musicale assolutamente straordinario. In effetti come la Kent era rimasta sin da piccola affascinata dalla musica brasiliana e dalla bossa nova, così Menescal aveva trovato in Julie London e in Barney Kessel una delle prime fonti di ispirazione. Sulla base di questi comuni amori per il jazz e la bossa nova, la loro reciproca stima si era già in qualche modo concretizzata nel 2013 quando il chitarrista aveva partecipato alla realizzazione dell’album “The Changing Lights” della Kent sonando in due brani, “O Barquinho” una composizione dello stesso Menescal e un original di Jim Tomlinson/Antonio Ladeira “A Tarde”. Visto il buon esito dell’operazione, i due hanno deciso di rincontrarsi per una collaborazione più estesa, che ha trovato un’esauriente esplicazione nelle dodici registrazioni contenute nell’album . Alle prese, come si accennava, con una serie di standard (cui si aggiunge “Agarradinhos” di Roberto Menescal e Rosalia De Souza) è stato quasi naturale trovare un terreno d’intesa nella modalità di approccio al materiale tematico quasi minimalista, con la voce di Stacey non particolarmente estesa ma sempre calda, suadente, a tratti emozionante, mai comunque sopra le righe, con la chitarra di Menescal a sottolineare ogni passaggio, ad evidenziare ogni più piccola sfumatura, con Brown e Tomlinson ad assecondare i preziosi arrangiamenti di Menescal tanto da non far minimante avvertire la mancanza della batteria. (altro…)