Flavio Spampinato: da Roma a Bruxelles sulle ali della musica nera

Ho appena finito di ascoltare per la quarta volta “Nascente”, un bell’album firmato dal vocalist Flavio Spampinato per l’Alfa Music. Dicevo un bell’album e questo giudizio è del tutto condiviso da Maria Pia De Vito e da David Linx, che di canto jazz capiscono qualcosina. Non a caso scrive la De Vito, riporto testualmente: “In ‘Nascente’, questo primo lavoro di Flavio Spampinato, ritrovo grazia e profondità, ricerca, tensione desiderante, gioia, nella grana della voce. C’è amore. C’è tutto quello che occorre per un viaggio lungo con la musica. Ad maiora!”.

Flavio Spampinato è seduto proprio di fronte a me in un’afosa giornata d’estate e ci apprestiamo a concretizzare un’intervista a lungo progettata. Da siciliano doc sono molto incuriosito dal cognome del mio interlocutore dal momento che Spampinato sembra venire proprio dalla mia città, Catania.
“Spampinato è un cognome cento per cento siciliano, area catanese – mi conferma il musicista – comunque sono nato a Roma e dopo ventidue anni nella Capitale mi sono trasferito a Bruxelles, con un intermezzo a Berlino”.

-Come si è avvicinato alla musica, al jazz?
“Mi sono avvicinato alla musica un po’ per caso, in casa, ma il jazz l’ho scoperto in un secondo momento, da solo. Intorno ai sedici anni ho cominciato a conoscere meglio tutto ciò che prima avveniva spontaneamente, ho osservato la mia voce prendendo lezioni di canto, dopo il liceo è stato il Conservatorio e tutto ciò che ne consegue”.

-Come mai ha scelto il canto, disciplina di solito poco frequentata specie dagli uomini?
“Una scelta totalmente corporea. Il primo strumento che abbiamo a disposizione per esprimere noi stessi è proprio la nostra voce, il canto, e l’ho sentito da subito mio”.

-C’è stato sin dall’inizio un qualche modello di riferimento?
“Vari, troppi da mettere in lista, tanti e diversi tra loro. Comunque uno dei primi che mi ha fatto innamorare della musica è stato Stevie Wonder”.

-Scelta che personalmente considero ben fatta. Quindi l’inizio è da collegare strettamente alla musica nera globalmente intesa…
“Assolutamente. Il jazz è giunto dopo, quasi come una sorta di naturale evoluzione. Così, insieme alle voci del Soul e del Blues, mi sono ritrovato ad ascoltare gli improvvisatori di jazz e le cantanti, ma non ce n’è solo uno che posso dire d’avermi particolarmente influenzato. Mi ritrovo nel canto jazz, cerco ogni giorno di ampliare un vocabolario che viaggia tra storia e contemporaneità”.

-In Conservatorio con chi ha studiato?
“A Roma ho avuto la fortuna di incrociare sin dal primo anno Maria Pia De Vito e con lei ho studiato per tre anni. Gli ultimi due, dietro suo suggerimento, ho studiato con David Linx a Bruxelles e poi mi piace citare anche Elisabetta Antonini che è stata un’altra ‘mamma musicale’ che mi ha seguito fuori dal Conservatorio”.

-Quindi, se ho capito bene, lei è andato a Bruxelles sulla scia di David Linx. Ma come le è venuto in mente?
“Mi sono innamorato di lui attraverso la sua musica e ho pensato ‘devo incontrare questa persona’. Il suo stile, la sua musica erano molto vicini a ciò che alimentava il fuoco nello studio, la frenesia di carpire i segreti dell’improvvisazione”.

-Per cui è andato a Bruxelles e qui cosa è accaduto?
“L’ho incontrato ed è stato un percorso piuttosto accidentato, pieno di alti e bassi; David è una persona ricca di ‘artisticità’ se mi passa il termine, ma anche di carattere, di esplosività, e queste non sono caratteristiche che si trovano ogni giorno. Certo, stargli dietro non è stato facilissimo ma alla fine ne sono uscito enormemente migliorato: mi ha dato tanto, tantissimo. Gli devo davvero molto”.

-Scusi la mia curiosità, ma come fa un ragazzo nato e cresciuto a Roma, artisticamente alle prime armi, ad andare in un Paese straniero e riuscire ad ambientarsi sì da farne una seconda casa? Come funziona?
“Finché si sta in una struttura, in un’accademia – e mi riferisco al Koninklijk Conservatorium di Bruxelles, dove ho studiato altri quattro anni – si ha il confort delle mura. La sfida ovviamente viene dopo, quando si esce da lì, la sfida sta nel rimanere, creare nuove basi e contorni all’interno dei quali dare un senso a ciò che si fa. Superato il primo anno, quindi anche il secondo, la strada si è fatta meno impervia. Molto mi ha aiutato il supporto della famiglia, seppur a distanza, e il Belgio stesso, che mi ha dato fiducia”.

-Quindi lei ha studiato anche al Conservatorio di Bruxelles?
“Sì, nel dipartimento fiammingo ho conseguito il mio Master, mentre in quello francofono la mia formazione all’insegnamento”.

-E la parentesi berlinese?
“È stata un’esperienza Erasmus; quello è stato forse il mio primo salto “nel vuoto”, da solo in una capitale europea, ricca di stimoli. Lì ho incontrato molti musicisti preparatissimi, tra cui la cantante Judy Niemack”.

-Torniamo a Bruxelles. Uscito dal Conservatorio come si è procurato da vivere?
“Ho cominciato ad insegnare nelle scuole di musica, a dare lezioni individuali e poi finalmente nelle Accademie di Marchienne-au-Pont, Evere, e Watermael a Bruxelles. Un concetto che noi in Italia non abbiamo, quello dell’Accademia; si tratta di una struttura statale che non è né Conservatorio né scuola di musica: è una vera e propria Accademia delle Arti dove persone di ogni età possono apprendere l’arte della scena, della danza, della musica, ogni quartiere ne ha una, ed è un gran bel modo di vivere quello di insegnare canto jazz, che è la mia specialità”.

-E le attività più propriamente artistiche?
“Mi rendo perfettamente conto che specie in questo momento sono davvero pochi quanti possono contare sui concerti per introiti sicuri. Fino a oggi ho fatto in Belgio delle esperienze che forse in Italia non avrei potuto fare e mi riferisco alla fiducia che mi hanno accordato tanti promoter, club, anche alcuni festival dove mi sono esibito. Insomma ho fatto dei bei passi avanti, come migrante”.

-Adesso parliamo di questo bel disco che ha come titolo “Nascente”. Che vuol dire?
“Questo termine ha significati diversi a seconda delle due lingue che ho scelto per l’album. Così in italiano, lo sappiamo bene, indica qualcosa che viene alla luce, che nasce, quindi l’atto delle origini, mentre in brasiliano (portoghese), indica la fonte, la sorgente della luce, di un corso d’acqua. E come primo album ho pensato potesse essere un bel titolo”.

-Come mai pur vivendo a Bruxelles lo ha registrato con una etichetta italiana, l’’Alfa Music” nello specifico?
“Perché è un disco molto legato alla cultura mediterranea e italiana, quindi casa, e anche perché, utilizzando la lingua italiana, ho pensato che un’etichetta italiana potesse essere più indicata. Ma forse era anche un’esigenza più personale: volevo ‘nascere’, discograficamente parlando, con un disco edito nel mio Paese. E devo dire che i responsabili dell’Alfa Music si sono mostrati immediatamente interessati ed io mi sono affidato a loro. Da non trascurare poi il fatto che ci sono due musicisti che vivono in Italia, parlo di Alessandro Gwis al piano e del sassofonista Javier Girotto, ai quali si aggiungono la clarinettista francese Hélène Duret e il contrabbassista brasiliano Fil Caporali. I brani sono al sessanta per cento mie composizioni e al quaranta per cento di autori brasiliani: Guinga, Milton Nascimento, Egberto Gismonti”.

-Quindi non strade particolarmente battute…
“No, non è la bossa nova, non è il samba più conosciuto, si tratta di un Brasile che non si ha molto spesso l’occasione di apprezzare. L’album è uscito nel gennaio di quest’anno e finora ha avuto un’accoglienza positiva da parte di quanti lo hanno ascoltato, in special modo critici musicali. Poi il Covid ha messo tutto in standby”.

-In Italia che tipo di progetti ha?
“Mi lasci un attimo tornare in Belgio dove, per l’inizio del 2021, ci sarà un tour che si prospetta molto interessante. In Italia sto aspettando delle conferme per una presentazione del disco nella mia amata Roma. Mi piacerebbe presentarlo alla Casa del Jazz, che per me ha segnato una svolta importante”.

Gerlando Gatto

 

Summertime in Jazz 2019

“Summertime/And the living is easy”. Con queste parole inizia lo standard jazz più famoso di sempre, il brano che ha fornito l’ispirazione per il titolo di questa rassegna che vive nel cuore dell’estate, arrivata alla sua sesta edizione. L’augurio è che vivere sarà più “facile” anche per tutti noi che, dismessi i panni più pesanti e inamidati della stagione fredda, potremo tornare a goderci in pieno quella sensazione di maggiore libertà e leggerezza che sempre l’estate porta con sé. Summertime in Jazz potrà solo contribuire a farci entrare in questo stato di grazia estivo; mostrandoci luoghi già di per sé unici e offrendoci l’occasione di apprezzarli ancora di più grazie all’atmosfera e al contesto che si verrà ogni volta a creare e regalandoci emozioni in musica.

Confermate tutte le tappe di questo viaggio nei luoghi più incantevoli delle valli dei fiumi Trebbia e dell’Arda, in territorio piacentino, che quest’anno si svilupperà dal 19 luglio al 9 agosto, più un’anteprima coi fiocchi il 27 giugno presso la sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano che da sempre sostiene la manifestazione, insieme alla Regione Emilia-Romagna.

Summertime in Jazz nasce nel 2014 come appendice estiva del Piacenza Jazz Fest e fin da subito la sua vitalità si alimenta di un’anima nomade. In perenne peregrinare tra alcune perle della provincia di Piacenza, offre un’occasione in più per farle conoscere a coloro che mai le hanno frequentate e apprezzare da chi, pur credendo di conoscerle da sempre, potrà goderne sotto una nuova, inaspettata luce.

Gli altri soggetti direttamente coinvolti sono tutti i Comuni che hanno come sempre aderito con entusiasmo a questo progetto per la possibilità che dà loro di fare rete, riuscendo a ospitare eventi di grande levatura e di qualità particolarmente elevata che creano curiosità e sono in grado di intercettare i flussi turistici, fungendo anche da efficace attrattiva.

Memori del motto “Squadra che vince non si cambia”, quest’anno è rimasta immutata la formula della manifestazione, anche perché ormai collaudata da anni e premiata dal gradimento del pubblico. Jazz, Soul, Tango, Swing, Gospel e Funky: è un’estate poliedrica e ricca di musica quella in arrivo tra luglio e agosto, con l’anticipazione di fine giugno, organizzata dal Piacenza Jazz Club, con la direzione artistica di Gianni Azzali.

Tredici in tutto i concerti: dieci quelli del programma principale più tre proposti nella rassegna collaterale “Jazz SummerWine” in altrettante cantine della Val Trebbia per sette Comuni coinvolti. Torna anche il concorso fotografico per amatori “La via di Genova e il Piacenziano”, con scadenza il 1° agosto.

Tutti i concerti e gli eventi del programma avranno inizio alle ore 21.30 (tranne il concerto alla Pietra Perduca del 28 luglio programmato alle 18.30) e saranno a ingresso libero, pensati per un pubblico eterogeneo, curioso di andare alla scoperta di iniziative sempre di qualità elevata.

PROGRAMMA

Mentre tutti concerti in collina si distribuiranno tra la seconda metà di luglio e la prima metà di agosto, a Piacenza si terrà invece, come da felice consuetudine, l’anteprima, ospitata nel cortile della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Giovedì 27 giugno si esibirà un duo eccellente, la virtuosa del clarinetto Anat Cohen e un maestro della chitarra quale Marcello Gonçalves, che presenteranno al pubblico il loro lavoro comune “Outra Coisa”, dal sapore cosmopolita, omaggio al compositore brasiliano Moacir Santos. Una proposta eccellente da non lasciarsi scappare.

A partire da venerdì 19 luglio si snoderà poi il programma in collina, che andrà a concludersi il 9 agosto.

Se ci sono un luogo e un momento per ogni cosa, c’è anche una musica per ogni luogo e per ogni momento della giornata. Questa è l’idea che ha guidato in particolare il direttore artistico Azzali nella costruzione del programma, pensato per enfatizzare contemporaneamente i pregi dell’uno e dell’altra: musica e ambientazione andranno così a braccetto, in un gioco di reciproche, virtuose sintonie.

La rassegna si dipanerà a partire dalla Val d’Arda. Per chi non l’avesse mai fatto in precedenza, il consiglio è quello di non perdersi la salita a piedi all’Antica Pieve di Vernasca. Sulla sommità della scalinata, nello spiazzo antistante alla Pieve, oltre alla vista mozzafiato sulla valle tutto intorno si potrà far riposare mente e anima grazie a una delle stelle di questa rassegna: venerdì 19 luglio sarà Javier Girotto con un nuovo trio, infatti, a suonare per i presenti – luna compresa – brani tratti perlopiù dal suo recentissimo lavoro per la ACT dal titolo “Tango Nuevo Revisited”. La settimana seguente venerdì 26 luglio in Piazza Patrioti a Cortemaggiore sarà la volta di Giuliano Ligabue che riunirà tutta la sua Swing Band, presentando il suo nuovo lavoro discografico, la cui uscita è prevista proprio per il mese di luglio, dal titolo “Ci Può Stare”. La sera seguente, sabato 27 luglio ci si potrà arrampicare alla ricerca di frescura, di boschi e distese verdi, fino a Morfasso per godersi una serata all’insegna del divertimento e dello Swing gitano che proporranno gli Hot Cherries, quartetto capitanato dal chitarrista Jacopo Delfini. Anche per loro un bell’album fresco di stampa da presentare e da far suonare, dal titolo “Sleeping Beauty”.

Si prosegue in Val d’Arda a Castell’Arquato martedì 30 luglio, che per la prima volta ospiterà in una delle piazze più belle d’Italia, chiusa tra la Rocca viscontea sullo sfondo, la Chiesa collegiata e il Palazzo del Podestà, un concerto di Spirit Gospel Choir accompagnato dal suo gruppo di cinque elementi, la Spirit Band, diretti da Andrea Zermani. Visto il carattere raccolto e intimo dell’antico borgo medievale di Vigoleno, mercoledì 7 agosto si potrà ascoltare l’ensemble Meditango, un trio di strumenti ad arco, guidato da Tiziano Chiapelli alla fisarmonica; un gruppo che fa brillare, grazie a sapienti arrangiamenti originali, le pagine immortali degli autori di Tango, da Gardel a Piazzolla.

Le tappe programmate in Val Trebbia non saranno però meno belle e suggestive, a partire da una delle più originali e amate, quella sulla Pietra Perduca che domenica 28 luglio (in concomitanza con la festa che vi si svolge, dedicata a S. Anna) con inizio alle 18.30 vedrà esibirsi il Monk’s Caravan Trio, che proporrà un mix di brani dal sapore gipsy swing. Mercoledì 31 luglio sarà la volta di Travo, dove si esibirà il Pablo Corradini Project, un quintetto già affiatato che presenterà il suo ultimo lavoro, basato su composizioni originali del leader, valente polistrumentista oltre che raffinato compositore; sempre molto gradito l’appuntamento musicale in programma a Rivergaro, in piazza S. Agata: quest’anno giovedì 8 agosto si esibirà Andrea Mingardi con un programma incentrato sugli indimenticabili classici del Great American Songbook che si chiama “E allora Jazz…”, accompagnato da un eccellente gruppo di compagni di viaggio. L’edizione 2019 si concluderà anche quest’anno a Cerignale, un incantevole borgo dell’Alta Val Trebbia che merita un soggiorno più che una visita “mordi e fuggi”, approfittando delle iniziative concomitamti, con i mercatini di artigianato e il festival letterario itinerante “Transumanza. Libri e lettori in movimento”. Venerdì 9 agosto nella poetica agorà del borgo affacciata sull’Appennino, suoneranno i Note Noire, un quartetto nato sulla ricerca di repertori tradizionali che ha trovato un proprio specifico linguaggio all’interno della musica contemporanea, mantenendo un legame tra tradizione e modernità. Una ghiotta occasione per andare alla scoperta delle bellezze del territorio, che poi è proprio il principale obiettivo che si prefigge questa iniziativa.

L’Estate alla Casa del Jazz, ricca di splendida musica

Una splendida giornata di caldo e di sole ha fatto da cornice alla conferenza stampa di presentazione di “Summertime 2019“, la rassegna estiva della Casa del Jazz di Roma, che si aprirà il 24 giugno per concludersi il 1° agosto con oltre 30 concerti. Approfittando del clima finalmente favorevole, l’incontro si è tenuto all’esterno della palazzina di viale di Porta Ardeatina; al tavolo delle autorità Aurelio Regina, presidente di Fondazione Musica per Roma, Josè R. Dosal, amministratore delegato di Fondazione Musica per Roma, Teresa Azzaro, direttore artistico de “I concerti nel parco” e Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Crescita culturale di Roma; in prima fila, tra il pubblico,  tre artisti di assoluto rilievo come Enrico Pieranunzi, Sergio Cammariere e Javier Girotto.

È toccato al vicesindaco rompere il ghiaccio; Bergamo ha illustrato gli ottimi risultati ottenuti dal suo assessorato nel Comune di Roma: nei primi tre mesi dell’anno, sono stati organizzati dalle istituzioni culturali partecipate dal Comune di Roma, esclusi i musei, duemilanovecento eventi con circa cinquecentomila presenze. Ora senza voler minimamente contestare tali numeri, chi avesse ascoltato le parole di Bergamo non abitando a Roma, avrebbe potuto credere che la Capitale stia vivendo un momento di particolare fulgore. Purtroppo non è così, ché gli eventi cui Bergamo accennava si sono svolti all’interno di un contesto cittadino non proprio ottimale, per usare un eufemismo. Nessun accenno, quindi, ai molti guai che continuano ad affliggere Roma e che solo molto, molto parzialmente possono essere leniti da quei successi cui il vice sindaco ha fatto riferimento.

Ma veniamo alla musica. Aurelio Regina ha sottolineato il valore sociale e civico che ha la Casa del Jazz, luogo tolto alla malavita organizzata e restituito alla città per cui “fare musica qui ha un valore doppio rispetto ad altri luoghi”. Fare musica che, anche quest’anno, si svolge sotto l’egida di Musica per Roma, dopo che lo scorso anno la manifestazione si era chiusa con un bilancio gratificante di oltre ventimila presenze. E tutto lascia supporre che anche quest’anno si potranno raggiungere risultati altrettanto positivi, vista la qualità del programma che comprende jazz, blues, soul, tango, swing, funky, acid jazz e musiche del Mediterraneo.

Come al solito ci soffermiamo sugli appuntamenti a nostro avviso più interessanti. In quest’ambito si inserisce l’apertura del 24 giugno con il Quinteto Astor Piazzolla, formazione di virtuosi sotto la direzione di Laura Escalada Piazzolla creata per proteggere e diffondere l’enorme lascito del musicista argentino.

L’8 luglio toccherà agli Incognito che riproporranno il loro inconfondibile mix di groove, soul e funk. Tanto atteso, poi, il ritorno del chitarrista Bill Frisell, che si esibirà in trio con Thomas Morgan e Rudy Royston il 10 luglio. Il 15 luglio ecco la Band guidata da Steve Gadd uno dei più influenti batteristi dell’intera storia della musica contemporanea; il 17 sarà la volta di un duo d’eccezione composto dal pianista belga Eric Legnini e da uno dei più talentuosi interpreti della New Jazz Generation italiana Raffaele Casarano. Il 19 luglio, a nostro avviso l’appuntamento più importante dell’intera rassegna: arriva Charles Lloyd, uno dei più grandi sassofonisti viventi, una vera leggenda, noto tra l’altro per alcune incisioni storiche (“Forest Flower” tanto per citarne una) e per aver lanciato le carriere di molteplici pianisti, tra cui Keith Jarrett e Michel Petrucciani. Il 21 luglio sarà la volta del trio composto da Peter Erskine, Eddie Gomez e Dado Moroni.

Il 30 luglio, grande festa per i 25 anni di uno dei gruppi più noti per aver reinterpretato il tango argentino in chiave jazz: Javier Girotto & Aires Tango “25 anos”. Come al solito “robusta” e di assoluta qualità la presenza del jazz italiano.

Il 26 giugno prima serata con la Roma Sinfonietta che eseguirà Trouble in Tahiti, opera nata nel 2018 in occasione del centenario della nascita di Leonard Bernstein, mentre la seconda serata – in programma il 4 luglio – sarà dedicata al genio compositivo di George Gershwin.  Il 29 giugno sarà il turno del poliedrico vocalist Gegè Telesforo mentre il 6 luglio ritorna la NTIO New Talent Jazz Orchestra, formata da giovani talenti del jazz italiano diretta da Mario Corvini che, per l’occasione, interpreterà le composizioni e la musica di Enrico Pieranunzi, egli stesso sul palco come ‘special guest’ (progetto che diverrà presto un disco per Parco della Musica Records).

Il 25 luglio troviamo la tromba di Paolo Fresu unita al bandoneon di Daniele di Bonaventura che incontreranno il violoncellista carioca Jacques Morelenbaum per gettare un ponte tra Mediterraneo e Brasile.  Il 26 luglio Sergio Cammariere presenterà al pubblico romano il suo ultimo disco “La fine di tutti i guai” pubblicato dalla Parco Musica Records; il 29 luglio Antonello Salis e Simone Zachini, virtuosi della fisarmonica e improvvisatori totali, si incontreranno per sperimentare una musica senza confini. Il 31 luglio l’eccezionale duo Fabrizio Bosso (alla tromba) e Julian Mazzarielo (al pianoforte) presenterà il nuovo disco ‘Tandem Live’.

Ma “Summertime 2019 – L’estate a Casa del Jazz” non finisce qui e prosegue anche con la 29esima edizione de “I concerti nel parco” – per la quarta volta nella location in via di Porta Ardeatina – con la direzione artistica di Teresa Azzaro. Vera e propria anima della manifestazione, la Azzaro è persona sicuramente capace, competente… peccato che non possieda il dono della sintesi. Il suo intervento, davvero lungo… molto lungo, ha reso impossibile seguirla con attenzione sino alla fine. Comunque, scorrendo il ricco programma, ci sono alcuni appuntamenti di rilievo anche per gli appassionati di jazz.

In particolare, l’11 luglio sarà di scena Sarah Jane Morris, una delle vocalist più carismatiche e interessanti dell’intero panorama musicale al di là di qualsivoglia etichetta mentre il 16 luglio il fisarmonicista di statura mondiale, Richard Galliano, e il flautista Massimo Mercelli si incontreranno con i Solisti Aquilani.

Il 27 luglio il duo Omar Sosa (pianoforte) e Yilian Canizares (violino e voce) si esibiranno con il percussionista Gustavo Ovalles nelle vesti di special guest. Infine, il 1° agosto, il graditissimo ricorso dell’Orchestra di Piazza Vittorio con la direzione artistica e musicale di Mario Tronco.

Gerlando Gatto

 

Napoli Jazz Fest 2017: la nostra intervista al direttore artistico, Michele Solipano

Archiviata la terza edizione di Napoli Jazz Fest, la rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Napoli Jazz Club, con la collaborazione dell’Assessorato comunale alla Cultura e con il Maggio dei Monumenti, svoltasi dal 4 al 7 maggio, alla quale ho partecipato come inviata della nostra testata.

A Napoli ho avuto l’occasione di fare una chiacchierata con il direttore artistico del Festival, Michele Solipano, instancabile promotore della musica e di eventi culturali e grande appassionato di jazz.

Questa è l’intervista che mi ha rilasciato.

D – Napoli Jazz Fest: da settembre, com’era in origine, anticipato a maggio. La scelta è associabile unicamente alla concomitanza con il Maggio dei Monumenti, rassegna culturale molto amata dai napoletani e dai turisti, o la decisione è maturata anche per altre considerazioni?

R – Si, diciamo che abbiamo approfittato di questo rifiorire di fermento turistico nella città di Napoli per associare il Napoli Jazz Fest al Maggio dei Monumenti, allo scopo di poter far conoscere meglio alcune delle più importanti testimonianze culturali presenti nel centro storico.

D – Il Napoli Jazz Fest è alla sua terza edizione, prima di parlare del futuro, mi racconta un po’ del vostro passato, sempre legato al Napoli Jazz Club?

R – Diciamo che il Napoli Jazz Fest è l’ultima nata tra le rassegne che ogni  anno proponiamo, in particolare, nella stagione invernale, ci occupiamo di realizzare il Napoli Jazz Winter, giunto nel 2017 alla sua undicesima edizione,  mentre nel periodo giugno/luglio ci occupiamo di un vero e proprio festival, che realizziamo ormai da 10 anni presso la Piazza D’Armi di Castel S.Elmo e denominato appunto S. ELMO ESTATE.

D – Le faccio una domanda che è un po’ una provocazione: leggo nel comunicato stampa che riparte la collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. Dove e perché si era perso questo importante – e credo ineludibile – sostegno, fondamentale se si vogliono proporre progetti artistici qualitativamente all’altezza di una grande città quale è Napoli, che può rinascere soprattutto grazie ad un’offerta culturale adeguata?

R – Diciamo che dopo un serie di  disavventure di carattere organizzativo, patite nelle passate edizioni, quest’anno abbiamo deciso di riprendere la collaborazione approfittando anche della macchina organizzativa messa a disposizione dal Comune di Napoli per il “Maggio dei Monumenti”.

D – Lei è da molti anni il direttore artistico del Napoli Jazz Club ed è anche un infaticabile animatore culturale. Le sue scelte seguono una linea precisa o si lascia guidare dall’istinto? Insomma, quali sono i canoni su cui si basa per selezionare gli artisti che propone nelle sue iniziative?

R – Va detto che di tutte e tre le rassegne io mi occupo sia della parte artistica sia di gran parte della macchina organizzativa, diciamo che il filo conduttore parte dalla ricerca e realizzazione di progetti originali e/o in qualche caso quasi inediti, unito alla possibilità di coinvolgere il più possibile le realtà musicali napoletane presenti sul territorio e alla ricerca e valorizzazione di location di particolare pregio artistico, storico e ed architettonico presenti della città di Napoli come il Maschio Angioino, il Cortile di San Domenico Maggiore, Castel S.Elmo, il centro culturale Domus Ars e da quest’anno anche la Basilica di  San Giovanni Maggiore, ove stiamo contribuendo, con una parte degli incassi, al restauro dell’organo del 1890 presente nella Basilica.

D – Napoli Jazz Fest riparte anche dal centro storico e questo non significa soltanto rendere nuovamente fruibile un patrimonio artistico e culturale dimenticato, o semplicemente trascurato, ma anche ritrovare la memoria dei luoghi, di quello che hanno rappresentato nel passato, lo dobbiamo alle nuove generazioni, non crede? E noi appassionati dobbiamo anche trovare il modo di far conoscere ai giovani i linguaggi del jazz, muovendo le giuste leve e creando gli stimoli più vicini al loro sentire. In questo senso, ho notato che lei, oltre al jazz declinato al femminile con la Civello e la Serio, ha puntato anche sulle nuove proposte, dando spazio ai talenti emergenti. Mi riferisco alla Big Band degli studenti del Liceo Margherita di Savoia, in concerto sabato 6 maggio. Una scelta coraggiosa…

R – Si, una scelta coraggiosa, se vuoi dettata dalla necessita di promuovere il più possibile i talenti musicali napoletani ma anche dalla necessita di cominciare a ricostruire un pubblico di appassionati, che col passare degli anni diventava sempre più raro ed in età avanzata, favorendo così una sorta di  ricambio generazionale… Senza contare il fatto che mi sono divertito tantissimo a partecipare alle prove di questo spettacolo, particolarmente piacevole, grazie alla felice scelta dei brani e degli arrangiamenti in chiave jazz-swing, che lo rendono molto intrigante.

D – Ha già delineato nella sua mente la formula dell’edizione invernale di Napoli Jazz?

R – L’undicesima edizione del Napoli Jazz Winter si completerà con un’altra serie di concerti nel periodo di ottobre, novembre e dicembre del 2017, mentre è in cantiere la 10 °edizione di S. ELMO ESTATE che quest’anno vedrà esibirsi, nella spettacolare location della Piazza D’Armi di Castel S. Elmo, artisti del calibro di Niccolò Fabi, Joe Barbieri, Mario Venuti, Remo Anzovino, Greta Panettieri e i Camera Soul, Christian McBride, Chihiro Yamanaka, Diane Schuur e anche un omaggio di un nutrito gruppo di artisti napoletani al compianto Mario Musella, nel periodo di Luglio del 2017.

per le immagini del concerto di Elisabetta Serio 4et feat Javier Girotto si ringraziano i fotografi Sonia Ritondale e Alessandro Catocci

Napoli Jazz Fest: tutte le sfumature della passione nella terza edizione del festival, dedicato al contrabbassista Rino Zurzolo

Di ritorno da Napoli, con gli occhi intrisi di bellezza e con le orecchie dove ancora rieccheggiano miriadi di suoni, mi accingo a scrivere della terza edizione del Napoli Jazz Fest, svoltosi dal 4 al 7 maggio nel cuore del Centro Storico e nel nome di Rino Zurzolo, lo storico contrabbassista di Pino Daniele scomparso di recente, al quale anche A Proposito di Jazz ha tributato un affettuoso omaggio. La rassegna è organizzata dall’associazione culturale Napoli Jazz Club, per la direzione artistica di Michele Solipano (nei prossimi giorni pubblicheremo l’intervista che mi ha rilasciato), con la collaborazione dell’Assessorato comunale alla Cultura e del “Maggio dei Monumenti”, il cui filo conduttore tesse affettuose trame di memoria che attraversano la città, tutte dedicate ad uno dei suoi figli più illustri: Totò, nel cinquantesimo anniversario della morte.

Nel mio articolo di presentazione del Festival ho scritto che Napoli è musica e la musica è Napoli. Niente di più vero. A Napoli la musica è ovunque, la si respira in ogni vicolo ed è proprio attraversando questi quartieri, brulicanti di vita e di creatività, che giungo alla Basilica di S. Giovanni Maggiore, chiesa monumentale risalente al VI secolo e restituita alla comunità partenopea, dopo varie vicissitudini, nel 2012.

Entro nell’imponente Basilica per seguire il concerto inaugurale di NJF, giovedì 4 maggio, quello del quartetto della pianista Elisabetta Serio featuring Javier Girotto, valente sassofonista e compositore argentino. Mi accolgono le note di Take Five di Brubeck e sorrido, pensando alla contrapposizione tra la loquela poetica ed estetica del jazz – il profano – e quella complessa e rituale della liturgia religiosa – il sacro!

Mentre la platea si riempie, in prima fila noto il chitarrista Antonio Onorato e alla mia sinistra quel che rimane dello splendido organo Giovanni Galasso del 1890, al cui restauro verrà destinata una parte dell’incasso.

Alle 21.35 sale sul palco Elisabetta Serio, accompagnata da Marco De Tilla al contrabbasso e da Leonardo De Lorenzo alla batteria. La Serio dedica, con grande commozione, il suo concerto a Zurzolo, con cui, spiega, ha avuto il piacere di suonare per 10 anni e grazie al quale ha conosciuto Pino Daniele, entrambi musicisti fondamentali nel suo percorso artistico, al pari delle collaborazioni con i grandi del neapolitan power, come James Senese, Tullio De Piscopo ed Enzo Gragnianello.

Il concerto inizia con “Flou”, una composizione inedita che entrerà nel nuovo album della pianista napoletana, “Liquido”. Il brano si apre con una morbida intro affidata al pianoforte, che ci regala la bella immagine di un’ispiratissima Elisabetta che suona con gli occhi chiusi. Il contrabbasso disegna una linea tersa, quasi sussurrata, giocata sul registro grave, mentre il batterista esegue delicate ed eleganti fioriture ritmiche con le spazzole.

“Il cielo sotto di me” è uno dei brani di “16”, il secondo lavoro della Serio dopo la riuscitissima opera prima “April”, e in questo brano, dalla melodia struggente, si aggiunge al trio anche Javier Girotto.

L’argentino, fondatore degli Aires Tango, suona il suo strumento, per tutto il concerto, con una sfrenata passione, muovendosi sulle note come se volesse instillare la vita al sax… i suoi assolo sono dei veri e propri happening all’interno delle esecuzioni. Javier si alza e si abbassa con un gioco di gambe che enfatizza l’emissione dei suoni, fugge via con note impossibili, stoppa la musica con il ginocchio sollevato (alla Ian Anderson!)… sensazionale!

“April” brano che da il nome all’album, esordisce con un tempo lento che prende subito corpo e vivacità grazie ad uno spunto tematico pulsante e fortemente ritmato, che ben si addice alla verve solistica di Girotto.  Elisabetta e Javier, che suona sia il soprano sia il flauto andino, si guardano spesso e si sorridono durante l’esecuzione di questo brano, la gioia di suonare assieme li unisce in un abbraccio musicale.

In scaletta anche lo standard di Sidney Bechet,  “Si tu vois ma mère” e “Brad”, una dedica speciale al pianista Brad Mehldau, composta da Elisabetta Serio. La partenopea e l’argentino giocano sul palco alla ricerca di nuove sonorità; Javier inserisce la campana del sax dentro alla cassa del pianoforte, suonando corti fraseggi che provocano la vibrazione delle corde, creando così un terzo strumento che ha una gamma di suoni che si propaga in ogni direzione, grazie anche alla riverberazione naturale dovuta alla conformazione architettonica e acustica della Chiesa. “Fil rouge”, composizione originale tratta da “April”, è un brano di grande impatto evocativo che evidenzia il profondo feeling che lega  i componenti del gruppo e dove la batteria di De Lorenzo esprime un groove coinvolgente.

La vincitrice del Premio Massimo Urbani 2016, Emilia Zamuner, sale sul palco, chiamata dalla Serio, per eseguire Afrika, brano composto dalla stessa pianista, con le parole di Giulia Rosa, e interpretata anche da Sarah Jane Morris. La Zamuner è una portatrice sana di energia (sempre che ce ne fosse stato bisogno!) e la sua voce è calda e ricca di sfumature ambrate.

Il finale è irresistibile con il pubblico a scandire una “Smells like teen spirit”, l’anthem dei Nirvana, la band di Seattle di Kurt Cobain, spogliata dagli orpelli rockettari e rivestita di un linguaggio crossover tendente al jazz. Non c’è niente da dire, quando una canzone è bella lo è a prescindere da qualsiasi approccio o intenzione si usi per eseguirla ed io amo la versione originale di Cobain esattamente come amo le sue rivisitazioni, di Brad Mehldau e Joshua Redman, di Patti Smith e di Elisabetta Serio.

Un divertente gioco di parole chiude la serata: “come bis facciamo tris”, dice Elisabetta (che sarebbe “Trees”… ed è inserito nel secondo disco “16”), aprendoti il cuore con la sua musica ma anche con quel suo splendido sorriso e con la sua spontanea, quasi fanciullesca semplicità. L’incontro con Javier Girotto crea nuovi spazi di bellezza e di creatività.

Il 5 maggio, sempre alla Basilica di San Giovanni, completamente sold-out, Chiara Civello, cantautrice romana che ha avuto l’onore di comporre con Burt Bacharach e di cantare con Al Jarreau (uno su tutti),   presenta il suo nuovo progetto discografico cinematico “Eclipse” (Sony Music), il cui titolo è ispirato ad una poesia di Emily Dickinson. Si tratta del suo sesto album, che arriva a tre anni da “Canzoni” e dopo aver scalato, nel 2005, le classifiche mondiali con “Last Quarter Moon”, pubblicato dalla prestigiosa etichetta americana Verve Records.

Si comincia con “Come vanno le cose”, preceduta da un cinguettio di uccelli molto naturale (merito di Marc Collin dei Nouvelle Vague, produttore dell’album, registrato tra Parigi, Rio e New York) che si espande tra le volte della basilica. Chiara Civello, in un outfit total red e chitarra, ha un modo elegante e sensuale di interpretare le canzoni, che portano firme autoriali importanti come quelle di Bianconi, Di Martino, Kaballà e Donà ed hanno come denominatore comune il cinema.

Chiara, alla chitarra, piano e voce, è accompagnata da Tommaso Cappellato alla batteria e dal giovane polistrumentista siciliano Seby Burgio. I tre musicisti propongono un set decisamente minimal, seppure connotato da una notevole ricchezza sonora, dove le atmosfere spaziano dalla disco all’elettronica spinta, senza dimenticare la musica brasiliana, grande passione della Civello, e la grande tradizione melodica italiana, il tutto declinato in un linguaggio jazz contemporaneo.

Nel corso della performance ho ascoltato la bellissima “Cuore in tasca”, scritta da Antonio Di Martino, “Sambarilove”, dal titolo calembouresco cantato in coro da tutto il pubblico, un ballereccio “sambalanço” composto assieme a Rubinho Jacobina e, verso il finale, “Um Dia”, creata in portoghese con il chitarrista brasiliano Pedro Sa.

Piccola nota a parte per la cover di “Parole Parole” dove il canto, ai limiti dell’essenzialità con qualche etereo e incantevole vocalizzo, è contrapposto ad un arrangiamento di organi elettrici anni Settanta.

Divertente la versione di “El Negro Zumbón”, samba scritta da Armando Trovajoli per il film “Anna” di Lattuada, sulle cui note ballava un’ammiccante Silvana Mangano e venerdì anche una provocante Chiara Civello!

Il concerto termina con un bis di quelli che pesano, per quello che hanno rappresentato nella storia della musica. Sto parlando della struggente “The windmills of your mind”, che Michel Legrand scrisse ispirandosi ad una sinfonia di Mozart e che Paolo Jannacci tradusse per il padre Enzo in “I Mulini dei ricordi”

Chiara la interpreta con grande pathos e la sua voce calda e cangiante emerge per pienezza e profondità, anche nel registro basso… “come cerchi dentro un cerchio, nei mulini dei ricordi…”

Ho aperto l’articolo parlando della bellezza che s’è insediata dentro me dopo questo viaggio… ne custodisco il sapore nella memoria e mi sembra perfetto chiuderlo con le parole di Emily Dickinson, ispiratrice di Chiara Civello ma anche mio imprescindibile ed essenziale punto di riferimento:

La Bellezza – non si crea – È. / La insegui, e si dilegua. / Non la insegui, e si insedia.

A Proposito di Jazz desidera ringraziare i fotografi: Alessandro Catocci e Spectrafoto (Elisabetta Serio) e Antonio Siringo (Chiara Civello) per le immagini a corredo dell’articolo.

Napoli Jazz Fest: la terza edizione in partenza il 4 maggio nel cuore del Centro Storico

di Marina Tuni

Mi è capitato recentemente di leggere in un articolo che Napoli sta volando e ritornando ad essere capitale. Me ne sono accorta anch’io, avendo avuto l’occasione di visitarla poco tempo fa.

Il cambiamento è profondo, balza immediatamente agli occhi; e non si tratta soltanto di una mera questione di pulizia o di sicurezza (che pur sono innegabili), il rinascimento partenopeo è un processo che avviene preminentemente attraverso le arti, la musica, la letteratura, il teatro, il cinema… oltre, questo è ovvio, alle sempre più evidenti cure e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico, artistico e monumentale.

Post fata resurgam. Napoli rinasce, dunque, da un lungo periodo di decadenza e rialza la testa, come la Fenice, per assurgere nuovamente al ruolo di capitale del turismo mondiale, sebbene molti dei problemi di fondo, specie quelli legati al degrado delle periferie della città, rimangano tuttora insoluti.

Napoli è musica e la musica è Napoli. Parto da questo assioma per presentare la terza edizione del Napoli Jazz Fest, la rassegna musicale ideata e diretta dal direttore artistico Michele Solipano ed organizzata dell’Associazione Culturale Napoli Jazz Club, in programma dal 4 al 7 maggio, al quale parteciperò come inviata della nostra testata e che vedrà esibirsi, tra gli altri, Chiara Civello, Elisabetta Serio e Javier Girotto.

E il Napoli Jazz Fest riparte da dove aveva lasciato, dal Centro Storico, con i suoi meravigliosi monumenti e gli edifici di grande pregio architettonico, spesso poco conosciuti, riparte dalla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, dal Maggio dei Monumenti, quest’anno dedicato al Principe Antonio de Curtis, meglio conosciuto come Totò, vessillo del patrimonio culturale immateriale della città e, soprattutto, riparte con la musica di qualità, in declinazione al femminile.

Il cambiamento riguarda anche il periodo, che da settembre viene anticipato a maggio. Questo, nelle intenzioni degli organizzatori, permetterà di unire l’offerta di musica di qualità, lontana dai soliti circuiti mediatici, alla fruizione di luoghi di particolare pregio architettonico e culturale, quali possono essere la Basilica di S. Giovanni Maggiore, scrigno di un prezioso patrimonio artistico (purtroppo in parte depredato dai numerosi furti subiti durante i secoli) e il Centro Culturale Domus Ars, struttura di riferimento della scena musicale e culturale partenopea, situata nella bella Chiesa di San Francesco delle Monache (quale chiesa napoletana non lo è?).

Il jazz è bellezza senza tempo, esattamente come la città che lo ospita e questo binomio non mancherà di attirare flussi turistici ma anche di stimolare la curiosità dei cittadini napoletani, che nei prossimi mesi invaderanno le strade e le piazze del centro storico di Napoli.

La rassegna ha anche un risvolto benefico: con questa iniziativa, l’Associazione New Around Midnight contribuisce al Restauro dell’Organo Giovanni Galasso del 1890, che si trova all’interno della Basilica San Giovanni Maggiore.

Ecco il calendario completo degli eventi:

Giovedì 4 Maggio ore 21.00 – Basilica San Giovanni Maggiore | Elisabetta Serio 4et feat Javier Girotto

Venerdì 5 Maggio ore 21.00 – Basilica San Giovanni Maggiore | Chiara Civello –  Eclipse Tour 2017

Sabato 6 Maggio ore 21.00 –  Basilica San Giovanni Maggiore | MdS BigBand – Studenti Liceo Margherita di Savoia, special guest: Giulio Martino & Lorenzo Federici

Domenica 7 Maggio ore 21.00 – DOMUS ARS Centro Cultura, Carlo Lomanto & Emilia Zamuner  “a cappella project“ info & prenotazioni 081.3425603

info e prevendite per i concerti alla Basilica San Giovanni Maggiore ;
081.7611221 – 081.5568054 – 081.5564726 – 081.5519188
www.go2.itwww.promosnapoli.itwww.concerteria.it