Carlo Loffredo

E così un altro pezzo di storia del jazz italiano – romano in particolare – se n’è andato. Ad onta della veneranda età –era nato a Roma il 4 aprile del 1924 – Carlo Loffredo, (contrabbassista, chitarrista, banjoista) sembrava indistruttibile, era come se il jazz non potesse fare a meno di Loffredo, e Loffredo non potesse fare a meno del jazz.

Lo conoscevo personalmente? Ma certo che sì; per chi abbia una certa età e si occupi di jazz nella Capitale era impossibile non conoscere Loffredo (“Carletto” per gli amici). Lo si ritrovava nei momenti più inattesi, nei luoghi più disparati, e lui era sempre lì con il sorriso stampato sulle labbra e la voglia di suonare che mai lo aveva abbandonato.
Ci siamo parlati l’ultima volta in occasione di una mia telefonata: lo avevo chiamato perché avevo bisogno di notizie circa Giovanni Borghi di cui si sono perse completamente le tracce. In quella occasione Loffredo fu molto gentile e, cosa per me straordinaria, fu capace di trattenermi per circa un’ora al telefono. In effetti sentirlo parlare dei tempi passati, di com’era il jazz a Roma nel secondo dopoguerra, di come fossero diversi i giovani jazzisti di allora rispetto a quelli di oggi era sempre un piacere. E così la conversazione, partita da Borghi, si allargò ben presto sino a comprendere lo stato dell’arte nel nostro Paese. In quell’occasione notai, comunque, una gran voglia di Loffredo di parlare, come se avvertisse una profonda urgenza di comunicare determinata non so bene da quale necessità. Comunque fu una bellissima conversazione di cui conservo uno splendido ricordo.

D’altro canto di cose da raccontare “Carletto” ne aveva davvero tante, essendo stato per moltissimi anni un protagonista ed un animatore della scena jazzistica nazionale.

Ripercorrere le tappe della sua formidabile carriera in questa sede sarebbe esercizio inutile anche perché in questi giorni è già stato fatto dai molti che lo hanno omaggiato. Ricorderò, quindi, soltanto le sue esperienze con la Roman New Orleans Jazz Band (prima e seconda edizione), il grande talento di talent scout avendo contribuito a far emergere, tra gli altri, Nunzio Rotondo, Umberto Cesari e Romano Mussolini, le collaborazioni accanto ad alcuni grandi nomi del jazz mondiale quali Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Oscar Peterson, Chet Baker, Earl Hines, e Stephane Grappelli, i numerosi album registrati per la Rca, le partecipazioni ad alcuni film come musicista (“Un americano a Roma”, 1954, “L’amico del giaguaro”, 1958, “L’idea fissa”, (1964) e commedie musicali (“Tutto fa Broadway”, 1952, “Ciao Rudy”, 1966) e l’ideazione e conduzioni di trasmissioni radiofoniche e televisive.

Nel 2008, pubblicata da Coniglio editore, ecco la sua autobiografia “Billie Holiday, che palle!”, e per far capire cosa il jazz abbia significato per “Carletto” mi piace citare la frase con cui chiude il libro: “Il jazz non ti salta addosso all’improvviso, sta mischiato all’acqua santa quando ci battezzano”.

 

 

 

Analog Trio dal vivo all’Elegance Cafè, quando l’elettronica incontra il jazz

Il trio propone musiche di Riccardo Fassi e brani di grandi compositori come Steve Lacy e Frank Zappa, utilizzando le tastiere elettroniche e combinando sonorità funk con groove ispirati al jazz sperimentale di Miles Davis degli Anni ’70 (in particolare da Bitches Brew in poi), al jazz-groove di Jimmy Smith, alla creatività di Frank Zappa, ai sintetizzatori di Joe Zawinul, alla lounge music di Lex Baxter, ai Lifetime di Tony Williams. Musica aperta e di grande impatto emotivo dove l’improvvisazione svolge un ruolo fondamentale.
Riccardo Fassi è uno dei più attivi pianisti/tastieristi/compositori del jazz italiano. Riccardo Fassi è Direttore del Dipartimento di Jazz al Conservatorio di Firenze. Marco Siniscalco è una promessa del basso,dotato di grande versatilità, passa dal jazz tradizionale al funk con originalità e fantasia. Si ricorda la sua lunga collaborazione con gli Aires Tango. Inoltre si è esibito negli anni al fianco di artisti come Paul Mc Candless, Kenny Wheeler e molti altri. Davide Savarese è uno batteristi italiani dell’ultima generazione più in vista, dotato di una carica emotiva ed un bagaglio tecnico-musicale di grande impatto. Si è formato alla Saint Louis Music School e ha collaborato con numerosi artisti appartenenti a varie estrazioni musicali.
Sul palco Riccardo Fassi (tastiere), Marco Siniscalco (basso) e Davide Savarese (batteria).

Sabato 8 dicembre 2018
(doppio set) ore 21 e 23.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 15 (concerto e prima consumazione)
Infoline +390657284458

Jazz ‘n Fall 2018

Mercoledì 14 novembre si apre a Pescara la diciannovesima edizione di Jazz ‘n Fall, la rassegna di jazz diretta da Lucio Fumo e contenuta all’interno del cartellone musicale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara”. Il Teatro Massimo di Pescara ospiterà tre giorni di concerti con musicisti di grande respiro internazionale come Antonio Sanchez e Fabrizio Bosso a fianco di alcuni tra i talenti più interessanti del panorama nazionale come Emilia Zamuner (in duo con il contrabbassista Massimo Moriconi), Alessandro Lanzoni e i musicisti della New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini.

Il programma di Jazz ‘n Fall sarà aperto, come si diceva sopra, mercoledì 14 novembre 2018 dal concerto di Antonio Sanchez & Migration e prosegue, giovedì 15 novembre, con il duo formato da Emilia Zamuner e Massimo Moriconi e con la New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini. Venerdì 16 novembre, infine, la rassegna si completa con il piano solo di Alessandro Lanzoni e con “Voce di terra”, concerto che vedrà impegnati il Fabrizio Bosso Quartet e l’Estro String Orchestra sulle musiche composte e dirette da Paola Crisigiovanni.

Jazz ‘n Fall si svolgerà al Teatro Massimo di Pescara. Il biglietto di ingresso per le singole serate costa 20€ (ridotto a 15€ per i soci della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara”) e si può acquistare sui circuiti online e a Pescara, presso la sede di Via Liguria. Le tre serate avranno inizio alle ore 21.

Cinque concerti diversi tra loro: il tratto comune è l’attenzione al dialogo tra la vicenda storica e il presente del jazz. Sicuramente Antonio Sanchez, tra i batteristi più ricercati ed acclamati del panorama internazionale, porta nel suo progetto Migration tutto l’esperienza personale costruita a fianco dei musicisti più importanti della scena attuale e la forza espressiva di un leader che sa cogliere idee e spunti da ogni direzione.

Se il batterista è il personaggio che per primo cattura l’attenzione di chi legge il programma, gli altri appuntamenti riescono a ad aggiungere altri elementi allo sviluppo del discorso che Jazz ‘n Fall ha ripreso dallo scorso anno, mutuando il titolo da un celebre disco di Gil Evans: nuove forme per materiali già esistenti, abiti eleganti e ricercati per sonorità apparentemente lontane dagli schemi precostituiti del jazz. E così ogni concerto si ritrova a fare i conti, in qualche modo, con questa duplice chiave. Il percorso monkiano della New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini e il lavoro compiuto in questi anni su tantissimi repertori diversi unisce la pratica dell’ensemble ampio alla necessaria apertura a nuovi mondi sonori e ad arti diverse dalla musica. La scrittura classica di Paola Crisigiovanni si confronta con il senso per l’improvvisazione e la profonda conoscenza del jazz di un solista come Fabrizio Bosso. Alessandro Lanzoni porta nel suo piano solo la competenza consolidata con cui ha superato lo status di talento emergente per diventare ormai una certezza del pianoforte jazz nazionale. Emilia Zamuner, infine, è tra le novità più fresche venute alla ribalta nel panorama del canto jazz italiano, capace di coniugare la dimensione comunicativa della musica, il rispetto per la tradizione e uno sguardo curioso verso materiali di altra provenienza. Un percorso sintetizzato dall’incontro con un grande protagonista del jazz italiano, vale a dire il contrabbassista Massimo Moriconi, con cui ha registrato un disco in duo che uscirà in autunno: un incontro essenziale, giocato su interplay e freschezza, divertimento e conoscenza della storia e del repertorio.

Non è un caso che Lanzoni e Zamuner abbiano vinto entrambi il premio dedicato al grande sassofonista Massimo Urbani, un musicista in grado di coniugare riletture nuove, personali e travolgenti con la considerazione più convinta e incrollabile delle vicende tracciate dai grandi maestri. Ecco, questo alla fine dei conti, è il senso del titolo ideato da Gil Evans e scelto per la passata edizione ed è anche il senso di molta della vicenda del jazz, soprattutto negli ultimi decenni, vale a dire un equilibrio instabile ma sempre creativo tra quanto è stato già suonato e quanto si può ancora sperimentare.

Un ricordo di Giuseppe Barazzetta, scomparso a Milano il 28 ottobre

“All’amico jazzistico d’annata con swing”.

Con queste poche, semplici parole Giuseppe Barazzetta mi regalava il suo ultimo libro “Una vita in quattro quarti”, un’autobiografia edita da Siena Jazz in occasione del trentennale della sua fondazione Parole, come dicevo, semplici, prive di retorica, così com’era l’uomo Barazzetta, semplice, privo di retorica, ma ricco di umanità, doti che lo avevano fatto apprezzare da tanti anche al di fuori della ristretta cerchia del jazz.

Così la sua scomparsa, seppure non del tutto inattesa data l’età (era nato a Milano nel 1921), ha comunque velato di tristezza l’animo di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo. In effetti “Pip”, come lo chiamavano gli amici, è stato personaggio importante sulla scena jazzistica.

Personalmente lo avevo conosciuto abbastanza bene nei primissimi anni ’80 quando curavo l’ufficio stampa del “Barga Festival” e Giuseppe, assieme alla cara Nuccia sua inseparabile compagna, mi gratificava della sua presenza. Ed erano lunghe discussioni sull’importanza della musica, sul ruolo del jazz italiano, sulle molte vicende che l’avevano visto protagonista in prima persona. Barazzetta fu tra i primi a studiare il jazz italiano come testimoniato dalla prima discografia per l’appunto sul «Jazz inciso in Italia» pubblicata nel 1960.

Fra i maggiori collaboratori della rivista «Musica Jazz», legò il suo nome alla fondazione Siena Jazz e fu amico di molti grandi della storia del jazz tra cui Mingus, Coltrane, Armstrong, Benny Goodman, Duke Ellington, Tony Scott e Lee Konitz. Al riguardo ricordo una serata a Barga in cui alcuni giovani musicisti discutevano se il nome corretto di Mingus fosse Charles o Charlie; Barazzetta intervenne con una parola definitiva: il nome era Charles e non c’era alcun dubbio dal momento che egli conosceva il contrabbassista fin dal 1962 quando era consulente discografico presso la Bluebelle Records.

E di questi aneddoti è ricca l’autobiografia cui prima si faceva riferimento che racchiude una vita intera dedicata al jazz: le collaborazioni con importanti quotidiani, le corrispondenze dall’Italia con Melody Maker, le collaborazioni con emittenti radio pubbliche e private, l’attività di produttore di collane discografiche per importanti editori, l’organizzazione di Festival e concerti… tanto per citare alcuni dei settori in cui Barazzetta si era distinto grazie alla sua cultura umanistica e a quella profonda sensibilità con cui esprimeva le sue idee e si rapportava anche con chi non la pensava allo stesso modo.

Insomma un gentiluomo d’altri tempi, uno spirito che riuscì a mantenersi libero, indipendente e coerente, al di là delle mode e delle tendenze del momento, di cui sentiremo la mancanza specie in una realtà come quella odierna in cui il tifo fa spesso premio sulla ragione.

Gerlando Gatto

“Piano 4Hands” entra in studio di registrazione

Entra in sala di registrazione il  progetto “Piano 4Hands”, nato dall’incontro di due nomi di spicco del jazz italiano: le pianiste, arrangiatrici e compositrici Stefania Tallini e Cettina Donato. Edito da Alfa Music, il nuovo album comprende composizioni originali firmate dalle due artiste, che assumono tra loro un carattere di complementarietà, esaltando quindi la ricchezza e le differenze dei due distinti percorsi professionali.
Due sono gli ospiti del disco: il noto attore e regista Ninni Bruschetta che all’attivo ha diverse collaborazioni teatrali con Cettina Donato, nell’album reciterà una poesia di Antonio Caldarella accompagnato proprio dalla pianista siciliana; altro pregevole special guest è il clarinettista Gabriele Mirabassi che eseguirà un brano con Stefania Tallini, con la quale aveva già inciso due album in quartetto e in formazione duo.
La carriera internazionale di queste artiste è lunga e ricca di riconoscimenti e, insieme alla scelta di condividere lo stesso pianoforte a quattro mani durante le esecuzioni, rende il loro duo particolarmente interessante.
Protagonista del nuovo progetto è sicuramente la musica, ma anche il travolgente carisma delle due pianiste, che ha conquistato già il pubblico del Piano City di Milano, del Festival Atina Jazz, del Jazzit Fest di Montegrosso e del Jazz Around Festival di Lecce.

Pianista, compositrice e arrangiatrice, Stefania Tallini è una musicista poliedrica, che vanta una brillante carriera internazionale in ambito jazz e classico, con incursioni anche nel mondo della musica brasiliana. Laureata in Pianoforte Principale al Conservatorio S. Cecilia a Roma e in Jazz al Conservatorio L. Refice di Frosinone (Arrangiamento e Composizione per Big Band), si è specializzata attraverso numerose Masterclass e seminari e ha ottenuto diversi premi in molti concorsi internazionali, sia come pianista, che come compositrice e arrangiatrice. Prolifica autrice, la sua discografia – oltre a diverse incisioni come guest – comprende 8 album da leader editi dalle etichette YVP (Germania), Alfa Music e Raitrade. Tutti i suoi dischi comprendono brani originali, alcuni dei quali sono stati scelti da grandi artisti internazionali per essere interpretati e incisi. Il suo brano “New Life” è stato inserito nel Real Book Italiano, che comprende le composizioni dei più importanti jazzisti italiani. E’ stata ospite di eventi di grande importanza e di diverse emittenti radio-televisive italiane e straniere. Da anni RaiRadio1 e RaiRadio3 trasmettono regolarmente la sua musica, sia dal vivo che in rotazione. Nella sua carriera spiccano le collaborazioni con nomi illustri come Bruno Tommaso, Guinga, Gabriele Mirabassi, Javier Girotto, Andy Gravish, Michele Rabbia, Corrado Giuffredi. Enrico Intra e la Civica Jazz Band, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Javier Girotto, Remì Vignolò, Bert Joris, Andy Gravish, Tiago Amud, Sergio Galvao, Keith Middleton, e in ambito classico: Corrado Giuffredi, Simone Nicoletta, Phoebe Ray, Natalia Suharevic. Nel teatro: Mariangela Melato, Michele Placido, Davide Riondino.

La messinese Cettina Donato si è laureata al Berklee Music College di Boston, che l’ha anche insignita del Carla Bley Award, premio per il miglior compositore jazz. Da allora la sua carriera l’ha portata spesso a suonare all’estero, sempre con grandi riscontri: basti pensare che è stata International President del Women of Jazz Festival.
In Italia nessuna donna aveva diretto un’orchestra sinfonica con repertorio jazz prima di lei che ha saputo mettere il suo talento di direttrice, compositrice e arrangiatrice al servizio delle formazioni più diverse, dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari alla Late Night Jazz Orchestra di Los Angeles, fino a fondare a Boston la Cettina Donato Orchestra.
La sua discografia è segnata da ottimi lavori: l’esordio in quintetto con Pristine (2008), Crescendo (2013) inciso con orchestra sinfonica e quartetto d’archi, Third (2015) album di sue composizioni per trio jazz. Il suo lavoro più recente è Persistency – The New York Project (2017), destinato a sostenere il progetto VillagGioVanna per la costruzione di una Residenza destinata alle persone affette da autismo.
Nel corso degli anni Cettina Donato ha raccolto applausi, premi, riconoscimenti (tra cui svariate edizioni del Jazzit Award come arrangiatrice) e collaborazioni di prestigio (qualche nome: Eliot Zigmund, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, nonché l’attore e regista teatrale Ninni Bruschetta).

INFO E CONTATTI
Ufficio stampa Cettina Donato > Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 e-mail info@fiorenzagherardi.com

Ai nastri di partenza JAZZMI 2018: dal 1 al 13 novembre a Milano

Terza edizione per il festival JAZZMI che punta a consolidare il successo ottenuto nei suoi primi due anni di vita, e a confermare una formula che ha raccolto il consenso unanime di pubblico e critica. Jazz quindi, sempre nella sua accezione più ampia, ovvero Jazz raccontato, narrato, vissuto, proiettato, fotografato, suonato, gustato, cantato, divulgato, spiegato, letto, urlato, sognato, declinato, partecipato, condiviso.

Storia, attualità, futuro di questo genere musicale in perenne movimento, fatto di integrazione tra culture diverse, accogliente, ospitale, universale e atto a rappresentare al meglio il nostro tempo.

Ad aprire l’edizione 2018 sarà l’ART ENSEMBLE OF CHICAGO, leggendaria formazione dell’avanguardia chicagoana, che inizia così a festeggiare i 50 anni di attività e carriera. Una scelta fortemente simbolica. “GREAT BLACK MUSIC-ANCIENT TO THE FUTURE” è, infatti, il loro slogan per definire un approccio che agli organizzatori di JAZZMI è stato da sempre modello e ispirazione.

JAZZMI ideato e prodotto da Triennale di Milano, Triennale Teatro dell’Arte e Ponderosa Music & Art, in collaborazione con Blue Note Milano, realizzato grazie al Comune di Milano – Assessorato alla Cultura, con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, main partner INTESA SANPAOLO, partner HAMILTON WATCH e FLYING BLUE di AIR FRANCE e KLM, si svolge sotto la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini.

Il palcoscenico del Teatro Dell’Arte sarà per il terzo anno la base di partenza del festival per esplorare la città. Qui si esibiranno grandi nomi del Jazz e in particolare nuovi talenti di tutto il mondo; si potranno approfondire le storie del Jazz attraverso conferenze spettacolo e si articoleranno le giornate della seconda edizione di JAZZDOIT, ideato per riunire gli operatori e il pubblico intorno a tavoli di lavoro per scambiare idee su temi culturali, economici ed estetici”, dice Severino Salvemini, presidente del Triennale Teatro dell’Arte.

Dalla Triennale JAZZMI si allargherà coinvolgendo Teatro dal Verme, Sala della Balla del Castello Sforzesco, Palazzina Appiani e Pinacoteca di Brera (con un’apertura straordinaria dedicata al festival) per arrivare così al secondo cuore pulsante del festival, Blue Note Milano, con tante novità ed importanti ritorni.

JAZZMI diventa anche un’occasione unica per vivere i quartieri della città fuori dal centro, zone periferiche che offrono la possibilità di ascoltare Jazz in luoghi simbolici. Nei weekend sono articolati quattro percorsi dalla mattina alla sera che permettono, di concerto in concerto, di esplorare le diverse anime di Milano: Quarto Oggiaro, Niguarda e Dergano fra biblioteche, bocciofile, bunker e scuole. Ma anche beni sequestrati alle mafie, una chiesetta in un parco, mulini e due palestre fra Chiaravalle, Corvetto e via Padova grazie alle collaborazioni avviate con LaCittàIntorno, il progetto triennale promosso da Fondazione Cariplo per favorire il benessere e la qualità della vita nelle nostre città e in particolare nelle aree più fragili in esse presenti.

Al Triennale Teatro dell’Arte si terrà una fitta programmazione di concerti nazionali ed internazionali: Art Ensemble Of Chicago, (il concerto sarà aperto da un reading di Paolo Rossi) Kamaal Williams, James Senese e Napoli Centrale, Judi Jackson, Paolino Dalla Porta, Artchipel Orchestra, Camille Bertault, Abdullah Ibrahim, Bireli Lagrene, Yazz Ahmed, Madeleine Peyroux, Azul, Gianni Coscia e Daniele Di Bonaventura, Antonio Sanchez, Imogen Heap, Enrico Rava feat Joe Lovano, Colin Stetson, Jason Moran, Marquis Hill Blacktet.

La programmazione del Blue Note prevede i live di: Nnenna Freelon, Victor Wooten Trio, Aziza Quartet, Steve Kuhn Trio, John Scofield, Bill Frisell, Ron Carter, Chiara Civello, Christian Sands Trio e Yellow Jackets.

Anche quest’anno in cartellone abbiamo esponenti storici del panorama Jazz italiano, Paolo Conte al Teatro Arcimboldi in una serata celebrativa per i Cinquant’anni di Azzurro, Stefano Bollani con il suo nuovo progetto dedicato al Brasile (Que Bom) e Paolo Fresu & Lars Danielsson, alla Sala Verdi del Conservatorio.

Anche per la terza edizione JAZZMI arriverà in tutta la città, con concerti in importanti sedi come Santeria Social Club, Base Milano, Alcatraz e una nuova prestigiosa location, il Teatro Gerolamo, spesso definito come la “Piccola Scala” i cui protagonisti in tre serate saranno Enrico Intra, Alberto Tafuri e Mario Rusca.

Il Teatro dal Verme vedrà esibirsi un duo d’eccezione composto da John Zorn, figura chiave della musica contemporanea in coppia con l’eclettico Bill Laswell.

Il Conservatorio aprirà le sue porte anche per il concerto del pianista Chick Corea; mentre all’Alcatraz è atteso Maceo Parker, capostipite del movimento Funk formatosi alla scuola di James Brown.

Sempre tanti luoghi in programma per i concerti: la Santeria Social Club ospiterà il 10 novembre il concerto dell’eclettico quartetto britannico dei Portico Quartet mentre all’Arci Biko sono attesi Hailu Mergia, polistrumentista autore di un raffinato e coinvolgente Ethio-Jazz e il batterista Yussuf Dayes, capace di fondere Jazz, Hip Hop ed elettronica.

Prevista anche una gita fuori porta, al Cine Teatro Nuovo di Varese, (il 10 novembre) con Peppe Servillo e il suo tributo a Lucio Battisti con eccellenti musicisti Jazz.

A Mare Culturale Urbano il live del saxofonista Odet Tzur, per un incontro tra Oriente e Occidente, a BASE Milano la notte di festa del festival il 2 novembre con gli Istanbul Session e Dj Gruff.

Menzione particolare merita “Jazz, Istruzioni per l’uso” una band di sei elementi capitanata da Massimo Nunzi che domenica 4 Novembre, al Conservatorio, ripercorre il passaggio epocale del 1968, anno che tanto ha segnato la cultura e la musica in generale.

Agli “Art Ensemble Of Chicago” protagonisti nella serata di apertura è dedicata la presentazione del libro “Grande Musica Nera”, in cui Paul Steinbeck analizza l’epopea del mitico combo di Chicago. (Triennale di Milano, 1 novembre). E nella sezione dedicata alla presentazione di libri da segnalare che il 13 novembre, presso la libreria e centro nevralgico del Touring Club Italiano, in corso Italia 10, il nostro direttore Gerlando Gatto presenterà il suo ultimo libro “L’altra metà del Jazz – Voci di Donne nella Musica Jazz” edito da Euritmica/Kappavu.

Redazione