Carlo Loffredo

E così un altro pezzo di storia del jazz italiano – romano in particolare – se n’è andato. Ad onta della veneranda età –era nato a Roma il 4 aprile del 1924 – Carlo Loffredo, (contrabbassista, chitarrista, banjoista) sembrava indistruttibile, era come se il jazz non potesse fare a meno di Loffredo, e Loffredo non potesse fare a meno del jazz.

Lo conoscevo personalmente? Ma certo che sì; per chi abbia una certa età e si occupi di jazz nella Capitale era impossibile non conoscere Loffredo (“Carletto” per gli amici). Lo si ritrovava nei momenti più inattesi, nei luoghi più disparati, e lui era sempre lì con il sorriso stampato sulle labbra e la voglia di suonare che mai lo aveva abbandonato.
Ci siamo parlati l’ultima volta in occasione di una mia telefonata: lo avevo chiamato perché avevo bisogno di notizie circa Giovanni Borghi di cui si sono perse completamente le tracce. In quella occasione Loffredo fu molto gentile e, cosa per me straordinaria, fu capace di trattenermi per circa un’ora al telefono. In effetti sentirlo parlare dei tempi passati, di com’era il jazz a Roma nel secondo dopoguerra, di come fossero diversi i giovani jazzisti di allora rispetto a quelli di oggi era sempre un piacere. E così la conversazione, partita da Borghi, si allargò ben presto sino a comprendere lo stato dell’arte nel nostro Paese. In quell’occasione notai, comunque, una gran voglia di Loffredo di parlare, come se avvertisse una profonda urgenza di comunicare determinata non so bene da quale necessità. Comunque fu una bellissima conversazione di cui conservo uno splendido ricordo.

D’altro canto di cose da raccontare “Carletto” ne aveva davvero tante, essendo stato per moltissimi anni un protagonista ed un animatore della scena jazzistica nazionale.

Ripercorrere le tappe della sua formidabile carriera in questa sede sarebbe esercizio inutile anche perché in questi giorni è già stato fatto dai molti che lo hanno omaggiato. Ricorderò, quindi, soltanto le sue esperienze con la Roman New Orleans Jazz Band (prima e seconda edizione), il grande talento di talent scout avendo contribuito a far emergere, tra gli altri, Nunzio Rotondo, Umberto Cesari e Romano Mussolini, le collaborazioni accanto ad alcuni grandi nomi del jazz mondiale quali Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Oscar Peterson, Chet Baker, Earl Hines, e Stephane Grappelli, i numerosi album registrati per la Rca, le partecipazioni ad alcuni film come musicista (“Un americano a Roma”, 1954, “L’amico del giaguaro”, 1958, “L’idea fissa”, (1964) e commedie musicali (“Tutto fa Broadway”, 1952, “Ciao Rudy”, 1966) e l’ideazione e conduzioni di trasmissioni radiofoniche e televisive.

Nel 2008, pubblicata da Coniglio editore, ecco la sua autobiografia “Billie Holiday, che palle!”, e per far capire cosa il jazz abbia significato per “Carletto” mi piace citare la frase con cui chiude il libro: “Il jazz non ti salta addosso all’improvviso, sta mischiato all’acqua santa quando ci battezzano”.

 

 

 

Innarella, Gallo, Baron e la musica di Albert Ayler


Tutte le foto sono di ADRIANO BELLUCCI

Jazz in Cantina, 22 novembre, ore 21:30

Ayler’s Mood

Pasquale Innarella, sax tenore e soprano
Danilo Gallo, basso semiacustico
Ermanno Baron, batteria

Come molti lettori sanno, a volte mi allontano dal circuito “ufficiale” del Jazz, e vado in posti un po’ defilati, dove si può ascoltare musica live in un contesto inusuale.
Così vengo a sapere da un evento fb che Pasquale Innarella, sassofonista da me molto apprezzato da sempre, annuncia un suo concerto a Jazz in Cantina, zona Quarto Miglio, Roma. Musica improvvisata, ispirata ad Albert Ayler. Al basso Danilo Gallo, alla batteria Ermanno Baron. E’ curioso, non è la prima volta che incontro Danilo Gallo e Ermanno Baron in posti come questi: li avevo ascoltati infatti in un laboratorio di riparazione di pianoforti, zona Pigneto, insieme ad Enrico Zanisi, con il progetto EDE. Una nota a margine su cui (positivamente) riflettere.

Entro in uno scantinato ampio, accogliente, caldo, con le pareti in mattoncini e le foto dei Jazzisti alle pareti, qualche locandina, un piccolo banco bar, un palco con le sedie allineate davanti e improvvisamente mi sembra di essere a New York, non a Roma .
Il proprietario di questa piccola cantina, Roberto Scarabotti, è un appassionato di quelli che traducono la loro passione in tangibilità. Un locale dove ascoltare musica, ingresso libero, offerta libera (che al termine delle performance sei felicissimo di lasciare, per gratitudine ). Al termine del concerto la moglie di Roberto offre un piatto caldo per gli ospiti della serata . Un posto assurdo, a sé stante, uno di quei posti che ti riportano alla musica dal vivo con i musicisti ad un palmo, e che hanno concorso, a suo tempo, a farti innamorare del Jazz.

E il Jazz, inteso come proposizione di musica nuova, estemporanea, improvvisata, è ciò che ho ascoltato a Jazz in cantina.
Albert Ayler è lo spunto. L’ispirazione dicevamo, e lo spiega Innarella parlando di un ascolto alla radio fulminante, da ragazzino, evento quasi fortuito che ha visto nascere l’inizio del suo Jazz come musicista: ma questo geniale sassofonista non viene riproposto in forma di “standard” o “cover”. In realtà Ayler emerge a tratti durante un flusso di musica improvvisata in cui di volta in volta a guidare è il sax, o il basso, o la batteria, o in cui i tre si compattano in un unico suono, cangiante e intenso.
Cosa è accaduto durante questo concerto? Centinaia di cose, di cui alcune provo a dire, basandomi sulle pagine di appunti che ho preso freneticamente, senza fermarmi mai.

Si parte proprio da una intro di Innarella. Il basso di Gallo entra come un pendolo sonoro, la batteria è soffice, Baron sceglie i mallets per percuotere pelli e metallo.
L’armonia che ti immagineresti sottesa al sax viene scardinata implacabilmente dalle note del basso, che a tratti ti illude di rientrare in canoni usuali toccando dominante e tonica: ma sempre per molto poco. E soprattutto è il timbro grave, pastoso, vibrante dello stesso basso a destabilizzare, a creare l’elemento espressivo che determina la direzione del flusso. L’assottigliamento armonico lascia spazio ad un inspessimento timbrico che regala un senso di pienezza: non si rimpiangono, dunque, gli accordi mancanti.

Innarella, Gallo e Baron alternano momenti corali particolarmente intensi ad episodi in cui è uno solo a reggere quel filo di musica che non smette mai: in questi casi il basso può inaspettatamente tramutarsi in chitarra, e dialogare con la batteria, la cui cassa fa le veci di una ulteriore corda nel registro grave. Oppure può capitare che il sax emetta note lunghe, ruvide su un ostinato di basso che fa da sfondo, magari insieme alla batteria che lo doppia (o è il basso che doppia la batteria? )
Si passa da momenti minimali e tenui, ad ondate sonore poderose, e ancora a soste quasi silenziose, quasi come a riprendere fiato dopo una corsa disperata, per poi ritornare al clima evocativo di una melodia malinconica, in cui le note del basso, nel loro avvicendarsi, rimangono tenute a lungo, sovrapponendosi in una infinita e suggestiva serie di armonici. Innarella usa il suo sax come una vera e propria voce, parlando, cantando, urlando, battendo il tempo. Baron usa conchiglie, spazzole, mallets, bacchette e crea effetti di ogni tipo. Gallo usa ogni centimetro del suo basso, compreso il legno, e ottiene qualsiasi tipo di suono occorra a creare un’atmosfera inaspettata.

E se un attimo prima l’aria era colma di armonici, tutto era soffuso e senza spazio e tempo, improvvisamente i singhiozzi del basso, l’incalzare delle bacchette sui ride e le frasi spezzate del sax riportano tutto ad un qui e ora che non permette straniamento, e che è il prologo ad una nuova esplosione di volumi e di suono, che si concretizzano in una Marsigliese polemica, ironica, giunta chissà perché e chissà da dove nel sax di Pasquale Innarella. Parte una rumba giunta chissà perché e chissà da dove negli accordi del basso di Danilo Gallo ( e nella batteria di Ermanno Baron ) , e all’inizio tutto sembra tonalmente regolare, fino a quando quegli accordi non diventano atonali e destrutturanti.

Anche nel secondo set Danilo Gallo comincia con giri armonici noti lasciando gradatamente l’usuale dietro di sé, espandendo, comprimendo le strutture. Anche nel secondo set Pasquale Innarella gioca con citazioni, reminiscenze, contrasti tra registro grave e acuto. Anche nel secondo set Ermanno Baron è cangiante, propositivo, adattabile e assertivo, tutto e il contrario di tutto.
Questo significa che tutto il concerto è un susseguirsi di svolte inaspettate. Ma niente è casuale: improvvisare non significa certo suonare quello che capita.

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

I concerti basati quasi interamente sull’improvvisazione libera possono avere su di me effetti molto differenti.
Spesso ho cercato di capire perché a volte io ne rimanga entusiasta mentre altre (senza mezzi termini) mi annoi a morte. Dipende certamente anche da me, dal mio background. Può dipendere dai musicisti, dal loro modo di porsi e di comunicare con il pubblico, o con me in particolare.

Però, andando un po’ a scavare nelle mie sensazioni, posso dire che amo l’improvvisazione quando essa non è dettata dal caso (suoniamo come ci pare a prescindere da tutto) o mera dimostrazione di forza, ma è invece frutto di un istinto molto intenso, guidato da una musicalità altrettanto forte, armonizzati entrambi dalla volontà di comunicare qualcosa di profondo, o sentito, o pensato e reso percettibile con la musica. Il che può avvenire inconsapevolmente: però avviene. E’ un’urgenza espressiva cui il musicista risponde.

Quando mi pare di riconoscere queste caratteristiche? Quando mi accorgo che tutto ciò che accade sul palco è armonioso, equilibrato, pur negli apparenti squilibri di un urlo o di una asprissima dissonanza.
In questo omaggio ad Albert Ayler, artista che trapela nell’energia, nella sistematica ricerca di sprazzi melodici – nonostante essi vengano poco dopo costantemente destrutturati – i musicisti hanno sempre ottenuto un affascinante bilanciamento del flusso sonoro. Il placarsi quasi onirico di un suono travolgente e adrenalinico arriva al momento opportuno, come per una tregua benefica.
Un ostinato di basso appare quando il sax corre freneticamente con fraseggi funambolici, esaltandolo ma non sovrapponendosi ad esso.
Una raffica tribale di battiti della batteria è sottolineata ad arte da una nota lunga del sax e da un vibrare potente del basso.
Tutto questo non è studiato strategicamente a tavolino né buttato lì come viene, ma improvvisato da chi sa fare musica avendo come fine la musica. Non l’esibizione muscolare con l’unico fine di stupire il pubblico, o del contraddire per partito preso qualcosa di già ascoltato e ritenuto dunque aprioristicamente banale.
E’ molto probabile che gli artisti sul palco di Jazz in Cantina mi riterranno un po’ squilibrata leggendo la descrizione che ho fatto della loro musica: loro suonavano estemporaneamente, io ascoltavo con attenzione, cercando un senso a ciò che accadeva. E sono uscita da Jazz in Cantina con la convinzione, ancor più rafforzata  di prima, che bisogna saper improvvisare: per farlo occorre istinto, poi serve lasciarsi andare, ascoltarsi reciprocamente, non ultimo saper suonare (e sì, bisogna essere bravi, le mani devono saper tradurre in suoni gli impulsi, le idee) … bisogna, in una parola, essere Musicisti nel senso più profondo del termine.
Spero in un disco di questo progetto. Anzi, lo caldeggio.

Qui di seguito potete ammirare gli scatti di Adriano Bellucci, che testimoniano l’atmosfera di una serata notevole, in un posto notevole, con un notevole trio sul palco.





 

 

 

 

John De Leo special guest Rita Marcotulli, The Winstons special guest Morgan e Rodrigo D’Erasmo e oltre 250 artisti per MArteLive

Il 13 e 14 dicembre torna a Roma MArteLive – lo spettacolo totale: nelle sale del Planet Live Club (ex Alpheus – via del Commercio 36) la grande kermesse con oltre 250 artisti emergenti che si sfideranno nelle 16 discipline artistiche tra musica, teatro, danza, circo contemporaneo, pittura, fotografia, artigianato artistico, graficart, live painting e street-art, proiezioni, installazioni, reading e video-arte.
Tra gli ospiti, grandi nomi come John De Leo, Gio Evan, Bunna, The Winstons feat. Rodrigo D’Erasmo e special guest Morgan.
Grande anteprima dell’eclettica due giorni, mercoledì 12 dicembre alle ore 21, sarà il celebre spettacolo “Pitecus”, una delle opere più acclamate del duo Antonio Rezza e Flavia Mastrella – Leoni d’oro alla Carriera alla Biennale di Venezia 2018.
Il 13 dicembre sul palco del Planet, attesissimo dopo il clamore mediatico delle ultime settimane che ha scatenato la stampa nazionale e richiestissimo dalle maggiori emittenti televisive, sarà il poeta e performer Gio Evan – reduce dal successo del doppio disco MArteLabel “Biglietto di solo ritorno” e con un milione e mezzo di ascolti su Spotify del singolo “A piedi il mondo”. Ribattezzato “Gio Evan” in Argentina da un Hopi, Giovanni Giancaspro è un artista poliedrico, scrittore e poeta, filosofo, umorista, cantautore e artista di strada. Con la performance al MArteLive conclude una grande stagione di successi, per tornare live sul palco dalla primavera 2019.  Dopo il suo live, salirà sul palco la band The Winstons ft. Rodrigo D’Erasmo e special guest Morgan con “Pictures at a Christmas Exhibition”. Power trio basso, batteria, tastiere e voci, la band è composta da tre grandi musicisti della scena italiana: Enrico Gabrielli (Calibro 35/Pj Harvey), Lino Gitto (Ufovalvola) e Roberto Dell’Era (Afterhours), che per il loro concerto al MArteLive dal titolo “Pictures at a Christmas Exhibition” avranno come special guest d’eccezione Morgan e Rodrigo D’Erasmo (violinista degli Afterhours e tutor in compagnia di Agnelli a X Factor). Sul palco suoneranno brani dall’album “Pictures in Exhibition” oltre a nuovi pezzi in esclusiva tratti dal prossimo disco in uscita nella primavera 2019.
Il 14 dicembre grande ospite sarà John De Leo, considerato una delle voci più interessanti del panorama italiano. Artista eclettico, ha partecipato e promosso innumerevoli progetti non strettamente a carattere musicale, collaborando con molti artisti tra cui la pianista Rita Marcotulli che sarà special guest nel suo live sul palco di MArteLive. Ha lavorato, tra gli altri, con Stefano Benni, Teresa De Sio e Metissage, Ambrogio Sparagna, Banco del Mutuo Soccorso, Carlo Lucarelli, Stefano Bollani, Paolo Fresu Quintet, Danilo Rea, Franco Battiato, Enrico Rava, Carmen Consoli, Ivano Fossati, Antonello Salis, Alessandro Bergonzoni, Fabrizio Bosso, Trilok Gurtu, Stewart Copeland e Uri Caine. Co-fondatore dell’ensemble Quintorigo, con cui ha vinto il Premio Tenco nel 1999, ne ha fatto parte dal 1992 al 2004. Sul palco principale del MArtelive si esibirà con un live looping sampler, un karaoke giocattolo e un laringofono insieme al chitarrista Fabrizio Tarroni: uno dei suoi primi connubi musicali, capace di interpretare la sua Gibson semi-acustica anche come una vera e propria percussione, fondendo la sua tecnica originale con le idee e la voce eclettica di De Leo.
Sul palco del 14 dicembre, il ritmo sarà scandito anche dallo spettacolo del noto collettivo cumbiero Istituto Italiano di Cumbia, che ha aggregato Malagiunta (Filo Q e Paquiano) le canzoni di Cacao Mental e Los3Saltos, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti e alcuni nuovi interpreti.
Il dj set sarà nelle mani di Bunna, fondatore insieme a Madaski degli Africa Unite, una delle realtà più importanti del panorama reggae italiano, e non solo. Nel suo set esplorerà le varie evoluzioni e sfaccettature della cultura musicale giamaicana. Il set di Bunna cade nell’anno in cui il reggae è stato riconosciuto “patrimonio Unesco” ed è organizzato in collaborazione con RUM (Rome Underground Movement).
Tra i protagonisti dell’ultima giornata di MArteLive anche Gianluca Secco, perla nel panorama della musica d’autore italiana e vincitore nel 2016 del Premio Tenco-NuovoImaie per la miglior interpretazione.

Con l’obiettivo costante di promuovere il talento e i giovani emergenti, oltre ai grandi nomi “Lo Spettacolo Totale” di MArteLive vede protagonisti 250 artisti che si esibiranno ed esporranno contemporaneamente nella 2 giorni al Planet Live Club, suddivisi nelle sezioni artistiche di appartenenza: musica, teatro, danza, circo contemporaneo, pittura, fotografia, artigianato artistico, graficart, live painting e street-art, proiezioni, installazioni, reading e video-arte.

I biglietti, dai €10 ai €12 sono già acquistabili in prevendita sul sito Marteticket.it.

Nato nel 2001 da un’idea del direttore artistico Peppe Casa, MArteLive è realizzato con il contributo della Regione Lazio – Assessorato alle Politiche Culturali. Sin dalla prima edizione, è concepito e pensato come uno spettacolo totale in cui tutte le arti e gli artisti che le rappresentano entrano in una sinergia empatica: MArteLive è il girotondo delle muse, lo scambio tra un linguaggio estetico e l’altro. Tutte le sezioni artistiche sono sapientemente amalgamate tra di loro in un gioco di forze artistiche ed equilibri sinestetici che, serata dopo serata, sala dopo sala, creano emozioni irripetibili nella loro essenza.
Nell’idea originaria di Peppe Casa, l’intento era quello di tessere un filo immaginario per unire armonicamente le singole performance: “A distanza di quindici anni il filo continua a rimanere teso. La differenza di questo format, che è anche la sua forza, è la capacità ad ogni evento di riproporre qualcosa di diverso che incuriosisca il pubblico, offrendo un’esperienza sensoriale unica. La multidisciplinarietà dello spettacolo che presentiamo è estremamente difficile da mettere in pratica, forse il vero successo sta nell’equilibrio tra le arti che si viene a creare; e l’esclusività è riuscire a farlo ogni volta in modo nuovo e sorprendente”.
L’appuntamento di dicembre è solo la prima delle due finali regionali che si terranno su tutto il territorio nazionale, la prima tappa verso la prossima BiennaleMArteLive, prevista per dicembre 2019, che vedrà esibirsi circa 1000 artisti provenienti da tutta Italia, insieme a special guest internazionali.

CONTATTI
www.martelive.it
Prevendite su www.marteticket.it  – biglietti da €12 a €10 e sconti per gruppi di 10 persone
Informazioni: info@martelive.it
Ufficio Stampa: Francesco Lo Brutto – tel. 331.4332700 email francesco.lobrutto@martelive.it
Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 email fiorenza.gherardi@martelive.it

Relendo Villa Lobos al TrentinoInJazz 2018

TRENTINOINJAZZ 2018
Katharsis
e
TrentinoIn Jazz Club
presentano:

Sabato 8 dicembre 2018
ore 17.00
Sala Sosat
Via Malpaga
Trento

Domenica 9 dicembre 2018
Ore 20.30
Bar Circolo Operaio Santa Maria
Via Santa Maria 8
Rovereto (TN)

SONATA ISLANDS:
RELENDO VILLA LOBOS

Volge al termine una magnifica e ricca edizione del TrentinoInJazz 2018, con il terzultimo e penultimo dei concerti in cartellone. Doppio appuntamento con Relendo Villa Lobos, un progetto al quale il pubblico del TrentinoInJazz è da sempre affezionato. Presentato per la prima volta in assoluto proprio al Festival nell’edizione del 2013, lo spettacolo dedicato al grande compositore brasiliano torna in un atteso fine settimana, con il quale si chiude la sezione Katharsis e si avvia alla conclusione anche il TrentinoIn Jazz Club. Appuntamento dunque sabato 8 dicembre a Trento e domenica 9 a Rovereto, con un quartetto d’eccezione, i Sonata Islands schierati con Cristina Renzetti (voce, chitarra, percussioni), Michele Francesconi (pianoforte), Gabriele Zanchini (fisarmonica e arrangiamenti), Emilio Galante (flauto, ottavino).

Relendo Villa Lobos è un concerto crossover fra musica classica e contemporanea, fra musica scritta e improvvisata, dedicato a Hector Villa Lobos, compositore colto brasiliano internazionalmente più conosciuto, considerato addirittura un eroe nazionale. Pochi musicisti come lui si prestano a questo tipo di operazione, proprio perché la sua poetica assume lucidamente la musica popolare brasiliana come comune radice di musica colta, jazz e pop. La musica brasiliana come crossover per definizione. La ricerca di Sonata Islands consiste nel mostrare e sviluppare le origini melodiche e ritmiche dell’ispirazione di Villa Lobos, riscrivendo in modo jazz-popolare alcune sue composizioni, affiancate a quelle di Tom Jobim (l’inventore della Bossa Nova), Guinga (compositore e chitarrista la cui carriera spiccò il volo dopo i 40 anni) e alcuni brani dello stesso Galante.

Prossimo e ultimo appuntamento con il TrentinoInJazz domenica 16 dicembre: Carlo Cattano Quartet a Rovereto.

Analog Trio dal vivo all’Elegance Cafè, quando l’elettronica incontra il jazz

Il trio propone musiche di Riccardo Fassi e brani di grandi compositori come Steve Lacy e Frank Zappa, utilizzando le tastiere elettroniche e combinando sonorità funk con groove ispirati al jazz sperimentale di Miles Davis degli Anni ’70 (in particolare da Bitches Brew in poi), al jazz-groove di Jimmy Smith, alla creatività di Frank Zappa, ai sintetizzatori di Joe Zawinul, alla lounge music di Lex Baxter, ai Lifetime di Tony Williams. Musica aperta e di grande impatto emotivo dove l’improvvisazione svolge un ruolo fondamentale.
Riccardo Fassi è uno dei più attivi pianisti/tastieristi/compositori del jazz italiano. Riccardo Fassi è Direttore del Dipartimento di Jazz al Conservatorio di Firenze. Marco Siniscalco è una promessa del basso,dotato di grande versatilità, passa dal jazz tradizionale al funk con originalità e fantasia. Si ricorda la sua lunga collaborazione con gli Aires Tango. Inoltre si è esibito negli anni al fianco di artisti come Paul Mc Candless, Kenny Wheeler e molti altri. Davide Savarese è uno batteristi italiani dell’ultima generazione più in vista, dotato di una carica emotiva ed un bagaglio tecnico-musicale di grande impatto. Si è formato alla Saint Louis Music School e ha collaborato con numerosi artisti appartenenti a varie estrazioni musicali.
Sul palco Riccardo Fassi (tastiere), Marco Siniscalco (basso) e Davide Savarese (batteria).

Sabato 8 dicembre 2018
(doppio set) ore 21 e 23.30
Elegance Cafè Jazz Club
Via Francesco Carletti, 5 – Roma
Euro 15 (concerto e prima consumazione)
Infoline +390657284458

Marilena Paradisi e Kirk Lightsey: A New Birth

Mercoledì 23 gennaio 2019
Ore 21.00
Auditorium Parco della Musica
Teatro Studio Borgna
Viale Pietro de Coubertin 30
Roma

MARILENA PARADISI & KIRK LIGHTSEY
IN CONCERTO:
A NEW BIRTH

Biglietti: da 15.00 €
Biglietteria 892.101

Ticket One:
https://www.ticketone.it/tickets.html?affiliate=FMR&doc=erdetaila&fun=erdetail&erid=2311400

Una rinascita. O meglio, una nuova nascita. A New Birth. E’ questa la parola d’ordine di un graditissimo ritorno, quello di Marilena Paradisi e Kirk Lightsey, che a un anno di distanza dal loro ultimo concerto romano risalgono sul palco dell’Auditorium Parco della Musica mercoledì 23 gennaio 2019 in un prezioso happening di grande jazz per voce e pianoforte, che suggella il primo passo di un nuovo percorso insieme.

Lo straordinario duo si ricompone sull’onda lunga del successo dell’album Some Place Called Where (pubblicato dalla norvegese Losen Records e per l’occasione distribuito in Italia da Egea), recensito in tutto il mondo e premiato per l’eccezionale interplay e l’intesa artistica tra il pianista di Detroit, figura monumentale della storia del jazz, e la cantante italiana, autrice di otto album assai apprezzata dalla critica internazionale per l’abilità nel produrre un timbro aderente all’estetica dei brani, per la presa sul testo e la capacità interpretativa. Sul palco romano nuove magiche storie da raccontare, un repertorio fortemente condiviso da questo duo che propone una fusione tra la tradizione, la storia del jazz e la sperimentazione.

Some Place Called Where ha ottenuto recensioni importanti su prestigiosi magazine stranieri come JazzTimes, JazzHot, Jazz Profile, Music Web International, Albany Jazz (che ha menzionato l’album tra i Top 2017), ma anche su importanti testate italiane come Musica Jazz, Jazzit, Italia In Jazz, A proposito di Jazz oppure Il Manifesto, Internazionale, Jazz Convention e L’Isola della musica italiana: i giornalisti hanno apprezzato la combinazione di esperienze, sensibilità e maturità, nonchè l’intrigante scelta dei brani. Un “repertorio di nicchia” utile all’espressività diretta, immediata e toccante di Marilena e Kirk, che aprono le porte sul loro mondo: quello dell’improvvisazione e della voce come strumento per la Paradisi, quello degli anni passati con Chet Baker, Dexter Gordon, Pharoah Sanders e Lester Bowie, ma anche dell’amore per la musica classica, per Lightsey.

Il titolo dell’album proviene dall’omonimo pezzo di Wayne Shorter, scelto da Marilena in una scaletta sentita e vissuta con Kirk. Come dichiara David Fishel nelle note di copertina, «Portrait (Mingus), Little Waltz (Carter) e Like A Lover (Caymmi) sono un buon esempio di questa musica scelta per profondità e sincerità, Fresh Air è un brano di Kirk che rappresenta bene il dialogo tra i due, Kirk ci regala anche un solo di flauto incantevole e lirico. Il suono complessivo è molto più pieno di quanto si possa aspettare da un duo, con la progressiva gamma armonica di Kirk e la qualità del tocco, quasi da accompagnamento orchestrale. Ma è l’intimità dell’interazione tra i due che più colpisce».

Info:

Marilena Paradisi:
https://www.facebook.com/marilenaparadisiofficial/