La scomparsa di Billy Paul

Billy Paul 2 Billy Paul

Agli appassionati di jazz il nome di Billy Paul dirà poco o niente anche se viceversa tra i musicisti, almeno quelli più ‘aperti’, la sua figura era ben conosciuta ed apprezzata. Ne parlavo l’altra sera con un amico, il chitarrista Paul Ricci, e anche lui come me lo considerava un grande musicista. Eh sì, perché per lo scrivente Billy Paul è una sorta di icona, uno di quegli artisti che per un qualche motivo ti restano dentro, per sempre, magari per una canzone collegata ad un ricordo particolare che dopo tanti anni non riesci più a mettere a fuoco.
Ecco, per me Billy Paul rappresentava tutto questo dal momento che nel 1972 era stato proprio lui a portare al successo e quindi a farmi conoscere quella che ancora oggi ritengo una delle più belle canzoni del vastissimo panorama pop, “Me and Mrs. Jones”, scritta da Kenneth Gamble e Leon Huff.
Questo pezzo rappresenta una delle mie fisse e non a caso durante le mie serate di guide all’ascolto alla Casa del Jazz l’ho fatto sentire nelle interpretazioni di artisti in qualche modo vicini al jazz quali Michael Bublé e devo dire che le reazioni degli spettatori, molti dei quali non conoscevano il brano, sono sempre state positive per mia grande soddisfazione. (altro…)

Quando la Kulturskola di Gällivare è il motore culturale dell´Artico

Liten liten…due parole svedesi che voglion dire piccolo piccolo. Ho preso spunto dal titolo, in lingua Danese, di un disco di Stefano Bollani, Småt Småt appunto. Piccolo davvero il luogo da cui racconto gli ultimi eventi organizzati dalla Kulturskola e dal comune di Gällivare nella Lappomia svedese. L´essere piccoli, appena qualche decina di migliaia di abitanti sparsi in una terra immensa, nel nostro caso il piú delle volte é sinonimo di fattivo impegno nel realizzare progetti, godendo a pieno delle ricchissime risorse a disposizione. Un lusso per molti aspetti.
Il 2016 si é aperto con una manciata di eventi degni di nota. La contea del Norrbotten, in stretta collaborazione con le singole istituzioni comunali, puó contare su una programmazione di eventi fitta e variegata, di carattere culturale e di sano intrattenimento senza che “culturale” diventi per forza qualcosa di concettualmente tirato per le lunghe, e né tanto meno che l´ “intrattenimento” si riduca necessariamente a vuoto ridacchiare.
Poche sale consiliari, cravatte e drappi, ma persone che si riuniscono intorno ad un tavolo e pianificano eventi, consapevoli di avere i mezzi, le strutture ed un budget che verrá speso fino all´ultimo centesimo…o corona che sia, per la comunitá.
La Polar Vinter Natten si presenta con un calendario fitto di concerti. Tre giorni, l´ultimo week-end di gennaio, che offrono un ventaglio di spettacoli musicali che spaziano dal quintetto classico di archi, al death metal, il folk, il jazz d´annata, l´elettronica, il rock e intrattenimento per i piccolissimi, ed altro ancora. In tutto una ventina di eventi disposti in diverse location coinvolte. Porte aperte quindi del Museo di Gällivare, la Sjöpan Skola, la meravigliosa Nya Kyrka (la Chiesa centrale), ma anche il foyer del Quality Hotel ed il centro commerciale…tutta la cittadina é coinvolta a vele spiegate. Varietá nella programmazione vuol dire non esasperare un solo tipo di evento e dare a tutti la possibilitá di incuriosirsi a piú generi, magari conoscere qualche cosa di nuovo, di diverso dai propri quotidiani interessi. Come spesso accade in Scandinavia, poco rumore, poco autorefenzialismo, ma concretezza, e magari stai a vedere che dopo tutto quello che conta è l´aver fatto e non l´aver detto…ah, ingresso libero a tutti gli eventi.

Eventi di Gennaio e Febbraio a Gällivare

Nell´immagine sopra la pianista e compositrice Italiana Alessandra Bossa che si é esibita il 29 Gennaio proponendo in anteprima il suo progetto solista AnDRA: voce, pianoforte ed elettronica. Un concerto di brani originali e canzoni organizzato nella suggestiva cornice della Nya Kyrka, chiesa appartenente al patrimonio Unesco, spesso adibita a sala concerti.
Di seguito una panoramica del Museo di Gällivare dove si sono esibiti i Gruvkonserten ( Lars Andersson-voce, Hannes Suopanki Lakso-voce e chitarra, Tommy Lakso-chitarra, Gert Dahlström-contrabbasso e Jerker Johansson-batteria). Ottimo e coinvolgente folk cantautoriale, racconti di questa gente e della sua storia fatta di stretto legame con la natura e le miniere.

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Venerdi 28 Gennaio il centrale Quality Hotel si é fatto palco per una lunghissima serata di Jazz. Abbiamo iniziato con l´orchestra Jazz dei giovanissimi allievi, i Gummibandet, accompagnati dagli insegnanti alla ritmica.
Il palco poi si é reso disponibile per una lunga jam session fino a tarda sera.

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Prince, il “non Jazz”, e chiedo scusa finalmente liberandomi di un tormento.

Prince

 

Nel 2011 Prince suonò a Perugia, all’Arena Santa Giuliana. Io e Daniela Crevena c’eravamo e seguimmo anche tutte le polemiche solite sulla opportunità di destinare gran parte del budget ad una popstar. Io stessa scrissi ” andiamo a vedere un artista il cui unico legame con il jazz è quello della passione che suscitò in Miles Davis”.
Eppure lo conoscevo bene Prince. Non era un Jazzista ma lo adoravo, non lo avevo mai visto sul palco, e sia io che Daniela non vedevamo l’ ora che arrivasse quel concerto che in teoria con il Jazz aveva poco a che vedere. Questo era ciò che si diceva tra i puristi del Jazz, tra i quali io scrivendo quella frase rientrai di diritto.
Quella frase che sto dolorosamente riesumando qui oggi, che mi ha un po’ tormentata  in questi cinque anni, e che è rimasta scritta nera su bianco in un mio articolo di allora, era connotata da una negazione: Prince non è Jazz.  In realtà avrei dovuto scrivere che Prince non era SOLTANTO Jazz, e per questo Miles se ne appassionò.
Il concerto fu emozionante, e quelle poche righe che gli dedicai dicevano la verità su ciò che avevo provato ascoltandolo e guardandolo: ” spettacolo allo stato puro, effetti speciali, una rockstar mitica che dà i brividi non appena appare sul palco, per chi è cresciuto ascoltando e cantando i suoi successi. Musicisti di livello, costumi fantasmagorici, trucco pesantissimo e tacchi vertiginosi, coriste con voci di grande rilievo, volume altissimo come in ogni concerto pop – rock che si rispetti, e i brani cult eseguiti alla fine, tra cui naturalmente anche un bellissimo (ed emozionante) “Purple Rain” con tanto di pioggia di coriandoli viola e platea luccicante di telefonini accesi.”  Una specie di miraggio, la descrizione quasi adolescenziale di un evento attesissimo e vissuto con il cuore a mille che si cerca di mettere per iscritto per apparire il più dignitosa possibile di fronte ad una star che si vede e si ascolta finalmente, per la prima volta.
E’ rimasta a tormentarmi quella frase di negazione che dal giorno in cui venne pubblicata mi pungeva, ogniqualvolta ascoltavo Prince. Perché non solo il non essere Jazz non può essere un’ accezione negativa, ma anche perché la caratteristica di Prince era il mescolare, era l’innovazione continua, era il progredire in avanti, il contestare, l’ improvvisare, era l’ esplorare. Eccolo il Jazz di Prince, se proprio dobbiamo giustificarne la sua presenza sul palco dell’ Arena Santa Giuliana.
La sua presenza probabilmente sarebbe stata approvata persino da Miles Davis.
Nei tanti concerti che abbiamo seguito a Perugia a dire il vero abbiamo sentito tanto “non jazz” stranamente definito Jazz dai puristi,  anche al “jazzissimo” Morlacchi. Musicisti internazionali acclamatissimi magari deludenti, e tanti, anche italiani, magari in infradito e pantaloncini, che ci hanno asfissiato con i loro infiniti, autocelebrativi, estenuanti assoli.
Prince ora non c’è più, e con lui non ci sono più il suo Jazz, il suo Pop, il suo Blues, il suo Rock, il suo Swing, la sua MUSICA, il suo Purple Rain che ogni volta che lo ascolto, anche con i miei figli, mi commuovo.
Ieri sera mi ha avvisata mio figlio ventunenne, con un sms “Mamma, è morto Prince, mamma hai saputo?”
Mia figlia che ha 18 anni mi ha detto “ma io volevo vederlo” …

Giù il cappello quando un musicista travalica così le generazioni.
Sono contenta solo che Prince non abbia mai letto il mio articolo che lo definiva “non jazz”.  Che questo mio articolo valga come richiesta di scuse, troppo tardi lo so, a lui e a chi mi ha letta nel 2011.

Nicola Mingo a Roma all’Alexanderplatz il 27 aprile

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Nicola Mingo SWINGING Quartet il 27 aprile prossimo sarà all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma.

Il progetto Swinging rievoca un modo di fare jazz che si usava negli anni Cinquanta e Sessanta ed in particolare rappresenta un omaggio allo swing di quel periodo storico e, più nello specifico, un tributo al big sound dei grandi chitarristi dell’epoca come Wes Montgomery, il tutto filtrato alla luce della contemporaneità, con riferimenti al sound di chitarristi come George  Benson.

La scaletta prevede l’esecuzione integrale del suddetto CD: 10 composizioni originali del chitarrista in chiaro stile modern mainstream e alcuni celeberrimi standard quali SO WHAT, MOODY’S MOOD FOR LOVE, BAYOU e ROAD SONG.

Il chitarrista, compositore ed arrangiatore napoletano, si avvale di uno straordinario trio  del Jazz Italiano ed internazionale formato da Giorgio Rosciglione al Contrabbasso Gege’ Munari alla Batteria e Andrea Rea al pianoforte

Chitarrista, compositore e arrangiatore nato a Napoli nel 1963, Nicola Mingo è uno dei maggiori esponenti europei della chitarra modern mainstream jazz. Diplomato al Conservatorio S. Pietro a Maiella nel 1985, si perfeziona attraverso stage e seminari con i più importanti esponenti della chitarra jazz (Joe Pass, Jim Hall, Joe Diorio), suonando anche con Bill Pierce, Terence Blanchard, Cedar Walton, Billy Higgins e Paul Jeffrey. Inizia la sua attività discografica in qualità di leader e produce nel 1994 “Walking” (Pentaflowers), con Flavio Boltro, Dario Deidda, Amedeo Ariano, Valerio Silvestro, presentandolo all’Umbria Jazz Festival ’94. Nel 1996 produce il suo secondo album da solista: “Modern age” (Pentaflowers), inciso con il Nicola Mingo Quartet, presentandolo al Festival Jazz di Iseo. L’anno successivo è inserito nell’album “Blues for Bud” (CDpM Lion), che raccoglie il meglio del panorama jazz italiano.

Nel 2001 per la Red Records pubblica “Talkin’ jazz”, un omaggio ai musicisti che hanno reso grande la storia del jazz, ponendo l’accento sul lavoro dei chitarristi. Nel 2004 esce il suo quarto lavoro “Guitar Power” edito da (Philology), tributo a Wes Montgomery. Nel giugno 2007 pubblica “Parker’s Dream” (Rai Trade). Nello stesso anno Mingo collabora ad un progetto didattico, il dvd “Suonare nello stile di Wes Montgomery”. Nel 2009 il suo brano “Blues for Grant Green” è inserito nella compilation “Guitares Jazz”, edita dalla casa discografica francese Wagram Music. Con “We remember Clifford” (2011) giunge alla sua sesta esperienza discografica in qualità di leader, la prima su etichetta EmArcy, la stessa su cui Clifford Brown ha inciso più di mezzo secolo fa una storica serie di capolavori. Il 13 maggio 2014 esce “Swinging” , presente su Spotify e sulle maggiori piattaforme streaming.

La buona musica che viene dalla Puglia

I NOSTRI CD

di Amedeo Furfaro

Puglia Jazz Factory – “African Way” Parco della Musica Records

African Way “African Way”, il titolo non inganni, non è un disco etnico. E’ che è ispirato dal tour effettuato dal gruppo in quel continente. Musicalmente parlando, l’album che Puglia Jazz Factory licenzia per Parco della Musica Records potrebbe anche esser definito Afroamerican Way perché trattasi di jazz, piacevolmente mainstream, comunque musica neroamericana che con l’Africa ha un’ascendenza, certamente, anzitutto storica. E storico/geografica se pensiamo che i fenici dalle coste della Siria si insediarono in Apulia ben prima dei Greci. Regione che, nell’immaginario odierno, viene vista talora a estive tinte afro/mediterranee: “è una terra / d’incroci dritti / come lame arroventate/ da un sole / che le dona / una speciale luce” (Silvana Palazzo, Poesie di un’estate, Manni). Ma, al di là delle associazioni di idee e rinvio a retaggi, veniamo al cd dei jazzisti “featuring” del collettivo PJF. Una selecao levantina di eccellenti solisti gemellati in quella FabbricaDiMusica/OfficinaDiSuoni che e’ la Factory. La formazione è invitante: una line up con due sassofonisti, Raffaele Casarano e Gaetano Partipilo – esiste tutta una letteratura di jazz duets for two saxophones – che insieme rafforzano certe caratteristiche di nitidezza “nordica” del proprio strumento; ancora Mirko Signorile, a piano e tastiere, destro nei dosaggi, nei saliscendi armonici, e nell’amalgama col resto della sezione ritmica che vede Marco Bardoscia a basso e contrabbasso e Fabio Accardi alla batteria, forse le componenti più “nere” della formazione per forza e precisione percussiva. Del 5et si era apprezzato il precedente album “From The Heel”, del 2012, registrato per la stessa label capitolina; del resto Puglia Jazz Factory era nata l’anno prima come produzione del Roma Jazz Festival promosso dalla Fondazione Musica Per Roma. Una “missione” all’Auditorium Parco della Musica che si era rivelata beneaugurale anche a livello di apprezzamento generalizzato del relativo disco. In questo caso va all’occhio anzi all’orecchio il come la successione degli otto brani paia seguire un’alternanza forte/piano nel senso che sono sistemati in modo da metterne in evidenza la varietà e variabilità. Ed ancora qui piace pensare alla diversità interna della Puglia, alle chiese di Nardò e al mare di Vieste, a Gravina sotterranea ed a Bari vecchia, alla cattedrale di Trani e a quella di Ruvo, al Gargano e al Salento, alle Murge e al Tavoliere. In fondo il sentire un disco è fatto pure di visioni che afferiscono al personale vissuto di ognuno. E questo album si presta a stimolarle. Il jazz lavora sull’inconscio. Socraticamente maieutico, può condurre l’ascoltatore verso la riconoscibilità di sé stesso. (altro…)

Fabio Zeppetella Quartet dal vivo all’Elegance Cafè

L’originalità del suono che sprigiona dalle dita di Fabio Zeppetella nel suo ultimo progetto discografico sembra creato dall’artista e cesellato a sua immagine. Dotato di una tecnica ineccepibile e di grande sensibilità musicale, si avvale di un linguaggio unico e personale, frutto di uno studio sempre votato alla ricerca di uno stile che negli anni ha reso proprio. È arrivato all’elaborazione di un suono del tutto originale passando dalla tradizione e dalla musica di maestri come Charlie Cristian e Wes Montgomery all’evocazione del be-bop e dell’hard-bop degli anni sessanta. Nel suo fraseggio si scoprono gli aspetti dominanti di un linguaggio mai scontato, a volte virtuoso a volte dolce ma sempre essenziale. Le sue caratteristiche dominanti sono costituite dalla dolcezza e dalla forza insite nel modo originale di interpretare la musica, nel quale appare evidente la volontà di ricercare un legame virtuale con la poesia.
Sul palco Fabio Zeppetella (chitarra), Roberto Tarenzi (piano), Francesco Puglisi (contrabbasso) e Roberto Gatto (batteria). (altro…)