Da Udin&Jazz una botta di ottimismo…

Buongiorno a tutti.
L’altro ieri mi è arrivato uno di quei tanti disegni, filmini, foto che attualmente circolano su FB. Il giochino era interpretare una foto nella maniera più corretta possibile. Bene, io in quella immagine ho visto un bidone della spazzatura che galleggiava nell’aria; solo in un secondo tempo mi sono accorto che l’illusione ottica era dovuta ad una macchia di umidità sotto il bidone. Troppo tardi! La spiegazione annessa alla foto diceva che se avessi visto, per l’appunto, il cassonetto galleggiare per aria significava che la forzata reclusione stava avendo su di me effetti deleteri. Ed in effetti non stento a crederci.

Scherzi a parte (ma vi assicuro che quanto narrato è vero) la situazione si fa sempre più pesante anche perché non si riesce ad avere una, che sia una, indicazione certa sulla ripresa. Ho sentito dire che per gli over 70 si preannuncia una reclusione forzata fino a tutto dicembre. Non ci voglio credere ma sarebbe una misura pazzesca che non credo incontrerebbe molti favori.
In questo quadro così cupo, il settore delle arti e quindi del jazz non se la passa particolarmente bene, come dimostrato dall’inchiesta che stiamo conducendo su questo stesso spazio. Certo le iniziative anche a scopo solidaristico non mancano, ma sono ben poca cosa nel mare magnum della desolazione che ci circonda.
Di qui la necessità almeno di segnali positivi, incoraggiamenti che ci inducano a ben sperare nel futuro.

È in questo quadro che si inserisce l’iniziativa di Udine Jazz 2020 che, ben conscia delle difficoltà che si frappongono al normale svolgimento dell’annuale Festival, ha tuttavia deciso di rendere noto il programma. Anche questa edizione – particolarmente importante perché si tratta del trentennale – si articolerà attraverso una serie di concerti che toccheranno diverse località della regione, partendo da Udine, passando per Tricesimo, Cervignano, San Michele del Carso, Aquileia, approdando a Marano Lagunare con Borghi Swing per chiudersi a Grado, con GradoJazz, per gli eventi clou della manifestazione.

E che si tratti di eventi clou non c’è dubbio alcuno dati i nomi degli artisti già sotto contratto (che ovviamente si spera di non dover disdire): il Quintetto dell’ambasciatore del jazz nel mondo, il grande pianista Herbie Hancock, per il tour dei suoi ottanta anni; il gruppo guidato dal funambolico chitarrista degli statunitensi Vulfpeck, Cory Wong; la reunion dello storico quartetto di John Patitucci, tra i più influenti bassisti contemporanei; gli Ozmosys del grande drummer Omar Hakim con il featuring dell’avveniristico chitarrista Kurt Rosenwinkel; la Jazz Diva Dee Dee Bridgewater, con la sua travolgente vocalità; il mitico Gilberto Gil, padre della musica carioca degli ultimi decenni, preceduto da Mahmundi, una delle più talentuose interpreti della nuova musica brasiliana.

Non meno prestigiosa la presenza degli italiani: Stefano Bollani con il nuovissimo progetto solistico ispirato al musical Jesus Christ Superstar; il duo Paolo Fresu/Daniele Di Bonaventura, nel segno di un lirismo dagli aromi mediterranei; la pianista Rita Marcotulli con la cantante Chiara Civello, per la prima volta insieme sul palco; Mauro Ottolini con la sua Orchestra dell’Ottovolante e la vocalist Vanessa Tagliabue Yorke; e ancora Enzo Favata con il suo The Crossing 4et; il bassista Danilo Gallo, tra le più innovative figure del jazz nazionale; Roberto De Nittis “Dada”, pianista, premio Top Jazz 2019 come miglior nuovo talento italiano; i friulani (che in questo festival mai mancano) Claudio Cojaniz/Giovanni Maier, nuovamente insieme; il trio della vocalist Alessandra Franco con Anna Garano e Simone Serafini; il compositore e arrangiatore Bruno Cesselli; Max Ravanello con un ensemble di 6 tromboni, e la Udin&Jazz Big Band, con i migliori giovani talenti regionali di nuovo assieme…

Peccato non ci sia Massimo De Mattia un musicista che ascolto di rado ma che mai finisce di stupirmi con la sua straordinaria lucida inventiva.

Gerlando Gatto