Moderato Cantabile: Anja Lechner e François Couturier in concerto a Pescara

Venerdì 22 marzo 2019, la stagione musicale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” prosegue con Moderato Cantabile, il concerto di Anja Lechner, violoncello, e François Couturier, pianoforte. Il concerto è realizzato in esclusiva nazionale

Moderato Cantabile è un viaggio musicale sorprendente, insolito e sempre affascinante, condotto con elegante misura da due musicisti di grandissimo spessore artistico e di riconosciuto livello internazionale come la violoncellista tedesca Anja Lechner e il pianista francese François Couturier, un percorso tracciato attraverso composizioni originali, senso per l’improvvisazione e le pagine di musicisti come Komitas Vardapet, Georges Ivanovic Gurdjieff e Federico Mompou.

Il concerto si terrà al Teatro Massimo di Pescara e avrà inizio alle 21. Il biglietto di ingresso costa 20€ (ridotto a 15€ per i soci della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara”) e si può acquistare sui circuiti online e a Pescara, presso la sede di Via Liguria.

Dopo un decennio di lavoro condiviso nel Tarkovsky Quartet e il recente lavoro su Pergolesi (con la cantante Maria Pia de Vito e il percussionista Michele Rabbia), la violoncellista tedesca Anja Lechner e il pianista francese François Couturier presentano “Moderato cantabile”, il loro progetto in duo.

I percorsi che hanno avvicinato i due musicisti a questo progetto sono differenti. La Lechner è una musicista classica con un forte interesse per l’improvvisazione e Couturier è un musicista jazz che viaggia sempre più al di fuori di questi confini. Su “Moderato cantabile” presentano i loro arrangiamenti di tre affascinanti compositori tenuti forse un pò al margine della “grande” storia della musica: Georges Ivanovic Gurdjieff, Komitas Vardapet e Federico Mompou. Per molti versi la loro musica rivela le influenze dell’Europa Orientale, sia in termini di relazione con il folk tradizionale e la musica religiosa, sia da un punto di vista filosofico. Un’aria contemplativa pervade la musica. Il programma ha dei punti in comune con il lavoro che Anja Lechner aveva svolto sulla musica di Gurdjieff nel precedente Chants, Hymns and Dances (con Vassilis Tsabropoulos), ma questo duo ha una sua identità propria. Il tempo trascorso in Armenia dalla Lechner le ha fatto interiorizzare il contesto dal quale la musica emerge, facendo assumere al violoncello il ruolo di voce solista. Le composizioni di Couturier, che tra l’altro ha una lunga esperienza sulla musica di Mompou, donano al contempo contrasto e complementarietà. Il pianista è stato inoltre influenzato dalle sonorità del Medio Oriente per via della sua collaborazione con Anouar Brahem.

“Moderato cantabile” è anche il titolo di un album sorprendente e insolito, registrato nello studio di Lugano nel 2013 e prodotto da Manfred Eicher per la ECM Records.

La Stagione Musicale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” si conclude venerdì 29 marzo 2019 con il concerto di Francesca Dego, violino, Martin Owen, corno, e Maria Perrotta, pianoforte.

Presentata la 24^ edizione del festival MetJazz: “Storie e viaggi in jazz”

Giunta alla XXIV edizione dal 5 al 25 febbraio si terrà la rassegna METJAZZ 2019, organizzata dal Teatro Metastasio di Prato.
“Forse non esiste musica più autobiografica del jazz. L’improvvisazione, il rapporto fisico con lo strumento, il gioco di interazione tra i musicisti, tutto palpita di una presenza totale e immediata dell’esecutore. La tradizione orale attraverso cui il jazz si è diffuso esalta l’esperienza diretta del fare musica, senza mediazione di spartiti o altri supporti visivi. In più, la possibilità di organizzare sul momento il flusso della musica esalta la qualità narrativa del jazz, la capacità di raccontare storie, di inoltrarsi in viaggi autobiografici o fantastici, in un continuo dialogo tra presente e passato con tutta la musica afroamericana che con la tradizione intrattiene un rapporto vivo, dinamico, creativo”. Così il curatore Stefano Zenni introduce la rassegna di quest’anno, dedicata a Storie e viaggi in jazz e dunque alla natura narrativa del jazz e alla sua qualità autobiografica nel raccontare vite, desideri, immaginari. Il programma, forte della collaborazione con la Scuola di Musica Verdi, conserva la sua struttura classica e si articola nelle due consuete sezioni – official e off – proponendo a Prato cinque concerti, di cui uno doppio, una conferenza, un incontro e una mostra fotografica. Inoltre, ribadendo la sua sinergia d’intenti con il Pinocchio Jazz Club di Firenze, METJAZZ 2019 si fa promotore e sostenitore di un concerto nel capoluogo toscano.
Quattro i grandi eventi pratesi tra Metastasio e Fabbricone:

  • Martedì 5 febbraio alle ore 21.00 al Teatro Metastasio va in scena Tempo di Chet, un originale spettacolo jazz che sovrappone la scrittura drammaturgica di Leo Muscato e Laura Perini e la partitura musicale curata e interpretata dal vivo da Paolo Fresu – gli attori e i musicisti – per rievocare in un flusso organico di parole, immagini e musica lo stile lirico e intimista di Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, in bilico tra tragedia e leggenda, maledettismo e bellezza.
  • Lunedì 11 febbraio alle ore 21 al Teatro Fabbricone, due diversi viaggi in trio mettono a confronto due diverse concezioni del racconto musicale: da un lato, al DEBUTTO IN PRIMA ASSOLUTA, Antonino Siringo, Andrea Tofanelli e Ares Tavolazzi rendono Omaggio a Sun Ra, rileggendo il suo sound fisico e trascinante in modo contenuto e controllato, da camera, facendo a meno della batteria ma conservando la forza ritmica della musica originaria; dall’altro Claudio Filippini, Luca Bulgarelli e Marcello Di Leonardo con Before the Wind fanno esplodere una macchina narrativa con arrangiamenti ricchi di svolte, cambi d’atmosfera, composizioni di ampio respiro o bozzetti fortemente caratteristici in un trio a parti equivalenti.
  • Lunedì 18 febbraio alle ore 21 al Teatro Fabbricone Massimo Falascone Seven propone insieme al suo gruppo Méliès, un percorso musicale      costituito da brani ispirati ai cortometraggi di Georges Méliès, poeta e inventore del cinema come sogno, precursore nella tecnica del montaggio e degli effetti speciali. Composizioni originali con grande spazio all’improvvisazione e omaggi ad alcuni grandi del recente passato, sempre nello spirito poetico e visionario di Méliès, con apparizioni, ripetizioni e metamorfosi, esposizioni e dissolvenze, giochi di prestigio, formule magiche e viaggi verso mondi sconosciuti.
  • Lunedì 25 febbraio alle ore 21 al Teatro Metastasio Maria Pia De Vito insieme al suo trio porta in scena Core/Coração, una versione napoletana in chiave jazz delle storie del brasiliano Chico Buarque, tra i più noti autori e interpreti della Bossa Nova ma soprattutto poeta e genio assoluto della canzone contemporanea brasiliana. Mentre la lingua napoletana dona una profondità mitica al cantare gli ultimi, i marginali di una società spietata e egoista che trova redenzione solo nell’amore, il jazz è il veicolo privilegiato del riscatto di popoli aperti al dialogo: nel ritmo, nella danza, nel canto e nell’improvvisazione schiavi, reietti, esclusi tornano protagonisti grazie al meticciato, che investe culture e classi sociali. Un appuntamento realizzato in collaborazione con Musicus Concentus.

Ci saranno poi altri quattro appuntamenti realizzati in collaborazione con la Scuola Comunale di Musica Giuseppe Verdi di Prato racchiusi tra gli eventi di METJAZZ OFF:

  • Domenica 3 febbraio alle ore 21 presso la Scuola di Musica Verdi trovano spazio le Storie di giovani talenti con la New Talent Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini che si esibisce in Our Monk. Si tratta di un  progetto nato da un bando della SIAE e dalla collaborazione tra varie istituzioni italiane, tra cui il Teatro Metastasio di Prato. L’ensemble comprende dodici musicisti, un ospite emergente, un direttore esperto e un repertorio impegnativo e stimolante, quello di Thelonious Monk.
  • Domenica 10 febbraio alle ore 11 presso la Scuola di Musica Verdi in un Incontro con Roberto Masotti – grande fotografo, ma non solo, un generatore di idee, uno stimolatore entusiasta di progetti, un connettore di esseri umani -, si esplorano le Storie in uno scatto entrando nelle pagine di Jazz Area, un libro fotografico edito dalla casa editrice Seipersei che racchiude quasi 50 anni di storia di musica jazz internazionale, con i ritratti di Miles Davis, Keith Jarrett, Archie Shepp, Carla Bley, Sam Rivers, Cecil Taylor, Charles Mingus, Ornette… Si tratta di un testo che si basa su una particolare e necessaria prospettiva autobiografica, parla della vita in musica attraverso i tanti incontri diretti e le infinite occasioni di musica dal vivo, analizza l’idea d’improvvisazione nel suo tipico esprimersi afro-americano e nelle sue trasformazioni europee, è la lente attraverso la quale Roberto Masotti ci parla della sua lunga storia con il jazz.
  • Domenica 17 febbraio alle ore 21 presso la Scuola di Musica Verdi si intraprende un Viaggio nel suono con il concerto ST()MA di Cristiano Calcagnile, dove “stoma” sta per “bocca” in greco, ma anche per la fessura attraverso cui le piante respirano in botanica, quindi per intersezione, luogo di passaggio. E difatti, una fluidità di stati, dal solido al gassoso, dal liquido ancora al solido, contraddistingue il sound di Calcagnile, che utilizza vari strumenti oltre la batteria, inclusa la chitarra.
  • Domenica 24 febbraio alle ore 11 presso la Scuola di Musica Verdi una Conferenza di Stefano Zenni sulle Storie e immagini del jazz al cinema illustra l’incontro non sempre lineare e felice tra queste due arti e, citando momenti di gloriosa fusione di musica e immagini e grandi equivoci sorti dall’utilizzo di una visione stereotipata del jazzista come artista maledetto (si pensi a Chet Baker) prova a analizzare il modo in cui il cinema ha veicolato una certa idea delle vite dei jazzisti e del significato della musica.

Inoltre, alimentando nel nome del jazz gli “Incroci tra Prato e Firenze”, METJAZZ 2019 ribadisce la collaborazione con il Pinocchio Jazz Club di Firenze e promuove come anteprima del festival il concerto di sabato 2 febbraio alle ore 22 nella sala dello storico locale con Roberto Ottaviano che presenta il suo ultimo progetto ETERNAL LOVE, un omaggio all’Africa, alla sua cultura, alla sua musica e al suo popolo, con una selezione di composizioni di Don Cherry, Abdullah Ibrahim, Charlie Haden, John Coltrane, Dewey Redman, Elton Dean, e brani originali.
E, anche, a corredo della rassegna, dal martedì 5 febbraio a lunedì 25 febbraio nel Foyer del Teatro Metastasio sarà visibile la mostra fotografica Jazz Poster/dieci variazioni serigrafiche, 1971-1972 di Roberto Masotti, con i poster realizzati e distribuiti nei festival jazz degli anni Settanta, impreziositi dagli autografi dei protagonisti ritratti.
Il festival è organizzato dal Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con Scuola Comunale di Musica Giuseppe Verdi, Musicus Concentus e Pinocchio Jazz Club di Firenze.

PREZZI ABBONAMENTO E BIGLIETTI È possibile abbonarsi a partire dal 18 dicembre 2018. Chi ha sottoscritto l’abbonamento per la scorsa edizione può confermare la propria poltrona fino all’8 gennaio 2019. I biglietti per i concerti sono in vendita a partire dal 9 gennaio 2019. Prevendite online: http://ticka.metastasio.it.
Info Teatro Metastasio – tel. 0574.608501 – Cristina Roncucci 0574.24782 (interno 2) – 347.1122817

 

Le riflessioni di Marco Giorgi su “L’altra metà del Jazz” di Gerlando Gatto

Riflessioni indotte dalla lettura de “L’altra metà del Jazz” di Gerlando Gatto

Gerlando Gatto pubblica per KappaVu/Euritmica  “L’Altra Metà Del Jazz”, ideale prosecuzione del precedente “Gente Di Jazz”, che ha ottenuto molti riscontri positivi ma che ha anche ricevuto qualche bonaria critica. La moglie di Gerlando Gatto, infatti, così come anche l’attenta giornalista Claudia Fayenz a cui è affidata la prefazione, avevano notato che “Gente Di Jazz” conteneva esclusivamente interviste agli uomini del jazz e che la componente femminile ne era quindi assente. Non per assicurarsi la quiete familiare (happy wife happy life dicono gli americani), Gatto ha recepito l’osservazione e già nel corso della conferenza stampa di presentazione di “Gente Di Jazz” aveva promesso di realizzare un nuovo volume dedicato alle donne nel jazz. Dato che l’autore è una persona di parola, eccoci qui a scrivere del suo nuovo lavoro, una raccolta di bellissime conversazioni con artiste italiane e straniere. 
Al contrario del precedente volume, la nuova opera contiene per il 90% interviste realizzate specificatamente per questo libro. Anche se voi potreste pensare che un’intervista è solo un’intervista e che tante interviste insieme fanno un libro di interviste, il fatto che Gatto le abbia realizzate quasi tutte avendo in mente questo progetto editoriale conferisce al libro un carattere di unitarietà e omogeneità che è immediatamente rilevabile. 
Sono trenta le donne di questo libro, ordinate in rigoroso ordine alfabetico, e comprendono nomi noti e meno noti del panorama jazz nazionale e internazionale. Dalla cubana Daymé Arocena alla partenopea Maria Pia De Vito, da Petra Magoni a Tiziana Giglioni, da Karin Krog alla sfortunata Radka Toneff, da Ada Montellanico alla sudcoreana Youn Sou Nah, da Rita Marcotulli a Sarah Jane Morris, da Dee Dee Bridgewater a Enrica Bacchia…

(Radka Toneff)

Gatto riesce a far emergere la personalità delle varie musiciste, il loro spessore artistico e spesso umano. Qualche volta la conversazione scorre fluida e riesce ad esulare dall’ambito jazzistico scendendo più in profondità sino ad arrivare alla sfera personale, altre volte, quasi sempre con le artiste straniere, il riserbo per il privato ha il sopravvento e l’intervista viene saldamente ancorata all’aspetto tecnico artistico. Gatto è molto bravo a mettere le musiciste a proprio agio e a ricevere da loro informazioni sempre interessanti e mai banali.

La lettura del libro, soffermando l’attenzione soprattutto alle conversazioni con le artiste i cui nomi possono risultare meno familiari al grande pubblico, ci ha indotto ad alcune riflessioni. La prima è quanto lavoro, quanto amore, quanto impegno queste musiciste mettano nella loro professione. Quanta fatica si debba profondere per un applauso, quanto difficile sia la vita per chi ha scelto l’arte e il jazz in particolare, come scopo della propria vita. In tutto il libro non c’è mai un rimpianto, un “se avessi fatto un’altra cosa”, ma solamente la volontà di andare avanti e di migliorare e di non voltarsi indietro. La seconda riflessione che il libro di Gatto ci ha indotto a fare è che anche l’artista meno nota, che esprime il suo pensiero in questo libro, è importante, indipendentemente dall’apporto che è in grado di dare alla musica e al jazz. Di solito noi alziamo lo sguardo verso le stelle, ammiriamo chi per meriti propri o per sue fortunate traiettorie “ce l’ha fatta” e tendiamo invece ad ignorare chi al di sotto della volta stellata lavora con costanza e amore alla musica, pur nella consapevolezza che il successo è, il più delle volte, solo una chimera. Dovremmo invece smettere di scrutare costantemente il cielo con il telescopio e rivolgere il nostro sguardo sulla terra, come ha fatto Gerlando Gatto, andando a cercare attorno a noi la bellezza che ci circonda e che spesso, per nostri limiti o pigrizia, siamo portati a ignorare.

Marco Giorgi per www.red-ki.com

RFM Organ Trio al TrentinoInJazz

Mercoledì 19 settembre 2018
Ore 21.00
Mas dela Fam
Via Stella 18
Trento

R.F.M. ORGAN TRIO

Ultimo appuntamento estivo del TrentinoInJazz con un nuovo concerto targato TrentinoIn JazzClub, il ciclo del TrentinoInJazz ideato da Emilio Galante per coinvolgere i club di Trento e Rovereto, che torna alla centralità dell’organo elettrico con il RFM Organ Trio a Trento. Roberto Gorgazzini (organo), Fiorenzo Zeni (sax tenore, soprano e ewi) e Michele Vurchio (batteria) nascono come trio nel 2011, sono tre personalità con esperienze molto diverse, che in gruppo elaborano un sound tipico degli anni ’60 e ’70, rivissuto in chiave moderna.

Roberto Gorgazzini è da oltre 30 anni sulla scena musicale regionale e non solo, ha collaborato con musicisti del calibro di Gianni Basso, Carla Marcotulli, Tony Scott, Larry Nocella, Lilian Terry, Bruno de Filippi e tanti altri.
Michele Vurchio ha lavorato nel campo della musica brasiliana con Irio De Paula, Jim Porto, Roberto Duarte e molti altri, ma anche con Nada, Camaleonti e Anna Oxa. Fiorenzo Zeni ha dalla sua collaborazioni con grandi del jazz come Paolo Fresu, Franco d’Andrea, Enrico Marc Abrams, Maria Pia de Vito, Claudio Angeleri, Paul Wertico, Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Giovanni Falzone ed altri.

Prima consumazione minimo 7,00 €. Degustazione piatto unico “Gnoc en Toc” (spatzle bianchi con patate e formaggio casolet spolverata di semi di papavero, contorno di verdure). Illustrazione del piatto a cura dello chef Andrea Bassetti. Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz 2018 sabato 29 settembre: Tiziano Popoli e Vincenzo Vasi a Trento.

Gerlando Gatto e “L’altra metà del Jazz” alla Feltrinelli di Roma via Appia

Tutte le foto sono di ADRIANO BELLUCCI


Il nuovo libro di Gerlando Gatto, L’ Altra metà del Jazz, è stato presentato alla Libreria Feltrinelli di Via Appia a Roma. Posti a sedere esauriti, copie del volume esaurite, un parterre non solo di amici e artisti ma anche di curiosi, e a parlare con l’ autore di questo ultimo successo editoriale Claudia Fayenz, giornalista, ed autrice della prefazione, e ben cinque delle protagoniste intervistate: Mariapia De Vito, Antonella Vitale, Ada Montellanico, Marilena Paradisi, cantanti, musiciste. Marcella Carboni, arpista, musicista. Moderatore, Luigi Onori. Presente anche Marina Tuni, ufficio stampa di Euritmica, nonché ispiratrice del titolo di questo interessante volume.

Ada Montellanico

Mariapia De Vito, Marilena Paradisi, Claudia Fayenz

Mariapia De Vito, Claudia Fayenz, Gerlando Gatto, Luigi Onori

Luigi Onori, Antonella Vitale, Ada Montellanico

Nico Morelli

Marina Tuni

Gerlando Gatto, Luigi Onori


Un dibattito vivace, imperniato sui racconti e sulle esperienze di cinque artiste e del loro successo nel Jazz. Quali le difficoltà, se ve ne sono state? Quali le rinunce, se ve ne sono state? Quali le soddisfazioni?
La bellezza di ascoltare quanta passione, determinazione, poesia ci vogliano per scegliere la non facile strada della musica si è materializzata nelle risposte intelligenti e scevre da ogni retorica potenzialmente implicita nel  “lamento di genere” (che spesso relega le donne a minoranza da tutelare a prescindere, come le specie protette dal WWF), delle quali risposte anche io, che non sono musicista ma sono donna che si occupa di Jazz, sono stata grata.
Ci sono certamente pregiudizi. Ma oramai li si guarda con una certa distaccata ironia e li si tramuta in un vantaggio.
La gratitudine va anche a Nico Morelli, pianista, compositore, che rispondendo ad una domanda rivoltagli dallo stesso Gerlando Gatto ha precisato che non ha mai pensato ad una influenza delle donne nel Jazz in quanto donne: è la musica che importa. Un musicista o una musicista sono… musicisti, ed è la musica che conta, al di là del genere.

Ecco altre immagini di un pomeriggio sold out!




InventaRio e Ivan Lins al Ravello Festival

Il Ravello Festival ritorna alle note e lo fa con la prima tappa del percorso ideato da Maria Pia De Vito, direttore della sezione jazz da titolo Roots and wings, che quest’anno ha voluto portare nella Città della Musica alcuni musicisti che hanno fatto della rilettura delle tradizioni musicali di appartenenza la chiave della propria voce artistica, il proprio terreno di azione e di ricerca.
Per questo ‘debutto’ a salire sul Belvedere di Villa Rufolo, martedì 10 luglio (ore 21.30) Ivan Lins, icona della Musica Popular Brasileira, artista amato e riletto da decine di grandi protagonisti della scena jazzistica mondiale, insieme al gruppo italiano InventaRio, con cui ha da tempo una assidua collaborazione, coronata nel 2014 da una nomination al Grammy latino come miglior disco nella sezione Musica Popular Brasileira, per l’album “InventaRio incontra Ivan Lins” (EMI 2012).
Acclamato nel suo paese come la quintessenza della musicalità, Ivan Lins si è conquistato la vertiginosa posizione che oggi occupa nel panorama artistico internazionale vestendo i panni del compositore, del pianista e del cantante, nonché firmando numerosi brani di pregiata fattura successivamente interpretati con classe scintillante da Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Carmen Mc Rae e Shirley Horn. Un talento precoce che poco oltre i vent’anni aveva già composto Madalena, un brano portato al successo da Elis Regina, mentre qualche tempo prima Lins venne notato dal super-produttore Quincy Jones, che lo consacrò a livello internazionale con una serie di ripetute collaborazioni capaci di fruttargli diversi riconoscimenti, non ultima l’affermazione nell’importante Latin Grammy come album dell’anno nel 2005. Il titolo era Cantando Historias. Lins è anche un ferreo conoscitore dell’immensa tradizione musicale del suo paese: molto lodato il suo personale tributo a Noel Rosa, straordinario compositore carioca di inizio secolo, cui non si può prescindere per comprendere usi e costumi brasiliani. In precedenza anche Miles Davis lo aveva interpellato per un progetto esclusivo poi non concretizzato a causa della sua prematura scomparsa, mentre più di recente la prestigiosa Carnegie Hall di New York lo ha onorato con una serata di gala in cui hanno sfilato ospiti del calibro di Sting, Brenda Russell, Chaka Khan e Grover Washington. E se un Maestro come Vinicius De Moraes ha sempre postulato che la vita è l’arte dell’incontro, il destino di Lins si è incrociato dal collettivo fondato dal pianista Giovanni Ceccarelli e dal contrabbassista Ferruccio Spinetti con l’aggiunta del batterista Francesco Petreni e del chitarrista Dadi, in un appuntamento all’ombra del Pan di Zucchero, con InventaRio, un primo album che ha visto fra gli altri la partecipazione entusiastica dello stesso Lins. L’intesa è stata così immediata e piacevole da ipotizzare quasi subito un secondo capitolo incentrato solo su alcuni brani traslati in lingua italiana della sua arte, oltre ad un omaggio a Tenco e una rilettura di Felicità, fra i brani più belli di Lucio Dalla. Come risultato il disco (che comprendeva una serie di ospiti eccellenti, fra cui Chico Buarque, Maria Gadù e Tosca), è stato selezionato fra i 5 migliori lavori del 2014 della MPB, ovvero Musica Popular Brasileira, nient’altro che i mille rivoli e le contaminazioni che l’hanno innalzata a genere di finissima ed avvincente dignità. Un incontro di cartello presentato in esclusiva assoluta a Ravello per una musica capace di indagare l’attualità con un feeling palpabile e gioioso.
www.ravellofestival.com.
Per info 089858422  boxoffice@ravellofestival.com
Ivan Lins – voce e tastiere
Giovanni Ceccarelli – pianoforte
Ferruccio Spinetti – contrabbasso
Francesco Petreni – batteria
Esclusiva Ravello Festival
Posto unico €40