Claudia Cantisani, vocalist e compositrice jazz, torna ad esibirsi al Blue Note dopo il sold-out della scorsa stagione

Il canzoniere di Claudia Cantisani si pone in una ideale linea di continuità con quella canzone jazzata- la definizione è di Pierluigi Siciliani- che è fiorita nel Belpaese negli anni ’30,’40 (Natalino Otto, Rodolfo De Angelis, Odoardo Spadaro, Fred Buscaglione, Renato Carosone, Virgilio Savona, Lelio Luttazzi, Tata Giacobetti) e che ha conosciuto negli anni una fortuna e uno sviluppo crescenti, delineando quasi un filone espressivo autonomo, caratterizzato dalla progressiva accentuazione – ad esempio con Paolo Conte e Vinicio Capossela, per citarne solo alcuni-della vis cantautorale dell’intreccio.

Cantisani tratta la materia sonora con libertà, trasfondendola- parafrasando Sergio Caputo- in un felicissimo Pop, jazz and love, che vive di incastri perfetti tra ricerca lessicale e melodia catchy, allure rétro e nuova modernità. Fedele al mood swingante e jazzy, che è il suo marchio di fabbrica, Cantisani proporrà alcuni brani del precedente Storie d’amore non troppo riuscite (Crocevia di Suoni Records, 2014) e del recente Non inizia bene neanche questo weekend (La Stanza Nascosta Records, 2018); non mancherà qualche incursione nei repertori di Conte e Caputo, particolarmente congeniali all’artista, e una personalissima versione di “Cosa sono le nuvole” di Modugno/Pasolini.
Immancabile l’esecuzione di Fredaster, in coppia con l’ attore, cantautore, presentatore e comico toscano Andrea Agresti (Striscia la Notizia, Le Iene, Tale e Quale), che convoglia sonorità e ritmiche swing in una rilucente confezione pop.
Immune dall’estetica patinata di certo jazz al femminile-stucchevole nell’esasperazione virtuosistica-la vocalità ludica ed evocativa di Claudia Cantisani, antidiva per eccellenza, disegna, con padronanza e ironia, scenari di irresistibile, autentica levità, intrisi di disimpegno solo apparente (Dimenticare il flamenco) e citazionismo dichiarato (si ascoltino gli incipit de Il mio vecchio coupé e L’entusiasta), vagheggiamento passatista e sberleffo giocoso.
Claudia Cantisani (voce e armonica) sarà accompagnata sul palco da:
Felice Del Vecchio-pianoforte / Tony Arco-batteria / Valerio Della Fonte -contrabbasso / Moreno Falciani-flauto, sax e clarinetto / Andrea Baronchelli- trombone / Sergio Orlandi-Tromba

LINK all’evento: https://www.bluenotemilano.com/evento/concerto-claudia-cantisani-19-gennaio-2020-milano/

Verbatim Ufficio Stampa – per info e contatti: comunicati.erba@gmail.com

 Cosa potrebbe accadere

Tra composizione e improvvisazione, groove e jazz-rock d’assalto il nuovo disco di Marraffa, Papajanni e Di Giacinto. Lo pubblica la berlinese Aut Records, ospiti Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis e Valeria Sturba
CASINO DI TERRA
COSA POTREBBE ACCADERE
Aut Records
8 tracce – 46′. 17”
“Rispetto ad altri miei progetti, Casino di Terra si contraddistingue per l’esplorazione di sonorità più affini al rock, senza però negare la continuità con l’approccio che ho cercato di sviluppare negli anni, basato sulla sperimentazione di pratiche compositive orientate all’improvvisazione. La contaminazione con espressioni musicali in cui è presente una componente ritmica più legata al groove, d’altra parte, è una costante nelle vicende del jazz e della musica improvvisata – basti pensare a Ornette Coleman. Il sound che contraddistingue la band è quindi un terreno di ulteriore sperimentazione, in cui cerco di dare alla mia ricerca uno sbocco coerente”.
Una presentazione avvincente, quella di Edoardo Marraffa, che illustra le caratteristiche del trio Casino di Terra. Un manifesto programmatico e artistico dal quale emergono gli elementi più rappresentativi di un progetto unico nel suo genere: jazz e groove, rock e improvvisazione, sperimentazione e ricercaricordando maestri come Ornette Coleman. Il nuovo album Cosa potrebbe accadere (Aut Records) è la dimostrazione lampante di un percorso fuori dalle classificazioni, alla continua ricerca di nuovi orizzonti.
Sassofonista e compositore, esponente di spicco della musica improvvisata in Italia, Edoardo Marraffa lavora dal 1993 sul suono del sassofono, in particolare il tenore, esplorando i confini del suo potenziale espressivo. Figura spesso nella programmazione di tanti festival europei e internazionali e ha suonato con giganti quali Tristan Honsinger, William Parker, Hamid Drake, Han Bennink, Wadada Leo Smith, realizzando più di venti album tra collaborazioni con altri artisti e progetti originali (l’ultimo è Diciotto, uscito nel 2018). Un tassello significativo di questo percorso è Casino di Terra, fondato con Sergio Papajanni e Gaetano Di Giacinto, artefice di un disco d’esordio nel 2015 intitolato Ori. Con l’arrivo di Valeria Sturba Casino di Terra diventa un quartetto e nel 2019 pubblica il secondo album con la indie-label berlinese Aut Records.
Dichiara Marraffa: “Ho esplorato a lungo le possibilità del sassofono, spesso illudendomi di aver inventato qualcosa di veramente nuovo, per poi accorgermi che non era vero. Ma ho l’intenzione di insistere per sempre. Mi diverto così. Casino di Terra nasce come trio, è stato questo il “formato” da cui siamo partiti nel concepire Cosa potrebbe accadere. La collaborazione con una musicista straordinariamente versatile e incline alla sperimentazione come Valeria Sturba ha rappresentato l’occasione per ampliare l’organico ad un nuovo elemento, nell’idea di conferire al sound della band una varietà timbrica più ampia e di aggiungere nuovi livelli di interplay tra i musicisti”. Come accaduto in Ori, ma con un’attenzione maggiore agli elementi del groove e all’impatto ritmico, Casino di Terra immagina un jazz-rock diretto, esplicito, nel quale trovano spazio anche colori, timbri e soluzioni all’insegna della varietà, come l’Arp Odissey di Fabrizio Puglisi e il Fender Rhodes di Stefano De Bonis.

Il nome della band – Casino di Terra è una località della Val di Cecina – allude a un’organizzazione razionale e terrena della materia sonora, nella quale il fulcro è l’improvvisazione, una pratica sistematica alla quale Marraffa dedica la sua vita musicale da anni, in costante dialogo con la composizione. “Gli otto brani di Cosa potrebbe accadere sono tutti composti. Non ci sono – qui e nella produzione di Casino di Terra in generale – dei pezzi totalmente improvvisati. L’improvvisazione viene spesso vista come contrapposta o addirittura antitetica alla composizione. Si tratta di una dicotomia fuorviante, legata al concetto molto recente (e tutto occidentale) di composizione come realizzazione di un prodotto “definitivo” che può al massimo essere “interpretato” da un esecutore diverso dall’autore. Se però si guarda alle pratiche musicali che caratterizzano le tradizioni musicali popolari in buona parte del mondo, ci si rende conto immediatamente di come, accanto alla trasmissione orale, l’improvvisazione sia un altro elemento che ritorna costantemente. Intendere l’improvvisazione come pratica sistematica vuol dire certamente spingersi sul terreno dell’improvvisazione totale – da sempre presente nel mio percorso – ma anche esplorare la dialettica tra composizione e improvvisazione – una dialettica in cui la composizione “apre” all’improvvisazione e l’improvvisazione si presenta come una forma di “composizione istantanea”.

Cosa potrebbe accadere:
1. Cosa potrebbe accadere
2. Orlando
3. Fantasmi di Nadia
4. Golden Square
5. Red Carpet
6. Belka
7. Ma te ne sai di più
8. La gran follia
Edoardo Marraffa: tenor sax
Sergio Papajanni: bass
Gaetano Di Giacinto: drums
Featuring:
Fabrizio Puglisi: Arp Odissey 1 & 8
Valeria Sturba: electric violin  2 & 4
Stefano De Bonis: Fender Rhodes 7
Edoardo Marraffa:
Aut Records:
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